eh cookies

lunedì 22 agosto 2016

La vergogna di Sant'Angelo Lodigiano (colpevole la magistratura di Lodi)

La vergogna di Sant'Angelo Lodigiano (colpevole la magistratura di Lodi)

Come volevasi dimostrare. Ieri citavamo il caso siciliano avvenuto a Scoglitti [articolo del 21 agosto 2016: La vergogna di Scoglitti (colpevoli Giulia Bisello e Carmelo Petralia)], prospettando che nuovi episodi di violenza di qualche straniero sarebbero stati prodotti dall'indolenza della magistratura italiana, ed infatti, già oggi...

Dall'altra parte d'Italia (da questo punto di vista, l'Italia è unita), a Sant'Angelo Lodigiano, ieri c'è stata la feroce aggressione nei confronti di un pensionato del posto, Andrea Grossi, conosciuto anche per la fondazione della locale Croce Bianca, da parte dell'egiziano Moustafa Hussein, conosciuto solo per accattonaggio molesto ed ora, evidentemente, anche violento. Il pensionato viene strappato dalle grinfie dello straniero grazie ad un ragazzo del posto.

Ma lo straniero non viene arrestato, né interrogato, né ricercato. Perché? Eppure il caso era conosciuto anche a livello nazionale. Da quando in qua, un'aggressione nota non fa partire automaticamente un'indagine e, soprattutto, in caso di violenza, almeno il fermo dell'autore vero o presunto?

Ebbene, oggi, l'egiziano è tornato a circolare nella cittadina lombarda, per poi aggredire a tradimento proprio il ragazzo che ieri ha salvato la vita di Andrea Grossi, colpendolo più volte con un coltello, per fortuna non in modo grave. Solo con questo secondo episodio (che rischiava di essere ben più grave, data la modalità dell'azione) è arrivato l'arresto dello straniero. Chi pagherà, oltre (ci si augura) al responsabile materiale del gesto, per quanto accaduto e che sarebbe dovuto non accadere, se la magistratura del posto avesse fatto il proprio dovere, proteggendo i propri cittadini?

A che/chi serve questa magistratura inerte? A che/chi serve questa magistratura schizofrenica? A che/chi serve questa magistratura nemica?

domenica 21 agosto 2016

La vergogna di Scoglitti (colpevoli Giulia Bisello e Carmelo Petralia)

La vergogna di Scoglitti (colpevoli Giulia Bisello e Carmelo Petralia)

Un indiano senza fissa dimora, Ram Lubhay, tenta di rapire una bambina italiana di cinque anni a Scoglitti, nel ragusano. Viene subito acciuffato e arrestato. La sostituto procuratore Giulia Bisello, pur essendo donna, più che farsi intenerire dalla bimba e dal pensiero di una possibile violenza contro una minore, si fa intenerire dallo straniero e lo scarcera subito. Scattano le proteste cittadine e lei ci ripensa un attimo, per reinterrogare lo straniero. Il quale viene poi nuovamente rilasciato.

La spiegazione è che non esiste(rebbe) il reato di tentato rapimento (?!). Foss'anche, scommettiano che esiste qualche reato collaterale che avrebbe potuto tenere dentro lo straniero. Ma la Bisello soffre per il caldo agostano e preferisce liberarsi dell'incombenza.

Nel frattempo, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ordina un'ispezione sul caso. Il procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia, allora fa il piccato, affermando, con sfrontata faccia tosta, che le autorità politiche avrebbero dovuto dare la propria solidarietà a Giulia Bisello, vittima (lei, non la bimba di cinque anni, né i genitori della stessa) di attenzioni offensive.

Mettiamola così: se lo straniero Ram Lubhay, finché rimarrà in Italia, dovesse essere responsabile nuovamente di altro reato, saranno responsabili personalmente anche Giulia Bisello e Carmelo Petralia. Se altri stranieri, invece, saranno responsabili di analoghi reati come quello commesso dall'indiano (e su cui hanno voluto coscientemente sorvolare le autorità giudiziarie di Ragusa), allora Bisello e Petralia ne saranno responsabili moralmente. Quindi, teniamo a mente il nome di tutti e tre.

venerdì 15 luglio 2016

Polizia USA razzista? I dati che dicono?

