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sabato 24 novembre 2012

Segnalazione televisiva: L'Ultima Parola [Rai2]

Segnalazione televisiva: L'Ultima Parola [Rai2]

Probabilmente molto di voi la conosceranno, ma, per chi non la conoscesse, vi invitiamo a seguire, ogni venerdì in seconda serata, la trasmissione tv condotta da Gianluigi Paragone (proprio lui: l'ex direttore della Padania).

Non è la prima stagione, ma da quest'anno, ci sembra, sia stata innestata una marcia in più, lasciando spazio a molte voci alternative rispetto ai soliti nomi, gruppi di interesse e circoli di idee (comunque ugualmente presenti) per quanto riguarda l'informazione politico-economica. Quindi, se volete sentire nella televisione pubblica italiana Paolo Barnard (sito), l'economista Alberto Bagnai (si vedano anche il suo sito e il blog Goofynomics), Claudio Massera (del blog ByoBlu), Daniel Estulin, ecc., non dovete che accendere la tv su Rai2 e seguirne le puntate.

L'Ultima Parola [Rai2]

venerdì 23 novembre 2012

L'aggressione agli attivisti del Teatro Valle al ghetto ebraico di Roma e l'aggressione ai tifosi del Tottenham

L'aggressione agli attivisti del Teatro Valle al ghetto ebraico di Roma e l'aggressione ai tifosi del Tottenham: suvvia! Nessuno si è fatto una certa domanda?!

Come sapete, il 14 novembre scorso varie manifestazioni si sono svolte a Roma [19 novembre 2012] per protestare contro l'abusivo Governo Monti. Tra gli episodi legati a quella giornata, ce n'è uno collaterale, che ha fatto discutere solo una piccolissima porzione dei mezzi d'informazione mainstream e una porzione un po' più consistente nella controinformazione. Tale episodio è quello dell'aggressione razzista da parte di ebrei romani ai danni di alcuni attivisti del capitolino Teatro Valle, ripreso in un video. Gli attivisti sono stati bloccati senza una ragione chiara, semplicemente perché trovati a passare per il ghetto, dopo le citate manifestazioni, e malmenati e insultati. La ragione sarebbero stati ipotetici slogan pro-Palestina, lanciati alcune ore prima ad opera di non identificati manifestanti, ma subito negati dal grosso degli stessi manifestanti. (Roma, attivisti del Teatro Valle occupato aggrediti nel quartiere ebraico, Lorenzo Galeazzi, Il Fatto Quotidiano, 19 novembre 2012)

Nel video e dalle testimonianze risulta evidente come gli aggressori pretendano che il quartiere venga tenuto lontano da presenze e opinioni ritenute "estranee" al quartiere stesso, il tutto condito da minacce di morte espresse di fronte a numerosi abitanti del ghetto, per niente turbati da quanto vedevano accadere sotto i loro occhi. Nei giorni successivi, ci sono state delle richieste di chiarimento e di pacificazione da parte di appartenenti alla comunità ebraica romana, con alcune negazioni (non esisterebbero le ronde ebraiche, nonostante sia una cosa risaputa in ambito romano, tanto da venir confermata dalla Questura) e dubbi un po' fragili sul video (Aggrediti al ghetto di Roma, comunità ebraica: “Solidarietà, da noi nessuna ronda”, Lorenzo Galeazzi, Il Fatto Quotidiano, 20 novembre 2012) (Aggressione al ghetto, telecamere di sorveglianza davanti alla scena, Lorenzo Galeazzi, Il Fatto Quotidiano, 22 novembre 2012)

Della notizia, come detto, si è parlato poco. Se cercate su Google News troverete solo gli articoli del Fatto Quotidiano e uno quasi depistante di Repubblica, in cui si preferisce accusare ipotetici "agenti" [si veda foto sotto ("Aggrediti dagli agenti al Ghetto" La denuncia degli occupanti del Valle, La Repubblica, 19 novembre 2012], e quasi nient'altro.

Non altrettanto si può dire per l'aggressione avvenuta nella notte tra il 21 e il 22 novembre, quando, sempre a Roma, alcune decine di italiani mascherati hanno assalito un pub nel centro cittadino, ospitante numerosi tifosi della squadra inglese del Tottenham. Inizialmente si è parlato di teppismo tra tifoserie, dato che ore dopo il Tottenham avrebbe incontrato la squadra della Lazio, per poi orientarsi su spiegazioni differenti.

