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martedì 22 novembre 2016

Sarà il Natale del 2016...

Sarà il Natale del 2016...

Dato l'articolo che troverete più in basso, qualora dovesse rivelarsi veritiero (specie nelle parti che abbiamo evidenziato), sarà il Natale molto prossimo del 2016 che farà da data di nascita di qualcosa, ancora impensabile, ma forse ipotizzabile.

Noi non aggiungiamo altro, solo... quando i traditori di un Governo mai eletto porteranno avanti la loro volontà genocida, chi dovrà eseguire gli ordini (con rastrellamenti di italiani rivoltosi e con processi che, da per decenni lenti, improvvisamente diventeranno veloci) li eseguirà con solerzia? Tradiranno anch'essi il popolo italiano? E perché inizierà, forse, tutto da Pescara? E, in ultimo, perché questa fregola idiota di far spazio agli stranieri nelle nostre terre, se, come dovreste sapere, il loro dato occupazionale è molto più basso di quello autoctono [1] e, dato il sempre maggiore moltiplicarsi di articoli, servizi televisivi e libri, entro vent'anni inizierà effettivamente la rivoluzione robotica, che ridurrà fortemente i lavori disponibili? Non raccontiamoci balle sulle pensioni da pagare o sulla demografia: questo è genocidio.

[1] Tassi di disoccupazione extraeuropea nei Paesi UE: ed i nuovi immigrati dove li metteremo? [articolo del 7 settembre 2015]


È iniziato al Viminale il conto alla rovescia per il massiccio piano di requisizioni immobiliari lungo le coste adriatiche. Secondo indiscrezioni di certi dipendenti dell’Interno, la prova di forza con la cittadinanza inizierà da Pescara: dove lo Stato dovrà fronteggiare chi s’opporrà alla consegna delle seconde case rivierasche destinate dalla Prefettura all’ospitalità di cittadini extracomunitari, profughi e rifugiati politici. Nel mirino circa centomila immobili, dalla provincia di Lecce sino a Trieste. Pescara sarebbe stata prescelta come unità pilota sperimentale. Verranno requisite solo le seconde case sfitte e non le strutture alberghiere: queste ultime possono solo offrire il servizio d’alloggio, che verrebbe valutato dalla prefetture. Per il momento l’operazione decollerebbe dal comune adriatico abruzzese e riguarderebbe circa 5.500 alloggi, tutti tra Vasto e Francavilla a Mare: il via libera alla requisizione sarà attivato intorno al 20 dicembre. Ad oggi solo Goro (nel delta del Po) e la provincia di Verona hanno già assaggiato la requisizione immobiliare. I servizi segreti pare abbiano già allertato il Governo circa eventuali proteste violente da parte di italiani non disposti a farsi requisire l’immobile. Anche perché nell’immediato non vi sarebbero risorse da destinare ai proprietari, causa la concomitanza di eccezionalità dell’evento e la penuria di risorse finanziarie: va rammentato che rimarrebbero comunque a carico del proprietario sia l’Imu che la Tasi, nonché verrebbe calcolato il reddito ai fini della dichiarazione nei modelli 730 e 740. Ovviamente, chi si vedesse requisito l’immobile avrebbe (ma solo sulla carta) il diritto ad un fantomatico indennizzo: per farselo riconoscere e quantificare dovrebbe comunque azionare un iter legale contro lo Stato, costoso e con esito incerto. Il Governo avrebbe già parlato di “extrema ratio”, “vista l’eccezionalità dell’evento e la poca disponibilità degli italiani a collaborare all’accoglienza” spiega una fonte dell’Interno. Gente vicina al ministro Alfano (titolare dell’Interno) parla di “provvedimento temporaneo”, che “diverrebbe definitivo, e configurabile in esproprio, se nei riguardi del proprietario dell’immobile si configurassero reati eversivi in danno dello Stato”: come a dire “non ribellatevi, altrimenti non rivedete più casa”. In favore della requisizione rema l’ultimo rapporto di Fondazione Migrantes e Servizio centrale Sprar, reso pubblico lo scorso 16 novembre, in cui si spiega che “su ottomila comuni italiani solo 2600 hanno accolto i migranti, cioè un comune su quattro. Il 10 agosto di quest’anno il ministero dell’Interno ha approvato un decreto per potenziare il sistema ordinario di accoglienza chiamato Sprar proprio per limitare il ricorso all’accoglienza di emergenza dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). “Lo Sprar, infatti - spiega il rapporto - permette una maggiore trasparenza e rendicontazione delle spese e risponde a linee guida nazionali che il sistema di accoglienza straordinario non è tenuto a seguire”. Per fronteggiare eventuali rivolte da parte degli italiani dovrebbero essere distaccati nei comuni interessati alla requisizione circa duemila uomini interforze, tra esercito, carabinieri, Guardia di finanza e polizia di Stato. Per l’occasione anche il ministero della Giustizia starebbe affilando le armi, per garantire processi rapidi e disponibilità detentiva per gli italiani che s’opponessero (anche violentemente) al piano del Viminale. Secondo molti sindaci della riviera adriatica “questa è la fine del turismo”. Intanto gli 007 starebbero già monitorando tutti i residenti, cercando di capire se possano organizzarsi in gruppi di resistenti ribelli. A conti fatti, ed a causa delle espulsioni verso l’Italia da parte degli altri Paesi Ue (vale la regola del primo approdo), lungo l’Adriatico si dovranno garantire alloggi per non meno di un milione e mezzo di migranti.