Polizia USA razzista? I dati che dicono?

Tagliamo corto: l'unica ragione per cui la polizia statunitense è considerata razzista (contro gli afro-americani) è a causa del "racial profiling", ossia l'individuare il sospetto o il soggetto da controllare in base (anche) ad elementi etnici.

Individuazione dovuta a ragioni "razziste"? Considerando che molti di questi episodi avvengono in realtà in cui la polizia locale non è necessariamente omogenea etnicamente, viene da pensare di no. Ma la ragione è anche un'altra, ben più importante. Sappiamo, ormai, che la vittimizzazione e/o esaltazione di alcune minoranze ha lo scopo, in alcune società occidentali, di sfruttare lo spauracchio del "razzismo" e, di converso, pavoneggiarsi in uno sterile atteggiamento fintamente aperto. Questo per poter vendere ancora la menzogna di una società libera, nel mentre che ogni autentica libertà così come ogni identità (e le due cose sono legate) vengono sempre più erose.

Nel caso della campagna mediatica contro la polizia "bianca" e "razzista" statunitense lo scopo è duplice: individuare un soggetto da regolamentare più strettamente, costringendolo a subire ricatti. Deviare l'attenzione rispetto a problemi più generali e più profondi. Nel primo caso, non casualmente, ciò che è in gioco è la possibilità di intervento discrezionale delle polizie locali, al fine di togliere loro qualunque eventuale, ipotetico e remoto rischio di conflitto con i federali. Al fondo, eliminare ogni possibilità di potere alternativo (anche armato. Ecco anche il perché della polemica sulle armi) rispetto a quello centrale federale. (Obama, stop a militarizzazione polizia: Ferguson ribalta la strategia post 9/11, Roberto Festa, Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2015) Il "razzismo" è l'elemento ricattatorio per uniformare tutti gli Stati (Uniti d'America) a Washington e al suo imperialismo livellante. Sotto ogni aspetto. Nel secondo caso, con la mediatizzazione isterica del denunciato "razzismo" si evita di scendere nel dettaglio della distruzione della classe media e dell'aumento della forbice tra ricchi e meno ricchi o poveri, fornendo solo qualche ipermediatizzato ritratto di fuoriuscito da minoranza repressa per magnificare l'apertura degli USA sotto la guida di Washington. Si inventa il razzismo contemporaneo contro gli afro-americani, deviando il dibattito su colpe molto ipotetiche della polizia (locale), magari dimenticando cosa hanno significato le ultime amministrazioni nazionali per i propri cittadini [ad esempio, si veda 2000-2013 - Il regalo di Bush e (soprattutto) Obama ai cittadini statunitensi: tutti i nuovi posti di lavoro agli immigrati, 16 luglio 2013].

Cittadini di qualunque etnia, ovviamente. Neri compresi, che, nel mentre che si infervorano nel "Black Lives Matter", dimenticano tutto il resto. I dati economici e sociali sugli USA sono tanti e facilmente rintracciabili, per potersi fare un'idea di come le cose stiano andando, da qualche decennio in qua. Quello che non troverete sono studi che dimostrino chiaramente la natura razzista della polizia "bianca" o dei bianchi in generale rispetto ai neri. Ora, non decenni fa. Quello che potrete trovare è soltanto qualcosa che attesti la peggiore situazione socio-economica dei neri rispetto a tutti gli altri, non solo bianchi.

Quindi, il citato "racial profiling" è razzismo o il riflesso della quotidianità afro-americana rispetto alla legalità? Ossia, considerando i dati storici della criminalità rispetto alle etnie, la maggiore presenza afro-americana nelle statistiche criminali come non poteva riflettersi in un atteggiamento maggiormente sospettoso delle forze dell'ordine? Non a caso, nonostante quello che si ripeta meccanicamente, intanto non esistono sempre i dati completi sul profilo dei poliziotti che hanno ucciso qualcuno durante una missione od un controllo. Inoltre, anche nel caso di profili conosciuti, si continua a parlare di poliziotti bianchi persino quando il poliziotto "assassino" (o il vigilante o affini) è non-bianco. Il movimento "Black Lives Matter" è nato dopo l'assoluzione del vigilante George Zimmerman, il quale non solo è un meticcio hispanico, ma, da parte materna, ha anche avi africani, neri [George Zimmerman, Wikipedia]. Viene da dire che il razzismo sia contro i bianchi, accusati anche di colpe non loro.

