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venerdì 27 luglio 2012

Molestie sessuali a Bruxelles

Molestie sessuali a Bruxelles: un documentario

  • Testo aggiornato in data 9 agosto 2012: vedere più avanti

Per proseguire con gli articoli riguardanti la forte componente allogena tra gli autori di violenze e molestie contro le donne nelle nazioni europee [16 luglio 2012] [22 luglio 2012], vi segnaliamo il documentario "Femme de la rue" di Sofie Peeters, andato in onda nella serata appena passata del 26 luglio, nella trasmissione Terzake del canale in lingua fiamminga Canvas.

Femme de la rue (Sofie Peeters, trasmissione Terzake presentata da Kathleen Cools, Canvas, 26 luglio 2012) [audio in francese, prevalentemente, con sottotitoli in fiammingo, o in fiammingo senza sottotitoli]

La studentessa universitaria Sofie Peeters ha deciso di mettere in video la propria quotidianità, in particolare nel quartiere Anneessens di Bruxelles, con forte presenza allogena, in particolare islamica, in una città che di suo ha un 25% di abitanti islamici. Tale messa in video si è indirizzata, in particolare, sull'atteggiamento degli uomini nei confronti delle donne per strada. Il risultato, visibile nel documentario, è che numerosi sono gli approcci verbali di carattere sessuale, che possono giungere sino ad apprezzamenti volgari o al trattare la donna come una prostituta. Tali approcci, inoltre, sono, per la quasi totalità (il 95%, come afferma la Peeters) opera di nordafricani.

Sia l'autrice, sia alcuni personaggi intervistati, tendono però a limare la componente etnico-culturale, affermando che conterebbe maggiormente la situazione sociale dei soggetti in questione. E' il solito trito e ritrito ritornello: ci si trova in mano dei dati o dei documenti o delle testimonianze che mettono in evidenza più o meno gravi mancanze o predisposizioni di questa o quella comunità allogena, ma si tende a giustificare o ridimensionare. Seconda la Peeters, sarebbe la noia e la mancanza di lavoro a provocare simili comportamenti. In tempi in cui si rischia un incremento della disoccupazione, a causa della crisi, tale giustificazione non provoca nelle donne un brivido? Se poi aggiungiamo che riguardo l'immigrazione non sembra ancora esserci una seria volontà di bloccarla...

Aggiornamento del 9 agosto 2012: come segnalatoci da un lettore, esiste una traduzione di parte del dialogo tra la Peeters e alcuni nordafricani. La traduzione è tratta dal forum Politicainrete, ad opera dell'utente Fenris, che l'ha pubblicata in data 31 luglio 2012 [premere qui]:

"Come posso rendere chiaro che non mi interessa?", chiede lei, e rispondono: "Dì che sei sposata, e mostra la mano". "Ma io non sono sposata", obietta lei, "procurati un anello finto", le rispondono, "fingiti sposata. Molti, anche se non tutti, hanno rispetto delle donne sposate, e le lasciano in pace".
"Quindi mi serve per forza un uomo per camminare in pace per strada?", chiede lei, le rispondono:" Sei una donna? Ti sei guardata allo specchio prima di uscire di casa? Questo vuol dire che se nessuno ti guardasse ci rimarresti male". Lei resta senza parole per un attimo, gli altri ridono, il tipo incalza: "Invece di dirci grazie perchè ti facciamo sentire una donna, vieni qui a darci delle lezioni!", gli altri continuano a ridere.
"Ma non è questo il modo di farmi sentire una donna", obietta lei, il tipo si alza minaccioso, alza la voce e le dice: "Se fossi ancora giovane non ti lascerei in pace, ti prenderei!". Altra risata in sottofondo.
"Cosa devo fare perchè non mi si parli in questo modo?", chiede lei, e lui ormai spavaldo risponde: "C'è solo una soluzione: devi pagarmi a ore. Io ti cammino dietro e se qualcuno ti molesta ci penso io".
"Ma come donna non c'è niente che io possa fare autonomamente?", "devi solo tacere", è la risposta, si sentono altre risate in sottofondo. "Se rispondi, vieni immediatamente considerata come una che se la va a cercare. Mettiti un auricolare, come tutte le altre ragazze, e lascia che parlino".
"Ma io non voglio lasciare che parlino!", ribatte lei, "non mi piace che mi si rivolgano così, e se non reagisco mi danno della puttana". Lui risponde: "Che peccato, una bellezza che pensa certe cose", lei ribatte: "Ma io non voglio pensarle, sono gli uomini che me le fanno pensare", e lui risponde: "No signorina, tu sei proprio così, gli uomini non fanno niente di male".

E qui finisce la conversazione.

Nella prima parte, la ragazza spiega che non può uscire di casa con pantaloncini o una gonna corta, che in tutto il quartiere imperversano scene del genere, mentre nel finale, mentre torna verso casa e riflette ad alta voce, si dice shockata per l'atteggiamento sessista di quegli uomini, e si chiede: ma non hanno delle figlie, delle mogli, delle sorelle? E si comportano così anche con loro? O forse lo fanno solo verso di me, perchè sono bianca?


  • Femmes injuriées dans les rues de Bruxelles: "dans 95% des cas, ce serait par des Maghrébins" (Ch. V., Sud Info, 26 luglio 2012) [si consiglia, per chi è francofono, la lettura dei vari commenti riportati sul sito: premere qui]:
Le sexisme en rue, une question d’origine? Sofie Peeters, étudiante en dernière année à la Haute Ecole flamande Rits, jette un pavé dans la mare, avec son documentaire “Femme de la rue”, diffusé ce jeudi soir(20h) aux Galeries Cinéma, et à la même heure dans l’émission Terzake sur la chaîne néerlandophone Canvas.

“Je suis originaire de Louvain, mais je suis venue habiter à Bruxelles, dans le quartier Anneessens, il y a deux ans, pour mes études”, explique la jeune femme. “J’ai été surprise de voir que chaque fois que je sortais en rue, j’étais la cible des remarques des hommes.” Des simples sifflets aux remarques carrément vulgaires du style “c’est combien?”, la demoiselle en a soupé.

Elle a alors décidé de canaliser sa frustration dans un documentaire, réalisé dans le cadre de son cursus. Et dans lequel ses conclusions ne laissent pas la place à l’interprétation. “Je ne le dis pas volontiers, mais il s’agit de personnes allochtones (NDLR: comprenez d’origine maghrébine) dans 95% des cas”, grimace notre interlocutrice. Qui se défend, toutefois, de stigmatiser les étrangers. “Non, personne ne m’a jamais taxé de racisme. Car mon constat porte plus sur la condition sociale des individus que sur leur origine ethnique: s’il y a une forte proportion d’étrangers parmi les garçons qui me font des remarques, c’est parce qu’il y a aussi une forte proportion d’étrangers parmi les populations fragilisées.”

Elle s’explique. “Les jurons qu’ils nous envoient sont souvent la conséquence de l’ennui. Les jeunes lambinent dans les rues et ne savent pas quoi faire, les plus vieux s’assoient dans les salons de thé. Il y a une méconnaissance de nos cultures respectives. Les Musulmans ont un comportement assez insistant par rapport à la sexualité: porter une jupe pour une femme, c’est déjà risqué.”

Cependant, la jeune femme concède qu’une amélioration de ces comportements est possible. “Surtout avec les jeunes. Par exemple, j’ai discuté avec ceux de mon quartier et ai fait leur connaissance entre-temps, ils me respectent maintenant. Mais pour la vieille génération, c’est un travail quasiment impossible.”

Pour Taoufik Amzile, responsable de l’ABPM, l’association belge des professionnels musulmans, “ce type de comportement dépend de beaucoup trop de facteurs que pour simplement le réduire à une question d’origine. Je ne pense pas qu’il existe de déterminisme à ce niveau-là.”

Selon Saad, rappeur bruxellois aux millions de vidéos vues sur Youtube et que La Capitale fait réagir ce jeudi dans ses colonnes: “Oui il y a des casses-c..., mais cela n’a rien à voir avec les origines, ce sont juste des frustrés.”

Et il poursuit. “Cela m’arrive de complimenter une fille dans la rue, mais ce n’était jamais déplacé. Qui ne l’a jamais fait? Belge, Turc, Marocain, Indien, on est déjà tous passé par là.” [...]

domenica 22 luglio 2012

Stupri in Gran Bretagna

Stupri in Gran Bretagna: qualche caso

Come corollario d'oltremanica rispetto alla situazione milanese e italiana [16 luglio 2012], vediamo qualche caso di violenza sessuale sulle donne autoctone, ma non solo, ad opera di stranieri, in particolare di fede maomettana.

Il caso clamoroso, già denunciato più volte su vari siti identitari negli ultimi anni, ma evidenziato a sufficienza solo ora, riguarda un gruppo di circa nove allogeni, otto dei quali pakistani, resisi responsabili di violenza sessuale su oltre 600 ragazze minorenni bianche. Gli stupri, avvenuti nel corso di circa cinque anni, hanno riguardato ragazze per lo più ospitate in case di accoglienza per minori. Due di loro, inoltre, sarebbero morte in seguito alle violenze subite. Secondo le indagini, oltre ai nove stranieri individuati, c'è il sospetto che il gruppo sia molto più numeroso, tanto da temere che almeno alcune altre decine di individui abbia preso parte alle violenze.

