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domenica 19 marzo 2017

E se facessero davvero 5 figli a testa? Nota per i fessi

E se facessero davvero 5 figli a testa? Nota per i fessi

L'Europa e l'Occidente liberal-progressisti continuano ad agitarsi, da moribondi, con piccole e noiose leggi limitanti la libertà di parola, con piccole e noiose leggi pro-omosessuali e relativa compravendita di bambini, con piccole e noiose morali di apertura al mondo, provando a mascherare-controbilanciare il continuo erodersi delle libertà reali, e così via. Lo si può esemplificare nella foto presa recentemente da un ragazzo africano nella metropolitana di New York, con una donna maomettana, infilata dentro un sacco-niqab, seduta accanto ad un travestito. Per l'africano il tutto è "come la libertà dovrebbe essere"; per i conservatori statunitensi è "come i liberals vogliono il futuro". Per noi è semplicemente una menzogna. Semplicemente non esiste qualcosa che accomuni realmente i due soggetti fotografati, se non la meccanica del trasporto pubblico e della fotografia presa. Solo il caso li ha messi accanto, ma non li ha e non li potrà mettere assieme. Se liberali e comunisti e nazionalsocialisti si sono massacrati a vicenda nel corso dell'ultimo secolo, pur essendo tutti accomunati da radici occidentali e dall'adesione all'hybris tecnologica, nulla impedirà ai mondi di questi due soggetti di fare ben di peggio, proprio per la loro totale ed irriducibile differenza... Quella differenza reale e non chiacchierata come al giorno d'oggi. (La drag queen e la donna con il niqab in metro a New York. Lo scatto che divide, Quotidiano.net, 4 marzo 2017)

Pertanto, gli occidentali liberal-progressisti agonizzanti dovrebbero prendere in seria considerazione quanto minacciato, perché di minaccia si tratta, da parte del presidente turco Recep T. Erdogan, quando invita i turchi (solo i turchi?) presenti nell'Unione Europea a fare cinque figli a testa o più, in modo da sostituire etno-culturalmente gli autoctoni europei. (Appello di Erdogan ai turchi in Ue: "Fate almeno 5 figli, il futuro è vostro", La Repubblica, 17 marzo 2017)

Gli occidentali liberal-progressisti, dopo una buona quarantina di anni di effettiva devastazione culturale e sociale delle proprie nazioni, hanno ridotto volontariamente la propria crescita demografica. Il che non è neanche il problema più grave, anche pensando a quanto si sta paventando rispetto ad una probabile futura rivoluzione robotica, che ridurrà la necessità e la possibilità di molti posti di lavori "umani". Quello che è assurdo è continuare con il pretendere che possano e debbano arrivare masse di non-occidentali, per rimediare a quel calo.

In pratica, gli occidentali liberal-progressisti pretendono di poter vivere come se non avessero necessità di darsi un futuro, ossia avere figli, lasciando far fare i figli ai non-occidentali ed in più pensare di poter conservare i propri stili di vita, come se l'espansione demografica allogena non potesse influire nella sopravvivenza di quegli stessi stili di vita, come se quegli stili fossero un indiscutibile faro capace di attirare a sè tutte le culture e tutti i popoli del pianeta. Stili di vita che, di per sé, potrebbero e dovrebbero sparire, ma a causa di ciò rischiano di sparire anche stili di vita occidentali più razionali e degni, come quelli dei vari conservatori autentici ed identitari occidentali e, con loro, rischia di sparire l'Europa e l'Occidente tutto, come Storia e come Storia viva, per lasciare spazio solo all'Africa dei genocidi, dello schiavismo e dell'instabilità politica sempre attuali (nonostante la decolonizzazione ormai di molti decenni fa), alla religione maomettana mondiale ed alle loro donne, che nel velo, da povere scioviniste, pensano di trovare una legittimazione sessuale, alla Cina autoritaria e conformista, ecc.

La presunzione liberal-progressista fa credere di poter fregarsene del futuro demografico proprio e altrui, senza alcun riguardo per gli equilibri etno-culturali. I vaneggiamenti liberal-progressisti sulle famiglie allargate, sui matrimoni tra omosessuali come di fatto naturalmente indiscutibile, sulle varie forme di commercio filiale, sul transgenderismo e sulla teoria gender in generale, sull'imposizione della Storia per legge, sull'arte e sulla cultura come fatto mercantilistico e non identitario radicato, su un mondo idiota senza confini di alcun tipo, sino ai mille problemi del dominio finanziario sia sull'economia reale, sia sulle società più in generale, presumono di essere quasi un destino assoluto, millenario, che nulla potrà scalfire, neanche la sostituzione demografica da parte di crescenti masse etno-culturalmente differenti e, in più, motivate a perseguire attivamente quella sostituzione.