Il Tottenham, infatti, è la squadra più seguita dagli ebrei in Inghilterra. Inoltre, durante la partita sarebbero stati scanditi slogan anti-ebraici, da parte dei tifosi laziali, ed è stato mostrato uno striscione pro-Palestina. Considerando che sono stati arrestati anche tifosi romanisti (normalmente rivali dei laziali, ma non stavolta), accusati di aver partecipato al raid al pub, sembra chiaro che la motivazione non è calcistica. La notizia, però, è nelle prime pagine di tutti i quotidiani e fortemente rilanciate dalle televisioni nazionali.

Ora, la domanda che dicevamo nel titolo è: non ci verrete a dire che dietro il raid e gli slogan allo stadio non c'entri l'aggressione contro i ragazzi del Teatro Valle? Non che questi ultimi siano legati agli autori dei primi (non lo crediamo minimamente. Crediamo anzi si tratti di "gruppi" molto differenti e distanti tra loro), ma non si venga a dire che l'episodio del ghetto (gli appartenenti ad una minoranza che pretendono con la violenza un territorio separato in città) e l'indifferenza dei mezzi di informazione per lo stesso non abbiano fatto salire il sangue al cervello a qualcuno?! Non prendiamoci per i fondelli, per cortesia! Soprattutto, evitiamo le ipocrisie!

P.S.: qualcuno può pensare che i recenti fatti mediorientali c'entrino. In parte, probabilmente sì, ma come fatto scatenante ci riesce difficile crederlo, uno, perché il raid è avvenuto in prossimità della tregua tra palestinesi e israeliani, due, perché quelli citati sopra sono tutti episodi romani.

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lunedì 19 novembre 2012

Lacrimogeni dal Ministero della Giustizia e repressione

Lacrimogeni dal Ministero della Giustizia e repressione: metafora del genocidio

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Certi fatti vanno presi in maniera mortalmente seria. I tempi attuali sono lo sviluppo dei decenni passati [si veda 15 ottobre 2012] e sono nutriti dal sangue versato, e mai vendicato, in quei decenni (Mattei in primis). L'Italia "democratica" è la terra di Kronos. Kronos, che si era liberato, castrandolo, del padre Urano, il quale eliminava i propri figli gettandoli nel Tartaro, porta avanti la stessa prassi genocida, divorando la sua progenie.

L'Italia attuale è il frutto di scelte e idee basate sull'individualismo estremo, sul dominio parassitario di caste (dalla politica alla magistratura) dispendiose, inerti e prone a decisioni anti-italiane e non-italiane, così come sul reiterarsi di ritornelli ideologici del secolo passato, buoni per confondere. Tale Italia ha preferito lo spreco del potente alla crescita economica e all'indipendenza nazionale. Tali cose sono ormai, pur senza risultati apprezzabili, storia nota. Tale Italia ha anche preferito pasteggiare (sull')oggi, piuttosto che creare le premesse di crescita futura per il proprio popolo. Meglio la macchina potente oggi che il figlio domani. Sarebbe interessante fare un confronto, ad esempio, tra denaro pubblico sprecato per tenere in piedi la FIAT nel corso dei decenni (col rischio attuale che venga scippata agli italiani dall'attuale dirigenza filo-USA di Elkann-Marchionne) e denaro pubblico messo a disposizione per la natalità e le famiglie italiane.

Servirebbe uno Zeus, che avveleni Kronos, vorace e inerte, rigenerando la nazione. Servirebbe uno Zeus, nato sul Monte Liceo, affinché il genocidio cessi e si passi dal mondo dell'indistinto alla distinzione e all'ordine autentico.

Ma per il momento, Kronos lancia lacrimogeni sugli studenti del liceo, come a Roma il 14 novembre scorso. E lo fa dal Ministero di Giustizia, per portare il caos (Caos, padre di Urano).