martedì 15 novembre 2016

Post-voto USA: una foto e un dato locale

Post-voto USA: una foto e un dato locale



Lo sapete tutti: non è stato un voto, ma è una guerra. Di cifre, di dichiarazioni, di sondaggi, di minacce velate e non solo velate e non solo minacce. E' una guerra non più sotterranea tra ambienti differenti, con obiettivi molto differenti, sintetizzabili in globalisti contro nazionalisti/patrioti/populisti/ecc.

E' una guerra non solo statunitense, ma anche occidentale e non solo occidentale (come spiegare altrimenti il nuovo presidente filippino Rodrigo Duterte?). Ma rimaniamo agli USA e al voto o, meglio, al post-elezioni: la retorica progressista-liberal e l'immaginario globalista ha impregnato molti statunitensi, vedendo in qualunque difesa della maggioranza (per lo più bianca) un attacco mortale al proprio mondo artificiale, visto come più reale del reale. Non aggiungeremo molto altro ai fiumi di parole che già e per molto tempo vedranno questa contrapposizione esprimersi con forza. Segnaliamo solo due cose...

Le manifestazioni contro il neo-eletto Donald Trump a Portland sono state tra le più violente: interessante sapere che su 112 arrestati, solo 25 avevano effettivamente votato nel relativo stato dell'Oregon, mentre 34 non hanno votato in alcun Stato. Altri avevano votato altrove o, per 17 di loro, ancora non si sa. [articolo in basso] Ergo, professionisti delle proteste? Al di là del fatto, comunque amaramente ironico, del contestare il voto democratico (come già avvenuto nel Regno Unito con la Brexit), è un ulteriore elemento a supporto dei dubbi sulla genuinità delle manifestazioni anti-Trump (ma potremmo dire: anti-America bianca. Come le precedenti elezioni, ormai sembra esserci una polarizzazione razziale netta, con molta parte dei non-bianchi che ancora credono alle sirene liberals). (Professionisti dietro le proteste contro Trump, Tyler Durden, ZeroHedge via Comedonchisciotte, 13 novembre 2016)

L'altra cosa che segnaliamo è la foto che vedete sopra, presa presso il Trump International Hotel di Washington D.C. il 13 novembre scorso. (Twitter allows 'Rape Melania' to trend after site explodes with Trump assassination threats, Katie McHugh, Breitbart, 13 novembre 2016) La foto da sola già dice molto su un certo atteggiamento e su un certo mondo (per i non anglofoni, il cartello in primo piano incita a stuprare la moglie di Trump). Ricordiamoci anche che se Trump a volte chiacchiera troppo, Bill Clinton no. Ricordiamoci anche, en passant, che è curioso che una giornalista, Natasha Stoynoff, di un'importante rivista come People, si ricordi undici anni dopo di denunciare una presunta molestia subita dal neo-presidente (in casa del presunto molestatore e con la di lui moglie dentro l'abitazione?!) e altrettanto facciano i suoi colleghi in sostegno a lei, mentre prima avrebbero avuto tutti paura di parlare. Tutto può essere al mondo, compresa però anche la logica, pertanto...