Se si tratta di colpe. Prendiamo una delle ultime morti, quella che, secondo Wired "avrebbe cambiato tutto", ossia quella, ripresa, dopo lo sparo, in diretta "social" dalla moglie, di Philando Castile. Dove vedete, voi, nei video circolanti, quello che è effettivamente successo? L'uomo era legalmente armato, ma noi non sappiamo che cosa effettivamente sia successo, né cosa si siano detti il poliziotto e l'afro-americano. Poliziotto, tra l'altro, hispanico, ossia Jeronimo Yanez. Non hispanico bianco, ma mestizo. (Minnesota cop who shot dead Philando Castile during a traffic stop claims he was reacting to the gun - and not his race, Anneta Konstantinides - Lousie Boyle, Daily Mail, 9 luglio 2016)

D'altronde, i dati che dicono? Secondo il testo "Handbook of crime correlates" edito nel 2009 e scritto da Lee Ellis, Kevin M. Beaver, John Wright, le aree con maggiore presenza afro-americana e hispanica (e, più in generale, quelle eterogenee etnicamente) sono quelle con maggiore criminalità. Il punto è questo.

L'altro punto è, ad esempio, che nel 2015, i neri uccisi da poliziotti sono stati 258. Gli hispanici sono stati 172. I bianchi sono stati 494! (The Washington Post Database - People shot dead by police) (episodio per episodio, non solo del 2015, si veda anche Killed by Police) (vedere anche l'articolo più avanti)

Peccato che nel corso degli anni si è continuato a utilizzare l'idea che ci sia correlazione automatica tra status socio-economico e criminalità (nella sola direzione dalla prima alla seconda, non in senso inverso), senza valutare perché alcune comunità siano più o meno inclini alla criminalità indipendentemente da quello status. Perché i neri sì e gli orientali molto meno? Ma questo ha a che fare con considerazioni socio-culturali e dove c'è cultura c'è identità. Capite bene che chi odia le identità ha difficoltà a fare simili valutazioni. In pratica, odia la realtà e la adultera, come sta avvenendo in questi giorni.

E il razzismo? Quale razzismo? Confrontando i casi di omicidio singoli del 2014, non legati alle forze dell'ordine: su 3021 bianchi amazzati, 2488 sono stati uccisi da "bianchi" (ma di cui solo 1061 bianchi certi, ossia scorporando hispanici e altri), mentre 446 da afro-americani. Su 2451 neri uccisi, solo 187 sono stati uccisi da "bianchi" (ma quanti hispanici o altro? L'utilizzo del termine "bianco", in certe statistiche USA, è problematico). (FBI - Expanded Homicide Data Table 6)

Inoltre, è un'idea degli stessi statunitensi quella di una particolare violenza insita nella loro cultura, ma gli USA sono molto al di sotto della media mondiale per quanto riguarda gli omicidi (5,22 ogni 100.000 abitanti rispetto a 9,63 ogni 100.000). Ciò che invece colpisce sono alcune città, guarda caso quelle più meticciate e con maggiori presenze afro e mestize [si vedano i dati riportati in La formula magica contro la violenza: ancora qualcosa sul controllo delle armi negli USA, 17 marzo 2013]. In pratica, l'America profonda è meno violenta di quanto si dica, mentre il problema è proprio l'America meticcia, metropolitana e mediaticamente sovraesposta. Quella che si continua ad utilizzare per spacciare il "sogno americano", non quella delle piccole cittadine, trattate razzisticamente nei film e telefilm statunitensi come patetici buchi di provincia.