Lancia lacrimogeni dall'alto, una finestra e il tetto, come i cecchini in guerra sparano dall'alto. Come i cecchini stranieri portavano il caos nelle strade libiche e lo portano oggi nelle strade siriane, affinché i Governi non graditi all'Occidente vengano spazzati via o rischino ciò.

I lacrimogeni, certo, non uccidono, ma la metafora è chiara e il messaggio è chiaro: domina ancora Kronos e ancora i figli verranno divorati. I lacrimogeni scendono dall'alto, sparati dalle "autorità", sulla gioventù in marcia alla manifestazione, come (immagine figurata di) promessa di futuro sterminio dei rivoltosi. In linea con l'Italia genocida attuale.

Le "autorità" affermano che ci sia stato un solo lacrimogeno, lanciato da circa 100-150 metri e rimbalzato sulla finestra in alto del Ministero, spezzandosi poi in tre parti. Peccato che nei video che circolano non ci siano scie sino alla parete del Ministero (che razza di lacrimogeni sono quelli che emettono fumo solo rompendosi?); peccato che ci sia una quarta scia, proveniente dall'alto (probabilmente il tetto del Ministero) e chiaramente generatasi dopo le altre tre; peccato che il ministro Anna Maria Cancellieri abbia parlato di lacrimogeno a strappo, ossia lanciato a mano (da 100-150 metri?). Ecc.

La versione delle "autorità" è chiaramente falsa.

Oggi, il Giornale riporta le dichiarazioni del padre di uno studente arrestato per quelle manifestazioni e i relativi tafferugli. Il padre si dice preoccupato, afferma che bisogna essere responsabili verso la società, teme che si torni ai livelli di violenza degli anni '70. Afferma, inoltre, che serve la repressione (compresa per suo figlio) e che "il mondo non si cambia con le bombe-carta". ("Mio figlio è un violento il gip sbaglia a scarcerarlo", Mariateresa Conti, Il Giornale, 18 novembre 2012)

Non sappiamo a quale mondo si riferisca questo padre e cosa intenda per cambiamento. Certo è che gli anni '70 hanno confermato la frammentazione della società italiana, prima di tutto ideologicamente, per quanto in maniera terminale (dato il grande riflusso immediatamente successivo). L'errore che è stato compiuto allora, nel farsi della Storia, che noi, oggi, in epoca post-tangentopoli e di politica non e anti-rappresentativa, subiamo in una fase avanzata, è stato quello di non capire le manovre in atto (spesso e volentieri straniere). Non capire, cioè, che la sovranità nazionale e l'indipendenza della Nazione, dello Stato e, quindi, anche del Popolo erano in pericolo, preferendo guardare ad essi secondo il proprio preferito prisma ideologico e culturale, acuendo quello stesso pericolo [ancora 15 ottobre 2012].

Ora, quel padre potrebbe anche dire che, tanto più, il figlio non dovrebbe perdere tempo in manifestazioni, per di più violente, ma studiare la realtà storico-sociale, in maniera da cambiarla politicamente e culturalmente. Potrebbe... Ma le dichiarazioni che ha rilasciato sono solo, in realtà, auto-assolutorie. Si è dipinto come buon padre di famiglia, che rifiuta la violenza e che mette il lavoro al primo posto, davanti a qualunque eccesso. Arriva anche a chiedere ai protagonisti degli anni di piombo di dichiarare l'insensatezza delle azioni violente degli anni '70.

Nessuna parola sulla realtà. Nessuna parola sul fatto che in quel Ministero, da cui è partita la provocazione dei fumogeni, segga un Ministro mai eletto, di un Governo mai eletto, il cui scopo e la cui azione quotidiana sono sostenere l'opera finale di annichilimento della sovranità e ricchezza nazionali. Nessuna parola sul sistema usuraio dei prestiti agli Stati, dove non tanto per i debiti, quanto per i relativi interessi ci si impoverisce. Nessuna parola sulla classe media dimezzatasi negli ultimi dieci anni, né sul fatto che l'austerità imposta da governanti non eletti acuirà tale disastro socio-economico.