Portland, Ore.—More than half of the anti-Trump protesters arrested in Portland didn’t vote in Oregon, according to state election records. At least sixty-nine demonstrators either didn’t turn in a ballot or weren’t registered to vote in the state. KGW compiled a list of the 112 people arrested by the Portland Police Bureau during recent protests. Those names and ages, provided by police, were then compared to state voter logs by Multnomah County Elections officials. Records show 34 of the protesters arrested didn’t return a ballot for the November 8 election. Thirty-five of the demonstrators taken into custody weren’t registered to vote in Oregon. Twenty-five protesters who were arrested did vote. KGW is still working to verify voting records for the remaining 17 protesters who were arrested. This article originally stated that 35 people were registered to vote and did not. One woman who was arrested told KGW she recently moved to Washington and did vote in Washington. She was also registered to vote in Oregon.

domenica 25 settembre 2016

Dati scioccanti su Françoisdesouche!

Dati scioccanti su Françoisdesouche! La crescita allogena tra i nuovi nati in Francia dal 2005 al 2015

Il sito identitario Françoisdesouche ha trovato i dati utili per capire lo stato della crescita allogena in Francia, nonostante l'impossibilità di avere dati discriminati etnicamente. Si tratta di dati scioccanti, basati sulla possibilità statistica che compaia, in un dato gruppo, la drepanocitosi o anemia falciforme, malattia genetica interessante quasi esclusivamente subsahariani ed arabi. [1]

L'AFDPHE (associazione francese per l'individuazione e la prevenzione delle malattie infantili) monitora anno per anno i possibili casi delle varie malattie, compresa la drepanocitosi. Essendo una malattia fortemente legata a determinati gruppi etnici, il gioco è fatto. Da questo semplice controllo medico si può intuire la percentuale di nuovi nati, se europei o non europei. Ebbene, nel 2015, complessivamente, il 38,85% dei nuovi nati erano non-europei, con punte estreme come Costa Azzurra più Corsica al 52,39% (ma la Corsica da sola fa il 35,79%) e addirittura l'Ile de France con il 73,40%!

Un utente di Françoisdesouche ha calcolato che tra il 2020 e il 2024, se non accadrà alcunché, si potrebbe arrivare al 50% nazionale. Ora, le cose sono due: o che i dati non siano corretti (o che non siano leggibili nel modo effettuato, ma è difficile) o che (comunque) accada qualcosa. In ogni caso... qualcosa dovrà accadere.

Drépanocytose: la carte du grand remplacement mise à jour - Chiffres 2015

Mappa nazionale con le percentuali dal 2005 al 2015

Dati regione per regione nel 2015

[1] Curiosamente, la malattia, tra le sue particolarità, porta alla deformazione dei globuli rossi, che diventano falci o mezzelune, da cui il nome...

domenica 11 settembre 2016

Caso Amedeo Mancini: qualche aggiornamento

Caso Amedeo Mancini: qualche aggiornamento

Conoscete il caso: scoppia una rissa tra un italiano di Fermo, Amedeo Mancini, e una coppia (forse sposata) di nigeriani, col risultato che il nigeriano muore. Si scatena subito, senza aspettare testimoni, prove e dichiarazioni di autorità a conoscenza del caso, la baracconata anti-razzista, stavolta non solo con pretucoli e associazioni parassitarie locali, ma anche con tutto il centro-sinistra nazionale (Laura Boldrini e Maria Elena Boschi parteciperanno addirittura ai funerali dell'africano).

Poi, emerge la verità: per una parola di troppo i due nigeriani aggredirono l'italiano, armati di un palo segnaletico. L'italiano si difese e, casualmente, l'africano cadde, sbattendo la testa, e morendo poi per la caduta. La nigeriana mentì, affermando che l'aggressione fu solo opera dell'italiano, ma numerosi testimoni ribaltarono la falsa testimonianza. [articolo del 10 luglio 2016: Solidarietà a Pisana Bachetti]

Nonostante ciò, Amedeo Mancini è ancora in carcere. Da circa un mese gli sono stati concessi i domiciliari, ma mancherebbe il braccialetto elettronico, pertanto l'uomo deve continuare a stare in carcere (ripetiamo: per essersi difeso). [Fermo, Mancini resta in carcere perché non si trova il braccialetto, Corriere Adriatico, 10 settembre 2016] Tra l'altro, il mese scorso, la procura ha "dimenticato" (?!) di depositare ben 150 pagine del fascicolo giudiziario, pagine, a detta degli avvocati di Mancini, favorevoli al loro assistito! [L'accusa dei legali di Mancini: "Spariti i verbali a suo favore", Claudio Torre, Il Giornale, 7 agosto 2016]