La cantilena sulla brutalità poliziesca o sul razzismo dei bianchi contro i neri è una menzogna, ripetuta all'infinito (affinché venga creduta vera), ma basata solo sulla spettacolarizzazione mediatica. Non a caso, gli articoli o i servizi devono venire imbottiti e conditi di riferimenti vari al KuKluxKlan del XIX e XX secolo o alle immagini di neri impiccati negli anni '50 o '60, se non prima. Di recente, invece, che c'è? George Zimmerman? I dati reali (mai citati)? L'unica cosa, realmente scandalosa, è il numero mostruoso di detenuti, che fanno degli USA la nazione-prigione per eccellenza a livello mondiale, al di sopra di qualunque Stato o regime. Gli USA hanno oltre due milioni di carcerati, mentre la Cina arriva a 1.600.000 circa. (si vedano i dati riportati su World Prison Brief) Ma questo non sembra preoccupare altrettanto, come se riempire i confini nazionali di prigioni stracolme di detenuti sia un segnale di buona salute sociale.

Un'altra ragione invocata per provare l'esistenza del presunto razzismo contro i neri statunitensi è che, finito lo schiavismo, loro siano rimasti in fondo alla scala sociale. Ora, molti, meccanicamente, daranno per certo che, data la loro posizione sociale, ciò provi necessariamente il razzismo. Si chiedono: se gli "esseri umani" sono tutti uguali, allora perché i neri stanno in fondo? Ma questo è così poco vero, che quando la cantante afro-americana Beyoncé, forte della sua visibilità mediatica, urla che per gli afro-americani sia tempo di farsi rispettare, dovrebbe semmai ricordare agli afro-americani di rispettare la legge. In questi giorni, numerosi personaggi pubblici afro-americani hanno detto la loro sul razzismo e la violenza, ma nessuno che abbia ammesso che le fortune dei neri negli USA non possono prescindere dai bianchi, così come nessuno ha ammesso che le loro sfortune derivino invece da valori ed esempi ed abitudini culturali sbagliate, che ne fanno la minoranza più violenta e problematica. In quegli USA che pure continuano ad importare stranieri di varia provenienza, sia culturale che sociale, così come di vario successo, ma tutti sempre mediamente poi al di sopra della situazione afro-americana. Controllando i dati del World Prison Brief, citato sopra, gli USA hanno solo una percentuale del 5,5% di carcerati stranieri, posizionandoli all'84° posto mondiale. Il problema degli USA, perciò, non è la diversità etnico-culturale tout-court (semmai la frammentazione sociale, legata anche, ma non solo, alla diversità etno-culturale imposta). Alcune personalità afro-americane avevano avvertito che l'immigrazione senza freni non avrebbe favorito la loro comunità, ma ciò non toglie che il punto non sia il razzismo. [Altre (non bianche) opinioni su immigrazione e multiculturalismo, 14 aprile 2013] Il punto è semmai quali siano i valori difesi dalla comunità di appartenza, il che spiega sia le sventure dei neri, sia il sempre maggiore disagio dei bianchi.

Dopo la recente strage di Dallas, dove il nero Micah X. Johnson, ha ammazzato cinque poliziotti, perché intenzionato a colpire i bianchi, la madre dello stragista non ha avuto di meglio da dire che suo figlio ha fatto quel che ha fatto perché lo riteneva giusto. Già, i valori difesi da molti neri sembrano essere recriminazioni, anche violente, contro coloro da cui non possono prescindere, ossia i bianchi. Qualcosa effettivamente non va: siamo sicuri di quale sia il suo colore?