La gran parte delle manifestazioni sono inutili, forse, ma riteniamo più gravi le parole di un padre impaurito, che vorrebbe il figlio studiare (o parcheggiarsi all'università) come se fossimo vent'anni fa. Non lo siamo. Oggi è in corso una guerra economica contro il popolo italiano. Mario Monti ciancia ripetutamente di stato di guerra causato dagli evasori, mentendo sulle reali responsabilità, che sono prima di tutto delle autorità nazionali degli ultimi vent'anni almeno [2 aprile 2012 e 3 aprile 2012], le quali hanno prosperato sulle esose tasse degli italiani, senza gestire virtuosamente i beni pubblici e senza garantire servizi dignitosi ai cittadini. Dimostrazione ulteriore: dall'anno scorso, pur con la politica dell'austerità di Monti, il debito pubblico è salito ulteriormente, il che significa ulteriori interessi da pagare, ossia meno ricchezza per i cittadini italiani, compreso quel padre che è tanto preoccupato per le manifestazioni.

Su tutto questo, il buon padre non ha alcunché da dire. In questo, il buon padre, se non persegue il male, contribuisce a sostenerlo.

A ciò si aggiungono le forze dell'ordine. In qualche servizio televisivo capita di sentire appartenenti alla polizia o ai carabinieri ripetere il ritornello del lavoro: "sto lavorando", "questo è un lavoro", ecc. Ora, idealmente, di esponenti delle forze dell'ordine che vogliono solo lavorare non ce ne facciamo granché. Chi sceglie nella vita simili strade dovrebbe avere una missione, ossia l'ordine, che non è dato solo dagli ordini dei superiori scodinzolanti davanti ai magistrati (ferme restando le forti limitazioni italiane, dato che le indagini può avviarle solo la magistratura) o ai politici, ma anche da certi atteggiamenti più o meno visibili.

Alcuni di questi atteggiamenti sono però eclatanti, come quelli di questi giorni, ma vanno in senso contrario all'ordine. Lanciare, come cecchini (figurativamente parlando), fumogeni sulla testa dei propri figli (sia figurativamente che letteralmente parlando) non è ordine, come manganellare chi è disarmato non è ordine.

Giustificare certe azioni col "lavoro" non è dignitoso. Giustificare certe azioni con cause di forza maggiore, invece, significa, oggigiorno, appoggiare la guerra della casta parassitaria (politica in primis) contro il popolo italiano, forze dell'ordine comprese, che infatti, anche loro (schizofrenicamente), a volte si ritrovano a manifestare (manifestazioni di categoria, ovviamente).

Un paio di anni fa, se ricordiamo bene, ci fu una manifestazione di pastori sardi, nessuno dei quali bardati da caschi o altra protezione. Salirono comunque gli animi, quando uno dei pastori rimase ferito gravemente ad un occhio per il lancio, ad alzo zero, di un lacrimogeno sparato da un poliziotto. Se ricordiamo bene, il pastore sardo perse poi l'occhio. Ora, chiunque sa, anche senza dimestichezza con le campagne, che la pastorizia è lavoro vero, fatto di sudore della fronte, ma anche di conti da gestire. Doppia fatica, perciò. Con quella doppia fatica vengono anche pagati gli stipendi dei poliziotti e dei carabinieri, così come i ben più ricchi stipendi di magistrati e politici, grazie ai quali poliziotti e carabinieri vengono spesso aizzati o (contradditoriamente) in altre occasioni le loro azioni vengono rese inutili (scarcerazioni assurde o leggi mal predisposte o mal interpretate che ne vanificano l'operato).

La storia dell'Italia moderna è fatta di tradimenti ideali e concreti, di morti tragicamente simboliche (ci si informi come veniva trattato Giovanni Falcone prima di morire, in certi ambienti, oppure come sono state portate avanti le indagini sulla strage in cui morì Paolo Borsellino), di disprezzo crescente per la Nazione e per i cittadini.

L'appartenente alle forze dell'ordine che accetta un certo tipo di ordine o che, di sua iniziativa, porta avanti un certo tipo di condotta (violenta o, in altri ambiti, corrotta) forse scende a patti col suo vissuto quotidiano e vivacchia, ma prepara la strada per le tragedie future, in linea con quelle passate. Tragedie che investono il popolo che dovrebbe proteggere. Tragedie che investono anche i suoi conoscenti e amici e parenti. Tragedie che colpiscono anche i suoi figli.

