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mercoledì 30 maggio 2012

I marocchini non integrabili in Marocco

I marocchini non integrabili in Marocco: crisi economica e terremoto

  • Testo aggiornato in data 8 giugno 2012: vedere più avanti

Nei giorni scorsi, dopo un lancio dell'agenzia AdnKronos International, è girata la notizia che la neonata Confederazione Islamica Italiana (nata il 21 marzo 2012) abbia fornito aiuto e assistenza ai terremotati in Emilia, con tende e pasti, in particolare per gli appartenenti alla religione maomettana. Subito dopo, la Confederazione dei Marocchini in Italia ha smentito la cosa, affermando che gli unici aiuti sarebbero stati portati e organizzati dalla Protezione Civile, criticando inoltre l'idea di assistenza orientata religiosamente.

Lasciando questa diatriba, altra notizia circolata è quella relativa a quanto già avrebbe organizzato un'altra associazione marocchina, ossia l'Associazione dei marocchini nel mondo ‘Ambasciatori della Speranza’, ossia il rimpatrio di alcune centinaia di connazionali in madrepatria, per allegerire il peso assistenziale nelle zone colpite dal sisma. L'associazione avrebbe anche visitato alcuni campi allestiti assieme all'ambasciatore in Italia, Hassan Abouyoub, che, immaginiamo, sia stato messo a conoscenza dei rimpatri.

Viene, però, un dubbio. E' davvero previsto o realmente è stato attuato un simile rimpatrio? Secondo il sito marocchino d'informazione francofona Bladi, per un'altra crisi, quella economica, ci sarebbero circa 100-150.000 marocchini, immigrati in Europa, e pronti a tornare in Marocco, per sfuggire alle condizioni di vita sempre più difficili e all'assenza di lavoro. In Spagna, ad esempio, circa il 40% degli immigrati marocchini sarebbe disoccupato, mentre in Italia sono migliaia coloro che stanno perdendo il lavoro.

Peccato che il Governo marocchino non consideri il ritorno dei propri compatrioti una opzione soddisfacente. Fonti governative, infatti, affermano che tale rientro causerebbe problemi d'integrazione... E chissà cosa ne pensano i volontari trentini che, nel modenese, qualche giorno fa si son visti arrivare una intera famiglia nordafricana (non sappiamo la nazionalità precisa), imbufalita per un semplice scambio di porzioni di pasta, da una al tonno ad una col ragù, indicata dagli allogeni come un "incidente" provocato appositamente contro le loro usanze maomettane (sul Corano c'è un versetto contro il ragù?).

AGGIORNAMENTO IN DATA 8 GIUGNO 2012: gli immigrati presenti nelle zone colpite dal terremoto emiliano stanno scappando? Secondo informazioni più recenti sembrerebbe di sì. Non tutti, ovviamente, ma si tratterebbe di centinaia (migliaia?) di partenze, riguardanti varie etnie e nazionalità. Sino a circa una settimana fa, secondo il marocchino Bekali Lahcen, appartenente ad una comunità islamica nel modenese, la presenza dell'ambasciatore del Marocco sarebbe stata inutile, costellata solo di parole, ma di nessun fatto, dove per "fatti" Lahcen intendeva l'organizzazione del rientro in patria dei marocchini. Lahcen, nel solito stile piagnone-ingrato di alcuni immigrati, affermava che il problema era l'Italia. Stranamente, però, i romeni, proprio in quei giorni riuscivano ad organizzare il rientro. Evidentemente, il problema non era/non è l'Italia. In ogni caso, notizie più recenti parlano di rientri organizzati anche per i marocchini. Il che significherebbe, se vero, che il Marocco, almeno parzialmente, qualche rientro comunque lo permette.

Parziale conferma arriva dalla denuncia dell'ex-leghista Nicola Rossi, il quale afferma che alcuni consolati (Perù, Tunisia e, appunto, Marocco) starebbero organizzando il rientro dei connazionali. Rossi, un po' contradditoriamente per un leghista, lamenta l'abbandono dell'Italia da parte di questi stranieri, non sufficientemente affezionati al nostro Paese, nonostante quanto da esso ricevuto. Una affermazione contradditoria, che però smaschera un atteggiamento contradditorio da parte di numerosi stranieri.

Altra denuncia, da ambito ancora leghista, segnala che, se molti stranieri regolari stanno andando via, molti stranieri irregolari e provenienti da aree non terremotate si sono infiltrati nelle tendopoli, o tentano di farlo, in maniera da godere dei servizi lì presenti, a detrimento degli aventi diritto, specie italiani.

Ora, ci chiediamo, la proposta ridicola e demagogica proveniente dal gruppo operante dietro il sito Stranieri in Italia pensa anche a questi infiltrati quando afferma che una regolarizzazione di massa aiuterebbe lo Stato, magari proprio per la ricostruzione post-terremoto? Come sapete, Gianluca Luciano, amministratore di Stranieri in Italia, ha proposto la regolarizzazione dei supposti 500.000 immigrati irregolari presenti in Italia, dietro pagamento di 500 euro. Da questo pagamento e dalle tasse dei nuovi lavoratori regolari verrebbe anche parte del denaro per la ricostruzione. Il 31 maggio, con nick-name Italiano, lasciammo, proprio su Stranieri in Italia, il seguente commento:

  • Intanto, quei 500.000 è da vedere come campano, ossia che tipo di lavoro fanno: quanti sono spacciatori, venditori abusivi, lavoratori edili alla giornata (che un giorno lavorano qui e l'altro altrove), venditori di rose, prostitute, protettori, ecc. Quindi, non ha senso lanciare proposte demagogiche come queste, che interesseranno solo una parte di questi presunti lavoratori. Inoltre, la ragione della presenza degli altri, lavoratori in nero, ma occupati più stabilmente e più canonicamente, lo sono in parte proprio in funzione del loro accettare il nero. Allora la soluzione è togliere il nero? Certo, ma da un mercato del lavoro ripulito, non è detto che se ne avvantaggerebbero quegli immigrati. Non è detto, tra l'altro, che ci sarebbero quei lavori. Inoltre, perché demagogicamente speculare sulle tragedie, come si propone qui, inventando un mercato nero del lavoro simile a quello regolare e solo da, come detto, ripulire? D'accordo che questo è un sito che campa sugli immigrati...

Nel frattempo, da un paio di giorni, abbiamo notato che su quel sito immigrazionista i commenti sono completamente spariti, e ormai è possibile commentare solo attraverso Facebook. Poco male! Rimane quanto detto: i presunti 500.000 immigrati irregolari, o quel che sono, che lavoro fanno? Come campano? O si fa una cernita delle varie figure e delle varie situazioni interessate, per capire cosa è lavoro regolarizzabile e cosa è irregolarizzabile, oppure si fa demagogia (e fermo restando che meno stranieri ci sono, meglio è. Comunque). Ma d'altronde abbiamo a che fare con immigrazionisti: la peggior specie di contaballe della storia terrestre.

  • Terremoto, l'Ong rimpatria 100 marocchini da Finale (Il Resto del Carlino, 25 maggio 2012)
Sono almeno 100 i marocchini residenti a Finale Emilia, in provincia di Modena, costretti a lasciare le loro case per il terremoto dello scorso fine settimana, che hanno deciso di rientrare oggi in Marocco. Ad organizzare il loro rimpatrio sono gli esponenti dell’Associazione dei marocchini nel mondo ‘Ambasciatori della Speranza’, che ieri hanno fatto visita, insieme all’ambasciatore del Marocco in Italia, Hassan Abouyoub, ai terremotati di Finale Emilia, portando aiuti e generi alimentari.

“Abbiamo ricevuto ieri la richiesta di aiuto per poter rientrare in patria da parte di piu’ di 200 marocchini solo in quella zona - spiega il coordinatore dell’associazione dei marocchini nel mondo, Khalid Moufidi - In poche ore siamo riusciti ad attrezzare due autobus che da Finale Emilia porteranno direttamente 100 persone in Marocco. Intanto altre associazioni in collaborazione con l’ambasciata del Marocco in Italia stanno pensando di organizzare voli charter per i nostri connazionali. In questo modo vogliamo aiutare anche la Protezione Civile italiana, che avra’ cosi’ un minore numero di persone da assistere”.

Nei giorni scorsi diverse associazioni marocchine emiliane, tra cui le moschee che fanno capo alla Confederazione islamica italiana, hanno prestato aiuti aprendo tende e portando viveri ai terremotati colpiti nelle province di Bologna e Modena.

  • Terremoto: Conf. Marocchini in Italia, chiarimenti su presunti aiuti Confederazione Islamica (AdnKronos, 22 maggio 2012)
"Apprendiamo dall'agenzia AKI che la Confederazione Islamica avrebbe fornito aiuti e assistenza alla popolazione emiliana colpita dal terremoto, con tende da campo ospitanti 500 persone. Alla Protezione Civile questa circostanza non risulta ma e' solo una conferma dei nostri sospetti di una bieca azione di comunicazione lobbistica. L'unico ringraziamento va alla protezione civile, che aiuta non solo i musulmani ma tutti i cittadini". Lo dichiarano in una nota esponenti della Confederazione dei Marocchini in Italia.

"Innanzitutto appare grottesca la notizia che vedrebbe 10.000 musulmani in terra emiliana quando le cifre ufficiali ne riportano solo 3.000 e in secondo luogo - dicono - non si capisce da dove provenga la notizia di aiuti che nessuno ha mai visto, peraltro a favore solo di musulmani e non di tutti. C'e' una strana puzza sotto questa storia -prosegue il comunicato- che altro non pare se non una mossa di comunicazione, peraltro assai ingenua e prevedibile, per accaparrarsi consenso e qualche sostanziosa offerta. Se poi la condiamo con la vicenda delle esequie del giovane operaio marocchino morto nel sisma, - proseguono - esequie alle quali il Consolato ha gia' provveduto autonomamente, il gioco e' fatto. Cosa c'e' sotto questa storia? Quale ritorno per chi annuncia notizie non corrispondenti al vero su fatti cosi' gravi? Su questa e altre vicende ad essa connesse ci riserviamo di chiedere chiarimenti alla Procura della Repubblica di Bologna perche' e' inaccettabile che la terra vittima di sciagure come questa diventi sempre zona franca, dove lo sciacallo e' padrone incontrastato. Anche attraverso collette e raccolte di fondi, che, ci teniamo a dirlo, sono vietate al di fuori del contesto istituzionale. Adesso - concludono - ci aspettiamo come sempre l'ondata di associazioni e confederazioni varie che si proclamano aiutanti e benefattori della popolazione musulmana colpita dal terremoto".

  • Terremoto e problemi di convivenza: piatto sbagliato al ragù, ed è il caos (La Gazzetta di Modena, 27 maggio 2012):
Le è stato servito per sbaglio un piatto di pasta con il ragù, e nel campo profughi si è scatenato un gigantesco e imbarazzante parapiglia.