Sarà un caso, sarà il destino, ma i dubbi su un certo accanimento sono leciti, considerando come è nato il caso, anche da un punto di vista mediatico. E dal punto di vista mediatico, ricordiamo che molto ha fatto, per tentare di distruggere Mancini, il prete Vinicio Albanesi. Tale Albanesi sembra che ormai abbia steso una sorta di cortina del silenzio attorno a se stesso e all'africana, da lui subito appoggiata, non potendo evidentemente più sfruttare il caso. Ricordiamo che Albanesi subito dichiarò che la morte dell'africano andava legata alle bombe nelle chiese di Fermo, lasciando intendere l'esistenza di un violento disegno anti-immigrati nella zona. Ormai sappiamo la verità anche da questo punto di vista: le bombe erano opera di alcuni anarchici del posto, che firmavano le proprie azioni col curioso nome di Capitan America (?!). [Fermo, i bombaroli firmavano le azioni come Capitan America, Maria Teresa Bianciardi, Corriere Adriatico, 23 luglio 2016]

Questo è quello che può succedere oggi, nell'anno dell'era vulgaris 2016, nell'Italia dominata ideologicamente dai parassiti dell'unioneuropeismo spinto, dell'immigrazionismo e del progressimo residuale. Può succedere che un italiano venga tenuto in carcere solo per essersi difeso. Può succedere che politicanti, pretaglia, showmen, musicanti (vero, Modena City Ramblers?), animali da circo e chi più ne ha più ne metta, tentino di far passare per assassino, con l'aggravante razzista, un semplice cittadino, solo per illudersi che il loro stile di vita e le loro idee abbiano ancora un senso ed un futuro.

lunedì 22 agosto 2016

La vergogna di Sant'Angelo Lodigiano (colpevole la magistratura di Lodi)

La vergogna di Sant'Angelo Lodigiano (colpevole la magistratura di Lodi)

Come volevasi dimostrare. Ieri citavamo il caso siciliano avvenuto a Scoglitti [articolo del 21 agosto 2016: La vergogna di Scoglitti (colpevoli Giulia Bisello e Carmelo Petralia)], prospettando che nuovi episodi di violenza di qualche straniero sarebbero stati prodotti dall'indolenza della magistratura italiana, ed infatti, già oggi...

Dall'altra parte d'Italia (da questo punto di vista, l'Italia è unita), a Sant'Angelo Lodigiano, ieri c'è stata la feroce aggressione nei confronti di un pensionato del posto, Andrea Grossi, conosciuto anche per la fondazione della locale Croce Bianca, da parte dell'egiziano Moustafa Hussein, conosciuto solo per accattonaggio molesto ed ora, evidentemente, anche violento. Il pensionato viene strappato dalle grinfie dello straniero grazie ad un ragazzo del posto.

Ma lo straniero non viene arrestato, né interrogato, né ricercato. Perché? Eppure il caso era conosciuto anche a livello nazionale. Da quando in qua, un'aggressione nota non fa partire automaticamente un'indagine e, soprattutto, in caso di violenza, almeno il fermo dell'autore vero o presunto?

Ebbene, oggi, l'egiziano è tornato a circolare nella cittadina lombarda, per poi aggredire a tradimento proprio il ragazzo che ieri ha salvato la vita di Andrea Grossi, colpendolo più volte con un coltello, per fortuna non in modo grave. Solo con questo secondo episodio (che rischiava di essere ben più grave, data la modalità dell'azione) è arrivato l'arresto dello straniero. Chi pagherà, oltre (ci si augura) al responsabile materiale del gesto, per quanto accaduto e che sarebbe dovuto non accadere, se la magistratura del posto avesse fatto il proprio dovere, proteggendo i propri cittadini?