Il poliziotto o il carabiniere (o il militare, ecc.) che difende, ciecamente, questo stato di cose, opera per Kronos, lasciando che i propri figli vengano divorati.

Noi, però, invochiamo Zeus...

mercoledì 14 novembre 2012

L'ordalia come futuro promesso alla gioventù

L'ordalia come futuro promesso alla gioventù: l'imbarbarimento sociale avanza

"Per me non ho tenuto un euro"
(Vincenzo Maruccio, ex-capogruppo Italia dei Valori alla Regione Lazio)

Un interessante articolo è stato proposto di recente dal sito anarchico COMIDAD, in cui si fa un accostamento non così peregrino, ossia quello tra il fenomeno dell'indebitamento personale e quello della dipendenza dal gioco d'azzardo, il tutto riferito alla gioventù italiana. Il concetto accennato nell'articolo, in sintesi, è che, per precisi interessi di gruppi economici, con la solita acquiescenza dell'attuale classe politica, ancora al potere, i giovani italiani vengano abituati all'idea di vivere dipendendo da quel tipo di legame asfissiante che è il debito, per tutta la loro esistenza e per qualunque aspetto della stessa. In ciò, il gioco d'azzardo è una sorta di metafora di tale vita all'insegna del debito e dell'indebitarsi.

In entrambi i casi abbiamo a che fare con modalità dell'esistenza in cui non esiste l'autonomia dei singoli o dei gruppi e in cui il loro benessere sconta tale assenza, a meno di, statisticamente difficili, se non improbabili, colpi di fortuna. L'indebitamento personale, in generale nella società contemporanea, è l'introiezione del liberismo economico come unico orizzonte dell'esperienza e delle sue figure dominanti, di cui si tenta di goderne la luce riflessa proprio coll'indebitarsi, ma è proprio col debito che si finisce per ampliare e confessare la propria subalternità a quelle figure e a quel sistema di vita. Il gioco d'azzardo è la versione accellerata di tutto questo.

In ciò, il gioco d'azzardo è anche ordalia. Il tentativo di fare il grande salto in un istante, per passare dall'altra parte (dalla parte dei vincitori), non è diverso dal rischiare la vita per dimostrare di avere ragione (avendo la divinità dalla propria parte). Ora, se l'ordalia poteva, forse, avere un suo senso in tempi antichi, oggi esprime la solitudine della società rispetto alle élites dominanti e il dibattersi degli individui (non solo i giovani, per quanto loro siano i più fragili), non per dimostrare il proprio valore o per difendere il proprio onore o qualcosa di sacro, ma per meramente esistere, nell'unico modo che il liberismo ha saputo/voluto sviluppare, ossia economicamente. E scommettere sul futuro, piuttosto che costruirlo, non è civiltà, ma barbarie.

P.S.: parlando di gioco d'azzardo non parliamo di forme patologiche, perché riteniamo che possa essere un errore. Il gioco d'azzardo, come fenomeno sociale in espansione, è, di per sé, preoccupante.

P.P.S.: la citazione in apertura dell'ex-esponente dell'IDV è ovviamente ironica, dato che il giovane politico (poco più che trentenne), su circa un milione di euro sottratti al partito, quindi alla collettività, circa 100.000 li avrebbe persi giocando al videopoker...