Protagonista una ragazza di religione islamica, che l’altra sera ha accusato la mensa e la gestione del campo uno di piazza Mercato, di avere appositamente provocato l’incidente. Circostanza ovviamente falsa, dal momento che la Protezione civile di Trento, supportata dall’associazione carabinieri e dalla Forestale, sta invece gestendo in modo impeccabile il campo tra i più problematici di quelli presenti sul territorio, che ospita circa 350 persone.

«E pensare che qui siamo organizzati per fornire pasti specifici ai celiaci. La ragazza ha allungato il vassoio per un disguido», spiega uno degli addetti alla sicurezza.

Giustificazione e rammarico non sono bastati: la giovane magrebina quando ha visto il ragù in un piatto che doveva essere al tonno ha iniziato ad urlare. In pochi istanti si sono radunati parecchi suoi parenti e il clima si è immediatamente surriscaldato, con l’accusa di avere deliberatamente orchestrato la somministrazione vietata dai costumi islamici.

Così, ancora una volta, c’è voluta la pazienza e il peso delle forze in divisa per tornare alla normalità. Il tutto un paio di giorni dopo la rissa con accoltellamento tra magrebini, per la priorità nell’accesso a schede da 5 euro che Vodafone offriva nel campo.

«Venendo in Emilia, francamente non ci aspettavamo di dover affrontare questo tipo di problematiche», commentavano ieri mattina alcuni dei volontari trentini del campo.

Tra l’altro sempre ieri mattina è stata eseguita la seconda disinfestazione della tenda nella quale erano stati ospitati alcuni magrebini. Persone affette da scabbia, e immediatamente avviate all’ospedale.

Al termine della seconda disinfestazione, eseguita da un gruppo specializzato di bonificatori arrivati da Venezia, la tenda sarà smontata e dovrà essere distrutta. Una operazione che sarà affidata al Comune di San Felice, dal momento che nè i trentini, nè i veneziani sono certo intenzionati a riprendersela.

  •  Le Maroc ne veut pas le retour des Marocains du monde (Bladi, 21 maggio 2012):
Environ 100.000 Marocains résidant en Europe auraient décidé de retourner vivre et travailler au Maroc à partir de la prochaine rentrée scolaire. L’éventualité ne serait pas bien bien accueillie par le gouvernement Benkirane, qui considère que le retour des MRE n’est pas une option pour le pays en proie à une crise économique depuis 2011.

A terme, ce sont plus de 150.000 Marocains résidant en Europe, qui compteraient retourner définitivement au Maroc, afin de fuir la crise économique dans leurs pays d’accueil, depuis près de deux ans.

En Espagne, où le taux de chômage a atteint 25%, 40% des immigrés marocains sont sans emploi, selon des rapports relayés par des médias espagnols, lesquels estiment à plus d’un million le nombre de Marocains vivant dans la péninsule ibérique.

Le même constat a été dressé en Italie, où vivent plus de 550.000 Marocains dans la pauvreté, l’exclusion et l’absence totale d’opportunités de travail. Des témoignages qui nous parviennent d’Italie parlent de milliers de Marocains ayant atterri à la rue depuis le début de la crise. Nombre d’entre eux se sont tournés vers la vente ambulante ou la contrebande pour survivre.

Mais le retour définitif de ces Marocains d’Europe entraînerait trop de problèmes d’intégration, d’éducation et de santé, d’après des sources du ministère chargé de la Communauté Marocaine résidant à l’étranger. 

  • Una regolarizzazione per pagare la ricostruzione dell’Emilia (Stranieri in Italia, 30 maggio 2012):
L’immigrazione ha già pagato un prezzo di sangue nel  terremoto dell’Emilia, con quattro operai stranieri morti tra le macerie delle loro fabbriche. Da centinaia di migliaia di immigrati, che ogni giorno lavorano nell’ombra, potrebbe però arrivare anche un enorme contributo alla ricostruzione.

Si stima che in Italia vivono mezzo milione  stranieri senza permesso di  soggiorno. Sono qui perchè hanno un lavoro che consente loro di mantenersi e  di vivere meglio che in patria, ma è un lavoro in nero, nelle case e nelle  imprese degli italiani. Non potrebbe essere altrimenti visto che per firmare un contratto serve un permesso di soggiorno.

Se sono così tanti  è anche perché l’attuale legge sull’immigrazione non  funziona. Ci vorrà tempo e fatica per cambiarla, ma basterebbe un  provvedimento di poche righe, una piccola deroga a norme rivelatesi  inefficaci, per dare un permesso di soggiorno a chi lavora. “Con una nuova  regolarizzazione, l’Italia non guadagnerebbe solo mezzo milione di nuovi  cittadini finalmente liberi di vivere alla luce del sole, ma anche una montagna di soldi da impiegare nelle zone colpite dal sisma” sottolinea Gianluca Luciano, amministratore unico di Stranieri in Italia.

Ipotizziamo un contributo forfettario di 500 euro a domanda,  come nella regolarizzazione del 2009. Con mezzo milione di  adesioni, lo Stato incasserebbe nel giro di pochi giorni duecentocinquanta  milioni di euro. Una cifra enorme, quasi cento volte più grande,  per citare  una proposta di queste ore, di quella che si risparmierebbe cancellando la  parata militare del 2 giugno.

Duecentocinquanta milioni sembrano però spiccioli in confronto a quanto  verserebbero d’ora in poi questi lavoratori alle casse dello Stato.  Cinquecentomila nuovi regolari, sono stime della Cgil, “valgono” cinque  miliardi di euro l’anno in tasse e contributi previdenziali: in piena crisi  economica e dopo la catastrofe di questi giorni chi ha il coraggio di  rinunciare a questo tesoro?  

  • Terremoto, gli stranieri scappano senza aiutare (Giornalettismo, 4 giugno 2012):
‘Sono davvero arrabbiato, e mi trattengo, nel constatare come nel momento del bisogno chi tanto ha ricevuto se ne vada sbattendo la porta’. E’ duro il capogruppo di ‘Lega Moderna’ a Modena, Nicola Rossi, ‘dopo avere letto l’invito dei consolati di Marocco, Tunisia e Peru’ ai connazionali di abbandonare le nostre zone colpite dal Terremoto e dopo avere ascoltato numerose segnalazioni di volontari che lamentano la poca collaborazione (spesso nessuna) degli stranieri nei lavori delle tendopoli’. Rossi, espulso nei mesi scorsi dalla Lega nord di Modena, aveva fondato a fine novembre con il collega Walter Bianchini il movimento politico ‘Lega moderna’.

NON GENERALIZZARE – ‘Non voglio generalizzare – aggiunge – e il comportamento di alcuni inevitabilmente danneggia tutti; ma i casi gia’ presentatisi di fuga, perche’ diversamente non la si puo’ definire, di extracomunitari che fino a ieri chiedevano la cittadinanza italiana supportati in questo dai nostri amministratori, mi fanno rabbrividire. Trovo incredibile che immigrati extracomunitari stiano abbandonando la provincia di Modena, il posto di lavoro e gli imprenditori, dopo tutto quanto la nostra societa’ ha fatto e fa per loro. Quello che per loro era il paradiso ora e’ diventato l’inferno, ed anziche’ mettersi a disposizione nel momento del bisogno per iniziare a ricambiare per il trattamento spesso privilegiato ricevuto dalle amministrazioni locali, ringraziano scappando’.

  • Terremoto in Emilia, fuggono gli stranieri che lavorano Tendopoli invase da disperati (Gianpaolo Iacobini, Il Giornale, 2 giugno 2012):
E dopo il terremoto, è emergenza migranti: gli operai extracomunitari delle fabbriche emiliane tornano nei Paesi d'origine. Al loro posto, arrivano stranieri disperati. Che occupano le tendopoli e lasciano senza brande né pasti gli abitanti del luogo.

È anche questo lo sciame sismico che da settimane semina panico e morte e scuote il cuore produttivo dell'Italia. La terra che trema porta via il lavoro. Agli italiani e alle migliaia di lavoratori dalla pelle scura che coi cancelli delle fabbriche chiusi meditano di far ritorno in Patria, con le famiglie e col bagaglio di competenze professionali acquisito negli anni.

A San Felice sul Panaro, ad esempio, sono già 300 le mogli e i figli di braccianti, carpentieri e operai di nazionalità marocchina che hanno optato per il rimpatrio. E il governo tunisino, attraverso il primo ministro Hamadi Djebali, ha annunciato l'attivazione di un ponte aereo per riportare oltre il canale di Sicilia, «se lo vorranno, i connazionali residenti nelle zone d'Italia interessate dal terremoto». «Algeri e Casablanca sono le mete più richieste », conferma la titolare dell' agenzia di viaggi attiva a Cavezzo: «Le prime a partire sono le donne e i bambini. I mariti dicono di voler attendere qualche giorno per vedere come andranno le cose, ma in molti già hanno prenotato». Insomma, un'emorragia di braccia e, in molti casi, anche di cervelli, che non sfugge ai palazzi romani: «Il permesso di soggiorno per gli stranieri che hanno perso il lavoro a causa del terremoto in Emilia non scadrà dopo 6 mesi, ma dopo 12», ha fatto sapere il prefetto Mario Morcone, capo di gabinetto del ministro per la cooperazione, nel tentativo di arginare la fuga.

Neppure una parola, invece, l'Esecutivo Monti spende sull'altra faccia della medaglia. Sul solco che il terremoto scava e nel quale come formiche si spostano altri migranti. Quelli senza fissa dimora, né un'occupazione, che da ogni angolo del Nord si stanno dirigendoin massa verso le aree colpite dal sisma. «Qui a Medolla», testimonia una veterinaria in cambio dell'anonimato, «l'80% delle tendopoli è occupato da extracomunitari. Per carità: molti sono d'aiuto, ma specie tra i musulmani ve ne sono tanti che protestano persino per il cibo, perché nel ragù c'è carne di maiale ». Ma c'è dell' altro: «C'è gente che ha chiamato i parenti da altre parti d'Italia, come fosse una festa alla quale invitare ospiti. Il risultato? Molti cavezzesi si vedono dare 3 euro al dì e non hanno neppure dove dormire. E pensare che lo Stato ne spende 35 al giorno per quelli che sbarcano a Lampedusa. Non chiediamo di essere trattati meglio di loro, ma che ci trattino allo stesso modo». E mentre nel comprensorio si diffondono voci di casi di scabbia e di tubercolosi, l'indignazione trova riscontro qualche chilometro più in là. A Mirandola e a Finale Emilia i Carabinieri sono dovuti intervenire in più di un'occasione per riportare la calma. «La tensione è palpabile», racconta a un posto di blocco il capitano dell'Arma Giorgio Feola, coi suoi uomini impegnato nelle attività antisciacallaggio. «Posti letto e servizio mensa sono i momenti critici della giornata: le lunghe fila che si formano spesso sono animate da liti e scontri innescati dalla massiccia presenza di extracomunitari provenienti da altri paesi ».Il fenomeno,già segnalato dalle cronache locali, è stato ieri ufficialmente denunciato dalla Lega.