  • Gli agenti Usa uccidono più bianchi che neri (Marzio Laghi, Il Tempo, 12 luglio 2016):
I «neri» uccisi dalla polizia sono il doppio dei bianchi. Parola di Barack Obama, primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America. Dopo il massacro degli agenti a Dallas, l’inquilino della casa Bianca ha spiegato che le uccisioni degli afroamericani da parte della polizia «non sono una questione solo nera o ispanica, ma americana» e «tutte le persone imparziali dovrebbero essere preoccupate della frequenza con cui la polizia uccide gli afroamericani». Ma è vero che le vittime di colore sono il doppio di quelle caucasiche? Senza voler sottovalutare il problema razziale negli Usa e neppure la gravità di certi comportamenti degli agenti, i dati ci dicono che non è così. Gli afroamericani rappresentano il 13 per cento della popolazione statunitense. Su tutte le persone uccise dalla polizia, però, la percentuale dei «neri» disarmati caduti sotto i colpi dei «cops» è del 37 per cento, rivela il portale «MappinPolice Violence», facendo riferimento alla situazione nel 2015. Questo significa semplicemente che il 63 per cento delle vittime (non armate) della «violenza» poliziesca non sono di colore. Molti dei morti, tra l’altro, sarebbero di origine ispanica. Obama, parlando dopo la morte di Alton Sterling in Louisiana e di Philando Castile in Minnesota per mano delle forze dell'ordine, ha sottolineato che il fenomeno rappresenta un «grave problema» e non si tratta di «casi isolati». Ma non ha detto che, sebbene siano tredici su cento, gli afroamericani rappresentano il 43% degli uccisori di poliziotti durante l’esecuzione di crimini, escludendo quindi uccisioni casuali, almeno secondo cifre fornite dall’Fbi in relazione ai nove anni che vanno dal 2004 al 2013. Il Federal Buerau of Investigation ha calcolato che, sempre nello stesso lasso di tempo, ci sono stati 511 «officers» (agenti) uccisi e 540 sparatori. Sempre parlando fuor di propaganda, in base a una recente ricerca di Gary Ridgeway, dell’università di Pennsylvania, i «cops» di colore hanno il grilletto molto più facile di quelli bianchi. Insomma, sparano e uccidono di più. E, ovviamente, questo non è attribuibile a un atteggiamento razzista o discriminante nei confronti dei «neri». Secondo il quotidiano Washington Post, l’anno scorso la polizia ha ucciso 965 persone. Di queste, 564 impugnavano un’arma da fuoco; 281 un’altra arma e solo 90 erano disarmati. Il famoso giornale Usa ha sottolineato che la polizia usa la forza principalmente per proteggere la vita umana e l’uso contro soggetti disarmati è raro. Non solo: l’uso della forza contro afroamericani è largamente proporzionale al numero di crimini commessi da questi ultimi. Nel 2014, per fare un esempio, gli afroamericani hanno rappresentato la maggioranza di arrestati per omicidio e rapina e l’82 per cento di tutte le morti causate da armi da fuoco nella comunità nera sono state omicidi. Sempre il Post, ha precisato, cifre alla mano, che il genere di uccisioni che ha lanciato il movimento «Black Live Matters» (le vite dei neri contano) costituiscono meno del 4 per cento di tutte le uccisioni da parte degli agenti. Insomma, anche se il presidente Obama ha precisato che esistono «disparità razziali evidenti nel sistema anno dopo anno» e che quanto «accaduto è il risultato di una mancanza di fiducia che esiste tra i tutori della legge e troppe delle comunità di cui sono al servizio», ciò non significa che all’origine delle uccisioni di afroamericani ci siano ragioni razziali.( Ha collaboratro il sito wwwsostenitori.info ).

giovedì 14 luglio 2016

La concretezza? O della neo-lingua

La concretezza? O della neo-lingua

La neo-sindaca di Torino, Chiara Appendino, del Movimento 5Stelle, nei giorni scorsi ha dichiarato che "dire 'famiglie' invece di 'famiglia' significa smettere di lavorare per un concetto astratto, la 'Famiglia', e cominciare a farlo per quelle concrete, le famiglie".

Il riferimento, lo sapete, è per la creazione di un assessorato, appunto, alle "famiglie", invece che alla famiglia (tradizionale). Il ridicolo è far credere che la famiglia (tradizionale) sia un concetto astratto, quando porzioni amplissime della Storia, tutte le nostre generazioni passate e tutto il mondo attuale, persino la gran parte di quello occidentale, nonostante tutto, hanno vissuto e vivono concretamente non le "famiglie", ma la famiglia eterosessuale (per lo più monogama). A meno di non voler far credere che la realtà sia irreale.

Il problema è semmai che neo-eletti, senza autorevolezza e senza ancora aver dimostrato (loro) alcunché di concreto, applicano automaticamente forme di neo-lingua, difendendo idee vissute solo da porzioni minime e confuse di società.