  • Il progetto per le nuove generazioni: gioco d'azzardo e debiti (COMIDAD, 8 novembre 2012):
Lo Stato biscazziere è oggi affiancato anche da grossi gruppi privati, come ad esempio la Glaming, società specializzata in giochi online, di proprietà della Mondadori; ciò grazie ad una delle tante leggi "ad aziendam" del Buffone di Arcore. L'offerta di gioco d'azzardo quindi aumenta e si diversifica, anzi pare sia l'unico settore in sicura crescita. [1]
Nei mesi scorsi vi sono state una serie di iniziative a livello di amministrazioni locali per cercare di limitare la presenza di slot machine in luoghi prossimi a scuole o frequentati da studenti. Ma niente paura. Sono in arrivo le slot machine online. L'annuncio del nuovo business è stato lanciato trionfalmente dall'AAMS, l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. [2]
Inoltre, secondo una ricerca del CNR di circa due anni fa, la media degli studenti, anche minorenni, coinvolti nel gioco d'azzardo si avvicina ormai alla soglia del 50%, e risulterebbe in aumento:
"Dal 2008 al 2009 la percentuale di studenti tra i 15 e i 19 anni che dichiarano di aver giocato in denaro almeno una volta negli ultimi dodici mesi è aumentata dal 40% al 47%", spiega Sabrina Molinaro, ricercatrice Ifc-Cnr e responsabile Espad (European school project on alcohol and other drugs) per l'Italia, "l'aumento maggiore è fra le ragazze, passate dal 29 al 36%, i maschi passano invece dal 53 al 57%. Tra questi studenti, nonostante il divieto di legge, circa 550.000 sono i minorenni, corrispondenti al 43% dei minori scolarizzati (dati 2009, in crescita rispetto al 38% del 2008)". [3]
Gli studenti rappresentano attualmente anche uno dei maggiori target dei servizi finanziari. L'anno scorso ha fatto scalpore la proposta del senatore Pietro Ichino di aumentare drasticamente le tasse universitarie, compensandole con la possibilità per gli studenti di accedere a "prestiti d'onore". La proposta di Ichino è in linea con le indicazioni del Fondo Monetario Internazionale, che da tempo persegue questo modello di finanziarizzazione dell'Università. [4]
In effetti anche grandi gruppi bancari come Unicredit, Intesa-San Paolo, BancoPosta e BNL già si muovono in questa direzione, con una serie di offerte finanziarie per studenti. Unicredit mette a disposizione una gamma di servizi finanziari per offrire agli studenti la possibilità di gestire la propria "indipendenza" (sic!). Il tutto è corredato da una ricca scelta tra vari tipi di carta di credito. [5]
La finanziarizzazione degli studi non si ferma al settore universitario. BancoPosta, in collaborazione con Deutsche Bank, offre finanziamenti anche per studenti delle scuole superiori, e persino delle elementari, anche se, per il momento, non è ancora possibile far indebitare direttamente i bambini. [6]
C'è qualche dubbio sul fatto che la Scuola sia solo una vittima innocente di questa finanziarizzazione della condizione studentesca. Qualche malpensante infatti potrebbe sospettare che l'introduzione nella didattica scolastica di termini come "credito" e "debito", sia stata una sorta di manipolazione subliminale per far familiarizzare inconsapevolmente gli studenti con la prospettiva di indebitamenti molto più onerosi ed insidiosi. [7]
L'agenzia di rating Moody's ha rilevato lo scorso anno che negli USA, dove il business dei prestiti agli studenti ha avuto la maggiore espansione, questo settore finanziario è uno di quelli in maggiore sofferenza, anche perché i prestiti ottenuti ufficialmente per fini di studio spesso hanno destinazioni improprie. Per Moody's questa però non è una buona ragione per fermare il business, come dimostra la sua attuale diffusione anche in Italia. Del resto, se i prestiti a studenti finiscono nel gioco d'azzardo, ciò che si perde con una mano, lo si riprende con l'altra. [8]
Pare che ci sia una sorta di affinità elettiva tra banche e casinò, tanto che nel gergo finanziario è entrata una nuova espressione: casino-banking, per indicare una strategia rischiosa di investimento basata su titoli tossici. Il casino-banking ha comunque la rete di protezione dei fondi pubblici di salvataggio. [9]
Ma il rapporto tra banche e casinò non va inteso solo in senso figurato. L'intreccio tra banche e gioco d'azzardo in Italia è per ora poco evidente, anche se l'inchiesta giudiziaria sui rapporti tra la Banca Popolare di Milano e la società di gioco d'azzardo Atlantis Bplus ha gettato un piccolo squarcio di luce sul fenomeno. I virtuosi tedeschi in questo settore sono invece all'avanguardia, visto che Deutsche Bank è entrata in grande stile nel business del gioco d'azzardo a Las Vegas. [10]