Il caso esplicita in maniera tragica l'incapacità di molte società occidentali di porre un freno a forme di violenza importata da società alloctone, così come evidenzia l'incapacità di molte forze dell'ordine di rendersi conto della gravità di determinate situazioni (indipendentemente dagli autori).

Per quanto riguarda il primo punto, il procuratore Nazir Afzal, egli stesso di origini pakistane, ha posto in rilievo il "bagaglio culturale" originario dei violentatori, pur negando il carattere razziale e razzista degli atti compiuti. Altrettanto ha fatto Steve Heywood, della polizia di Manchester, negando la presenza di una motivazione razzista. Eppure, il giudice Gerald Clinton ha accusato i soggetti già arrestati di aver agito proprio a causa e in funzione della diversità etnica e religiosa delle vittime, così come alcuni politici hanno accusato la polizia britannica e gli operatori sociali di aver sorvolato sul fattore razziale per timore che il tutto si riversasse su di loro come accusa di razzismo.

Questo è un punto fondamentale: si nega il fattore etno-culturale alla base delle violenze per non apparire razzisti, ma con ciò si impedisce di riconoscere proprio il pregiudizio razzista dell'uomo di fede islamica nei confronti della donna (anche se minorenne) occidentale, impedendone di fatto il contrasto.

Non a caso, oltre alle varie testimonianze sui fatti in sé, sono state presentate anche testimonianze di ragazze che, pur denunciando i fatti ai tutori dell'ordine, non sono state credute. Le forze dell'ordine, per quieto vivere, hanno lasciato, pur essendo già venute a conoscenza di alcuni fatti, che tali ragazze venissero ancora stuprate.

Tanto può l'idiozia multietnicista e multiculturalista...

Poi, parliamoci chiaro, che razza di condanne sono state comminate? Secondo La Stampa, l'Inghilterra avrebbe circa 1600 ragazze ospitate nei centri per minori (se il dato è corretto). Significa, praticamente, che gli stupratori in questione avrebbero abusato di circa un terzo di tutto il totale, tra l'altro uccidendone due! Con quali risultati? 77 anni di carcere complessivi, che, per nove individui già condannati, significa una media di 8,5 anni a testa. Se per la Gran Bretagna questa è la giusta condanna per atti di questa portata!

Quasi nelle stesse settimane in cui la questione è esplosa, c'è stato un altro caso, meno importante da un punto di vista quantitativo, dato che le ragazze minorenni stuprate erano solo due, ma da segnalare per le motivazioni. Il caso, risalente al 2009, ha visto cinque allogeni, anch'essi sembra provenienti dall'area pakistana, violentare ripetutamente due ragazze di 15 e 16 anni, di cui non è stata specificata l'etnia, sembra con la motivazione di voler festeggiare la fine del ramadan (la festa dell'Eid). I cinque sono stati incarcerati per complessivi 38 anni, ossia 7,6 anni in media a testa. Fatte voi le proporzioni col caso precedente.

Tenete presenti alcuni dati, partendo da un rapporto aggiornato al novembre 2011 sulla violenza sulle donne e sui minori (Violence against Women and Girls Crime Report 2010-2011, Crown Prosecution Service, novembre 2011) [in PDF], così come alcuni dati sulla mutilazione genitale delle donne:

  • In Gran Bretagna, gli autoctoni sommati agli stranieri bianchi sarebbero circa il 92% degli abitanti (stando all'ultimo censimento del 2001)
  • La violenza generica contro donne e minori, vede una responsabilità degli autoctoni al 75% e, comprendendo tutti i bianchi, al 79%
  • La violenza domestica è il tipo di violenza più diffuso, essendo l'86,3% del totale
  • La violenza domestica è causata da auctoni al 76% e all'80% da bianchi
  • Gli stupri propriamente detti vedono gli autoctoni scendere al 60% e i bianchi al 66% del totale
  • Le molestie sessuali vedono gli autoctoni al 68% e i bianchi al 74% del totale
  • Riguardo altre forme di violenza, come matrimoni forzati, delitti d'onore, mutilazione genitale femminile, pedofilia e abusi sui bambini, traffico di esseri umani e prostituzione non vengono specificate le percentuali etniche, per quanto si può intuire che almeno alcuni di questi reati siano appannaggio per lo più di allogeni non-europei
  • Interessante osservare che pedofilia e abusi sui minori sono in fortissimo e costante aumento negli ultimi anni (e qui, dato che i dati etnici non vengono forniti, rimaniamo sul "chi va là"...)
  • Secondo alcune ricerche, circa 100.000 donne in Gran Bretagna avrebbero subito la mutilazione genitale, di cui 6.000 ogni anno nella sola Londra

Nel caso delle 600 ragazze stuprate, si è provato a giustificare i violentatori negandone i propositi razzisti e affermando che le loro motivazioni erano solo "predatorie". Se in una nazione dove gli allogeni non-europei potrebbero essere meno del 10%,  e dove alcuni crimini sulle donne vedono questi come autori anche al 34% e sempre almeno al 20%, parlare di semplice volontà "predatoria" è ridicolo.

C'è un problema culturale, simile a molte altre realtà europee, in cui la negazione buonista dei multiculturalisti non porterà che frutti marci. Rifiutare l'approccio buonista di costoro è un dovere civico, oltre ad essere moralmente sano.

  • "Stuprate oltre 600 minorenni" Condannata la gang dei pedofili (La Stampa, 9 maggio 2012):
Choc in Gran Bretaqna: oltre 600 ragazzine particolarmente vulnerabili - 187 negli ultimi dieci mesi - sono state sistematicamente violentate negli ultimi cinque anni da una gang di pedofili che le prelevava da case di accoglienza per minori. La sconvolgente vicenda è venuta in luce a Liverpool, in seguito alla condanna di nove uomini di origine asiatica: avrebbe, secondo il Times, dimensioni molto più vaste di quelle emerse durante il processo.

La gang finita in carcere per aver organizzato la tratta delle teen-ager era composta da britannici di origini pachistane e da un afghano in attesa di asilo. Tassisti o fattorini di take-away tra i 22 e i 59 anni sono stati condannati per stupro, traffico di minori e pedofilia per un totale di 77 anni di prigione. Le vittime erano tutte ragazzine bianche. Fuori dall’aula del processo gli estremisti della English Defense League hanno manifestato cercando di capitalizzare un successo politico sulla triste vicenda mentre voci più moderate hanno sottolineato che la maggioranza dei reati sessuali in Gran Bretagna sono commmesi da maschi bianchi. Ma c’è chi sostiene che le comunità del Nord dell’Inghilterra hanno un problema specifico, con un mix tossico di uomini alienati e ragazzine poco sorvegliate che ha reso possibile il loro sfruttamento.

Le case di accoglienza in Inghilterra ospitano 1.800 ragazze. Negli ultimi cinque anni 631 adolescenti tra i 12 e i 16 anni sarebbero state «vendute» per atti sessuali, ha scoperto il Times. Due di loro, affidate a istituzioni a Manchester e Rochdale, sarebbero morte in seguito agli stupri. Due sono rimaste incinte: una, di appena 13 anni, ha abortito. I dettagli emersi al processo sono degradanti: una ragazzina della casa di Rochdale sarebbe stata violentata da 25 uomini in una singola notte. Le ragazzine venivano adescate con la promessa di cibo, sigarette o carte di credito telefoniche, drogate o ubriacate e poi trasportate in giro in appartamenti, pub, negozi di kebab e taxi di Greater Manchester, Lancashire e West Yorkshire (nord dell’Inghilterra). «Erano terreno di caccia perchè non appartenevano alla vostra comunità, alla vostra religione», ha detto il giudice leggendo il verdetto. «Sono l’incarnazione del male», ha detto una fonte della polizia. E il peggio, si è scoperto adesso, che tanto male poteva essere evitato.

Errori delle forze dell’ordine, degli assistenti sociali e della Procura della Corona hanno fatto sì che nel 2008 la denuncia di una 15enne che era stata venduta per sesso da una gang di tassisti di Manchester non era stata creduta. Oggi dopo la condanna della gang, la Indipendent Police Compaint Commission ha deciso di vederci chiaro: come è possibile che per tanto tempo le forze dell’ordine siano state cieche davanti all’evidenza? Solo nel 2010 il procuratore Nazir Afzal ha deciso di riaprire l’inchiesta puntando i riflettori su un «bagaglio culturale importato» di uomini che considerano le donne «una specie inferiore»: la disponibilità di ragazzine bianche vulnerabili «era quel che attirava questi uomini malvagi. Questo non diminuisce di un grammo la loro colpevolezza».

  • Asian grooming gang detectives hunt for FORTY more men who may have had sex with underage girls (James Tozer + Nazia Parveen, The Daily Mail, 10 maggio 2012):
Detectives who brought down a child sex grooming ring are poised to make more arrests - as the hunt continues for more than 40 other suspected members of the gang.