Che col parlamentare parmense Fabio Rainieri, in una lettera inviata a prefetti e questori delle zone interessate dal sisma, ha invitato a «monitorare la presenza di extracomunitari nei campi di accoglienza: in un momento come quello che le nostre terre stanno vivendo, è doveroso evitare che extracomunitari irregolari provenienti da altre parti del Paese possano cercare di trarre un beneficio personale dal dramma che ha colpito l'Emilia, godendo di eventuali stanziamenti previsti dal Governo, dalla Regione e dalle istituzioni preposte». Cronache italiane, ai tempi del terremoto che sconvolse l'Emilia.

domenica 27 maggio 2012

Scontri a Patrasso

Scontri a Patrasso: un segno dei tempi (e che siano gli ultimi per i/le vari/e Christine Lagarde di questa epoca)

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Dice Christine Lagarde, attualmente a capo del Fondo Monetario Internazionale, di avere molta più simpatia per i bambini africani che per i bambini greci. Sì, proprio così! Lei dice che pensa sempre, ogni giorno, ai bambini di un villaggio nigeriano, piuttosto che a quelli greci, perché i primi sarebbero più svantaggiati.

Certo, aggiunge Lagarde [nella foto sotto, in versione abbronzata (forse per il troppo pensare agli africani?)], pensa anche ai greci: pensa, infatti, ogni giorno ai genitori di quei bambini greci, e li accusa di voler sfuggire le tasse. Gli si fa ancora notare: ma le condizioni dei bambini in Grecia?! E lei: la responsabilità è dei loro genitori. Paghino le tasse!

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Ora, che le tasse non pagate siano la causa della crisi greca è, al novanta percento, una cretinata (come anche in Italia. Come ovunque). Molto prima vengono il debito pubblico (con vari distinguo), la classe politica, la Goldman Sachs che aiutò a truccare i conti, l'Unione Europea non vigilante... Ma la Lagarde, che dice di non sentirsi europea quando lavora al FMI (non ne dubitavamo), deve mettere, gratuitamente, in competizione ricattatoria i nostri bambini greci contro piccoli allogeni sperduti in qualche accidente di villaggio subsahariano, nello stile tipico del globalismo, che sparge disastri, per poi vantare attenzioni, più o meno false, più o meno viscide, ma sempre poco costose, ai più distanti nel mondo (dicono di guardare agli ultimi, ma, intanto, non fanno alcunché per i loro prossimi. Neanche per i loro prossimi).

It's payback time: don't expect sympathy - Lagarde to Greeks (Larry Elliott + Decca Aitkenhead, The Guardian, 25 maggio 2012)

Christine Lagarde: can the head of the IMF save the euro? (Decca Aitkenhead, The Guardian, 25 maggio 2012)

E, allora, perché stupirsi se la gente comune incomincia a stufarsi dei soliti partiti, personaggi, istituzioni, retoriche, luoghi comuni, ecc.? Ha voglia Jose Manuel Barroso, presidente della Commissione Europea, a parlare di vigilanza rispetto al partito di estrema destra greco Alba Dorata, come se fosse questo il problema e non proprio la Commissione Europea [17 maggio 2012] o l'Unione Europea nel suo complesso, che proprio perché non ha vigilato, nell'interesse dei popoli e dei cittadini europei, ha prodotto, essa stessa, la crisi che colpisce l'Europa.

E, allora, perché stupirsi se la violenza rischia di aumentare? Se qualcuno si stupisce o si scandalizza per le violenze seguite all'uccisione del trentenne Thanasis Lazanas, ucciso, dopo una semplice discussione, da tre immigrati irregolari, è un povero idiota. L'aumento indiscriminato di stranieri va di pari passo, nella non-civiltà contemporanea, con l'aumentata indifferenza politico-economica e culturale per i propri cittadini. Allo stesso modo, violenza xenofoba e violenza antagonista, come reazioni a quelle situazioni, possono benissimo aumentare e persino giungere, un giorno, a fondersi assieme.

Il partito di estrema sinistra SYRIZA, possibile vincitore delle ormai prossime ed ennesime votazioni politiche greche, non ha alcuna politica di contrasto all'immigrazione irregolare e di massa. Thanasis Lazanas è stato ucciso da tre afghani, due dei quali sicuramente denunciati in precedenza, con obbligo di abbandonare la Grecia (circa un mese fa). Obbligo come sempre disatteso, non perché non sia possibile il contrasto, ma proprio perché non esiste il contrasto stesso. SYRIZA pensa di poter governare in futuro il Paese, in piena crisi, lasciando entrare tutto il mondo (la Grecia è, tra l'altro, una delle porte principali, se non la principale, per l'ingresso in Europa di immigrati irregolari), come hanno lasciato fare in precedenza gli altri partiti politici? Come, già detto, la popolazione greca sta dimostrando di essere stufa sia di chi l'ha condotta al disastro socio-economico, sia del dover mantenere masse crescenti di allogeni [vedere anche l'articolo del 14 aprile 2012].

Qui alcune foto dalle manifestazioni contro gli immigrati: Anti-immigration protest by Patras residents ends in violence (Menelaos Mich, Demotix, 22 maggio 2012)

Qui un po' di foto da una successiva manifestazione pro-immigrati e contro Alba Dorata (tanto per fare un confronto): Anti-fascist gathering at Olgas Square in Patras - Greece (Menelaos Mich, Demotix, 25 maggio 2012)

I due aspetti corrono paralleli, più di quanto si voglia ancora confessare. Da questo nascono le violenze di cittadini comuni e di appartenenti all'Alba Dorata, scatenate a Patrasso contro gli immigrati, nei giorni passati. Da questo verrà anche... il futuro.

  • Foreign national arrested, two more wanted, in stabbing death of Greek man in Patras (The Athens News Agency, 22 maggio 2012):
Police in the western port city of Patras on Monday arrested a 17-year-old illegal immigrant from Afghanistan and two more Afghanis, one of them also 17 years of age, are wanted in the stabbing death of a 30-year-old Greek man [Thanasis Lazanas, ndr] at dawn Saturday.

The 30-year-old had been found fatally injured at a short distance from his home in the village of Itea at dawn on Saturday with six stab wounds in the chest and rib cage, and died in hospital a few hours later.

A police investigation turned up that the three 17-year-old Afghani nationals had gotten into an argument with the victim outside the latter's home in the small hours of Saturday, and the victim followed them and a second argument ensued, during which the three stabbed the Greek man at least six times before fleeing.

Police tracked down and arrested one of the assailants, while the other two are wanted. The two 17-year-olds had been arrested a month earlier for illegal entry and residence in Greece, and had been given a deadline to leave the country.

  • Patra clashes are a sign (Kathimerini, 25 maggio 2012):
The sometimes violent clashes that have been observed in the western port of Patra over the past few days, between police and protesters angry at the large number of undocumented migrants who have grouped there in an effort to move on to other parts of Europe, as well as attacks by protesters on the migrants themselves, are a clear indication of the side effects of rampant illegal immigration on a society.

When the state is nowhere to be found in terms of protecting the country’s borders and the safety of its citizens, it will inevitably lead some people to aberrant behavior and illegal actions, which cannot be justified in any civilized country.

Greece’s main political parties appear to share a similar stance on the matter of illegal immigration. Now they must come together to draw up a strategy for improving the situation, with the help of the European Union.

Failure to deal with the issue of stemming new arrivals of undocumented migrants and managing the illegal migrants that are already here will inevitably lead to more violence of the kind we have seen in Patra.

  •  ND attacks SYRIZA position on illegal migration (The Athens News Agency, 25 maggio 2012):
In the wake of anti-migrant riots in Patras spurred by the death of a local man knifed by Afghan illegal immigrants, the New Democracy party on Thursday attacked the Coalition of the Radical Left (SYRIZA) party over its positions on illegal migration.

ND spokesman Yiannis Mihelakis noted that the violent incidents were incited by extremist groups, such as the "far-right Golden Dawn and groups of Leftists", and stressed that such extremists that took the law into their own hands did not provide solutions to the problems and by inciting lawlessness, violence and chaos created greater dangers.

"Equally dangerous are all those that - with SYRIZA in the forefront - want Greece to be unguarded against illegal migrants," Mihelakis continued.

"SYRIZA cannot, at a time when illegal migration is turning into an asymmetrical threat, to promise 'expansion of the definition of asylum and its rapid provision' or, in other words, mass legalisation. It is odd for them to speak of a demilitarisation of the coast guard. And it is at least provocative, in a country with more than one million unemployed, to promise that it will hand out unemployment benefits 'gradually to 80 percent of the last wage in the first two years' to 1.5 million illegal migrants 'until they find a job'," Mihelakis said.

Such positions proved, once again, that SYRIZA was "irresponsible and dangerous on issues concerning the safety of citizens as well," the spokesman added.

domenica 20 maggio 2012

Cristiani e mondo anglo-americano

Cristiani e mondo anglo-americano: sempre più "progressisti"?

Nell'intervento dedicato all'elezione del socialista francese François Hollande [8 maggio 2012] abbiamo segnalato uno spostamento di voti cattolici, rispetto alle precedenti presidenziali del 2007, dal campo repubblicano, appunto, a quello socialista. Vediamo ora un po' di dati sparsi provenienti dal mondo britannico e statunitense, per rimarcare quanto il "progressismo" sia parte del mondo cristiano attuale (con tutto quello che ne consegue, senza che lo stesso sembri rendersene ancora pienamente conto, dato che un conto è la secolarizzazione della società nel suo complesso, un conto è la secolarizzazione delle stesse comunità cristiane).

Regno Unito

Secondo una recente ricerca britannica, effettuata dall'istituto di ricerca Demos, le varie comunità religiose, non solo quindi quelle cristiane, sarebbero maggiormente orientate al mondo politico progressista, piuttosto che a quello conservatore, a differenza di chi non è religioso. In realtà, tra le varie comunità, alcune differenze ci sono, in particolare per ciò che concerne il voler interagire con chi appartiene ad altre realtà culturali e religiose, dato che l'apertura verso gli "altri" è soprattutto prerogativa dei cristiani e meno di maomettani e induisti [pag. 35 della ricerca].

I gruppi religiosi sono meglio disposti nei confronti degli immigrati, mostrando, inoltre, ma possiamo immaginare che la cosa riguardi in maniera particolare i cristiani, un maggiore interesse per problematiche sociali di vario genere, così come una maggiore propensione all'impegno in prima persona, che si tratti di impegno politico, di diritti umani, di diritti delle donne, ecc. Viene rimarcata, inoltre, una maggiore preferenza per l'eguaglianza sociale, piuttosto che per la libertà individuale. Da ciò deriva, secondo gli autori della ricerca, come l'appartenenza religiosa rappresenti un elemento di particolare interesse per ogni elezione politica per quei candidati che portano avanti istanze progressiste.