Perché le parole di Erdogan sono questo: sono la consapevolezza che l'Occidente attuale, e le sue mille fisime e le sue mille leggi assurde, permette il genocidio degli autoctoni europei (diaspora compresa), con la sostituzione di altri popoli, nella piena e assoluta indifferenza di chi amministra l'Occidente stesso. Sono la consapevolezza e sono anche la dichiarazione sfacciata di voler portare avanti quel genocidio. E vanno lette in tal senso anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, che preannuncia la possibilità (la minaccia) di guerre di religione in Europa. (Turchia sul voto olandese: "Presto guerre di religione in Europa", Raffaello Binelli, Il Giornale, 16 marzo 2017) Così come le parole del ministro degli Interni Süleyman Soylu, che minaccia un invio di almeno 15.000 clandestini al mese. (Let’s send 15,000 migrants a month to Europe to shock them: Turkish interior minister, Hurriyet Daily News, 17 marzo 2017)

Non sarebbe, del resto, la prima volta che i turchi si possono permettere di essere così espliciti, basti pensare alla "dottrina Ozal", da Turgut Ozal, presidente che guidò la Turchia sino ai primi anni Novanta del secolo passato e che affermò che per distruggere la Grecia bastava l'invio di qualche milione di immigrati irregolari, senza uso di armi o soldati, cosa che ora, da alcuni anni, sta effettivamente avvenendo. (Illegal immigration and organized crime in Greece, John M. Nomikos, RIEAS, agosto 2010, formato PDF)

E, d'altronde, non sono solo i turchi che si permettono tali sfacciate affermazioni. Lo scrittore egiziano, con passaporto svizzero, Tariq Ramadan, nipote di uno dei fondatori dei "Fratelli musulmani", ad esempio, ha affermato che la Svizzera bianca appartiene al passato. (intervista a RTS del 6 settembre 2015. Vedere dal minuto 4 al 5 circa) Tenete presente che le religioni non-europee in Svizzera rappresentano appena il 5 o 6% del totale, mentre etnicamente potete controllare voi stessi, se ha senso parlare di "passato": https://en.wikipedia.org/wiki/Immigration_to_Switzerland#Permanent_residents_by_nationality

Il discorso di Ramadan ovviamente va inteso come indirizzato non solo alla realtà svizzera, ma anche al resto dell'Occidente. C'è una parte, non piccola e non irrilevante, del mondo extra-occidentale che ha ben presente i pericoli derivanti, per le popolazioni autoctone occidentali, dalle sconsiderate politiche di tolleranza e accoglienza delle élites occidentali stesse. Loro questo lo capiscono e modulano ormai i loro discorsi per preannunciare qualcosa che ancora non esiste (il genocidio degli europei e loro diaspora come fatto compiuto), ma che potrebbe divenire realtà, se lasciamo i fanatici dell'accoglienza indiscriminata e della presunzione liberal-progressista continuare a verminare l'Occidente. Loro lo sanno. Sono soltanto i fessi che ancora non l'hanno capito.

domenica 15 gennaio 2017

USA: il colore del crimine è "black" (dedicato a Dylann Storm Roof)

USA: il colore del crimine "black" (dedicato a Dylann Storm Roof)

Dylann Storm Roof sarà il primo cittadino statunitense ad essere giustiziato per un "crimine di odio". Roof, bianco ventiduenne, nel giugno 2015 entrò in una chiesa metodista "africana" a Charleston in Sud Carolina e aprì il fuoco contro gli afro-americani lì presenti, uccidendone 9. La ragione della strage, di cui Roof mai si è si voluto pentire, né negare la sua responsabilità, starebbe, a detta dello stesso autore, nell'atteggiamento degli afro-americani, aggressivo e violento nei confronti dei bianchi, e nella netta preponderanza statistica degli afro sui bianchi, per quanto riguarda l'essere autori di crimini in generale e, in particolare, di crimini tra etnie differenti. Tale preponderanza statistica contrasta però con la fortissima copertura mediatica che ogni episodio di violenza sugli afro riesce ad avere.

La denuncia di Roof, scandalosa per gli USA delle perenni colpe dei bianchi, ovviamente non è stata presa seriamente dalla gran parte dei mezzi di comunicazione, piattamente per lo più schierati su una narrazione acritica pro-minoranze. Roof è il classico ragazzo proveniente da un contesto degradato, con problemi famigliari e abuso di alcool e droga. In quanto bianco non gode, né sembra aver goduto di particolari attenzioni per la sua situazione personale e sociale, frustrata e senza futuro. In questo "niente" che gli è stato imposto molto presto, si è innestata la consapevolezza di quanto differente fosse l'atteggiamento dei mezzi di comunicazione rispetto ai temi della violenza e dell'appartenenza etnica.