Nine Asian men were yesterday jailed for a total of 77 years for raping and abusing up to 47 girls - some as young as 13 - after plying them with alcohol and luring them to takeaways.

Now police have identified four more suspects alleged to have abused the young witness whose evidence helped secure convictions at the end of the 11-week trial.

But many more remain at large as officers try to establish the real identities of men referred to in court only by nicknames such as Goofy, Ray, Juicy, Arfan, Ali, Manni, Mamma, Pino and Arfan.

The suspected abusers have proved difficult to track down and it is feared some of them have already fled the country.

But police in Greater Manchester have managed to identify four men accused of sexually abusing the main witness at a 'sex party' in 2008.

Detectives believe at least one may be in Pakistan. They expect to make arrests in the next few days but are not planning to extend the investigation abroad.

The trial heard that the men - who are all from Pakistan, apart from one who is from Afghanistan - groomed and 'shared' the young white girls because they were vulnerable.

Assistant Chief Constable Steve Heywood, of Greater Manchester Police said: 'It is not a racial issue. This is about adults preying on vulnerable young children. It just happens that in this particular area and time the demographics were that these were Asian men.'

However, the gang's ringleader yesterday branded the judge a 'racist b******' after he and eight other men were jailed.

The extraordinary outburst came after Judge Gerald Clinton accused the gang of targeting white girls because they were not part of their ‘community or religion’.

Yesterday senior politicians clashed over the case – with one former Labour MP claiming police and social workers ignored complaints because they were ‘petrified of being called racist’.

With experts on paedophilia insisting street grooming by Muslim men was a real problem, the judge made it clear he believed religion was a factor.

He jailed the 59-year-old ringleader for 19 years and eight other men for between four and 12 years, telling them they had treated their victims ‘as though they were worthless and beyond all respect’.

He added: ‘I believe one of the factors which led to that is that they were not of your community or religion.’

But he branded outbursts by some of the men claiming the prosecution was racially-motivated ‘nonsense’, telling them they found themselves in the dock because of their ‘lust and greed’.

Detective Inspector Michael Sanderson, of Greater Manchester Police, said none of the convicted men had ever shown ‘the slightest bit of remorse’.

They will be segregated from other prisoners over fears of revenge attacks.

They are being sent to prisons all over the country where they were will be placed on wings which house only paedophiles and other sex offenders. One senior prison service source said: 'They will be given vulnerable prisoner status for their own safety.'

The longest sentence of 19 years was imposed on the 59-year-old ringleader, who cannot be named for legal reasons. After a series of outbursts – including reducing a female juror to tears and insulting prosecutor Rachel Smith – he was banished from the dock.

Yesterday he refused to attend Liverpool Crown Court to hear the judge jail him for rape, aiding and abetting rape, trafficking and conspiracy to engage in sexual activity with a child.

Judge Clifton said it was no wonder he had struck fear into his young victims, branding him an ‘an unpleasant, hypocritical bully’.

He said the girls had been raped ‘callously, viciously and violently’ after being attracted by ‘flattery, free food and alcohol’.

He branded allegations that the prosecution was racially-motivated ‘nonsense’ and added: ‘This was triggered by your lust and greed. These sentences would apply to all defendants whether they be white or Asian.’

Two men were acquitted on Tuesday, while a twelfth alleged gang member, Mohammed Shazad, 40, fled to Pakistan last year.

Shazad, 40, was said by the Crown to have organised the 'sex parties' at his flat in Jephys Street, Rochdale. He was arrested but jumped bail before the start of the trial and fled to Pakistan last year.

He is said to have paid taxi driver Abdul Aziz, who acted as a pimp, £30 or £40 for bringing girls to his flat for sex.

The prosecution's main witness said she went to Mr Shazad's flat on countless occasions and was forced to have sex with him each time. He also took her to another flat where she was forced to have sex with other men, she told the jurors.

Mr Shazad, who is also known as Khan and worked in a chip shop on Spotland Road, Rochdale, is said to have told reluctant girls brought to his flat: 'No sex, no money'.

Greater Manchester Police investigated a complaint by a 15-year-old victim that she had been raped in 2008, but prosecutors opted not to press charges and the abuse continued.

Police have played down the racial backgrounds of the men, saying the girls – mostly from broken or ‘chaotic’ homes – were targeted because they were vulnerable, not because they were white.

Backing them, Keith Vaz, the Labour chairman of the home affairs select committee, yesterday told the Today programme that highlighting the Pakistani origin of all but one of the gang risked giving ammunition to the far-Right.

But Martin Narey, former chief executive of children’s charity Barnardo’s, told the programme there was a ‘real problem’ which had to be confronted.

‘There is very troubling evidence that Asians are overwhelmingly represented in prosecutions for such offences,’ he said. Mr Narey added that ‘vulnerable girls on the street at night are generally white rather than more strictly-parented Asian girls’.

He was backed by Ann Cryer, a former Labour MP in Keighley, West Yorkshire. She said: ‘This is an absolute scandal.

They (the police and CPS) were petrified of being called racist and so reverted to the default of political correctness. They had a greater fear of being perceived in that light than in dealing with the issues in front of them.’

Kabeer Hassan, 25, of Oldham, was yesterday jailed for nine years for rape and conspiracy.

Abdul Aziz, 41, of Rochdale, was jailed for nine years for conspiracy and trafficking for sexual exploitation.

Abdul Rauf, 43, of Rochdale, was jailed for six years for trafficking and conspiracy. Mohammed Sajid, 35, of Rochdale, was jailed for 12 years for conspiracy, rape, sexual activity with a child and trafficking.

Adil Khan, 42, of Rochdale, was jailed for eight years for conspiracy and trafficking.

Mohammed Amin, 45, of Rochdale, was jailed for five years for conspiracy and sexual assault.

Abdul Qayyum, 44, of Rochdale, was jailed for five years for conspiracy.

Failed Afghan asylum seeker Hamid Safi, 22, of Rochdale, was jailed for four years for conspiracy and trafficking.
SHAME OF PERVERT PREACHER'S FAMILY

The family of a preacher jailed for his part in the Rochdale child sex grooming ring have spoken of their ‘terrible shame’.

Abdul Rauf, 42, was yesterday sentenced to six years after being convicted of trafficking and conspiracy to engage in sexual activity with a child.

His sister Kursum Begum, 48, and her husband Hameed Khan, 60, told of their shame at the ‘disgusting’ crime and insisted it was not about race.

The couple described emotional scenes when Rauf broke down after he was charged by police fearing he was about to lose ‘everything’.

In court, Rauf admitted he had sex with an underage girl in his taxi. Another girl told the jury she had sex with him 20 or 30 times.

Mr Khan, from Rochdale, said: ‘We are ashamed - it’s a disgusting crime.’

When asked whether he thought the abuse was about race, he said: ‘It’s not just wrong because he’s Asian - it’s wrong if you are Indian, Pakistani or Muslim. It is an awful crime. Everybody knows the rules of this country - all the communities do.

‘If you do something wrong it doesn’t matter if you are white, black or Asian - wrong is wrong.

‘What he did has brought shame and everyone in the community is condemning it. Not only me, all of the community.’

Mr Khan told how Rauf, a married father-of-five, had admitted that he had been having sex with a young girl but insisted she was not underage.

When charged, Rauf broke down in tears.

Mr Khan said: ‘He was crying. He said he’d not done anything wrong and blamed his friends. He said if he hadn’t listened to other people then this wouldn’t have happened.

‘He was crying and crying - he knew he would lose everything. He was getting insulted everywhere. He couldn’t take his children to school.

‘My wife said to him: “If you don’t respect other people’s daughters how can you expect them to respect your own daughter?”’

Mrs Begum, Rauf’s sister, said all her family feel guilty about what Rauf did.

She said: ‘I’m angry - I was crying. Why did he do these things? He has brought shame on all the family. What he’s done is wrong. The law has given him punishment. It’s not my job to give him punishment but I don’t respect him like before. He’s still my brother but if he wants to talk, it won’t be like before.’

Was there a BNP mole on the jury?

At least one of the gang is to appeal against his sentence following claims that a mole in the jury room was in contact with the  British National Party.

As the jury was making their deliberations under conditions of strict secrecy, BNP leader Nick Griffin tweeted that seven of the defendants had been found guilty.

Urgent inquiries established that he was correct about the jurors’ current thinking, leading defence barristers to allege that one of their number must have been in communication with the extremists.

Mr Griffin later suggested he had heard about the verdicts on Facebook – apparently on the page of far-Right splinter group, Infidels of Great Britain.

The judge rejected a defence application to discharge the jury, saying there was no way details of their deliberations could have leaked out.

But yesterday one of the men’s solicitors insisted his right to a fair trial may have been compromised as a result and an appeal was planned.

Alias Yousaf – whose client, Adil Khan got one of the girls pregnant when she was 13 – said: ‘We are left with no option but to conclude that the confidentiality of the jury’s deliberations must have been breached and we submit the proper inference should be drawn that there must have been improper communication from within the jury room to Nick Griffin and perhaps others.’

He added that it was necessary ‘to identify the perpetrator and to hold them to account for any interference or tampering with the jury’.