La strada per l'Inferno è (ormai) lastricata di vuote intenzioni...

domenica 10 luglio 2016

Solidarietà a Pisana Bachetti

Solidarietà a Pisana Bachetti

Nell'Italia, governata per oltre 20 anni da partiti e coalizioni moderate, specie di centrosinistra, con periodi più brevi di centrodestra, la nascite sono in calo (mai così poche dall'Unità d'Italia, dicono gli ultimi dati: 480.000 circa nel 2015), gli italiani tornano ad emigrare a migliaia, la disoccupazione è sempre alta (nonostante piccole variazioni insignificanti, ma rimanendo sempre sopra l'11% generale e attorno al 37% per i più giovani), il debito pubblico continua a salire, la corruzione è motivo di cronaca quotidiana. Non c'è un solo dato che sia positivo.

Ora, questa stessa classe dirigente, che è colpevole di questo disfacimento socio-economico, è anche la stessa classe dirigente che sta permettendo l'invasione allogena, stornando denaro pubblico, quindi dei cittadini, ossia del popolo italiano, verso necessità altre, di cui poi beneficiano solo parzialmente gli stranieri stessi, dato che altro non è se un modo ulteriore per finanziare associazioni gravitanti nella propria orbita politica o culturale, più la sciocca speranza di poter guadagnare nuovi sostenitori, qualora gli stranieri divengano cittadini (cosa forse vera sul breve periodo, peccato che realtà estere vedano la nascita, ad esempio, di partiti islamici, il cui unico scopo è la diffusione della lingua araba e delle moschee. Ma la sciocca speranza fa dire che non tutti gli immigrati sono maomettani, come se non ci fosse una sorta di inevitabile gioco di sponda automatico tra questi partiti, l'immigrazione di massa, la componente maomettana e alcuni altri elementi sociali o culturali, ad esempio la Chiesa Cattolica).

Invasione allogena e distruzione socio-economica (e culturale) della nazione italiana sono prodotti della stessa classe dirigente. Quella stessa classe dirigente che oggi si è riunita a Fermo, nella Marche, dove, a presenziare all'osceno funerale iper-mediatizzato del nigeriano morto dopo aver aggredito il fermano Amedeo Mancini, c'erano Laura Boldrini, attuale presidente della Camera, e Maria Elena Boschi, del Governo Renzi. Il tutto per non retrocedere rispetto all'accusa di omicidio razzista che da subito è stata fatta circolare, dopo la morte dello straniero. Accusa che però si sta ridimensionando, dato che non era vera la versione fornita dalla moglie del morto, ossia che il fermano li avesse aggrediti subito sia verbalmente, sia fisicamente. Gli indizi, come le testimonianze, parlano di un insulto razzista dell'italiano nei confronti degli africani, sembra perché il primo avesse sospettato un furto d'auto. Al che, il nigeriano, spalleggiato dalla moglie, avrebbe tentato di uccidere l'italiano con un palo segnaletico, sino all'esito finale, quando l'italiano è riuscito ad assestare un pugno allo straniero, il quale è poi caduto rovinosamente, morendo sul colpo.

Il solito Vinicio Albanesi, prete cattolico immigrazionista di Fermo, continua a parlare di africano morto "di botte", nella totale indifferenza per gli indizi emersi, arrivando a mettere in dubbio la preterintenzionalità (stia tranquillo. C'è chi mette in dubbio, invece, la sua salute mentale). Negli ultimi due giorni, associazioni varie, come l'ANPI, Emergency o la CIGL, così come centri sociali di sinistra, hanno manifestato per urlare contro ciò che di fatto è una menzogna, ossia che si sia trattato di un omicidio razzista/fascista.

La cagnara indegna di tutte queste figure ha il solo evidente scopo di creare un clima di intimidazione, degno di un regime totalitario, in cui un semplice episodio di cronaca è stato trasformato da subito, anche senza i primissimi rilievi, anche da cariche importanti dello Stato (compreso il Presidente Mattarella: uno la cui autorevolezza è data... dalla morte, avvenuta decenni fa, di un suo fratello, per mano della mafia...), in qualcosa da sfruttare per i propri scopi ideologici. Verrebbe da pensare a qualcosa di concertato.

Che dire, d'altronde, delle minacce contro la signora Pisana Bachetti, la testimone che più di tutti ha ribaltato la descrizione fatta inizialmente, in cui tutte le colpe erano solo del fermano? Minacce di cui pochi stanno parlando, nel mentre che ipotetici firmatari chiedono a gran voce la cittadinanza italiana per la nigeriana, nonostante questa sembra si stia dimostrando menzognera.