A che/chi serve questa magistratura inerte? A che/chi serve questa magistratura schizofrenica? A che/chi serve questa magistratura nemica?

domenica 21 agosto 2016

La vergogna di Scoglitti (colpevoli Giulia Bisello e Carmelo Petralia)

La vergogna di Scoglitti (colpevoli Giulia Bisello e Carmelo Petralia)

Un indiano senza fissa dimora, Ram Lubhay, tenta di rapire una bambina italiana di cinque anni a Scoglitti, nel ragusano. Viene subito acciuffato e arrestato. La sostituto procuratore Giulia Bisello, pur essendo donna, più che farsi intenerire dalla bimba e dal pensiero di una possibile violenza contro una minore, si fa intenerire dallo straniero e lo scarcera subito. Scattano le proteste cittadine e lei ci ripensa un attimo, per reinterrogare lo straniero. Il quale viene poi nuovamente rilasciato.

La spiegazione è che non esiste(rebbe) il reato di tentato rapimento (?!). Foss'anche, scommettiano che esiste qualche reato collaterale che avrebbe potuto tenere dentro lo straniero. Ma la Bisello soffre per il caldo agostano e preferisce liberarsi dell'incombenza.

Nel frattempo, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ordina un'ispezione sul caso. Il procuratore di Ragusa, Carmelo Petralia, allora fa il piccato, affermando, con sfrontata faccia tosta, che le autorità politiche avrebbero dovuto dare la propria solidarietà a Giulia Bisello, vittima (lei, non la bimba di cinque anni, né i genitori della stessa) di attenzioni offensive.

Mettiamola così: se lo straniero Ram Lubhay, finché rimarrà in Italia, dovesse essere responsabile nuovamente di altro reato, saranno responsabili personalmente anche Giulia Bisello e Carmelo Petralia. Se altri stranieri, invece, saranno responsabili di analoghi reati come quello commesso dall'indiano (e su cui hanno voluto coscientemente sorvolare le autorità giudiziarie di Ragusa), allora Bisello e Petralia ne saranno responsabili moralmente. Quindi, teniamo a mente il nome di tutti e tre.

venerdì 15 luglio 2016

Polizia USA razzista? I dati che dicono?

Polizia USA razzista? I dati che dicono?

Tagliamo corto: l'unica ragione per cui la polizia statunitense è considerata razzista (contro gli afro-americani) è a causa del "racial profiling", ossia l'individuare il sospetto o il soggetto da controllare in base (anche) ad elementi etnici.

Individuazione dovuta a ragioni "razziste"? Considerando che molti di questi episodi avvengono in realtà in cui la polizia locale non è necessariamente omogenea etnicamente, viene da pensare di no. Ma la ragione è anche un'altra, ben più importante. Sappiamo, ormai, che la vittimizzazione e/o esaltazione di alcune minoranze ha lo scopo, in alcune società occidentali, di sfruttare lo spauracchio del "razzismo" e, di converso, pavoneggiarsi in uno sterile atteggiamento fintamente aperto. Questo per poter vendere ancora la menzogna di una società libera, nel mentre che ogni autentica libertà così come ogni identità (e le due cose sono legate) vengono sempre più erose.

Nel caso della campagna mediatica contro la polizia "bianca" e "razzista" statunitense lo scopo è duplice: individuare un soggetto da regolamentare più strettamente, costringendolo a subire ricatti. Deviare l'attenzione rispetto a problemi più generali e più profondi. Nel primo caso, non casualmente, ciò che è in gioco è la possibilità di intervento discrezionale delle polizie locali, al fine di togliere loro qualunque eventuale, ipotetico e remoto rischio di conflitto con i federali. Al fondo, eliminare ogni possibilità di potere alternativo (anche armato. Ecco anche il perché della polemica sulle armi) rispetto a quello centrale federale. (Obama, stop a militarizzazione polizia: Ferguson ribalta la strategia post 9/11, Roberto Festa, Il Fatto Quotidiano, 19 maggio 2015) Il "razzismo" è l'elemento ricattatorio per uniformare tutti gli Stati (Uniti d'America) a Washington e al suo imperialismo livellante. Sotto ogni aspetto. Nel secondo caso, con la mediatizzazione isterica del denunciato "razzismo" si evita di scendere nel dettaglio della distruzione della classe media e dell'aumento della forbice tra ricchi e meno ricchi o poveri, fornendo solo qualche ipermediatizzato ritratto di fuoriuscito da minoranza repressa per magnificare l'apertura degli USA sotto la guida di Washington. Si inventa il razzismo contemporaneo contro gli afro-americani, deviando il dibattito su colpe molto ipotetiche della polizia (locale), magari dimenticando cosa hanno significato le ultime amministrazioni nazionali per i propri cittadini [ad esempio, si veda 2000-2013 - Il regalo di Bush e (soprattutto) Obama ai cittadini statunitensi: tutti i nuovi posti di lavoro agli immigrati, 16 luglio 2013].