[1] http://www.mondadori.it/Press/Comunicati-stampa/2011/NASCE-GLAMING-LA-SOCIETA-DI-MONDADORI-PER-I-GIOCHI-ONLINE
[2] http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/gioco-in-trentino-e-allarme-studenti.aspx
http://casinoaams.net/slot-machine-online-arriva-la-conferma-di-aams
[3] http://www.moebiusonline.eu/fuorionda/Adolescenti_azzardo.shtml
[4] http://www.pietroichino.it/?p=17452
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.imf.org/external/pubs/ft/fandd/2005/06/barr.htm&prev=/search%3Fq%3Dschool%2Bfinancial%2Bimf%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=yGOVUI_0HYXNswbB9YGABw&sqi=2&ved=0CDAQ7gEwAQ
[5] http://www.economyonline.it/2010/03/29/come-ottenere-un-prestito-anche-se-si-e-studenti/
https://www.unicredit.it/it/giovani/pensatoperte/iprodottiperglistudentiuniversitari.html
[6] http://denaro.it/blog/2012/08/31/sostegno-agli-studenti-patto-con-deutsche-bank-fino-a-5mila-e-per-famiglia/
[7] http://www.liceoscientificomoro.it/cartellasalvaguai/creditiEdebiti.htm
[8] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.changinghighereducation.com/2011/08/moodys-looks-at-student-debt-problems.html&prev=/search%3Fq%3Dmoody%2527s%2Bdebt%2Bstudents%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=s1CZULTcEczHsgb1_IGoDg&ved=0CFcQ7gEwBQ
[9] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.wallstreetandtech.com/regulatory-compliance/casino-banking-quant-schools-bad-banks-c/240000623&prev=/search%3Fq%3Dbanks%2Bcasino%26hl%3Dit%26biw%3D960%26bih%3D513%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=sqSaUO--Cc_DtAbRwoD4Cg&ved=0CJ8BEO4BMAs
[10] http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2012-05-30/inchiesta-ponzellini-domiciliari-064150.shtml?uuid=AbpgTXkF
http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.thelocal.de/money/20101215-31817.html&prev=/search%3Fq%3Ddeutsche%2Bbank%2Bgambles%2Bcasino%26hl%3Dit%26prmd%3Dimvns&sa=X&ei=h6GaUJfrD8busgb4yoDQCw&ved=0CIUBEO4BMAg

L'iceberg sommerso dei potenti

L'iceberg sommerso dei potenti: gli abusi sui minori

E' il grande segreto della più potente industria cinematografica mondiale, quella hollywoodiana. Ed è anche il suo problema principale, sia per il passato, che per l'oggi, che per il futuro. Chi dice questo, a proposito di pedofilia e abusi su minori, è Corey Feldman, uno degli ex-ragazzini prodigio del cinema statunitense ("Goonies", "Ragazzi perduti", "Stand by me", ecc.), chiamato anche "uno dei due Corey", come un altro ragazzo prodigio e suo amico, quel Corey Haim morto per droga nel 2010, forse per dimenticare in che maniera era stato costretto a vivere, nei suoi anni adolescenziali, nella comunità hollywoodiana, venendo "passato di mano in mano".

La denuncia che Feldman, ma anche Alison Arngrim, co-protagonista del telefilm "La casa nella prateria", e qualche altro, hanno portato avanti nel 2011, non sembra avere smosso eccessivamente la frenetica attività della Mecca del cinema o dei grossi circuiti televisivi statunitensi. D'altronde Feldman non ha voluto citare nomi, compreso il potente produttore che potrebbe aver condotto alla morte, molti anni dopo, il suo amico Haim.

Hollywood e l'industria dell'intrattenimento in generale, quindi, non solo dominano le menti della gioventù occidentale, ma ne gestiscono parzialmente anche i corpi, sia per il loro diffondere determinati stili di vita, sia più direttamente, abusandone.