Il salto di qualità, a dire dello stesso Roof, è iniziato con la verifica delle statistiche sul crimine negli USA e con la netta preponderanza degli afro come autori di atti criminosi. La miscela di criminalizzazione mediatica dei bianchi, specie poliziotti, e di silenzio sulle colpe afro lo ha condotto a voler, coscientemente, realizzare un atto eclatante, che fosse una sorta di spartiacque nella relazione tra le etnie negli USA (tanto che Roof arriva a voler desiderare l'inizio della guerra razziale). L'episodio di Charleston è pertanto la prima rabbiosa e sanguinosa denuncia della finzione dell'America multietnica, ma è anche una dichiarazione di guerra alla concreta realtà statunitense.

Naturalmente, la finzione multietnicista sta continuando. Se Roof è il primo condannato a morte per "crimine di odio" (forse non a caso, negli ultimi giorni della pompatissima e fallimentare messinscena politico-istituzionale che è stata la parabola di Barack Obama come presidente degli USA), in questi stessi giorni un episodio di "crimine di odio" viene, al contrario, discusso, ma, più spesso derubricato a "comune caso di cronaca". Parliamo del rapimento di un bianco disabile a Chicago da parte di quattro afro e delle torture che l'uomo ha poi subito, il tutto condito da insulti razziali contro i bianchi e... contro Donald Trump, con tanto di video su Facebook (il rapito non è stato ucciso, fortunatamente). Ovviamente, in Italia di questo episodio non se ne sente parlare, né è stato mostrato ripetutamente nei telegiornali. Se un afro brandisce un coltello e viene ucciso da un poliziotto, bianco o afro che sia, sarà in prima serata in televisione, ma di questo episodio sarà già tanto se si troverà una citazione breve dell'ANSA o sul televideo. Negli USA, però, forse è anche peggio, perché, per quanto se ne parli, tocca sentire un Don Lemon sulla CNN dire che non si tratta di "qualcosa di intrisecamente malvagio. E' solo l'atto di alcuni giovani con scarsi insegnamenti in famiglia" (CNN's Don Lemon: anti-Trump violence against disabled man 'Not evil', Tyler O'Neil, PJ Media, 5 gennaio 2017), oppure Tavis Smiley della PBS che sul Time ammonisce dal voler troppo sottolineare questo episodio rispetto alle brutture della polizia "bianca" contro gli afro (Tavis Smiley: The other tragedy of the Chicago torture, Tavis Smiley, Time, 6 gennaio 2017).

Ma Tavis Smiley, che pure nell'articolo citato ricorda anche come la Chicago di Barack Obama abbia visto negli ultimi tempi un aumento vertiginoso dei crimini, non ne trae le conseguenze corrette: partendo dalle baggianate del solito "Obamba", che negli ultimi giorni farneticava di "USA divenuti migliori (dopo la sua presidenza)", e considerando invece tutte le statistiche, il risultato è semmai negativo. Nel 2008, proprio all'arrivo di "Obamba" alla Casa Bianca, l'Ufficio Federale per le statistiche sul crimine interruppe la pubblicazione di dati aggiornati riguardanti i crimini tra etnie, non fornendo un servizio corretto alla verità. Tali dati, in realtà, sono comunque estrapolabili da altre statistiche, locali o federali, pertanto un'idea è possibile farsela, anche se con qualche fatica in più.

In ogni caso, al 2008, il 93% delle morti violente tra gli afro, per qualunque tipo di crimine e situazione, era dovuto ad altri afro. Il 93%! Se gli USA fossero governati da razzisti (bianchi), gli afro sarebbero la loro migliore arma mortale. E' possibile credere che, in così pochi anni, la situazione sia cambiata, censura federale o meno? Ad esempio: secondo il National Crime Victimization Survey, nel 2012-2013, per circa 4 milioni di vittime di vari atti di violenza di etnia bianca , solo il 56% dei colpevoli sono altrettanto bianchi, mentre il resto è costituito da altre etnie, di cui gli afro vantano un 13%. Al contrario, su circa 955.000 vittime afro, il 62% degli autori sono afro, mentre i bianchi sono il 10%. In pratica, gli afro sono stati autori di oltre 500.000 atti violenti contro i bianchi contro i meno di 100.000 compiuti dai bianchi contro gli afro, nonostante questi ultimi siano il 13% circa della popolazione statunitense (A window into a depraved culture, Heather Mac Donald, City Journal, 9 gennaio 2017).