Cittadini di qualunque etnia, ovviamente. Neri compresi, che, nel mentre che si infervorano nel "Black Lives Matter", dimenticano tutto il resto. I dati economici e sociali sugli USA sono tanti e facilmente rintracciabili, per potersi fare un'idea di come le cose stiano andando, da qualche decennio in qua. Quello che non troverete sono studi che dimostrino chiaramente la natura razzista della polizia "bianca" o dei bianchi in generale rispetto ai neri. Ora, non decenni fa. Quello che potrete trovare è soltanto qualcosa che attesti la peggiore situazione socio-economica dei neri rispetto a tutti gli altri, non solo bianchi.

Quindi, il citato "racial profiling" è razzismo o il riflesso della quotidianità afro-americana rispetto alla legalità? Ossia, considerando i dati storici della criminalità rispetto alle etnie, la maggiore presenza afro-americana nelle statistiche criminali come non poteva riflettersi in un atteggiamento maggiormente sospettoso delle forze dell'ordine? Non a caso, nonostante quello che si ripeta meccanicamente, intanto non esistono sempre i dati completi sul profilo dei poliziotti che hanno ucciso qualcuno durante una missione od un controllo. Inoltre, anche nel caso di profili conosciuti, si continua a parlare di poliziotti bianchi persino quando il poliziotto "assassino" (o il vigilante o affini) è non-bianco. Il movimento "Black Lives Matter" è nato dopo l'assoluzione del vigilante George Zimmerman, il quale non solo è un meticcio hispanico, ma, da parte materna, ha anche avi africani, neri [George Zimmerman, Wikipedia]. Viene da dire che il razzismo sia contro i bianchi, accusati anche di colpe non loro.

Se si tratta di colpe. Prendiamo una delle ultime morti, quella che, secondo Wired "avrebbe cambiato tutto", ossia quella, ripresa, dopo lo sparo, in diretta "social" dalla moglie, di Philando Castile. Dove vedete, voi, nei video circolanti, quello che è effettivamente successo? L'uomo era legalmente armato, ma noi non sappiamo che cosa effettivamente sia successo, né cosa si siano detti il poliziotto e l'afro-americano. Poliziotto, tra l'altro, hispanico, ossia Jeronimo Yanez. Non hispanico bianco, ma mestizo. (Minnesota cop who shot dead Philando Castile during a traffic stop claims he was reacting to the gun - and not his race, Anneta Konstantinides - Lousie Boyle, Daily Mail, 9 luglio 2016)

D'altronde, i dati che dicono? Secondo il testo "Handbook of crime correlates" edito nel 2009 e scritto da Lee Ellis, Kevin M. Beaver, John Wright, le aree con maggiore presenza afro-americana e hispanica (e, più in generale, quelle eterogenee etnicamente) sono quelle con maggiore criminalità. Il punto è questo.

L'altro punto è, ad esempio, che nel 2015, i neri uccisi da poliziotti sono stati 258. Gli hispanici sono stati 172. I bianchi sono stati 494! (The Washington Post Database - People shot dead by police) (episodio per episodio, non solo del 2015, si veda anche Killed by Police) (vedere anche l'articolo più avanti)

Peccato che nel corso degli anni si è continuato a utilizzare l'idea che ci sia correlazione automatica tra status socio-economico e criminalità (nella sola direzione dalla prima alla seconda, non in senso inverso), senza valutare perché alcune comunità siano più o meno inclini alla criminalità indipendentemente da quello status. Perché i neri sì e gli orientali molto meno? Ma questo ha a che fare con considerazioni socio-culturali e dove c'è cultura c'è identità. Capite bene che chi odia le identità ha difficoltà a fare simili valutazioni. In pratica, odia la realtà e la adultera, come sta avvenendo in questi giorni.