Poco tempo fa, a Treviso, nella commemorazione per l'affondamento del piroscafo Principe Umberto, i discendenti dei morti sono stati lasciati fuori dalla cerimonia, solo perché nell'area adibita erano presenti dei "pretendenti-asilo", i quali hanno presenziato al posto degli aventi diritto. (La caserma è occupata da 500 profughi Alla commemorazione partecipano solo loro, Serenella Bettin, Il Giornale, 11 giugno 2016)

Negli stessi giorni, il ministro tedesco della finanze, Wolfgang Schäuble, delirava di "pericolo di consaguinetà" se gli europei non si mescoleranno con i non-europei. (Il razzismo degli eurocrati, Giampaolo Rossi, blog L'Anarca, 11 giugno 2016) Un vero e proprio inno al genocidio degli europei, tanto più delirante se si pensa che, una volta che tutti i popoli si saranno mescolati con tutti e tutti saranno divenuti uguali a tutti, quale diversità esisterà? Oggi, una signora fermana, intervistata in tv, affermava di aver portato la figlia alla manifestazione, per ricordare il nigeriano morto, perché bisogna imparare il valore della diversità. Ma la diversità esiste se esistono i diversi.

Invece, ciò verso cui sta tendendo l'attuale classe dirigente (e non solo quella italiana) è proprio l'omogeneità. Ossia, il genocidio.

P.S.: ma se uno straniero insulta razzisticamente un italiano, l'italiano può sradicare un palo segnaletico e aggredirlo?

giovedì 7 luglio 2016

Solidarietà preventiva con Amedeo Mancini

Solidarietà preventiva con Amedeo Mancini

Le vittime della bestialità islamica bengalese a Dacca sono già passate in secondo piano, nonostante la vicinanza temporale e la gravità dell'episodio. Un nuovo e più "importante" episodio è emerso, utile per esaltare ideologizzati e politicume assortito, dall'informalmente attuale premier Matteo Renzi, alla solita Laura Boldrini, allo zombie Gad Lerner, al neo-vergine (dopo le accuse che hanno interessato i suoi diretti famigliari) Angelino Alfano.

Episodio che ha permesso loro di sbandierare il solito ideologico furore immigrazionista, nella declinazione giustizialista anti-italiana. Alfano, non a caso, ha subito invocato l'aggravante "razzista", al solo sentire la versione di una delle parti. Sapete già: a Fermo, scoppia una rissa tra un italiano (subito etichettato ultrà di destra) e un nigeriano (subito etichettato santo martire, scappato da Boko Haram). Il secondo muore. Il primo è, prima ancora che assassino certo, razzista ovvio.

Il presidente della Caritas del luogo, tal "don" Vinicio Albanesi, ha deciso di costituirsi parte civile contro l'italiano, organizzando anche una fiaccolata e aggiungendo, in uno slancio di delirio (sofisticato?) che l'assassino ha qualcosa a che fare con coloro che "mettono le bombe nelle chiese"?! (Coma irreversibile per Emmanuel, picchiato selvaggiamente in strada, Il Resto del Carlino, 6 luglio 2016)

Sapete anche che tutti i mass media tutti hanno dato per certa, e da subito, la versione della moglie del nigeriano, secondo cui si sarebbe trattata di una aggressione a sfondo razzista, pura e semplice. Nessuno che abbia mostrato qualche dubbio. E' bastato dire che si trattava di un ultrà, con qualche precedente violento allo stadio (in che termini?). Da lì, il passo per un assassinio senza ragione è breve. O no?

Ma l'italiano, Amedeo Mancini, titolare di una azienda del posto (ma questo è passato molto in secondo piano in questi due giorni di delirio "giornalistico"), dalle testimonianze di alcuni presenti, sembra si sia solo difeso dai due nigeriani, marito e moglie. (Nigeriano ucciso a Fermo, la super testimone ribalta tutto, Fabio Castori, Il Resto del Carlino, 7 luglio 2016) Il perché di quanto accaduto, in realtà, è ancora da definire, ma certo è che non è così ovvio quanto dipinto, fantasiosamente o acriticamente, dai vari Renzi, Boldrini, Lerner, Alfano, Albanesi e similari. I quali, evidentemente, mettono le vite degli ultimi arrivati allogeni al di sopra dello stato civile e dell'accertamento dei fatti. E sicuramente sopra gli italiani, sempre più vampirizzati.