Per avere una sorta di controprova, basta guardare due grafici presenti in un rapporto appunto del Bureau of Justice Statistics riguardanti gli omicidi negli USA dal 1980 ad, appunto, il 2008. In essi, pagina 11, è visualizzato l'andamento statistico, sia come autori sia come vittime di omicidi, sia dei bianchi che degli afro. Ora, essendo i bianchi la maggioranza della popolazione, l'andamento possiamo ipotizzare che nel loro caso possa mutare più lentamente, qualora il confronto sia con altre etnie. Nel caso invece degli afro, essendo minoranza, si potrebbe ipotizzare una maggiore predisposizione ad essere influenzati statisticamente dalle azioni delle etnie maggioritarie, soprattutto nel caso dell'essere vittime. Invece, la variazione degli afro, sia per quanto riguarda gli autori di omicidi, sia per quanto riguarda l'essere vittime, è simile. Se diminuiscono gli autori afro, diminuiscono le vittime afro. Un caso? Ovviamente no. [fig. 17 e 18, pagina 11, Homicide trends in the United States, 1980-2008, Alexia Cooper + Erica L. Smith, Bureau of Justice Statistics, novembre 2011 - PDF]

Nello stesso rapporto, pagina 13, figure 19 e 20a-20b, gli afro uccidono più bianchi rispetto ai bianchi con gli afro, sia in termini generali, sia qualora assassino e vittima si conoscano.

Tutto questo viene giustificato con le condizioni socio-economiche degli afro e con ipotetiche ingiustizie o politiche definite razziste. Ad esempio, per quanto riguarda il comportamento della polizia. Sappiamo però che questo non è vero: come detto, nel 2015 i bianchi uccisi dalla polizia sono stati il doppio rispetto agli afro [articolo del 15 luglio 2016: Polizia USA razzista? I dati che dicono?].

Il problema è che questa colpevolizzazione della polizia statunitense ha degli effetti concreti, con esiti che andranno valutati. Ad esempio, non solo le tensioni sociali ed etniche aumentano, ma c'è una maggiore difficoltà, da parte delle forze dell'ordine, ad intervenire in certe situazioni. La tentazione, in pratica, è incominciare a guardare "dall'altra parte", non intervenendo in certi casi o in certe zone. Consideriamo anche un aspetto: i poliziotti bianchi hanno una colluttazione durante un tentativo di arresto per il 36% delle volte, gli "hispanici" per il 33%, mentre gli afro solo per il 20% delle volte. In questi casi, in genere, si sottolineano solo i casi riguardanti i bianchi, dipingendoli appunto come brutali e razzisti. Ma data la piccola differenza percentuale tra bianchi e "hispanici", ci viene il dubbio che, data la forte presenza degli afro nelle varie statistiche criminali, tali colluttazioni si producano spesso non solo per l'atteggiamento generico o dell'arrestato o del poliziotto, ma anche per ragioni etniche, non derivanti però sempre dal poliziotto. In pratica, data la costruzione ideologica del "razzismo istituzionalizzato bianco", l'arrestato afro si sente e vuole sentirsi vittima a prescindere

In quanto afro arrestato da un bianco, l'afro vuole sentirsi comunque vittima.

Controprova? Gli agenti bianchi e "hispanici" ritengono entrambi al 72% che gli scontri mortali tra poliziotti e afro siano solo incidenti isolati, mentre gli agenti afro lo ritengono al 43%. A chi credere? Se guardiamo al trattamento degli arrestati, gli agenti afro affermano al 53% che i bianchi sono trattati meglio delle minoranze, ma questa percentuale scivola al 19% se parlano gli agenti "hispanici" e all'1% se si tratta di agenti bianchi. Ma, se si guarda invece alla parità di trattamento, bianchi e "hispanici" rispondono entrambi al 60% che c'è equità, a differenza degli afro col 39%. Di nuovo, a chi credere? (Behind the badge, Rich Morin + Kim Parker + Renee Stepler + Andrew Mercer, Pew Research Center, 11 gennaio 2016 - PDF)

Dovremmo credere agli afro? O, piuttosto, non dovremmo pensare che si sta producendo una sorta di scollamento sociale e culturale ed etnico, con varie e complesse cause, ma che l'attuale narrazione vittimistica afro non aiuta di certo? Pensate alla recente dichiarazione di un avvocato afro, Elie Mystal, che ha chiesto a tutti gli afro-americani che dovessero sedere in una qualche giuria con un processato afro da giudicare per omicidio nei confronti di un bianco, di optare sempre e comunque per la non colpevolezza! (Here’s how black people could use jury nullification to break the justice system, Elie Mystal, Above The Law, 7 dicembre 2016)

Ma perché tutto questo non avviene appunto con gli "hispanici" di varia etnia o gli asiatici o altri? Le considerazioni valgono in entrambi i sensi: non solo le altre etnie hanno meno problemi con i bianchi, ma, se i bianchi sono razzisti, perché poi loro hanno meno problemi con le altre etnie, piuttosto che con gli afro-americani con cui, negli USA, hanno convissuto per secoli? Perché le altre etnie, inoltre, raggiungono in pochi anni o decenni risultati che molti afro non hanno raggiunto in secoli?