E il razzismo? Quale razzismo? Confrontando i casi di omicidio singoli del 2014, non legati alle forze dell'ordine: su 3021 bianchi amazzati, 2488 sono stati uccisi da "bianchi" (ma di cui solo 1061 bianchi certi, ossia scorporando hispanici e altri), mentre 446 da afro-americani. Su 2451 neri uccisi, solo 187 sono stati uccisi da "bianchi" (ma quanti hispanici o altro? L'utilizzo del termine "bianco", in certe statistiche USA, è problematico). (FBI - Expanded Homicide Data Table 6)

Inoltre, è un'idea degli stessi statunitensi quella di una particolare violenza insita nella loro cultura, ma gli USA sono molto al di sotto della media mondiale per quanto riguarda gli omicidi (5,22 ogni 100.000 abitanti rispetto a 9,63 ogni 100.000). Ciò che invece colpisce sono alcune città, guarda caso quelle più meticciate e con maggiori presenze afro e mestize [si vedano i dati riportati in La formula magica contro la violenza: ancora qualcosa sul controllo delle armi negli USA, 17 marzo 2013]. In pratica, l'America profonda è meno violenta di quanto si dica, mentre il problema è proprio l'America meticcia, metropolitana e mediaticamente sovraesposta. Quella che si continua ad utilizzare per spacciare il "sogno americano", non quella delle piccole cittadine, trattate razzisticamente nei film e telefilm statunitensi come patetici buchi di provincia.

La cantilena sulla brutalità poliziesca o sul razzismo dei bianchi contro i neri è una menzogna, ripetuta all'infinito (affinché venga creduta vera), ma basata solo sulla spettacolarizzazione mediatica. Non a caso, gli articoli o i servizi devono venire imbottiti e conditi di riferimenti vari al KuKluxKlan del XIX e XX secolo o alle immagini di neri impiccati negli anni '50 o '60, se non prima. Di recente, invece, che c'è? George Zimmerman? I dati reali (mai citati)? L'unica cosa, realmente scandalosa, è il numero mostruoso di detenuti, che fanno degli USA la nazione-prigione per eccellenza a livello mondiale, al di sopra di qualunque Stato o regime. Gli USA hanno oltre due milioni di carcerati, mentre la Cina arriva a 1.600.000 circa. (si vedano i dati riportati su World Prison Brief) Ma questo non sembra preoccupare altrettanto, come se riempire i confini nazionali di prigioni stracolme di detenuti sia un segnale di buona salute sociale.

Un'altra ragione invocata per provare l'esistenza del presunto razzismo contro i neri statunitensi è che, finito lo schiavismo, loro siano rimasti in fondo alla scala sociale. Ora, molti, meccanicamente, daranno per certo che, data la loro posizione sociale, ciò provi necessariamente il razzismo. Si chiedono: se gli "esseri umani" sono tutti uguali, allora perché i neri stanno in fondo? Ma questo è così poco vero, che quando la cantante afro-americana Beyoncé, forte della sua visibilità mediatica, urla che per gli afro-americani sia tempo di farsi rispettare, dovrebbe semmai ricordare agli afro-americani di rispettare la legge. In questi giorni, numerosi personaggi pubblici afro-americani hanno detto la loro sul razzismo e la violenza, ma nessuno che abbia ammesso che le fortune dei neri negli USA non possono prescindere dai bianchi, così come nessuno ha ammesso che le loro sfortune derivino invece da valori ed esempi ed abitudini culturali sbagliate, che ne fanno la minoranza più violenta e problematica. In quegli USA che pure continuano ad importare stranieri di varia provenienza, sia culturale che sociale, così come di vario successo, ma tutti sempre mediamente poi al di sopra della situazione afro-americana. Controllando i dati del World Prison Brief, citato sopra, gli USA hanno solo una percentuale del 5,5% di carcerati stranieri, posizionandoli all'84° posto mondiale. Il problema degli USA, perciò, non è la diversità etnico-culturale tout-court (semmai la frammentazione sociale, legata anche, ma non solo, alla diversità etno-culturale imposta). Alcune personalità afro-americane avevano avvertito che l'immigrazione senza freni non avrebbe favorito la loro comunità, ma ciò non toglie che il punto non sia il razzismo. [Altre (non bianche) opinioni su immigrazione e multiculturalismo, 14 aprile 2013] Il punto è semmai quali siano i valori difesi dalla comunità di appartenza, il che spiega sia le sventure dei neri, sia il sempre maggiore disagio dei bianchi.