Certo, ancora alcune cose vanno chiarite, ma, per il momento, solidarietà (almeno preventiva) con Amedeo Mancini.

domenica 12 giugno 2016

Donald Trump-Hillary Clinton: ovviamente è anche una questione di (quali) soldi

Donald Trump-Hillary Clinton: ovviamente è anche una questione di (quali) soldi

La questione è presto detta: da una parte c'è una candidata che è parte del sistema di dominio statunitense da decenni, senza metterne in discussione alcun aspetto realmente importante, appoggiata in maniera anche isterica da molti gruppi di potere, lobbies e dai mass media, Hollywood in testa. Dall'altra c'è un candidato istintivo e senza peli sulla lingua, che utilizza il proprio potere economico per difendere idee quali maggiore isolazionismo, riequilibrio nelle tassazioni federali, blocco dell'immigrazione di massa, difesa del lavoro nazionale.

Mentre la prima, Hillary Clinton, non viene messa in discussione (a parte la nota vicenda delle email), proprio perché perfettamente integrata nel sistema di dominio, il secondo, Donald Trump, viene dipinto solo come razzista e maschilista, senza alcun interesse per ciò che realmente propone (il che non è un dettaglio, ovviamente). Basti anche ricordare che, quando Trump ricordò, circa un mese fa, le vicende extraconiugali di Bill Clinton, quando era presidente in carica, quindi in posizione di potere, subito il New York Times ha tirato fuori decine di presunte testimoni pronte a denunciare Trump per molestie. Molestie del tipo "Trump ha chiesto di indossare un costume da bagno prima di fare un tuffo in piscina" (?!), oppure "sai che hai un bel corpo?". Roba da psicosi anti-maschile, se non fosse che si tratta di operazione concertata per gettare fango contro un rivale politico.

E' interessante, perciò, dare un'occhiata a quanto e come sinora i due candidati abbiano raccolti i fondi per le proprie campagne elettorali, ossia fino all'elezione per i rispettivi fronti repubblicano e democratico: la Clinton, ha raccolto circa 300 milioni di dollari e spendendone circa 200 milioni, come il suo rivale democratico sconfitto Bernie Sanders, soldi per almeno un terzo provenienti da quelle particolari lobbies elettorali chiamate PACs e Super PACs, dietro cui si possono trovare gruppi economici e di potere rilevanti. Trump, invece, ha raccolto meno di 60 milioni di dollari e ne ha spesi poco più di una cinquantina. Soldi provenienti per tre quarti dalle proprie risorse private.

Clinton campaign’s money machine dominates Trump and Sanders in latest FEC reports (Tom Hamburger / Anu Narayanswamy, The Washington Post, 21 maggio 2016)

Hillary Clinton is set to seriously outspend billionaire Donald Trump (Rick Newman, Yahoo! Finance, 24 maggio 2016)

Siamo sicuri che vincerà Hillary Clinton? (Marco Romandini, Wired, 10 giugno 2016) [prestate attenzione all'infografica sugli elettori di Sanders e consideratela alla luce di quanto dice Paul Krugman sugli elettori principali di Sanders, ossia i bianchi: Perché i politologi non hanno capito Trump e Hillary Clinton e gli statistici sì (Paul Krugman, Il Sole24Ore, 7 maggio 2016]

Fa un po' sorridere, perciò, che lo sconfitto democratico Sanders, dopo la chiacchierata partitica con Barack Obama dei giorni scorsi, abbia deciso di appoggiare Hillary Clinton, affinché "la vittoria elettorale riguardi tutti e non solo l'1% dei più ricchi" (anche considerando quanto negli USA abbia proseguito ad aumentare il divario tra ricchi e poveri negli anni ideologizzati di Obama. O forse per colpa di...).

Concludiamo segnalando qualche lettura alternativa su Trump:

Donald Trump contro l'iper-classe (Maurizio Blondet, dal suo blog via Comedonchisciotte, 20 dicembre 2015)

Quello che non dicono sul programma di Trump (Daniela Coli, L'Occidentale, 14 marzo 2016)