Controprova: se confrontiamo le vittime di atti violenti tra il 2002 e il 2013, i bianchi hanno visto ridursi la loro percentuale del 29% circa, gli afro del 20% e gli "hispanici" hanno visto, al contrario, un aumento del 25%. Se guardiamo agli arrestati per crimini violenti, dal 2001 al 2013, i bianchi si sono ridotti del 7%, gli afro del 5%, ma gli "hispanici" sono aumentati del 58%. Nonostante questo, nella gran parte degli atti criminosi, violenti o no, quel 13% di popolazione afro raggiunge o supera abbondantemente in certi casi il 30% per quanto rigurda gli arresti. (The color of crime - 2016 Revised Edition, Edwin S. Rubenstein, New Century Foundation - PDF)

Traetene le conseguenze. Nel mentre, forse nei prossimi mesi o poco più, un ragazzo di 22 anni verrà giustiziato. Una volta ucciso, si dimenticheranno di lui. Eppure, qualcosa cova sotto gli USA e non è la narrazione ufficiale che abbiamo sentito negli ultimi decenni ed anni. Il resto verrà da sé.

martedì 22 novembre 2016

Sarà il Natale del 2016...

Sarà il Natale del 2016...

Dato l'articolo che troverete più in basso, qualora dovesse rivelarsi veritiero (specie nelle parti che abbiamo evidenziato), sarà il Natale molto prossimo del 2016 che farà da data di nascita di qualcosa, ancora impensabile, ma forse ipotizzabile.

Noi non aggiungiamo altro, solo... quando i traditori di un Governo mai eletto porteranno avanti la loro volontà genocida, chi dovrà eseguire gli ordini (con rastrellamenti di italiani rivoltosi e con processi che, da per decenni lenti, improvvisamente diventeranno veloci) li eseguirà con solerzia? Tradiranno anch'essi il popolo italiano? E perché inizierà, forse, tutto da Pescara? E, in ultimo, perché questa fregola idiota di far spazio agli stranieri nelle nostre terre, se, come dovreste sapere, il loro dato occupazionale è molto più basso di quello autoctono [1] e, dato il sempre maggiore moltiplicarsi di articoli, servizi televisivi e libri, entro vent'anni inizierà effettivamente la rivoluzione robotica, che ridurrà fortemente i lavori disponibili? Non raccontiamoci balle sulle pensioni da pagare o sulla demografia: questo è genocidio.

[1] Tassi di disoccupazione extraeuropea nei Paesi UE: ed i nuovi immigrati dove li metteremo? [articolo del 7 settembre 2015]