Faithful Citizens (autori dello studio Jonathan Birdwell e Mark Littler, Demos, aprile 2012)

USA

Spostando l'attenzione negli Stati Uniti, può essere interessante vedere alcuni dati tratti da una ricerca dedicata al mondo ispano-americano lì immigrato, in quanto confrontati con analoghi dati nazionali e in quanto riguardanti una comunità immigrata in forte e costante crescita. Si vedano, ad esempio, le tavole 4.5, 4.6 e 4.7, dedicate rispettivamente alle idee politiche generali, alla percezione dell'omosessualità e all'aborto.

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Come si vede dalle tavole proposte, il mondo cattolico tende ad essere più moderato o liberale rispetto ai protestanti, in particolare agli evangelici, più propensi ad idee conservatrici, tendendo i cattolici ad essere ancora più tolleranti sulle singole questioni segnalate dell'omosessualità e dell'aborto.

When Labels Don’t Fit: Hispanics and Their Views of Identity (autori dello studio Paul Taylor, Mark Hugo Lopez, Jessica Hamar Martínez e Gabriel Velasco, Pew Research Center, aprile 2012) [in PDF]

Come ulteriore sondaggio, si può vedere il sito dell'ARDA, l'Association of Religion Data Archives, su una indagine riguardante appartenenza religiosa e visione della società nel 2010. Vi troverete oltre un centinaio di domande e risposte da incrociare tra loro per avere una visione di quanto il dirsi protestanti (al 42%), cattolici (al 23%), o altro non corrisponda più a idee definibili come conservatrici (in senso propriamente religioso o in senso politico).

Religion and Public Life Survey, 2010 (Pew Research Center via ARDA, luglio-agosto 2010)

  • Christians 'more likely to be leftwing' and have liberal views on immigration and equality (Daily Mail, 8 aprile 2012):
People who believe in God are more likely to be leftwing, according to a new study.

The research, carried out by thinktank Demos, rubbishes the assumption that faith groups tend to be more conservative.

Instead it argues that people with faith are more likely to take centre-left
positions on issues including immigration and equality.

Jonathan Birdwell, author of the Finding Citizens report, writes: 'The report presents two key findings.

'First, religious people are more active citizens – they volunteer more, donate more to charity and are more likely to campaign on political issues.

'Second, and more counter-intuitively, religious people are more likely to be politically progressive.

'They put a greater value on equality than the non-religious, are more likely to be welcoming of immigrants as neighbours and when asked are more likely to put themselves on the left of the political spectrum.'

Based on its findings, the report recommends that politicians should work with faith groups on issues which they are engaged with, including immigration, women's rights, international development, the environment and youth youth.

It also argues that faith groups will be key to any future, election-winning, coalition.

Mr Birdwell writes: 'Many Britons continue to see faith as a moral refuge from the otherwise nihilistic, dog-eat-dog values of consumerist, capitalist democracies.

'The arguments of Richard Dawkins and Christopher Hitchens only seemed to retrench people’s religious views, with many recoiling at the perceived arrogance and dogmatism of this so-called ‘militant’ atheism.'

The report, based on an analysis of the European Values Study, found that 55 per cent of people with faith consider themselves on the left of politics compared with 40 per cent on the right.

Forty one per cent of people who believe in a faith would place equality before freedom compared with just 36 per cent of those who are not religious.

However, religion among young people appears to be in decline with nearly two thirds of 18 to 24-year-olds claiming they do not believe in a religion compared with under one third of people aged 65 and over.

giovedì 17 maggio 2012

La tentazione turca

La tentazione turca: un gioco di specchi, per nascondere la realtà

Lo sapete, Mario Monti ha affermato che l'Italia (ossia quel Paese, il nostro, che non ha votato per avere come premier lo stesso Monti) vorrebbe la Turchia nell'Unione Europea. Secondo l'uomo della Trilaterale, il Paese anatolico costituirebbe una integrazione dinamica nel consesso europeo, da un punto di vista economico, demografico e geopolitico.

Negli ultimi anni, sia per la freddezza di alcuni Stati, come l'Austria e, ovviamente, Cipro, sia per la freddezza di alcuni Governi, come quello francese guidato da Nicolas Sarkozy, la questione dell'integrazione turca nell'UE era rimasta in sospeso. Oltre a ciò, la Turchia, a guida Erdogan, si stava mostrando al mondo come un centro d'influenza geopolitico, capace di riequilibrare il potere occidentale e israeliano, senza necessariamente entrarvi in conflitto, ma rappresentando un potere alternativo a quelli nell'area mediorientale.

Questo sino a ieri. Negli ultimi mesi le cose sono cambiate ed ecco riemergere la tentazione turca, intesa in due sensi. Da un lato, l'Unione Europea mostra nuovi segnali pro-Turchia, sia per le citate parole del premier italiano, sia per la mancata rielezione di Nicolas Sarkozy, oppositore alla Turchia in Europa, sia per la sconfitta elettorale di Angela Merkel, altra oppositrice alla Turchia, nel Nord Reno-Westfalia, con l'avanzare di politici meglio disposti rispetto all'integrazione turca (con riferimento, in particolare, al francese François Hollande).

Da questo punto di vista, va anche segnalato il documento della Commissione Europea 2012/0076 NLE, denominato (in maniera contorta e goffa):
Proposta di DECISIONE DEL CONSIGLIO sulla posizione da adottare a nome dell'Unione europea in seno al consiglio di associazione istituito dall'accordo che crea un'associazione tra la Comunità economica europea e la Turchia in merito alle disposizioni per il coordinamento dei regimi di sicurezza sociale [presenti, nel collegamento, varie traduzioni nei formati HTML, PDF o DOC]

Il documento, datato 30 marzo 2012, prevede, in pratica, l'estensione per Turchia, San Marino, Montenegro e Albania di analoga decisione assunta nel 2010, riguardante Algeria, Marocco, Tunisia, Croazia, Repubblica jugoslava di Macedonia ed Israele, allo scopo di facilitare l'inserimento dei rispettivi lavoratori immigrati nei Paesi dell'Unione Europea, senza alcun tipo di discriminazione possibile e con pieni diritti. In pratica, per un lavoratore turco o marocchino o israeliano o altro, i diritti saranno gli stessi di un qualunque cittadino italiano o di altra nazione europea dell'UE, con la sola condizione che i Paesi citati sopra offrano altrettanta apertura (come se un lavoratore olandese o tedesco potesse essere particolarmente interessato a spostarsi in Turchia o Marocco o Albania).

Si veda anche: I turchi nell’UE economica hanno gli stessi diritti dei residenti UE, Slog via traduzione su EFFEDIEFFE, 10 aprile 2012.

Considerando la situazione greca, col rischio della sua uscita dall'UE, o la disoccupazione giovanile che sempre in Grecia o in Spagna o in alcune regioni italiane raggiunge anche il 50%, sapere che la Commissione Europea, ossia un organo non-eletto, ma con potere legislativo e col potere di sanzionare gli Stati non recepenti le direttive comunitarie, si preoccupi di lavoratori non europei è un'altra delle assurdità di questa piovra mortifera che risponde al nome di Unione Europea.

Dall'altro lato, la Turchia stessa ha ripreso a guardare con altri occhi l'Occidente. Il 20 e 21 maggio, a Chicago ci sarà il vertice NATO, in cui si confermerà il completamento della prima fase del sistema missilistico di difesa nucleare, a cui ha deciso di partecipare anche la Turchia dal settembre 2011, ospitando, nel proprio territorio, il sistema di rilevazione radar.

Tale decisione indica un cambio di rotta importante nei rapporti con l'Occidente e rappresenta la fine della dottrina turca definita "zero problemi con i vicini", sostituita da un atteggiamento critico rispetto a certi regimi e da un atteggiamento simile a quello statunitense, di interferenza nelle altrui questioni. Ciò spiega i rapporti attuali con la Siria, trovatasi non solo scossa dal terrorismo importato dalla Penisola arabica e dai movimenti sponsorizzati dalle amministrazioni occidentali, ma anche dalla pressione del Governo di Ankara.

Sul sito di informazione geopolitica Dedefensa [vedere articolo più avanti] vengono ospitate alcune opinioni del diplomatico indiano M K Bhadrakumar, il quale, molto acutamente, fa notare come la Turchia sia passata, in un solo anno, da una ipotetica indipendenza e centralità geopolitica a poter essere causa dello scatenamento di un conflitto armato in Medio Oriente per proteggere il proprio confine siriano, divenendo perciò strumento della NATO (che con l'articolo 5 prevede l'intervento militare di tutti i suoi membri, se uno solo viene attaccato).

Come mai questo cambiamento nell'atteggiamento turco? Possiamo ipotizzare che molto sia dovuto alla Primavera Araba, ossia al timore di una estensione di tale fenomeno eterodiretto anche in territorio turco, con tutti i rischi che ciò comporterebbe.

Un'altra ipotesi è quella legata alla questione economica. La Turchia, infatti, è considerata una economia a forte crescita, a livelli quasi cinesi. Eppure esistono analisi alternative, che mettono in discussione la salute e la tenuta di quei livelli. Tali analisi (in parte contestate, perché portate avanti spesso da personalità ebraiche, quindi reputate "interessate") affermano che l'economia turca sia drogata. La crescita è dovuta al forte finanziamento delle banche da parte dello Stato, con una altrettanto forte politica di concessione di crediti al consumo, ma non alla produzione. Sembrerebbe, in pratica, lo scenario di una bolla futura. Inoltre, nonostante su alcuni mezzi d'informazione, specie italiani, si continui a parlare di crescita economica all'8% (dato del 2011, in realtà), le stime per il 2012 sono, sia per la Banca Mondiale, sia per la Banca Centrale Turca e per la Turkish Industry & Business Association, al 3 o al 4%, quindi decisamente più basse.

Report: Turkey most vulnerable to Eurozone shocks (The Southeast European Times, 5 marzo 2012)

Dopo il miracolo il collasso economico: la Turchia come l’Argentina? (Dan Segre, dal suo blog su Il Giornale, 30 dicembre 2011)

Ankara's "Economic Miracle" Collapses Changes in Turkey (David P. Goldman, Middle East Quarterly, Inverno 2012)

Instant obsolescence of the Turkish model (Spengler, Asia Times, 11 agosto 2011)

Recall notice for the Turkish model (Spengler, Asia Times, 10 gennaio 2012)

Worsening growth prospects for the global and Turkish economies (Asim Erdìlek, Today's Zaman, 26 gennaio 2012)

Che sotto-sotto vi siano timori sottaciuti per l'economia turca a rendere Ankara meno incline all'indipendenza e, allo stesso tempo, l'Unione Europea, come parte del campo occidentale, a temere meno l'integrazione/annessione della penisola anatolica?

  • Impressions de la catastrophique énigme turque (Dedefensa, 30 aprile 2012):
Le diplomate indien devenu commentateur M K Bhadrakumar est un esprit plein de sagesse. Bien que l’on puisse se trouver en désaccord avec certaines de ses analyses (c’est notre cas, pour ce qui concerne son analyse de la stratégie US et de l’état des USA, et des relations des USA avec la Russie), il existe des thèmes fondamentaux où sa sagesse rencontre son expérience pour nous éclairer de son brio. C’est le cas des relations entre pays du BRICS, de la stratégie du BRICS, de l’Inde, etc. C’est aussi le cas, et c’est là notre propos, de la Turquie, où M K Bhadrakumar fut ambassadeur de l’Inde.