Adil Khan, 42, only stopped abusing the child after six months because she got pregnant. The baby was aborted and Khan denied knowing the schoolgirl until police presented DNA evidence that proved he was the father.

In a rebuke to those who had cast aspersions on the jurors, Judge Clifton yesterday praised the ‘painstaking and conscientious’ efforts of all 12, saying the entire nation owed them gratitude.

‘Anybody who may have doubted this jury should bear in mind the way that you have analysed the evidence and returned the verdicts,’ he added.

Mr Yousaf also rounded on Merseyside Police, accusing them of failing to do enough to protect lawyers involved in the case.

They were subjected to intimidation and even violence from far-Right protesters outside  Liverpool Crown Court, causing two barristers to withdraw early in the three-month trial.

In response, Assistant Chief Constable Chris Armitt said his force’s high-profile presence outside court – at a cost of around £300,000 - had resulted in ten arrests while facilitating ‘lawful protest’.

Among those held was Liverpool’s National Front mayoral election candidate, Peter Tierney, 55. The antiques dealer was later charged with a public order offence.

Three days into the trial, a 100-strong mob attacked the takeaways in Heywood, near Rochdale, where most of the abuse had taken place. Police were pelted with bricks and windows smashed.


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VICTIM, 15, REVEALS HOW SHE WAS 'LET DOWN' BY POLICE


A victim of the ring said she was 'let down' by police and the Crown Prosecution Service because the issue of Asian gangs grooming young white girls was 'unheard of' at the time.

The girl, who was 15 when she was targeted by the gang, reported the abuse to police in August 2008 but the CPS decided not to prosecute because they did not believe a jury would find her 'credible'.

After reporting the abuse she suffered for four more months at the hands of the gang and continued to be forced into having sex by her 'friend' - a teenage girl who was acting as a pimp for the men.

She said the problem got 'worse' after telling the police.

'I felt let down. But I know that they (police) believed me... but... because they said to me at the end that something should have been done but the CPS just would not - what's the word? - prosecute is it?

'It's like, then, in 2008 it weren't really heard of... Asian men with white girls.

'It was just unheard of. I've never heard of it. Now it's going on everywhere. You think of Muslim men as religious and family-minded and just nice people. You don't think... I don't know... you just don't think they'd do things like that.'

The girl, now 20, only escaped the gang in December 2008 when she fell pregnant and moved away. She was then made to wait until August 2009 for the CPS to tell her they were not taking the case to trial.

She called the men who abused her 'evil' and said she hopes they pay for their crimes.

'They ripped away all my dignity and all my last bit of self-esteem and by the end of it I had no emotion whatsoever because I was used to being used and abused daily,' she said.

'It was just blocked out, it was just like it wasn't me any more. They just took everything away and I just think hopefully they'll pay for what they've done.'

  •  Muslim gang jailed for kidnapping and raping two girls as part of their Eid celebrations (Katherine Faulkner, The Daily Mail, 20 aprile 2012):
A group of Muslim men who abducted and raped two teenage girls as part of their Eid celebrations laughed in court yesterday as they were jailed for a total of 38 years.

The girls, aged 15 and 16, were lured miles from their home to a dingy hostel.

In a horrifying weekend-long ordeal, they were plied with alcohol and repeatedly raped by two men, Shamrez Rashid and Amar Hussain, before being offered to a number of others who also ‘used them for sex’.
Ordeal: The girls, aged 15 and 16, were lured miles from their home to a dingy hostel where they were attacked

The 16-year old was forced to have sex six times with four different men.
The younger victim was raped by one man and then sexually assaulted by another.

One defendant, Rashid, 20, was said to have claimed the girls had enjoyed the sex, which he said had taken place as they celebrated the Muslim festival of Eid.

‘It was Eid,’ he said. ‘We treated them as our guests. OK, so they gave us [sex] but we were buying them food and drink.

‘They could have anything they wanted. They enjoyed it.’

His accomplice Amar Hussain, 22, claimed the girls were ‘slags’.

But Judge Melbourne Inman QC said the girls had still been children at the time of the offences.

He said it was quite obvious they had been frightened of the men, but this had had ‘no effect at all’ on their attackers’ behaviour.

‘They were still children and still living with their families,’ Judge Inman said. ‘In a civilised society, such people should be helped. You all abused them.

‘They were extremely vulnerable and you took advantage of that.’

The five defendants laughed and smirked as the horrifying details of their offences were described in court yesterday.

Rashid – who had already been found guilty of two rapes, an attempted rape, child abduction and an attempted sexual assault – grinned, laughed and made gun gestures in the dock.

His supporters in the public gallery hurled abuse at the judge as he passed sentence later.

The court heard how Rashid and Hussain drove the girls from their home in Telford in Shropshire to a Birmingham probation hostel on the evening of Saturday November 28 2009.

They took them to an unfamiliar environment so they ‘would be disorientated and reliant on them,’ prosecutors said.

After raping the girls, they ‘in effect offered them up to their friends, introducing a string of young men into the house’.

Over the following 36 hours, the girls were subjected to almost constant abuse, despite begging their attackers to stop.

The 16-year-old was left with bruising all over her face and neck after she was forced to perform a sex act on Hussain.

She was then forced to have sex with Rashid and a third man, Adil Saleem, while others watched.

The court heard how she held on to a doorframe to try to stop her attacker dragging her into a bedroom, but was pushed inside and the door locked behind her.

She was warned that her attackers were in a gang known as the B9 Crew, and that ‘when someone pressed charges against them, they went to their mother’s house, put a gun to her face and broke her jaw’.

The girls eventually ran from the hostel and called the emergency services from a payphone.

The trial at Birmingham Crown Court was the latest of several cases in which groups of men have been accused of sexually exploiting vulnerable girls.

Hussain was found guilty of child abduction and three rapes and was sentenced to 11 years in prison.

Rashid received ten years for child abduction, two rapes, an attempted rape and attempted sexual assault.

Adil Saleem, 20, was given eight years for one count of rape. Jahbar Rafiq, 28, was handed eight years for rape and sexual assault and Amer Islam Choudhrey, 20, was given 15 months for child abduction and sexual assault.

  •  100,000 British women mutilated (The Telegraph, 22 aprile 2012):
[...] Research suggests that every year up to 6,000 girls in London are at risk of the potentially fatal procedure, and more than 22,000 in the UK as a whole.

The Metropolitan Police said since 2008, it had received 166 reports of people who fear they are at risk of FGM [ossia la mutilazione genitale femminile, ndr].

It is the same story for all 43 forces across England and Wales with no convictions for the offence ever taking place, according to The Sunday Times.

The newspaper added that only two doctors have been struck off by The General Medical Council since 1980.

According to Forward, a charity which campaigners against FGM, an estimated 100,000 women in the UK have undergone mutilation. [...]

lunedì 16 luglio 2012

Stupri a Milano

Stupri a Milano: una nuova ondata? (chi ha voluto la bicicletta...)

E' uno di quei casi crudelmente ironici che il destino a volte dona che, a pochi giorni da una iniziativa contro il turismo sessuale, promossa dall'associazione Demetra Onlus assieme ad ECPAT e all'associazione ambientalista FIAB Onlus, ossia Federazione italiana amici della bicicletta, sia stato arrestato a Milano uno stupratore seriale "ciclista". L'iniziativa citata, svoltasi per l'8 luglio, è stata la prima giornata internazionale cicloturistica contro il turismo sessuale con vittime i minori (ma leggendo sul sito della Demetra, era presente anche una certa preoccupazione per le donne adulte bersaglio di tale turismo).

Negli stessi giorni, con fermo convalidato il 14 luglio, viene appunto arrestato nel capoluogo lombardo l'egiziano Sameh El Melegy, dipinto subito come stupratore seriale "in bicicletta", per il suo modo di battere la città in cerca di prede, indagato per undici casi in pochi mesi, ma col sospetto che in realtà siano molti di più.

L'arresto arriva proprio nel momento in cui riesplode a Milano un'ondata di violenze contro le donne. Parliamo di violenza a caso, per strada e da sconosciuti, non di quella famigliare o nel gruppo delle conoscenze intime. Ma prima di andare avanti, vediamo un pò alcuni dati generali.

  • In Italia, ogni anno le violenze sessuali sono circa 4.800, raddoppiate tra il 2001 e il 2010.
  • Uno stupro su tre è opera di sconosciuti, con un aumento negli ultimi mesi.
  • A Milano, nel 2011, i casi di stupro sono stati 340, quasi uno al giorno (senza distinzione tra casi dentro le mura domestiche o per strada). A Roma, molto peggio: 578 nel 2011 (erano 430 nel 2010).
  • Secondo dati aggiornati al 2009, gli stupri sono compiuti al 40% da stranieri (pur essendo solo il 6-7% della popolazione complessiva). Su 100 stupratori stranieri, 60 sono irregolari, mentre 40 sono regolari (per così dire...).
  • Sempre secondo i dati aggiornati al 2009, se consideriamo le grandi città, ossia luoghi dove gli immigrati sono numericamente più consistenti, vedremo che gli italiani autori di stupri scendono a circa il 40% e gli stranieri crescono al 60%.
  • Il numero di stranieri autori di stupri è quadruplicato in vent'anni, passando dal 9% al 40%.