È iniziato al Viminale il conto alla rovescia per il massiccio piano di requisizioni immobiliari lungo le coste adriatiche. Secondo indiscrezioni di certi dipendenti dell’Interno, la prova di forza con la cittadinanza inizierà da Pescara: dove lo Stato dovrà fronteggiare chi s’opporrà alla consegna delle seconde case rivierasche destinate dalla Prefettura all’ospitalità di cittadini extracomunitari, profughi e rifugiati politici. Nel mirino circa centomila immobili, dalla provincia di Lecce sino a Trieste. Pescara sarebbe stata prescelta come unità pilota sperimentale. Verranno requisite solo le seconde case sfitte e non le strutture alberghiere: queste ultime possono solo offrire il servizio d’alloggio, che verrebbe valutato dalla prefetture. Per il momento l’operazione decollerebbe dal comune adriatico abruzzese e riguarderebbe circa 5.500 alloggi, tutti tra Vasto e Francavilla a Mare: il via libera alla requisizione sarà attivato intorno al 20 dicembre. Ad oggi solo Goro (nel delta del Po) e la provincia di Verona hanno già assaggiato la requisizione immobiliare. I servizi segreti pare abbiano già allertato il Governo circa eventuali proteste violente da parte di italiani non disposti a farsi requisire l’immobile. Anche perché nell’immediato non vi sarebbero risorse da destinare ai proprietari, causa la concomitanza di eccezionalità dell’evento e la penuria di risorse finanziarie: va rammentato che rimarrebbero comunque a carico del proprietario sia l’Imu che la Tasi, nonché verrebbe calcolato il reddito ai fini della dichiarazione nei modelli 730 e 740. Ovviamente, chi si vedesse requisito l’immobile avrebbe (ma solo sulla carta) il diritto ad un fantomatico indennizzo: per farselo riconoscere e quantificare dovrebbe comunque azionare un iter legale contro lo Stato, costoso e con esito incerto. Il Governo avrebbe già parlato di “extrema ratio”, “vista l’eccezionalità dell’evento e la poca disponibilità degli italiani a collaborare all’accoglienza” spiega una fonte dell’Interno. Gente vicina al ministro Alfano (titolare dell’Interno) parla di “provvedimento temporaneo”, che “diverrebbe definitivo, e configurabile in esproprio, se nei riguardi del proprietario dell’immobile si configurassero reati eversivi in danno dello Stato”: come a dire “non ribellatevi, altrimenti non rivedete più casa”. In favore della requisizione rema l’ultimo rapporto di Fondazione Migrantes e Servizio centrale Sprar, reso pubblico lo scorso 16 novembre, in cui si spiega che “su ottomila comuni italiani solo 2600 hanno accolto i migranti, cioè un comune su quattro. Il 10 agosto di quest’anno il ministero dell’Interno ha approvato un decreto per potenziare il sistema ordinario di accoglienza chiamato Sprar proprio per limitare il ricorso all’accoglienza di emergenza dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). “Lo Sprar, infatti - spiega il rapporto - permette una maggiore trasparenza e rendicontazione delle spese e risponde a linee guida nazionali che il sistema di accoglienza straordinario non è tenuto a seguire”. Per fronteggiare eventuali rivolte da parte degli italiani dovrebbero essere distaccati nei comuni interessati alla requisizione circa duemila uomini interforze, tra esercito, carabinieri, Guardia di finanza e polizia di Stato. Per l’occasione anche il ministero della Giustizia starebbe affilando le armi, per garantire processi rapidi e disponibilità detentiva per gli italiani che s’opponessero (anche violentemente) al piano del Viminale. Secondo molti sindaci della riviera adriatica “questa è la fine del turismo”. Intanto gli 007 starebbero già monitorando tutti i residenti, cercando di capire se possano organizzarsi in gruppi di resistenti ribelli. A conti fatti, ed a causa delle espulsioni verso l’Italia da parte degli altri Paesi Ue (vale la regola del primo approdo), lungo l’Adriatico si dovranno garantire alloggi per non meno di un milione e mezzo di migranti.

martedì 15 novembre 2016

Post-voto USA: una foto e un dato locale

Post-voto USA: una foto e un dato locale



Lo sapete tutti: non è stato un voto, ma è una guerra. Di cifre, di dichiarazioni, di sondaggi, di minacce velate e non solo velate e non solo minacce. E' una guerra non più sotterranea tra ambienti differenti, con obiettivi molto differenti, sintetizzabili in globalisti contro nazionalisti/patrioti/populisti/ecc.

E' una guerra non solo statunitense, ma anche occidentale e non solo occidentale (come spiegare altrimenti il nuovo presidente filippino Rodrigo Duterte?). Ma rimaniamo agli USA e al voto o, meglio, al post-elezioni: la retorica progressista-liberal e l'immaginario globalista ha impregnato molti statunitensi, vedendo in qualunque difesa della maggioranza (per lo più bianca) un attacco mortale al proprio mondo artificiale, visto come più reale del reale. Non aggiungeremo molto altro ai fiumi di parole che già e per molto tempo vedranno questa contrapposizione esprimersi con forza. Segnaliamo solo due cose...

Le manifestazioni contro il neo-eletto Donald Trump a Portland sono state tra le più violente: interessante sapere che su 112 arrestati, solo 25 avevano effettivamente votato nel relativo stato dell'Oregon, mentre 34 non hanno votato in alcun Stato. Altri avevano votato altrove o, per 17 di loro, ancora non si sa. [articolo in basso] Ergo, professionisti delle proteste? Al di là del fatto, comunque amaramente ironico, del contestare il voto democratico (come già avvenuto nel Regno Unito con la Brexit), è un ulteriore elemento a supporto dei dubbi sulla genuinità delle manifestazioni anti-Trump (ma potremmo dire: anti-America bianca. Come le precedenti elezioni, ormai sembra esserci una polarizzazione razziale netta, con molta parte dei non-bianchi che ancora credono alle sirene liberals). (Professionisti dietro le proteste contro Trump, Tyler Durden, ZeroHedge via Comedonchisciotte, 13 novembre 2016)