Il est actuellement en séjour en Turquie, où il retrouve beaucoup d’amis, et d’où il peut nous livrer des analyses du plus haut intérêt sur la Turquie, – à l’heure où l’on peut se demander avec insistance : mais quelle mouche a donc piqué la Turquie ? – lorsqu’on songe à la position actuelle de ce pays dans sa politique internationale, par rapport à ce qu’elle était, par exemple, l’été dernier… C’est effectivement, nous semble-t-il, la question que le diplomate-commentateur se posait avant d’arriver dans ce pays. D’où l’intérêt de ses réponses, brèves mais très denses, sur la situation en Turquie, dans deux textes qu’il met en ligne sur son blog personnel, Indian Punchline.

• Dans le premier texte, le 27 avril 2012 ( http://blogs.rediff.com/mkbhadrakumar/2012/04/27/turkey-risks-losing-its-good-times/ ), il nous décrit, assis à une de ses terrasses favorites d’Istanboul, face au Bosphore, l’exceptionnelle réussite actuelle de la Turquie, du point de vue intérieur, économique, social et culturel, ce qui constitue un triomphe pour Erdogan et son parti. Puis, soudain, vient la réserve majeure que nous attendons tous, bien entendu, – et quelle réserve… (Nous nous permettons de souligner de gras une remarque qui nous paraît de la plus haute sagacité, que nous utiliserons pour notre commentaire.)

«…But Turkey is getting things horribly wrong in its foreign policy. The curious thing is that Erdogan’s foreign policy lacks a national consensus and yet this politician who is an ardent democrat is nonchalantly pressing ahead. The intellectuals I met are aghast that Turkey is reclaiming its Ottoman legacy and is needlessly getting entangled in the Muslim Middle East.

»Yesterday, there was a passionate debate in the Turkish parliament over Erdogan’s Syria policy. I am told that not only the Kemalists but also the ultra-nationalists and even the Kurdish party from the eastern region of Turkey were critical that Turkey is interfering in Syria and it is going to provoke a vicious backlash. But FM Ahmet Davitoglu came up with a spirited defence. He said something like, ‘Turkey owns, leads, serves the new Middle East’.

»Haven’t I heard this bravado before? Yes, I used to hear this in the cocktail circuit in Ankara during the tragic Bosnian war. Turkey used to fancy that it was going to ‘own, lead and serve’ the new Balkans. Pray, what happened? Funnily, the Balkans and Central Europe aren’t Turkey’s backyards by any reckoning. They are not even America’s. If newspaper reports are to be believed, they are probably going to be China’s backyard. Not 6 or 10, but sixteen heads of governments travelled to Warsaw from far and wide in the Balkans and Central Europe to greet Premier Wen Jiabao. Yes, these were ‘New Europeans’ who were supposed to be America’s vassals.

»Isn’t Turkey following the footsteps of the US — getting bogged down in quagmires some place else where angels fear to tread, and somewhere along the line losing the plot? I feel sorry for this country and its gifted people. When things have been going so brilliantly well, Erdogan has lost his way.»

• Deux jours plus tard, le 29 avril 2012 ( http://blogs.rediff.com/mkbhadrakumar/2012/04/29/turkey-in-a-middle-eastern-fantasyland/ ), M K Bhadrakumar nous fait un rapport succinct d’une conférence du principal parti d’opposition, le Parti Républicain du Peuple (CHP), et de sa verte et superbe critique de la politique extérieure d’Erdogan, essentiellement de sa catastrophique politique syrienne, confirmant les impressions rapportées plus haut… «The deputy head of CHP, Faruk Logoglu (who used to be the head of the foreign ministry during my tenure as ambassador in Ankara) made some exceptionally sharp criticism against the Recep Erdogan government’s Middle East policies. He called them ‘dangerous fantasy’. Turkish discourses have acquired great transparency — ironically, a legacy of the Erdogan era. Logoglu was blunt about Turkey’s covert help to Syrian fighters opposing the regime in Damascus.»

Puis il poursuit en approuvant («There is merit in the criticism that Turkey is in a fantasyland, regarding itself as a role model for the Middle East…»), puis en rapportant l’un ou l’autre débat en cours. M K Bhadrakumar n’hésite pas à montrer la dérision de la chose, puisqu’il s’agit d’un débat sur le port du foulard par les femmes, et quand, et où, – voilà qui nous rappelle nos activités à nous, dans le bloc BAO, – et cela au milieu de la tempête qui secoue le monde… Dérision, dérision…

«I believe, the women’s wing of the ruling party Justice and Development Party demanded yesterday that Turkish women should be allowed to wear headscarves in all public places and that the state should “stop imposing secularism”. But it made a distinction: while women members of parliament should be allowed to wear headscarves, women serving in the judiciary, security establishment and schools and colleges should continue to be barred from wearing headscarves. Again, while teachers shouldn’t wear headscarves, students should be free to wear them.

»I am foxed at such hair-splititng. So are my stylish Turkish friends who of course like to defiantly flaunt their lovely blond hair. Why is Turkey wasting its time over archaic issues in the second decade of the 21st century?»

Alors, la Turquie est-elle encore une énigme ? Catastrophique dans sa politique étrangère, sans aucun doute, mais énigme, finalement, certes pas… Il y a neuf mois, tout semblait promis à la Turquie et à son triomphant Premier ministre. En septembre 2011, il fit une tournée qui, à son escale égyptienne, sembla concrétiser un rôle nouveau, fondamental, pour la Turquie dans la région (voir notamment le 14 septembre 2011) ( http://www.dedefensa.org/article-barack_erdogan_la_rock_star_du_caire_14_09_2011.html ). Aujourd’hui, elle est embourbée dans une politique maximaliste absurde en Syrie ; une politique sans la moindre substance, appuyée sur des contre-vérités, produisant des effets contradictoires dévastateurs ; une politique déstructurante, dissolvante, embrassant les pires vanités idéologiques du bloc BAO inféodé au parti des salonards, politique trompeuse, fabriquée, imitant la stupide lourdeur des poussières de monarchies du Golfe, croulant sous le poids de la corruption, de l’argent et de la sclérose du plus trompeur et du plus faux des conservatismes, le conservatisme faussaire de la corruption qui conduit à la dissolution des structures et des principes ( http://www.dedefensa.org/article-assange_face_au_parti_unique_des_salonards_20_04_2012.html ) ( http://www.dedefensa.org/article-de_la_guerre_qui_n_a_pas_eu_lieu_en_syrie_02_04_2012.html ). Le pire est que cette politique syrienne se répand comme une métastase et infecte tout le reste de la politique extérieure turque.

Le tournant profond effectué par la Turquie, après une préparation d’une décennie, eut lieu en 2009-2010. Il fut essentiellement appuyé sur une attitude brusquement critique d’Israël, et une nette prise de distance des USA (l’un ne va pas sans l’autre) et du bloc BAO. C’est cette évolution qui valut à Erdogan son triomphe du Caire, et la position évidente de dirigeant musulman le plus populaire dans le Moyen-Orient, auprès des masses arabes, une sorte de successeur de Nasser dans cet art difficile de l’influence et du charisme. Puis vint l’affaire syrienne. Nous avancerions l’hypothèse que la direction turque, Erdogan et son ministre des affaires étrangères principalement, s’engagèrent dans ce guêpier selon deux conceptions d’analyse ; celle qu’avec une telle popularité, une telle influence, la Turquie était désormais le pays dominant par excellence de la région, celui par qui passent toutes les formules et les démarches de règlement, et cela valant aussi bien, naturellement, pour la Syrie ; celle qu’avec les relations (excellentes alors) existantes avec la Syrie, il s’agirait d’une partie facile, qui devrait s’accompagner de réformes significatives de la direction syrienne. La démarche se heurta à la résistance d’Assad, et notre appréciation est que l’attitude impérative de la Turquie vis-à-vis de la Syrie tint une bonne part de l’échec d’un arrangement éventuel. Erdogan réagit avec intransigeance, à partir d’une position personnelle marquée par cette faiblesse terrible des puissances trop vite affirmées, et manquant de la retenue que donne la sagesse ; en fait de sagesse, Erdogan montra cet hubris caractéristique, qui le conduisit à la rupture puis au maximalisme à l’encontre d’Assad, jusqu’à l’absurde situation présente. C’est ce que M K Bhadrakumar définit par ce jugement : «Erdogan has lost his way…»

Aujourd’hui, la Turquie, qui prétendait régenter le Moyen-Orient dans l’ordre nouveau du “printemps arabe”, se retrouve du côté des perturbateurs et des déstabilisateurs, effectivement embourbée dans la dangereuse proximité d’une guerre civile rampante, et continuellement poussé à une surenchère stérile… C’est ce que M K Bhadrakumar définit par cet autre jugement : «Turkey [is] following the footsteps of the US.» Pire encore, puisque la Turquie n’a pas la position de force des USA ; la voici réintégrant la dynamique des pays du bloc BAO, allant jusqu’à menacer (?) de faire jouer l’Article 5 de l’OTAN pour “protéger” sa frontière syrienne… Le grand pays rénovateur et émancipateur du Moyen-Orient d’il y a un an qui serait l’instrument direct de l’intervention de l’OTAN au Moyen-Orient ! Le comble du gâchis, au-delà de la maladresse, pour un avantage net dont on cherche en vain les premiers signes ; Erdogan n’a peut-être plus intérêt à aller tester sa popularité au Caire, aujourd’hui. Le reste va à l’avenant : des relations beaucoup plus tièdes avec la Russie et l’Iran, sans aucun avantage réel par ailleurs (les relations avec les monarchies du Golfe ne représentent aucune assurance, ces pays entretenant une politique extérieure de fortune, eux-mêmes assiégés par leur propre instabilité et leur illégitimité).