Esiste, quindi, una fortissima correlazione tra presenza allogena e aumento delle violenze sessuali (Immigrati e stupri: grafico, Resistenza Nazionale, 19 gennaio 2012).

Torniamo a Milano. Le violenze sessuali compiute da sconosciuti sono divenute quotidiane nel periodo tra fine aprile 2012 e fine maggio 2012. Di questi casi, 26 totali, di cui sette minorenni (senza entrare nel merito degli undici casi dell'egiziano El Melegy o dell'italiano Luca Terranova, accusato di un paio di violenze), molti sono stati opera di altri stranieri, come il tentato stupro di un pizzaiolo marocchino contro una maestra; una camerunense violentata da un "amico" senegalese; due italiane assalite da un cingalese; una trentenne italiana violentata da un marocchino e un macedone su un treno; una tossicodipendente violentata da un marocchino; una studentessa molestata dall'operaio egiziano Youssef Abdel; una romena e una nigeriana molestate dall'indiano Harjinder S. (Singh?); una signora italiana molestata dall'egiziano Mohamed Salah; una commessa italiana aggredita da un marocchino (Violenza sessuale: cinque episodi in tre giorni - Due donne molestate in metropolitana, Corriere della Sera, ed. Milano, 28 aprile 2012) (Ragazza violentata da due stranieri sul treno regionale Milano-Modena, Corriere della Sera, ed. Milano, 30 aprile 2012) (Violenza sessuale, altri cinque episodi - Arrestati tutti i responsabili, Corriere della Sera, ed. Milano, 12 maggio 2012) (Milano, tenta di stuprare commessa alla stazione: arrestato, CronacaQui, 25 maggio 2012).

A questi episodi, si aggiunge quella che si teme sia una nuova ondata di violenze in strada, con quattro episodi in una decina di giorni, di cui tre opera di stranieri: una italiana molestata da un cinese, J.W.F.; una ecuadoregna aggredita da quattro connazionali; una italiana molestata da un senegalese (Stupro via Giambellino Milano, è il quarto caso in 10 giorni; tra aprile e maggio 26 casi in 30 giorni, Cronaca Milano, 13 luglio 2012).

In aggiunta, ma non si tratta stavolta di violenza sessuale, lo scippo violento di cui è stata vittima l'11 luglio scorso la madre di Marco Granelli, Assessore alla Sicurezza di Milano, con intervento di ben 6 pattuglie (crepi l'avarizia!). (Rapina madre assessore Sicurezza Milano via Sant’Arnaldo, femore rotto, Cronaca Milano, 13 luglio 2012) A testimoniare (per quanto non si sappia ancora nulla sui responsabili) che forse, per strada, a Milano, un qualche problema c'è.

Come detto, tale problema, per quanto riguarda la sicurezza delle donne, deriva molto dall'equilibrio esistente tra ordine pubblico e presenza straniera. Manca un elemento, però, ossia quello culturale. Il tentativo, di determinate realtà associative o di certe organizzazioni, di censurare ideologicamente il sottolineare come gli stranieri siano percentualmente più inclini a questo genere di crimini, rischia di impedire il trovare delle soluzioni, le quali devono vertere su due fronti: quello dell'allontanamento coatto dal territorio nazionale e quello culturale.

A fine maggio, si è tenuto proprio a Milano un dibattito organizzato da Ascf, Associazione Studi Criminologici e Forensi, proprio sul tema della violenza sessuale e della diversità culturale. Tema il cui scopo era iniziare a capire come gestire la violenza sulle donne, tenendo conto che:

  • ben 53 nazioni non lo considerano un reato
  • che nel mondo una donna su tre è vittima di violenze
  • che su 4 casi di violenza, tre sono opera del partner

Ossia, molti stranieri arrivano in Italia portandosi quei "mondi".

Secondo l'SVS, il servizio violenze sessuali della Clinica Mangiagalli di Milano, la metà delle minorenni, violentate e presentatesi ai propri sportelli per una richiesta d'aiuto, sono straniere. Percentuali, queste e quelle citate poco sopra, ben peggiori rispetto alla "normalità" autoctona.

Ora, con quali "strumenti" si potrà rimediare a tutto ciò, se si lascerà aumentare senza criterio gli stranieri, specie di certe aree (Nord Africa e Africa Subsahariana in primis)? Come si pensa di poter cambiare la mentalità di certi gruppi etno-culturali se li si lascia aumentare numericamente a discapito degli italiani e degli europei? Ma se si vogliono certe biciclette...

  • Allarme stupri, in Italia denunciate 4.800 violenze l'anno (Rainews24, 14 luglio 2012)
Nell'arco degli ultimi dieci anni le violenze sessuali in Italia sono quasi raddoppiate, passando dalle 4,3 del 2001 alle 8 ogni 100mila abitanti (dato Istat) nel 2010. In termini assoluti, fanno almeno 4.800 casi l'anno, un numero tanto piu' allarmante laddove si consideri che nella quasi totalita' dei casi la violenza non viene denunciata: il sommerso, secondo gli esperti, rappresenterebbe il 91,6%.

A Milano, nel 2011, il solo Centro soccorso violenze sessuali della "Mangiagalli" ha registrato 340 casi. Mentre a Roma l'anno passato le violenze sono cresciute del 34%, da 430 a 578.

Crescono negli ultimi mesi i casi di violenze in strada, ad opera di sconosciuti, ma il 69,7% degli stupri continua ad essere opera del partner e il 17,4% di un
conoscente: in Italia una donna su tre tra quelle di eta' compresa tra i 16 e i 70 anni e' stata vittima nel corso della sua esistenza di una qualche violenza fisica o sessuale.

Il 3,5% delle donne, in particolare, ha subito una violenza sessuale: stupro, tentato stupro, molestia. Consistente la quota di vittime che non parla con nessuno delle violenze subite.

  • Quattro stupri su dieci commessi da stranieri (La Repubblica, 25 febbraio 2009)
Mentre il ministero dell' Interno diffonde i dati sulle violenze sessuali - quattro su dieci sono commesse da immigrati che rappresentano il 6% della popolazione - è ancora polemica sulle ronde. Il presidente della Camera ribadisce a Ballarò che il termine ronde non gli piace. Preferisce, invece, «la collaborazione del cittadino con le istituzioni». Il titolare del Viminale, Roberto Maroni, non vuole «dilettanti allo sbaraglio». Annuncia «un controllo fortissimo da parte degli organi di polizia su chi vi partecipa». E attacca i contrari alle ronde: «Chi è contro la proposta del Governo dichiara Maroni - è a favore della ronda fai da te». È di dubbia interpretazione, intanto, il decreto legge sui "volontari per la sicurezza" pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale. Il testo del dl, infatti, esclude che le ronde possano essere «destinatarie di risorse economiche a carico della finanza pubblica». Secondo alcuni, i "volontari per la sicurezza" potrebbero essere finanziati da privati, persone fisiche o aziende. Secondo altri, invece, dovrebbero svolgere quella funzione come volontari, e cioè senza compensi. Ma è il Viminale - dopo le reazioni antistranieri seguite agli ultimi stupri di Roma - a rivelare che gli italiani sono autori della maggior parte degli stupri (il 60,9% dei casi). Gli stranieri per comunitari ed extracomunitari responsabili di circa il 40% dei reati di violenza sessuale commessi in Italia nel 2008, rappresentano solo il 6% della popolazione residente. Di questi, il 7,8% degli stupratori è di nazionalità romena, il 6,3% marocchina. Le vittime, precisa il Viminale, sono nella gran parte dei casi donne (85,3%) e quasi sempre nate in Italia (68,9%). I dati sono stati diffusi da Simonetta Matone, capo di gabinetto al ministero delle Pari opportunità. Nel 2008 gli stupri sono scesi dell' 8,4%. A calare in particolare sono state le violenze di gruppo, ridotte di quasi un quarto (meno 24,6%). La flessione dell' anno passato è seguita a un 2007 terribile, in cui gli abusi erano aumentati del 5% e quelli da "branco" del 10,9%. A Milano la situazione più drammatica, anche se nel triennio 2006/2008 si era registrato un andamento decrescente, passando da 526 episodi nel 2006 a 480 nel 2008. Nel 41% le violenze sono ad opera di italiani, nell' 11% di romeni, nell' 8% di egiziani e nel 7% di marocchini. Anche a Bologna un netto calo, da 179 nel 2006 a 139 nel 2008. Italiani sarebbero responsabili nel 47% dei casi, nell' 11% marocchini e nel 10 % romeni. A Roma si è registrato un picco nel 2007, più 13,4% rispetto all' anno precedente, con 339 stupri, e un calo nel 2008, con 317. Gli autori risultano nel 42% dei casi italiani, nel 24% romeni e nel 3% egiziani. Ma in un arco temporale non considerato dal Viminale le violenze nella capitale sarebbero di nuovo in aumento: nei primi due mesi del 2008 ci sono stati4 stupri, nei primi due di quest' anno sono già 9.