L'altra cosa che segnaliamo è la foto che vedete sopra, presa presso il Trump International Hotel di Washington D.C. il 13 novembre scorso. (Twitter allows 'Rape Melania' to trend after site explodes with Trump assassination threats, Katie McHugh, Breitbart, 13 novembre 2016) La foto da sola già dice molto su un certo atteggiamento e su un certo mondo (per i non anglofoni, il cartello in primo piano incita a stuprare la moglie di Trump). Ricordiamoci anche che se Trump a volte chiacchiera troppo, Bill Clinton no. Ricordiamoci anche, en passant, che è curioso che una giornalista, Natasha Stoynoff, di un'importante rivista come People, si ricordi undici anni dopo di denunciare una presunta molestia subita dal neo-presidente (in casa del presunto molestatore e con la di lui moglie dentro l'abitazione?!) e altrettanto facciano i suoi colleghi in sostegno a lei, mentre prima avrebbero avuto tutti paura di parlare. Tutto può essere al mondo, compresa però anche la logica, pertanto...

Portland, Ore.—More than half of the anti-Trump protesters arrested in Portland didn’t vote in Oregon, according to state election records. At least sixty-nine demonstrators either didn’t turn in a ballot or weren’t registered to vote in the state. KGW compiled a list of the 112 people arrested by the Portland Police Bureau during recent protests. Those names and ages, provided by police, were then compared to state voter logs by Multnomah County Elections officials. Records show 34 of the protesters arrested didn’t return a ballot for the November 8 election. Thirty-five of the demonstrators taken into custody weren’t registered to vote in Oregon. Twenty-five protesters who were arrested did vote. KGW is still working to verify voting records for the remaining 17 protesters who were arrested. This article originally stated that 35 people were registered to vote and did not. One woman who was arrested told KGW she recently moved to Washington and did vote in Washington. She was also registered to vote in Oregon.

domenica 25 settembre 2016

Dati scioccanti su Françoisdesouche!

Dati scioccanti su Françoisdesouche! La crescita allogena tra i nuovi nati in Francia dal 2005 al 2015

Il sito identitario Françoisdesouche ha trovato i dati utili per capire lo stato della crescita allogena in Francia, nonostante l'impossibilità di avere dati discriminati etnicamente. Si tratta di dati scioccanti, basati sulla possibilità statistica che compaia, in un dato gruppo, la drepanocitosi o anemia falciforme, malattia genetica interessante quasi esclusivamente subsahariani ed arabi. [1]

L'AFDPHE (associazione francese per l'individuazione e la prevenzione delle malattie infantili) monitora anno per anno i possibili casi delle varie malattie, compresa la drepanocitosi. Essendo una malattia fortemente legata a determinati gruppi etnici, il gioco è fatto. Da questo semplice controllo medico si può intuire la percentuale di nuovi nati, se europei o non europei. Ebbene, nel 2015, complessivamente, il 38,85% dei nuovi nati erano non-europei, con punte estreme come Costa Azzurra più Corsica al 52,39% (ma la Corsica da sola fa il 35,79%) e addirittura l'Ile de France con il 73,40%!

Un utente di Françoisdesouche ha calcolato che tra il 2020 e il 2024, se non accadrà alcunché, si potrebbe arrivare al 50% nazionale. Ora, le cose sono due: o che i dati non siano corretti (o che non siano leggibili nel modo effettuato, ma è difficile) o che (comunque) accada qualcosa. In ogni caso... qualcosa dovrà accadere.

Drépanocytose: la carte du grand remplacement mise à jour - Chiffres 2015

Mappa nazionale con le percentuali dal 2005 al 2015

Dati regione per regione nel 2015

[1] Curiosamente, la malattia, tra le sue particolarità, porta alla deformazione dei globuli rossi, che diventano falci o mezzelune, da cui il nome...

domenica 11 settembre 2016

Caso Amedeo Mancini: qualche aggiornamento

Caso Amedeo Mancini: qualche aggiornamento

Conoscete il caso: scoppia una rissa tra un italiano di Fermo, Amedeo Mancini, e una coppia (forse sposata) di nigeriani, col risultato che il nigeriano muore. Si scatena subito, senza aspettare testimoni, prove e dichiarazioni di autorità a conoscenza del caso, la baracconata anti-razzista, stavolta non solo con pretucoli e associazioni parassitarie locali, ma anche con tutto il centro-sinistra nazionale (Laura Boldrini e Maria Elena Boschi parteciperanno addirittura ai funerali dell'africano).