On dirait que la Turquie d’Erdogan, qui s’était superbement échappée du Système, est retombée dans ses rets, jusqu’à ses dérisoires débats type “droitdel’hommisme” des société “modernes” dignes de nos pauvres pays européens, – comme si elle avait été piquée, quelque part depuis la fin de l’été 2011, par la tarentule de la modernité. Même si son côté l’emportait en Syrie, – et nous en sommes loin, – Erdogan n’aurait fait alors qu’installer une instabilité dangereuse sur ses frontières, au-delà de tous les calculs savants des géopoliticiens et des connaisseurs des nuances diverses du monde musulman. Ici comme ailleurs dans toutes les crises qui touchent le monde arabo-musulman, ce n’est pas un de ces conflits pleins de nuances et d’intérêts régionaux autant que d'attirance pour des ressources diverses qui est en cours en Syrie, mais d’abord une pression de la déstructuration propre au Système où la communication joue un rôle fondamental, et la Turquie se trouve en son cœur. S’il poursuit dans cette voie, qui est si contraire au sentiment général turc, Erdogan finirait bien par voir sa position intérieure menacée par des oppositions qui en viendraient à se réclamer de la politique initiale qu’il avait si magnifiquement mise en place. (Ce jugement de M K Bhadrakumar sonne comme un avertissement : «The curious thing is that Erdogan’s foreign policy lacks a national consensus and yet this politician who is an ardent democrat is nonchalantly pressing ahead.») Une victime de plus de la dynamique surpuissance-autodestruction du Système, qui emporte dans sa logique autodestructrice ceux qui s’y rallient involontairement en croyant pouvoir la dompter…

En post scriptum, on notera l'ultime et sympathique paradoxe de cette affaire, illustré par le jugement de M K Bhadrakumar et notre hypothèse sur la baisse de popularité éventuelle d'Erdogan. En abandonnant, voire en trahissant sa propre et brillante politique, Erdogan mettrait en évidence qu'elle a pénétré et conquis la classe politique et le pays ; il aurait donc eu raison malgré tout, et contre lui-même ensuite.

  • Re-allying with old allies (intervista a Mustafa Aydın di Barçın Yinanç, Hürriyet Daily News, 5 maggio 2012):
As NATO prepares to announce the completion of the first important phase of its ambitious nuclear missile defense system during the alliance’s Chicago summit this month, Turkey’s decision last September to host the early warning radar system for the shield has proved to be a turning point in the government’s relations with the West, said Professor Mustafa Aydın, the rector of Kadir Has University. Aydın is also the head of the International Relations Council, which has been organizing brain-storming meetings on security issues in several cities throughout Turkey on the occasion of Turkey’s 60th year of NATO membership. By hosting the radars, “the government chooses its side. It gives the message to the world that Turkey will continue to act with the West,” he said.

Meanwhile with his recent statement that Turkey will lead the wave of change in the Middle East, Foreign Minister Ahmet Davutoğlu has announced the end of the “zero problems with neighbors” policy. “In the past Turkey used to say, ‘I am indifferent to who is in the government. I will be friends with everybody.’ Now it says, ‘I determine the people and administrations with which I will be friends and I will make sure they come to power in the government,’” Aydın told the Hürriyet Daily News.

HDN
Q: What was the feedback you received from the meetings you held in different cities in Turkey?



A. We also conduct opinion polls, and we can test the views in the polls during our talks. Turks continue to surprise. In general, 60 to 70 percent of Turks believe Turkey should continue to be a member of NATO. But Turks still don’t have a clear idea of what NATO is. We are not sure what it is. We sort of feel it’s a good thing and provides security, but we have no clue as to how it functions. Yet the importance of NATO is the fact that we have an equal say with other members. We have veto power. Nothing objected to by Turkey can become a decision in NATO. But [in the eyes of the people] it is as if there is an international organization there which is controlled especially by the United States. Americans use NATO to accomplish what they want. The impression among ordinary citizens is that Turkey is a weak country and that Turkey is forced to accept things contradictory to its will. Obviously this is not the reality. NATO gives us the means to be in the game and to affect the decisions that are being made. This, however, is not known by the people.

Q: It seems that this misperception has existed for the past 60 years.

A: When you go to another NATO member, people can severely criticize the alliance. But they will say, “We, NATO.” In Turkey, both the politicians and the people talk as if NATO forms policies and Turkey does not contribute to these policies, as if we are not in NATO or as if we are not taken seriously in NATO. This has not been explained to the people for 60 years. But I am not suggesting that people are totally influenced by politicians. Sometimes politicians act accordingly as they see this is the feeling among the people.

Q: What are the other points Turks continue to find surprising?


A: Actually, we’ve started not to get surprised at this point. In Turkey we have internalized the concept of “There is no other friend to a Turk than a Turk.” Everybody is our enemy; we should trust no one but ourselves. You can see this type of feeling in other countries as well, but in Turkey’s case this goes to the extreme. In opinion polls you have around 70 percent of people saying Turkey should act alone. I call this “the lone wolf syndrome.” You can feel this during the meetings as well. Conspiracy theories are extremely widespread.

Q: What is the role of NATO in Turkey’s foreign policy?


A: Very important. If I had to say it in one phrase; it’s Turkey’s link to the West. NATO is the strongest and only institution in Turkey’s decades-long integration efforts to the West. Our position with the European Union is unclear, it’s not clear what the Council of Europe is; at the end of the day we are also a member of UEFA. But at the end of the day when we talk about security, NATO is the nearest point we are in regarding the Western decision-making mechanism. There is a Western alliance that came out victorious from the Cold War, defeating its rival. We in Turkey never felt that we were in the winning part of the alliance. This of course has to do with the fact that Turkey became surrounded by several conflicts after the Cold War. But it has also to do with the fact that we never totally felt a part of that club. But when you look today at the powers that are shaping the world, when we look to where decisions are made behind closed doors, well, one of the places where decisions are taken is NATO.

Q: But at one stage the relevance of NATO has been questioned.

A: Yes, but NATO changed its function. There was no reason for NATO to continue its Cold War presence the way it did. NATO was formed to counter nuclear or non-nuclear threats from the Soviet Union and as the Soviet Union collapsed it was clear there was no need for that type of NATO. But in time we started to face international terrorism problems, cyber attacks etc. The issue of international intervention came on the agenda. Who is going to do that? Leave aside military operations. When you want to take humanitarian aid to a crisis region in the word, you rely on NATO’s infrastructure and experience. NATO is still relevant today since it has transformed itself. NATO is still very important today for providing security to Turkey. There is no conventional threat for Turkey to fear, but this is not the case when we are talking about unconventional threats. Turkey is still under the NATO umbrella when it comes to countering threats of ballistic missiles or nuclear arms. The primary reason why we have entered into NATO’s nuclear defense shield system is the fact that we do not have our own national nuclear defense system.

Q: Many believe Turkey’s decision to host the radars for NATO’s nuclear defense shield was a turning point in Turkey’s relations with the alliance and the U.S. Do you share this view?


A: I agreed that it has been a very important turning point, but this decision was not just limited to refreshing mutual confidence. I look at the bigger picture. Turkey’s links to the West were questioned. Recall the discussions on whether Turkey was changing its axis. There was confusion. The [nuclear defense shield] decision is a psychological sign that Turkey, under the ruling Justice and Development Party, has chosen its side. What does Turkey want? It wants to be powerful in its region. It wants to have good relations in its neighborhood. But when it comes to joint decisions about the future of the world, Turkey says “We still want to move together with the West and want to cooperate more with the U.S.,” and this [hosting the radars] is not an isolated decision. Look at the change in rhetoric of the politicians. Take the example of Syria. Turkey and the U.S. have similar policies and similar rhetoric on Syria. It was absolutely the opposite a bit ago. Turkey’s prime minister went to Egypt and told the Egyptians to have a secular constitution. Was his message to Egyptians, to Turks or to the West? We need to ask this question as the amount of oil bought from Iran starts to diminish. All these are messages that say “I will act with the West in shaping the world; I want to be an influential country in this region, but I’ll do this without cutting my links to the West.”

Q: How do you assess Davutoğlu’s last speech where he said Turkey will lead the wave of change in the Middle East?

A: Some elements of his speech already existed in the foreign policy discourse of the past year. He had already said that Turkey will set the order. States can come up in certain periods with foreign policy visions or doctrines. In the U.S. we witnessed such doctrines like the Reagan doctrine or the Bush doctrine. This has nearly never happened in Turkey. There has been only one foreign policy vision of that type in the republic’s history and that was “Peace at home, peace in the world.” From the time he became foreign minister to now, in four years time, we’ve heard two statements of vision which have been in contradiction to each other. “Zero problems with neighbors” was a big doctrinaire statement. You might agree or disagree. A rhetoric was endorsed. We explained it to the world. But the latest statement is a totally different vision. The minister himself announced the end of the “zero problems with neighbors” policy.

Q: What makes it is so contradictory?


A: Because it presents a very different vision. You say “I will be the one to enforce the change, to stand behind the change.” In the “zero problems” policy you said, “I am indifferent to the rulers in a region. I will solve the problems we have with them. I will befriend everybody. I’ll be their friend and brother.” Right now you say “I am interested in who is in power in the region. I am interested in what kind of people are in government. I will make the effort to change them.” You no longer say “I will be friends with everybody.” You say “I have established the people and administrations whom I will befriend and I will make sure they come to power.” This is similar to Clinton’s doctrine, which was based on the promotion of democracy.

venerdì 11 maggio 2012

Il 54% dei prodotti pericolosi venduti in Europa è "Made in China"

Il 54% dei prodotti pericolosi venduti in Europa è "Made in China": il nuovo rapporto RAPEX

Veloce segnalazione per il nuovo rapporto RAPEX, frutto dell'omonimo sistema di rilevamento europeo dei prodotti non-alimentari pericolosi.

Keeping european consumers safe - 2011 annual report RAPEX:
- in inglese [in PDF]
- in francese [in PDF]

Le notizie buone sono che i prodotti rilevati come pericolosi sono diminuiti da 2.244 nel 2010 a 1.803 nel 2011. Certo, fa un po' impressione sapere che solo il 19% di questi prodotti sono di produzione europea (per l'area a 27 membri), con solo il 2% di produzione italiana. Non che debbano esserlo, ovviamente, ma che un continente, che ha fior fiore di aziende e competenze e una storia più che decennale di imprenditoria ad alti livelli, continui a importare robaccia da altre aree geopolitiche è irritante. Al primo posto, tra le nazioni produttrici incriminate, c'è la Cina, con il 54% delle segnalazioni; al secondo posto il "gruppo misto" dei prodotti senza origine definita, con l'8%; al terzo la Turchia (con il 3% e 50 prodotti segnalati); al quarto gli USA (col 3% e 45 prodotti); al quinto, la Francia (col 3% e 44 prodotti).

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martedì 8 maggio 2012

Compasso, Corano, Chippà (e Croce?)

Compasso, Corano, Chippà (e Croce?): François Hollande sentitamente ringrazia

  • Testo aggiornato in data 10 maggio 2012: titolo aggiornato (il precedente era "Compasso e Croce d'Oltralpe") e testo modificato (i passaggi aggiunti li troverete evidenziati in blu).