  •  Aumentano gli stupri commessi dagli immigrati (Maria Serena Palieri, L'Unità, 17 gebbraio 2009):
Negli ultimi vent’anni la quota di stranieri sulle persone denunciate per stupro nel nostro Paese è passata dal 9 al 40%. Tenuto conto che gli immigrati restano solo il 6% della popolazione, è una cifra spaventosa. Ma, su questa cifra, dobbiamo ragionare» ci dice Marzio Barbagli. Sociologo, storico della famiglia, per Il Mulino a fine 2008 ha pubblicato la ricerca Immigrazione e sicurezza in Italia.
Professor Barbagli, la cifra è, diceva, allarmante. In che modo va letta?
«Primo, sapendo che la violenza sessuale è un argomento difficile. Perché è altissima la quota di vittime che non denunciano. Per questo ciò che è più significativo è appunto il “trend”. Ora, la prima annotazione che va fatta è che le violenze sessuali, in genere, avvengono all’interno dello stesso gruppo nazionale: gli uomini italiani violentano le donne italiane, i romeni le romene, i tunisini le tunisine. I giornali valorizzano le notizie che concernono stupri commessi da stranieri su italiane. Ciò che ci colpisce, i giornali lo sanno, è la ragazzina bolognese violentata dall’immigrato tunisino. Ma mettono la sordina quando avviene il contrario, o quando una donna romena è violentata da connazionali».

La maggior parte delle violenze avviene in famiglia o nella coppia. E questo collima con la bassa percentuale di violenze “interetniche”. Però la cifra iniziale resta: gli immigrati, 6% della popolazione, oggi sono il 40% degli autori di stupri denunciati. Perché?
«Continuiamo l’analisi dei dati. A commettere queste violenze sono al 60% immigrati irregolari, al 40% in regola. Rispetto ad altri reati, qui la percentuale di regolari è più alta: lo spaccio, per esempio, è praticato al 92% da immigrati irregolari. Ed eccoci al problema che, dopo due leggi, la Turco-Napolitano e la Bossi-Fini, il nostro Paese ha tuttora: la difficoltà a rimpatriare. Nel discorrere comune si parla di “irregolari” facendo di ogni erba un fascio. In realtà magistratura e forze dell’ordine fanno ancora dei distinguo: quelli che andrebbero rimpatriati sono gli irregolari sospettati di fare lavori illeciti, non la badante col permesso scaduto. Ma il rimpatrio avviene solo per un quarto dei casi. C’è un numero di persone, come il cittadino tunisino arrestato l’altro giorno a Bologna, che commettono vari reati. Tra questi, stupri. Commettono anche omicidi: c’è un’alta quota di omicidi commessi da immigrati. Ci sono persone che vengono qui per compiere attività illecite. Ma se il meccanismo della giustizia funzionasse, non sarebbero qui».

Il permesso di soggiorno, però, non basta, visto che il 40% delle violenze sono commesse da «regolari». Il problema è culturale, allora?
«Molti di noi dell’immigrazione godono i vantaggi. Ma c’è uno scarso impegno pubblico nel prevenirne gli svantaggi. C’è difficoltà di controllo sul territorio. Siamo indietro nell’integrazione sociale. Dove non c’è una rete solida, parentale, amicale, è più facile succedano questi fatti. Poi, ci sono anche quanti hanno disturbi di personalità, ma qui entriamo in campo psichiatrico...».

Il nostro modello di costume può, in alcune culture, suscitare scandalo? E dunque paura, aggressività?
«Non credo sia questo un motivo. Oggi la nostra tv, i nostri film, circolano, gli immigrati arrivano qui sapendo dove vengono».

  • Diversità culturale e codice penale: se la violenza del marito non è un reato nel Paese d’origine (Paola D'Amico, La Città Nuova, 25 maggio 2012):
Flussi migratori, culture diverse che fanno dell’Italia un Paese multietnico: ma è integrazione reale o fittizia? I primi a porsi il quesito sono stati gli operatori sul campo: giudici, magistrati, medici, mediatori culturali, assistenti sociali che si sono trovati a dover affrontare consuetudini e costumi che le nostre leggi classificano come reato: dall’infibulazione alla difesa dell’onore, dall’induzione in schiavitù al rifiuto di mandare i figli a scuola. Le schiere di bambini che chiedono l’elemosina, le donne violentate dai propri mariti e le bambine mutilate: notizie che tutti i giorni sono sotto i nostri occhi e che riempiono le pagine dei nostri giornali.

Il dibattito culturale, giuridico e sociologico, partendo dai dati reali, è vivo ed è appena agli albori. Oggi 25 maggio, dalle 14 alle 19, allo Spazio Chiossetto, all’interno di un ciclo di incontri organizzato da Ascf, Associazione Studi Criminologici e Forensi, si incontrano professori di diritto penale, giudici, avvocati e medici.

    “Immigrazione e pluralità di culture sono le nuove sfide per il diritto penale. La diversità di cultura – dice Fabio Basile, professore ordinario di diritto penale presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche C. Beccaria, Università degli Studi di Milano – potrebbe indurre l’immigrato a commettere un fatto previsto come reato nel Paese d’arrivo, ma che risulta conforme, o per lo meno tollerato, nella sua cultura d’origine. Come deve reagire il diritto penale a siffatti reati culturalmente motivati?”.

Risponde Fabio Roia, giudice presso la IX sezione del Tribunale di Milano e che si occupa di questa fattispecie di reati dal 1991: “Deve applicare le leggi previste dagli ordinamenti locali che fanno riferimento a principi consacrati nella Carta costituzionale, delle Convenzioni europee e del Diritto naturale”. Che cosa aspettarsi dunque in tema di violenza sessuale, se, come informa l’Onu, in 53 Paesi aderenti alle Nazioni Unite la violenza sessuale da parte del marito non è perseguibile per legge?

    “Nel mondo 1 donna su 3 è stata picchiata o abusata sessualmente, 1 su 4 è stata vittima di una forma di violenza durante la gravidanza e su 4 donne vittima di violenza 3 la subiscono da parte del partner”, sintetizza precisa la dottoressa Alessandra Kustermann, responsabile del Soccorso violenze sessuali (SVS) della Clinica Mangiagalli, che in 18 anni ha preso in carico 4.177 vittime di violenza, 1.340 delle quali minorenni, e che oggi parla di soccorso violenza sessuale e domestica in una società multiculturale .

 Oltre la metà delle minorenni giunte al centro SVS avevano meno di 13 anni (768), straniera una su due. “Le adolescenti che subiscono violenza hanno più frequentemente in anamnesi fattori di vulnerabilità soprattutto se sono straniere, chiedono aiuto più tardi”. E nella quasi totalità dei casi non vengono denunciate.

giovedì 12 luglio 2012

Come gli europei vedono gli islamici

Come gli europei vedono gli islamici: Francia, Germania, Olanda, Regno Unito


A febbraio, l'istituto di sondaggi francese IFOP ha pubblicato uno studio, effettuato nell'aprile 2011, sulla visione che i cittadini di quattro nazioni europee (Francia, Germania, Olanda e Regno Unito), con forte presenza immigrata di fede maomettana, hanno proprio della realtà maomettana in riferimento a un determinato insieme di questioni, come la possibilità che essa rappresenti una minaccia o il livello percepito di integrazione degli islamici, ecc.

I risultati complessivi sono abbastanza intuibili. Non sorprende, ad esempio, che i dati di Regno Unito e Olanda (forse per i fatti del 7 luglio 2005 e per l'omicidio di Theo Van Gogh), riguardo la minaccia maomettana, siano leggermente più alti rispetto agli altri due Paesi, né sorprende che meno di un quarto del campione, per ogni Paese, consideri gli islamici un fattore di arricchimento culturale. Non sorprende che gli elementi maggiormente considerati per spiegare la cattiva integrazione degli islamici siano il loro rifiuto proprio d'integrarsi (concetto comunque opinabile) e le forti differenze culturali (concetto già più sensato).

E' più interessante, semmai, dare un'occhiata ai particolari.

  • Nel Regno Unito e in Francia, circa un terzo pensa che gli islamici siano integrati (non è poco, se ci pensate bene).
  • Sempre nel Regno Unito e in Francia, vi sono le più alte percentuali riguardo l'opposizione al velo islamico nelle scuole, ma anche nei luoghi pubblici.
  • Regno Unito e Francia mostrano le percentuali più basse per quanto riguarda l'opposizione alla costruzione di moschee (meglio la moschea del velo?).
  • La Germania sembra essere la meno preoccupata per quanto riguarda la presenza di partiti o singoli candidati maomettani (se ci pensate, la cosa, almeno al momento, è comprensibile).
  • Per quanto riguarda gli under 35, Germania e Olanda mostrano una maggiore diffidenza verso gli islamici, anche rispetto al campione generale nazionale.
  • Gli under 35 di Francia e Regno Unito, tra le varie ragioni per la cattiva integrazione islamica, aggiungono anche un ipotetico razzismo contro gli islamici, mentre olandesi e tedeschi gli danno una piccola importanza, al pari del campione generale nazionale.

Se considerate tutti questi "particolari", in francesi e britannici qualcosa non va?