Dopo la recente strage di Dallas, dove il nero Micah X. Johnson, ha ammazzato cinque poliziotti, perché intenzionato a colpire i bianchi, la madre dello stragista non ha avuto di meglio da dire che suo figlio ha fatto quel che ha fatto perché lo riteneva giusto. Già, i valori difesi da molti neri sembrano essere recriminazioni, anche violente, contro coloro da cui non possono prescindere, ossia i bianchi. Qualcosa effettivamente non va: siamo sicuri di quale sia il suo colore?

  • Gli agenti Usa uccidono più bianchi che neri (Marzio Laghi, Il Tempo, 12 luglio 2016):
I «neri» uccisi dalla polizia sono il doppio dei bianchi. Parola di Barack Obama, primo presidente di colore degli Stati Uniti d’America. Dopo il massacro degli agenti a Dallas, l’inquilino della casa Bianca ha spiegato che le uccisioni degli afroamericani da parte della polizia «non sono una questione solo nera o ispanica, ma americana» e «tutte le persone imparziali dovrebbero essere preoccupate della frequenza con cui la polizia uccide gli afroamericani». Ma è vero che le vittime di colore sono il doppio di quelle caucasiche? Senza voler sottovalutare il problema razziale negli Usa e neppure la gravità di certi comportamenti degli agenti, i dati ci dicono che non è così. Gli afroamericani rappresentano il 13 per cento della popolazione statunitense. Su tutte le persone uccise dalla polizia, però, la percentuale dei «neri» disarmati caduti sotto i colpi dei «cops» è del 37 per cento, rivela il portale «MappinPolice Violence», facendo riferimento alla situazione nel 2015. Questo significa semplicemente che il 63 per cento delle vittime (non armate) della «violenza» poliziesca non sono di colore. Molti dei morti, tra l’altro, sarebbero di origine ispanica. Obama, parlando dopo la morte di Alton Sterling in Louisiana e di Philando Castile in Minnesota per mano delle forze dell'ordine, ha sottolineato che il fenomeno rappresenta un «grave problema» e non si tratta di «casi isolati». Ma non ha detto che, sebbene siano tredici su cento, gli afroamericani rappresentano il 43% degli uccisori di poliziotti durante l’esecuzione di crimini, escludendo quindi uccisioni casuali, almeno secondo cifre fornite dall’Fbi in relazione ai nove anni che vanno dal 2004 al 2013. Il Federal Buerau of Investigation ha calcolato che, sempre nello stesso lasso di tempo, ci sono stati 511 «officers» (agenti) uccisi e 540 sparatori. Sempre parlando fuor di propaganda, in base a una recente ricerca di Gary Ridgeway, dell’università di Pennsylvania, i «cops» di colore hanno il grilletto molto più facile di quelli bianchi. Insomma, sparano e uccidono di più. E, ovviamente, questo non è attribuibile a un atteggiamento razzista o discriminante nei confronti dei «neri». Secondo il quotidiano Washington Post, l’anno scorso la polizia ha ucciso 965 persone. Di queste, 564 impugnavano un’arma da fuoco; 281 un’altra arma e solo 90 erano disarmati. Il famoso giornale Usa ha sottolineato che la polizia usa la forza principalmente per proteggere la vita umana e l’uso contro soggetti disarmati è raro. Non solo: l’uso della forza contro afroamericani è largamente proporzionale al numero di crimini commessi da questi ultimi. Nel 2014, per fare un esempio, gli afroamericani hanno rappresentato la maggioranza di arrestati per omicidio e rapina e l’82 per cento di tutte le morti causate da armi da fuoco nella comunità nera sono state omicidi. Sempre il Post, ha precisato, cifre alla mano, che il genere di uccisioni che ha lanciato il movimento «Black Live Matters» (le vite dei neri contano) costituiscono meno del 4 per cento di tutte le uccisioni da parte degli agenti. Insomma, anche se il presidente Obama ha precisato che esistono «disparità razziali evidenti nel sistema anno dopo anno» e che quanto «accaduto è il risultato di una mancanza di fiducia che esiste tra i tutori della legge e troppe delle comunità di cui sono al servizio», ciò non significa che all’origine delle uccisioni di afroamericani ci siano ragioni razziali.( Ha collaboratro il sito wwwsostenitori.info ).