Poi, emerge la verità: per una parola di troppo i due nigeriani aggredirono l'italiano, armati di un palo segnaletico. L'italiano si difese e, casualmente, l'africano cadde, sbattendo la testa, e morendo poi per la caduta. La nigeriana mentì, affermando che l'aggressione fu solo opera dell'italiano, ma numerosi testimoni ribaltarono la falsa testimonianza. [articolo del 10 luglio 2016: Solidarietà a Pisana Bachetti]

Nonostante ciò, Amedeo Mancini è ancora in carcere. Da circa un mese gli sono stati concessi i domiciliari, ma mancherebbe il braccialetto elettronico, pertanto l'uomo deve continuare a stare in carcere (ripetiamo: per essersi difeso). [Fermo, Mancini resta in carcere perché non si trova il braccialetto, Corriere Adriatico, 10 settembre 2016] Tra l'altro, il mese scorso, la procura ha "dimenticato" (?!) di depositare ben 150 pagine del fascicolo giudiziario, pagine, a detta degli avvocati di Mancini, favorevoli al loro assistito! [L'accusa dei legali di Mancini: "Spariti i verbali a suo favore", Claudio Torre, Il Giornale, 7 agosto 2016]

Sarà un caso, sarà il destino, ma i dubbi su un certo accanimento sono leciti, considerando come è nato il caso, anche da un punto di vista mediatico. E dal punto di vista mediatico, ricordiamo che molto ha fatto, per tentare di distruggere Mancini, il prete Vinicio Albanesi. Tale Albanesi sembra che ormai abbia steso una sorta di cortina del silenzio attorno a se stesso e all'africana, da lui subito appoggiata, non potendo evidentemente più sfruttare il caso. Ricordiamo che Albanesi subito dichiarò che la morte dell'africano andava legata alle bombe nelle chiese di Fermo, lasciando intendere l'esistenza di un violento disegno anti-immigrati nella zona. Ormai sappiamo la verità anche da questo punto di vista: le bombe erano opera di alcuni anarchici del posto, che firmavano le proprie azioni col curioso nome di Capitan America (?!). [Fermo, i bombaroli firmavano le azioni come Capitan America, Maria Teresa Bianciardi, Corriere Adriatico, 23 luglio 2016]

Questo è quello che può succedere oggi, nell'anno dell'era vulgaris 2016, nell'Italia dominata ideologicamente dai parassiti dell'unioneuropeismo spinto, dell'immigrazionismo e del progressimo residuale. Può succedere che un italiano venga tenuto in carcere solo per essersi difeso. Può succedere che politicanti, pretaglia, showmen, musicanti (vero, Modena City Ramblers?), animali da circo e chi più ne ha più ne metta, tentino di far passare per assassino, con l'aggravante razzista, un semplice cittadino, solo per illudersi che il loro stile di vita e le loro idee abbiano ancora un senso ed un futuro.

lunedì 22 agosto 2016

La vergogna di Sant'Angelo Lodigiano (colpevole la magistratura di Lodi)

La vergogna di Sant'Angelo Lodigiano (colpevole la magistratura di Lodi)

Come volevasi dimostrare. Ieri citavamo il caso siciliano avvenuto a Scoglitti [articolo del 21 agosto 2016: La vergogna di Scoglitti (colpevoli Giulia Bisello e Carmelo Petralia)], prospettando che nuovi episodi di violenza di qualche straniero sarebbero stati prodotti dall'indolenza della magistratura italiana, ed infatti, già oggi...

Dall'altra parte d'Italia (da questo punto di vista, l'Italia è unita), a Sant'Angelo Lodigiano, ieri c'è stata la feroce aggressione nei confronti di un pensionato del posto, Andrea Grossi, conosciuto anche per la fondazione della locale Croce Bianca, da parte dell'egiziano Moustafa Hussein, conosciuto solo per accattonaggio molesto ed ora, evidentemente, anche violento. Il pensionato viene strappato dalle grinfie dello straniero grazie ad un ragazzo del posto.

Ma lo straniero non viene arrestato, né interrogato, né ricercato. Perché? Eppure il caso era conosciuto anche a livello nazionale. Da quando in qua, un'aggressione nota non fa partire automaticamente un'indagine e, soprattutto, in caso di violenza, almeno il fermo dell'autore vero o presunto?

Ebbene, oggi, l'egiziano è tornato a circolare nella cittadina lombarda, per poi aggredire a tradimento proprio il ragazzo che ieri ha salvato la vita di Andrea Grossi, colpendolo più volte con un coltello, per fortuna non in modo grave. Solo con questo secondo episodio (che rischiava di essere ben più grave, data la modalità dell'azione) è arrivato l'arresto dello straniero. Chi pagherà, oltre (ci si augura) al responsabile materiale del gesto, per quanto accaduto e che sarebbe dovuto non accadere, se la magistratura del posto avesse fatto il proprio dovere, proteggendo i propri cittadini?

A che/chi serve questa magistratura inerte? A che/chi serve questa magistratura schizofrenica? A che/chi serve questa magistratura nemica?