Les regard des européens sur l'islam (Sarah Alby + Beltrande Bakoula, IFOP, 16 febbraio 2012) [in PDF]

lunedì 9 luglio 2012

G2 è un nome in codice per allogeno

G2 è un nome in codice per allogeno: un esempio da cui partire e su cui lavorare [SI RICHIEDE UN PICCOLO AIUTO DEI LETTORI]


Tutti sicuramente ormai conoscerete l'espressione G2, che starebbe per "seconda generazione", intendendo i figli di quegli immigrati nati o cresciuti in Italia e che secondo i multietnicisti sarebbero "indubbiamente" considerabili come "nuovi italiani" (così, all'ammasso, senza distinzioni o analisi. Per partito preso: l'Italia è divisa tra guelfi e ghibellini; fascisti neri e fascisti rossi, alias anti-fascisti; italiani e italioti, per dirla con Montanelli; italiani veri - Mattei - e italiani finti - la lista è lunga: dai politici della Seconda Repubblica allo "svizzero" Carlo De Benedetti -. Ma i G2, con radici e anche situazioni famigliari per lo più non italiane, sarebbero italiani perché qualcuno di loro parlerebbe dialetto vattelapesca o... chissà che...).

Tra gli articoli, subito prodotti per battere il ferro caldo dell'illusoria vittoria dell'Italia agli Europei, con i due gol di Mario Balotelli, serviti su piatto d'argento dall'italiano Antonio Cassano e dall'italo-tedesco Riccardo Montolivo (chissà come mai non segnalato tra gli esempi di vero o presunto meticciamento italico [1 luglio 2012]), c'è stato anche quello di Gian Antonio Stella, capace anche di ripescare teorie africanizzanti ottocentesche (Mario, il razzismo e l’orgoglio dei nuovi italiani, Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 30 giugno 2012) o di inventare un filo-rosso "nero" di presenza africana in Italia, per sporadici personaggi qua e là rintracciabili in una storia trimillenaria, di ben altra portata.

Ma non è tanto l'articolo in sè che ci ha incuriosito, quanto il seguente commento lasciato da una lettrice:


Che ridere!!!
30.06|17:18 Lettore_733643

Non sapendo che fare nel dopo pranzo, mi sono attacata ad Internet e ho incominciato a navigare tra Facebook e il Corriere. Sul Corriere ci stracciamo lo vesti per meglio pronunciare il "mea culpa" su quanto siamo stati cattivissimi e razzistissimi verso Balotelli Salvatore della Patria e Nuovo Italiano,su Facebook, in una pagina dedicata alla'Africa a cui mi sono iscritta, i commenti degli utenti, per di più africani 2G, erano che Balotelli è sarà sempre africano perchè nero, che ha solo la cittadinanza italiana e adirittura vaghi insulti ai genitori adottivi, che essendo italiani sono ipocriti. Bene, direi che siamo verso la giusta strada.

Non avendo un account su Facebook, non possiamo fare un tour tra gruppi e personaggi lì presenti per poter valutare a pieno quanto riportato, pur avendo, per esperienza vissuta, ben presente il disprezzo che, specie arabi e subsahariani, spesso provano per la loro nuova "patria". Il fenomeno è interessante e andrebbe posto sotto osservazione.

Per intanto, se qualche lettore avesse modo di perdere un po' di tempo e documentare quanto lì riportato, magari copiando in formato immagine le eventuali pagine trovate (consigliamo un programmino semplice e leggero come MWSnap, scaricabile da internet), non potremmo che essergliene grati.

Intanto, per tornare alla questione, l'orgoglio etnico-razziale dei G2 è fatto spesso discusso in altre realtà europee, così come nella realtà statunitense, per altri versi più complessa. Fatto assai comprensibile, a pensarci bene, nonostante gli articoli fantascientifici dei vari Stella o le varie iniziative destinate al disastro dei vari Riccardi. Per quale ragione, un africano o un arabo (per citare ancora i due macro-insiemi complessivamente più problematici a livello europeo) dovrebbero dismettere le loro origini e persino la loro identità, compresa quella fenotipica, per dirsi altro da ciò che gli è sempre stato insegnato dalle persone a loro più vicine, ossia il gruppo famigliare? Per dirsi altro da ciò che hanno comunque, nonostante la permanenza europea, sempre vissuto? Per creare schizofrenici peggio di quanto non si possa esserlo in Europa, autoctoni o allogeni che si sia?

I neri costruiscono l'identità attraverso la razza; i bianchi attraverso il linguaggio?

Alcuni mesi fa, alcuni ricercatori dell'università di Chicago hanno compiuto un esperimento su quattro gruppi di bambini così suddivisi: gruppo 1, anni 5-6, bianchi; gruppo 2, anni 5-6, bianchi; gruppo 3, anni 9-10, bianchi; gruppo 4, anni 5-6, neri. Ai gruppi venivano proposte delle associazioni tra bambini e adulti, chiedendo loro quale bambino sarebbe divenuto un dato adulto.

I bambini neri piccoli e i bambini bianchi più grandi (gruppo 4 e 3) hanno risposto razzialmente, ossia associando bambini e adulti in funzione del colore della pelle. I bambini bianchi più piccoli (gruppo 1 e 2) in funzione di quello che bambini e adulti dicevano.

Come leggere i risultati? La presenza del gruppo 3 dà l'idea che molto dipenda dall'esperienza personale. C'è da capire, allora, la differenza tra coetanei bianchi e neri, così piccoli. L'esperienza della minoranza nera è tale per cui imparano subito l'esistenza delle diversità etniche-fenotipiche-razziali, mentre i bianchi possono permettersi di partire da presupposti più culturali-morali, per poi rimodulare la loro visione strada facendo?

Il punto è questo e andrebbe considerato rispetto, però, ai tempi che si vanno profilando: una minoranza tende a dare valore alla differenza razziale, come elemento principalmente connotante. Una maggioranza si comporta, almeno inizialmente, in maniera opposta. Se la maggioranza statisticamente diminuisce (come sapete, dati recenti riportano che tra gli ultimi nati negli USA, solo il 49% è bianco), mentre la minoranza meno, in un mondo di altre minoranze in crescita, quali effetti produrrà quel differente tipo di visione identitaria?

Ora, considerate la questione dal punto di vista della cosiddetta G2, in Italia o in altre nazioni etnicamente e culturalmente europee, e fatevi venire un sospetto: G2 come GD come Geneticamente Differente come Allogeno? G2 indica, molto banalmente, la sostituzione etnica, ossia il GENOCIDIO (ancora negato) degli europei? Domanda retorica.


  • Black kids form identity through race; opposite for White children (Trice Edney, Afro American Newspapers via Florida Courier, 5 gennaio 2012):

Black children in the same age group tend to form their identity more strongly by the color of their skin than a shared language, according to a new study, while the opposite was true for White children.

A study published in the November issue of Developmental Science and conducted by University of Chicago researchers Katherine Kinzler and Jacelyn Dautel presented some preliminary findings regarding how young children identify with others.

According to a report in the Journal of Blacks in Higher Education, the study cites four experiments, each designed to provide a specific piece of information and control for some variables. Experiments 1, 2 and 4 used children ages 5 to 6, while experiment 3 used children ages 9 to 10.

Language vs. race

Experiments 1, 2, and 3 used White children and experiment 4 used Black children. In all the experiments, the children were shown a child and adults and asked, "Which adult does this child grow up to be?"

In experiments 1 and 2, the children picked the adult that spoke the same language as the child in the test, though it was not a racial match. In experiments 3 and 4, the children picked the adult that was a racial match, though they were not a language match to the child in the test.

"The difference between European American and African American children of the same age highlights the potential role of experience in facilitating children’s reasoning about the stability of different social categories," the researchers wrote.

"Presumably, infants in all social groups are born viewing their earliest social worlds the same way. Nonetheless, children’s early experiences may shape their reasoning about the relative importance of race compared to language."

The authors said other experiments were required before making any hard conclusions based on this evidence, viewing their work as a first step in the research process.

domenica 1 luglio 2012

Europei di calcio 2012 e multietnicismo

Europei di calcio 2012 e multietnicismo: l'esito dice che...

  • Testo aggiornato in data 4 luglio 2012: vedere più avanti

Ne riparleremo con più calma nei prossimi giorni. Intanto, come sapete, ha vinto gli Europei quella è che l'unica nazionale senza allogeni, ossia la Spagna, la quale, oltre a ciò, ha vinto la finale 4-0, ha vinto il secondo Europeo di seguito, ha vinto due anni dopo la vittoria del Mondiale.

Nei giorni scorsi, orde scatenate di scribacchini hanno cantato le lodi di giocatori allogeni e di quanto si vincerebbe lasciando spazio agli stranieri (chiaramente c'è differenza tra allogeno e straniero). Gli italiani per costoro non hanno alcun valore, evidentemente [1].

L'abbiamo visto nella finale odierna. E si consideri che l'Italia è comunque una delle nazionali con meno allogeni. Quelle con più allogeni sono state bloccate prima e hanno espresso un calcio mediamente peggiore.

Ma, come detto, ne riparleremo con maggiore calma nei prossimi giorni.

[1] In Italia il 52% dei calciatori professionisti sono stranieri, europei o non europei (detto dall'ex-calciatore Sandro Mazzola in una dichiarazione di stasera).