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Il blogger e scrittore ebreo Sergio Di Cori Modigliani ha pubblicato, la mattina del 6 maggio scorso, un nuovo articolo in cui dava, anche lui [si veda un nostro articolo del 25 aprile 2012], certa la vittoria di Hollande alle presidenziali francesi. La ragione? Massoneria francese e Chiesa Cattolica si sarebbero alleate per permetterne la vittoria. Leggiamo:
[...] Segoulene Royal (candidata socialista battuta da Sarkozy nel 2007 con schiacciante maggioranza) è scomparsa dallo scenario come protagonista, ma lo è diventata nei fatti, dietro le quinte. Ha gestito in prima persona l’accordo e l’alleanza tra due poteri forti, sia politici che finanziari, senza i quali, nei paesi latini d’Europa non si fa un passo avanti: la Chiesa Cattolica di Roma e la Massoneria.
Perché la lotta, negli ultimi sei mesi, sia tra i cattolici che tra i massoni è stata davvero furibonda in Francia. E alla fine ha prevalso l’idea del cambiamento radical democratico, la presa d’atto che la ricetta Merkel/Draghi/Sarkozy/Monti porterà l’Europa alla catastrofe.
E non c’è nazione che si senta più europea della Francia. Talmente europei si sentono, i francesi, che quando si pensa alla fine dell’Europa, i Galli lo sentono come la fine del mondo. Loro, là, anche nel più sparuto villaggio d’oltralpe, non accetteranno mai di esistere al di fuori dell’Europa, non avrebbero più identità.
E nella provincia che conta,  la Royal ha assicurato al consorte –da cui nel frattempo si è separata come coniuge, rimanendo però sua fedele e leale amica di percorso civile- l’appoggio delle confraternite cattoliche gestito dalla suore di tutti gli ordini che si richiamano alla Maddalena e che stanno in prima fila, nel sociale, a gestire il disagio collettivo. E lo ha legato al destino della massoneria grazie al fatto che in Francia da qualche anno l’associazione della libera muratoria ha aperto le proprie porte alle donne abbattendo il proprio razzismo di genere facendo far loro un salto epocale.
Gerard Collomb, maestro venerabile di una importante loggia massonica, sindaco di Lione –il cuore della provincia finanziaria francese, polmone economico della provincia produttiva- ha dichiarato qualche mese fa: “A Lione e in tutta la provincia circostante, quando la Massoneria e la Chiesa Cattolica camminano mano nella mano, la città va avanti e c’è la prosperità per tutti i ceti, nessuno escluso”. E ha dato la parola d’ordine di votare per Hollande.
Ma ha fatto la stessa cosa un altro libero muratorio importante, Patrick Mennucci, nipote di una famiglia di poveri emigrati livornesi, importante e stimatissimo massone che a Marsiglia conta molto, in una città ancora oggi il più importante porto del Mediterraneo e città d’Europa con la più alta percentuale di residenti extra-comunitari, il quale ha garantito in una rumorosissima seduta pubblica nel teatro cittadino che era arrivato il momento di schierarsi apertamente “per restituire all’Europa il diritto ad avere un futuro sulla base di quei princìpi che noi abbiamo creato in questo continente e che ruotano intorno alla libertà del lavoro garantita in un quadro di socialità fraterna e solidale, nel nome di un Diritto che è….il Diritto degli Uomini e non delle corporazioni, delle cifre, dei numeri, delle multinazionali senza faccia”.
[...]
Ma l’appoggio decisivo Hollande lo ha avuto dal massone –di tradizione personale moderata e conservatore- che è diventato il più influente uomo politico francese negli ultimi 25 anni: Jacques Chirac, il grande elettore di Sarkozy nel 2007. E’ stato lui, la chiave di volta. perchè lui, venti giorni fa ha scelto Hollande. [...]

Il passaggio, nel testo sopra, relativo alla Royal e al mondo cattolico è problematico. Al momento non abbiamo trovato conferma di un interessamento della prima nei confronti del secondo, né di un atteggiamento specificatamente favorevole di questo nei confronti di Hollande. Una invenzione di Di Cori Modigliani, allora? Viene il dubbio. Abbiamo provato anche a chiedere informazioni oltralpe, su qualche sito identitario francese, ma nessun risultato. Se non che... Dopo il voto, naturalmente, circolano i sondaggi su chi ha votato chi. La lettura che capita di rilevare maggiormente è quella di un mondo cattolico incline verso la destra, sia per i temi sociali, sia per l'immigrazione. In particolare, molto citato il sondaggio commissionato ad Harris Interactive da parte della rivista cattolica La Vie, che riporta un 79% di cattolici praticanti che avrebbero votato Sarkozy (Les catholiques pratiquants toujours plus à droite, Henrik Lindell, La Vie, 7 maggio 2012). Ma circolano altri sondaggi, come i due dell'istituto IPSOS (uno per France Télévisons, Radio France, Le Monde e Le Point; l'altro per Pèlerin) e uno TNS Sofres (per Sciences Po Bordeaux, Grenoble e Parigi), che forniscono una ripartizione dei voti un po' differente, dato che danno Hollande al 25% circa dei voti dei cattolici praticanti, sino al 50 circa dei non praticanti. In particolare, il sondaggio IPSOS per Pèlerin, altra rivista cattolica, realizzato con Centre Sèvres - Facultés jésuites de Paris, sembra dare una tendenza, rispetto al 2007, decisamente meno a destra (e si tenga conto che, se il sondaggio di Harris Interactive non arrivava ai 3000 soggetti contattati, il sondaggio IPSOS in questione arriva a 3449 contatti). Per comodità si vedano le seguenti infografiche:

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Quindi, per IPSOS-Pèlerin, Hollande, tra i cattolici, è stato appoggiato da un minimo di un terzo alla metà degli stessi, a seconda dello stile di vita, con una evidente crescita rispetto alle precedenti elezioni presidenziali del 2007. Ovviamente, a questo punto, c'è da capire quale, tra i vari sondaggi, sia il più vicino alla realtà e cosa significhi una eventuale grande ammucchiata pro-Hollande.

Nel 2007, avevamo provato perplessità rispetto alla vittoria di Nicolas Sarkozy, l'amico degli USA, il propugnatore dell'Unione Mediterranea, ecc. Ora, ci lascia perplessi questa comunione d'intenti su un candidato ruota di scorta (dopo il forzato abbandono di Dominique Strauss-Kahn), quale è Hollande.

Nel suo articolo, invece, Di Cori Modigliani si esalta all'idea di un Hollande vittorioso (Questa sera vincerà Hollande. Perchè ne abbiamo bisogno. E perchè è giusto, Sergio Di Cori Modigliani dal suo blog Libero Pensiero, 6 maggio 2012), tanto da paragonarlo ad uno sbarco in Normandia, che spazzerà via il rigore tedesco dall'Europa. Evidentemente i nemici sono ancora i crucchi. Come se speculazione finanziaria e debiti nazionali ingantiti e sprechi pubblici siano colpa loro e non di altri lidi e genti.

Intanto, gustatevi quanto sta riportando François Desouche in questi giorni: dalle molte foto e dai video sulle manifestazioni per la vittoria socialista [compresa la foto sopra, presa a Place de la Bastille a Parigi] (La France d’après fête la victoire de François Hollande: incidents partout, 6 maggio 2012), in qui veniamo a sapere, tra l'altro, che in diverse zone la polizia aveva avuto l'ordine di non intervenire, fosse accaduta qualunque cosa [7 maggio 2012]; al voto compatto dei maomettani per il candidato socialista (93% des musulmans ont voté pour François Hollande, 7 maggio 2012) (Le vote patriote musulman: un mythe? 8 maggio 2012).

In ultimo, da rilevare alcune dichiarazioni provenienti dal mondo ebraico. Pochi giorni prima del secondo turno delle votazioni, l'UEJF, che racchiude gli studenti ebrei francesi, aveva lanciato un appello all'UMP per non lasciare che il Front National di Le Pen appoggiasse Sarkozy (L'UEJF appelle la droite républicaine à refuser toute alliance avec le FN, TF1, 2 maggio 2012). Cosa che, per inciso, è stata portata avanti anche da alcuni esponenti cattolici (Se i vescovi francesi sono fedeli alla linea: no a socialisti e Le Pen, Paolo Rodari, Il Giornale, 6 maggio 2012). Con quali risultati, ormai, lo sappiamo. Dopo il voto e la vittoria di Hollande, il CRIF, ossia il consiglio delle istituzioni ebraiche in Francia, ha diffuso un comunicato in cui si felicitava dell'esito, condividendo col nuovo presidente gli stessi valori, contrari al populismo e agli estremismi (Le CRIF félicite François Hollande, relève «son horreur de l'antisémitisme et des racismes», Conseil Représentatif des Institutions Juives de France, 7 maggio 2012). Peccato che, proprio il giorno dell'elezione di Hollande, circa 5.000 ebrei francesi (ossia un ebreo su 100 oltralpe) abbiano partecipato a Parigi ad una esposizione dedicata all'immigrazione in Israele, mostrando la loro intenzione di abbandonare la Francia. Come mai? (Many Jews Prepare to Leave France For Israel, Ben Shapiro, Breitbart, 6 maggio 2012).

Due annotazioni veloci

Di Cori Modigliani afferma che l'immagine dalla campagna pro-Hollande "C'est maintenant" (o "Le changement c'est maintenant") riportata nel suo blog, con la giovane donna e il ragazzo accanto, rappresenti una coppia in sala-parto. Una immagine serena aspettando il futuro, quindi. In realtà, guardando meglio, si capisce essere solo due giovani in una cameretta, un pomeriggio qualsiasi. Assai esemplificativa dei nostri tempi sia l'immagine che la confusione in cui è incorso Di Cori Modigliani.

La campagna pro-Hollande ha avuto una sorta di segno/saluto, con le braccia che, parallele, a formare un segno di "uguaglianza", scivolano una sopra l'altra [vedere sotto, l'ex-ministro socialista Jack Lang], a mo' di onde. Se qualcuno ha visto il film tedesco L'onda (Die Welle) di Dennis Gansel avrà già capito. (Anche) nel film, l'intenzione era unire il più possibile nell'uguaglianza. Curioso...

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lunedì 7 maggio 2012

Poliziotti di Francia

Poliziotti di Francia: o dietro le sbarre o dentro una bara

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Come monito alle forze dell'ordine italiane (e non solo a loro)...

Proseguono, a Noisy-le-sec e a Parigi, le manifestazioni dopo la morte del nordafricano Amine Bentounsi, ucciso da un agente durante un'azione di polizia. Ma le manifestazioni, a differenza di altri casi, seguono due percorsi ideali. Uno è quello solito: parenti e amici del nordafricano ucciso piangono il caro estinto, che era tanto un bravo figliolo (Bentounsi era un pluripregiudicato) e non meritava quella fine. L'altro è il segno di un problema che non si ha più paura di denunciare: centinaia di poliziotti, infischiandosene dei superiori, hanno marciato a Parigi, bloccando le strade attorno agli Champs-Elysées, gridando la loro rabbia per l'accusa di omicidio volontario di uno di loro.

Il poliziotto che ha ucciso Bentounsi, infatti, è indagato di questo. I poliziotti che in questi giorni stanno manifestando, non solo a Parigi, ma anche in diversi altri grandi centri, e che continueranno nei prossimi giorni (la prossima settimana sono già previste due mobilitazioni) lamentano le difficili condizioni di lavoro, così come vorrebbero ridiscutere la legittima difesa, in modo da non dover avere paura di mettere mano alla pistola se si ha di fronte un criminale, rischiando, come oggi denunciano, di finire in galera o di finire uccisi.