Aggiornamento del 4 luglio 2012: relativamente a quanto riportato in precedenza, citiamo l'articolo pubblicato dal giornalista immigrazionista Corrado Giustiniani sul suo blog ospitato nel sito del Messaggero (Balotelli, il nero d'Italia, Corrado Giustiniani, Il Messaggero, 29 giugno 2012). E' un esempio di false banalità e di retorica, in linea con molta altra stampa e televisione, il cui succo è riassumibile, citiamo, nella frase "In conclusione, un bel po' di sangue meticcio farebbe un gran bene al nostro sport e insieme alla convivenza e all'integrazione." Come abbiamo visto, la Spagna, a parte il meticcio David Silva, padre iberico e madre giapponese, è esempio decisamente contrario e da alcuni anni è la nazionale più forte sul pianeta. D'altronde, non si capisce da quale punto di vista il meticciamento possa essere razionalmente un elemento di rafforzamento in ambito di nazionali sportive, le quali dovrebbero seguire logiche un po' differenti rispetto ai singoli club. Club i quali comunque si rafforzano e rafforzano il calcio nazionale se sposano logiche favorevoli ai vivai giovanili locali. Non logiche meticcianti, che sono al massimo capitalistiche. Il successo del modello Barcellona è un successo anche della logica dei vivai. Altro esempio, in tal senso, la Germania, che negli ultimi anni ha mostrato una sempre maggiore attenzione ai propri giovani, con buoni effetti sulla nazionale. Qualcuno dirà che comunque ciò non toglie che vi siano o possano esservi giocatori di origini straniere. Ovviamente, ma è ben diverso dal masturbarsi con cretinate mediatiche come "l'eroe nero" o simili.

Prendete l'ultima stagione di Champions League, dalle semifinali in poi: ha, sì, vinto la squadra inglese del Chelsea (ai rigori), ma le altre squadre erano Real Madrid, Barcellona e la finalista perdente Bayern Munchen. Quest'ultima delle quattro era l'unica con un bilancio societario in ordine. Inoltre, sia il Bayern sia il Barcellona avevano una rosa di giocatori sostanzialmente nazionale, a differenza delle altre due, fortemente indebitate e fortemente dipendenti da calciatori stranieri. Ora, al momento, le squadre fortemente indebitate possono continuare a far debiti, comprando e spendendo, ma immaginate per un attimo se il sistema dovesse crollare o venir fortemente riorganizzato. Delle quattro citate, chi rimarrebbe in piedi?

Qualcuno ripeterà ancora che comunque nei vivai ci possano essere giovani allogeni, e così via. Certo, ipoteticamente un Mario Balotelli avrebbe però potuto giocare nella Nazionale anche 10 anni fa. Il punto non è quello, ma il meticciamento mediatizzato che è frutto, semmai, dei dispendiosi giganti alla Chelsea, che riescono a campare solo comprando calciatori in giro per il mondo e indebitandosi all'infinito. Puro capitalismo. E puro marketing.

E' il mercato drogato che crea le squadre dove può vincere un Drogba. Ed è l'imitazione/invidia per quel mercato drogato che trasforma un giocatore di incerto futuro, per quanto dotato, come Balotelli in un campione, solo perché di pelle scura e adottato, ma non riconosce che la Nazionale italiana è arrivata dove è arrivata, negli ultimi Europei, grazie ad un quadriumvirato di "senatori" composto da Buffon, De Rossi, l'acciaccato Cassano (a cui Balotelli deve molto) e il migliore di tutti, Andrea Pirlo. Quest'ultimo, colmo dell'ironia, nonostante sia stato il giocatore fondamentale tra gli Azzurri, tanto da essere lui, in realtà, motivo di paura per i tedeschi, viene ricordato da un Corrado Giustiniani ancora per la leggenda fasulla dell'appartenenza zingaresca. Eppure, poche settimane prima, poco prima dell'inizio degli Europei, Pirlo aveva negato di essere di discendenza zingaresca, ma di appartenere ad una comunissima famiglia bresciana (e d'altronde, fosse stato zingaro, in cosa lo sarebbe stato? Domanda più insidiosa di quel che sembra).

  • «Perché mi invidiate?» (Vanity Fair, 3 giugno 2012):

[...] L’ha rabbuiato un fresco articolo su di lui, apparso sull’Espresso, che ha tirato fuori la sua (presunta) ascendenza sinti – i sinti sono i «cugini» dei rom – e i suoi investimenti nel siderurgico.

Chiariamo: lei è un sinti o no?

«Non è vero. Sono anni che questa storia circola, e non sono mai riuscito a capire chi l’abbia messa in giro. Io, come tutta la mia famiglia, sono di Brescia. L’articolo conteneva falsità: non so perchè sia stato scritto, ma procederò per vie legali»

Non ci sarebbe niente di male.
«Lo so, però non è una cosa vera». [...]

L'immigrazionista Giustiniani, sulla scorta del gruppo "umanitario" EveryOne, noto contaballe, parla di Balotelli e di Pirlo (falso) zingaro come di "nemesi contro il razzismo". Intanto... "però non è una cosa vera".

Aspettando di vedere se Balotelli sarà anche un campione, e tralasciando la montagna di gossip che lo riguarda e che secondo il Tg5 delle 13 del 29 giugno scorso, subito dopo la vittoria sulla Germania, ne farebbe un italiano vero (!?), ricordiamo che il multietnicismo si applica al mondo del calcio in due modi, uno principale e l'altro derivato. Quello derivato è il citato mercato dei campioni o pseudo-tali e dei procuratori, delle televisioni e del marketing. Ossia il palcoscenico esasperato dove non conta il club radicato territorialmente, il tifo genuino e l'ingegno, quanto il denaro e il potere. Qui dimora il vorticare di giocatori di ogni area del pianeta verso ogni area del pianeta (con fenomeni anche spassosi, per quanto dispendiosi: si veda il sito Calciobidoni).

Quello principale  nasce come invidia inconfessata per il capitalismo globalizzato tout-court, che impregna anche il mondo dello sport, mascherando con diritti umani e "ineluttabilità" della società meticciata il desiderio di alcuni di vedere una società simile a quella dominante ideologicamente e mediaticamente nel centro dell'impero, dove tutto e tutti non contano, nonostante gli slogan alla "Respect" (usato negli Europei). Non si raccontino storie: che "respect" si vuole per la diversità, se le diversità vengono così insistentemente spinte a sparire?

Per concludere: si legga il seguente articolo. Aumentano gli stranieri nel calcio italiano di Serie A, ma i capocannonieri sono per lo più italiani?!

  • Serie A da record: in campo più stranieri che italiani (Sport Virgilio, 30 settembre 2011):

Serie InternazionAle. Che non è, per una volta, il nome della squadra nerazzurra di Milano, ma quello del massimo campionato italiano. O, forse, ex italiano. Perché nelle prime quattro giornate di questo campionato hanno giocato più calciatori stranieri che italiani, e questo non era mai successo.

Perché, da Stefano Colantuono a Marco Giampaolo (in ordine di classifica e senza penalizzazioni, dall'Atalanta al Cesena), i mister hanno mandato in campo la bellezza di 192 calciatori stranieri contro i 181 italiani "doc", vale a dire il 51,5%. Lo evidenzia una statistica elaborata a tutta pagina dalla Gazzetta dello Sport. Occorre precisare che la Rosea ha calcolato come "forestieri" anche gli oriundi come Thiago Motta, Amauri, Osvaldo, Schelotto e Ledesma.

A proposito di Pablo Daniel Osvaldo: domenica sera il romanista di Buenos Aires ha siglato a Parma il gol numero 100 di questo campionato, un'ottima occasione per dare un'occhiata anche ai gol segnati: e anche qui si evidenzia il valore tutto "made out of Italy": 57 le reti provenienti dall'estero, contro le 43 di produzione nostrana, per un facile 57% tondo tondo.

Per fare un confronto con lo scorso campionato: a fine stagione gli stranieri con almeno una presenza erano stati 264 su 538, vale a dire il 49,1% del totale. E i gol "esterofili", complessivamente, furono il 48,5%.

E qual è il club meno italiano? Qui non ci sono sorprese: l'Internazionale, intesa appunto come la squadra nerazzurra di Milano: 20 giocatori impiegati, Ranocchia e Pazzini unici italiani doc. Vale a dire il 90% di stranieri. Piccola soddisfazione, però, per la capolista (senza penalizzazione), ovvero l'altra nerazzurra, l'Atalanta: 14 giocatori impiegati, solo 4 stranieri: il 22,2% del totale, per i più italiani della Lega (calcio).

A Bologna e Parma, rispettivamente con 38,9% e 27,8% di stranieri, segnano solo gli italiani. Tra le grandi brillano per italianità Juventus e Milan (13 italiani su 18 i bianconeri e 13 su 20 i rossoneri).

Va infine sottolineato che dal 2003/04 a oggi la classifica dei capocannonieri l'ha vinta soltanto una volta un calciatore straniero: Zlatan Ibrahimovic, nel 2008/09 (ripetutosi anche nel 2011/12, ndr).