Certo, forse dovrebbero anche ridiscutere, come cittadini, prima che come tutori dell'ordine, la società francese nel suo complesso, per come è stata lasciata evolversi negli ultimi decenni e anni e per come la si intenderebbe farla evolvere. Altrimenti, le loro richieste rimarrebbero solo una questione di categoria di riferimento, quasi un fatto tribale e nulla più. Il che non smuoverebbe di una virgola la società francese per come si è ridotta negli ultimi anni, con l'avanzare del comunitarismo etnico, culturale e, perché no?, ideologico.

  •  Affaire de Noisy-le-Sec: des policiers manifestent à nouveau à Paris (Le Parisien, 4 maggio 2012):
Les mises en garde de leur hiérarchie ne les ont pas dissuadés. Entre 200 et 300 policiers en civil et hors service ont de nouveau manifesté vendredi à Paris en soutien à leur collègue de Noisy-le-Sec (Seine-Saint-Denis) mis en examen pour homicide volontaire ( http://www.leparisien.fr/noisy-le-sec-93130/tue-par-un-policier-a-noisy-le-sec-la-legitime-defense-n-est-pas-retenue-25-04-2012-1971295.php ).

Ils se sont rassemblés porte Maillot, devant le Palais des Congrès (XVIIe arrondissement), avant de défiler vers l'avenue des Champs-Elysées, bloquant la circulation aux cris de «policiers en colère». Un cordon de gendarmes mobiles les a empêchés e poursuivre au delà de l'avenue de la Grande Armée. Ils se sont dispersés peu après 13 heures. Les manifestants disent s'être retrouvés «spontanément», mais des appels à manifester circulaient ces derniers jours sur internet et sous forte de SMS.

«Nous sommes là en soutien à notre collègue», ont ils affirmé sur place, en référence au policier de Noisy-le-Sec (Seine-Saint-Denis) mis en examen, le 25 avril, pour homicide volontaire après avoir tué un multirécidiviste en fuite. «Nous voulons également exprimer notre ras-le-bol général», ont-ils ajouté, concernant leurs conditions de travail.
Les protestataires ont aussi exprimé leur rejet des puissants syndicats de police, accusés de ne «servir que leurs propres intérêts» ou de «ne plus représenter la base». «On a le sentiment d'être lâchés», a déclaré l'un des manifestants.

Des mobilisations annoncées pour les 10 et 11 mai

L'annonce de la mise en examen du policier de Noisy-le-Sec avait provoqué des manifestations spontanées à Paris, le soir même puis le lendemain, et la colère n'est pas retombée depuis ( http://www.leparisien.fr/paris-75/paris-des-policiers-manifestent-leur-soutien-a-leur-collegue-de-noisy-le-sec-29-04-2012-1977263.php ). Mercredi, une centaine de policiers en civil s'étaient déjà retrouvés devant la préfecture de Nanterre pour protester. Des rassemblements de ce type, échappant aux puissants et corporatistes syndicats de police, ont eu lieu ces derniers jours à Marseille, Nice, Lyon, Bordeaux, Pau et en région parisienne. Ils expriment tous un ras-le-bol et un malaise récurrent depuis des années, tant sous la droite que sous la gauche ( http://www.leparisien.fr/marseille-13000/manifestation-de-policiers-a-marseille-en-soutien-a-leur-collegue-mis-en-examen-02-05-2012-1981091.php ) ( http://www.leparisien.fr/lyon-69000/policier-mis-en-examen-nouvelle-manifestation-de-soutien-a-lyon-03-05-2012-1982799.php ) ( http://www.leparisien.fr/bordeaux-33000/aquitaine-plus-de-400-policiers-rassembles-pour-exprimer-leur-mal-etre-03-05-2012-1982905.php ).

Le directeur de cabinet du préfet de police de Paris, Jean-Louis Fiamenghi, présent à la fin de la manifestation de vendredi à Paris, a dit comprendre «leur émotion». «Ils travaillent dans des conditions difficiles et ils ont le sentiment que leur travail n'est pas reconnu. Mais en revanche sur la forme, bloquer des rues, ça on est très défavorable», a-t-il réagi.

Unité police SGP-FO, le premier syndicat de gardiens de la paix, a appelé les policier à une journée de mobilisation pour le 10 mai. Alliance, second syndicat, a fait de même pour le 11 mai. L'Unsa-Police, troisième syndicat, et le Syndicat national des officiers de police (Snop, majoritaire) réclament chacun de leur côté une "table ronde" après la présidentielle, le premier indiquant ne pouvoir "cautionner la récupération de mouvements spontanés». Les manifestants de ces derniers jours envisagent également une journée nationale de mobilisation le mercredi 9 mai à midi, en marge de celles des syndicats de police, selon des modalités non encore précisées.

  •  Une centaine de personnes rassemblées en mémoire d'Amine tué par un policier (20minutes, 5 maggio 2012):
[...]  Depuis, les policiers ont organisé plusieurs rassemblements en solidarité avec leur collègue et pour réclamer une réforme de la légitime défense. Ils ont été reçus par Nicolas Sarkozy et François Hollande. [...]

domenica 6 maggio 2012

Forze dell'ordine e immigrati

Forze dell'ordine e immigrati: alcuni fatti ed alcune dichiarazioni (esempi di come i tutori dell'ordine si stanno scavando la fossa con le proprie mani. Metaforicamente parlando, s'intende...)

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Ravenna

Partiamo da Ravenna. Circa un mese fa, un'auto non si è fermata ad un posto di blocco dei carabinieri. Questi hanno aperto il fuoco, uccidendo il guidatore, il quale, si scoprirà essere, poi, il pregiudicato tunisino Hamdi Ben Hassen, alla guida del mezzo ubriaco e senza patente, sequestratagli tempo prima. La comunità tunisina ha organizzato subito una manifestazione, partendo dalla giustificazione ridicola che il pregiudicato Hassen sia scappato "solo" perché ubriaco. Facciamo presente, ai tunisini finto-tonti, che un ubriaco al volante è potenzialmente un assassino. Invece, come assassini sono stati dipinti i carabinieri della zona, proprio nella manifestazione organizzata dagli allogeni.

Ora, la domanda è: chi accidenti ha permesso la manifestazione? Qual'è quella autorità che ha lasciato che amici e parenti dell'ucciso [sotto, Emmanuel Ben Hassan, fratello del pregiudicato] marciassero insultando le forze dell'ordine italiane e, di riflesso, i cittadini tutti, che, evidentemente, secondo i manifestanti, avrebbero dovuto farsi piacere l'idea di avere in giro l'ennesima bomba a orologeria umana a bordo di un autoveicolo?



Volo Roma-Tunisi

Un passeggero italiano, tal Francesco Sperandeo, scatta la foto di un algerino che viene rimpatriato in Nord Africa, imbavagliato con nastro adesivo per renderlo inoffensivo, per poi denunciare sui mezzi d'informazione la cosa. Si scatena una polemica infinita, con i soliti politicanti gareggianti a chi si dimostra più politicamente corretto. Gianfranco Fini ha anche richiesto che il Governo riferisse alla Camera dei Deputati "con la massima urgenza" sull'accaduto. Bof! Neanche fosse un problema di sicurezza nazionale.

Ma veniamo alle dichiarazioni di Enzo Marco Letizia, segretario generale dell'Associazione Nazionale Funzionari di Polizia, il quale afferma che, in qualunque caso, imbavagliare un respinto non è accettabile. Secondo Letizia, ci sarebbero altri modi, come far seguire l'immigrato da personale medico, che possa, ad esempio, utilizzare calmanti, il tutto magari con l'autorizzazione della magistratura. Geniale! Considerando la celerità della magistratura italiana, nello sbrigare le pratiche, siamo proprio a posto! Geniale anche il riferimento all'accompagnamento medico, come se certe reazioni dei rimpatriati possano essere sempre prevedibili e gestibili in maniera politicamente corretta (Rimpatri col bavaglio. Letizia (Anfp): “Inaccettabili, in casi estremi usare i tranquillanti”, intervista di Elvio Pasca a Enzo Marco Letizia, Stranieri in Italia, 19 aprile 2012).

La dichiarazione di Franco Maccari, segretario del sindacato di polizia Coisp, aiuta, però, almeno un po' a riequilibrare tante sciocchezze. Il respinto, infatti, sul volto aveva una mascherina fissata con nastro e non semplicemente il nastro stesso. Ma se anche lo fosse stato, non sarebbe quel qualcosa di orrendo che si vuole far credere. Riteniamo, infatti, che ben peggio è quanto avvenuto, come ricorda Maccari, ad un ispettore di polizia, ritrovatosi con un pezzo di orecchio staccato a causa del morso di un immigrato respinto. Ma, sicuramente, né Fini, né Letizia, né Anna Maria Cancellieri, né Antonio Manganelli stanno preoccupandosi più che tanto di cose simili.

Roma

Un clochard marocchino, con problemi mentali, appena finito di mangiare presso una struttura caritatevole nella chiesa romana di Santa Maria in Trastevere, dà di matto, pretendendo di avere un secondo pasto. Intervengono altri due senzatetto, un italiano e un romeno, in fila con lui, nel tentativo di calmarlo, ma il marocchino ferisce entrambi con un coltello, per poi essere bloccato e consegnato alle forze dell'ordine.

Tra le varie dichiarazioni, suscita polemiche quanto affermato da un consigliere del PDL, Marco Palma, che invita le forze dell'ordine a fare di più contro il degrado del quartiere. Gli risponde Alessandro Marchetti, del sindacato di polizia municipale Sulpm, affermando che barboni e senzatetto non sono il degrado del quartiere e invitando l'esponente politico a fare di più per finanziare le mense dei poveri (Santa Maria in Trastevere, rissa tra disperati accoltellati e feriti gravemente in due, Marco Ciaffone, La Repubblica ed. Roma, 29 aprile 2012).

A voi giudicare se la povertà e il degrado si combattono con le mense dei poveri e, magari, come consiglia lo stesso Marchetti a Palma, offrendo un cappuccino ad un clochard. Già, magari con una brioche... Bella pensata, Alessandro "Marie Antoinette" Marchetti! [su questa vicenda romana torneremo prossimamente, per meglio specificare alcuni punti]

  • Immigrati, inchiesta su scotch in bocca a nordafricano respinto (Reuters, 19 aprile 2012).
[...] Contro quello che ha definito "uno scoop da quattro soldi" ha tuonato Franco Maccari, segretario del sindacato di polizia Coisp, che in un comunicato ha accusato il regista di ignorare completamente "le tragiche problematiche legate all'immigrazione clandestina" e il cui peso grava "sulle sole spalle degli operatori di polizia".

Il sindacalista, secondo il quale sulla bocca dei due immigrati "era applicata una mascherina da ospedale fermata con del nastro adesivo", denuncia i rischi per la sicurezza che corrono gli agenti nel rimpatriare gli immigrati contro la loro volontà e cita il caso di un "pregiudicato nigeriano" che all'aeroporto di Lagos avrebbe preso a morsi un ispettore di polizia, staccandogli un pezzo di orecchio. [...]