Generalmente, i nomi che circolano ufficialmente sono relativamente pochi e non grandissimi, per quanto di successo, e legati a produzioni spesso per ragazzini, come "School of Rock" o "Sesame Street" (notizia di questi giorni, le accuse di rapporti sessuali con un ragazzo, allora minorenne, al doppiatore afro-americano Kevin Clash. Proprio ieri, gli avvocati della presunta vittima hanno affermato che i rapporti, consensuali, non sarebbero avvenuti quando il ragazzo aveva 16 anni, ma quando ormai era maggiorenne. Curioso cambio di versione, nel giro di poco tempo). Ma le vicende dei due Corey o di Alison Arngrim dimostrano che si tratta di un fenomeno più vicino alle grosse produzioni di quanto si creda. La Arngrim, che ora è portavoce dell'organizzazione Protect, per la difesa dell'infanzia, afferma che la prassi abituale è sempre e solo la stessa, ossia l'omertà. Chiunque lavori o abbia a che fare con l'industria dell'intrattenimento non vuole che certe voci o accuse emergano. L'iceberg deve rimanere sommerso. D'altronde, basterebbe ricordare, per capire come in certi casi l'iceberg può anche emergere, senza risultati importanti, la vicenda del regista Roman Polanski, stupratore di una minorenne, drogata per permetterne l'abuso, e difeso a spada tratta da numerosi personaggi pubblici, compresi François Mitterand, Woody Allen (non ne dubitavamo), Pedro Almodovar e, purtroppo, altri (può stupire qualcuno - si veda più avanti -, ma Daniel Cohn-Bendit ha criticato tale difesa).

Secondo Paul Peterson, altro ex-giovane attore, stavolta negli anni '50 e '60, che ugualmente ha vissuto il problema della pedofilia sulla propria pelle, molti di quelli che lui conobbe, suo malgrado, in quel periodo, sono ancora in circolazione. Peterson, che attualmente è presidente dell'organizzazione A Minor Consideration, per la difesa dei diritti dei giovani attori, afferma che il problema è sempre lo stesso, ossia la paura di rovinare la propria carriera impedisce che certe accuse emergano. Secondo Peterson, la pedofilia ad Hollywood è parte di un circuito internazionale, che non conosce confini (lo dovremmo sapere, ormai, che tutto coincide), né rispetta alcuno. (Recent Charges of Sexual Abuse of Children in Hollywood Just Tip of Iceberg, Experts Say, Meagan Murphy, FoxNews, 5 dicembre 2011)

Spostandoci in Gran Bretagna, come sapete, è esplosa la polemica sulla vicenda del conduttore della BBC Jimmy Savile, morto nel 2011 e accusato di abusi su minori, sia per le protezioni e amicizie potenti, sia per i conferimenti onorari che ebbe in vita dalla Corona britannica e dalla Chiesa Cattolica (Perché "cospirazione" è un termine peggiorativo di alcune élites, Wayne Madsen, Strategic Culture Foundation via Comedonchisciotte, 30 ottobre 2012 - 11 novembre 2012).

Lo sviluppo della vicenda è interessante: l'indagine su Savile è parte di una indagine più ampia, che sta toccando altri personaggi importanti. Ma tra i nomi emersi, uno è stato immediatamente espunto, quello di Lord McAlpine, noto politico conservatore, in quanto l'accusatore ha semplicemente ammesso di essersi confuso (?! - anche in questo caso, curioso cambio di versione. Intendiamoci, se simili casi sono troppo spettacolarizzati, sono anche possibili accuse infondate per ragioni opinabili, o altri tipi di esasperazioni. La questione è chiaramente problematica). Il tutto ha scatenato una reazione contraria, e forse più dura, rispetto al modo in cui era iniziata la vicenda su Savile. Infatti, l'ex direttore della trasmissione della BBC Newsnight, Peter Rippon, originariamente era stato accusato di censura per non aver permesso che un servizio sulle accuse a Savile andasse in onda, tanto da lasciare l'incarico il mese scorso. Adesso, Newsnight, che ha trasmesso il servizio su McAlpine il 2 novembre, viene attaccata per le ragioni opposte, portando alle dimissioni del direttore generale della BBC, George Entwistle. Queste si accompagnano alla minaccia di una ristrutturazione radicale e strutturale dell'intera emittente televisiva. (Bbc, ristrutturazione radicale dopo le dimissioni del direttore Entwistle, AGI, 11 novembre 2012) Poi... uno pensa male...

Le voci che circolano sulla questione pedofilia sono numerose e, spesso, incontrollate (se cercate, tanto per rimanere nel Regno Unito, troverete molto su Tony Blair e Gordon Brown, compresa l'implicazione nella strage di Dunblane, nel 1996, dove morirono sedici bambini) e non tutte sono sufficientemente circonstanziate. Se molto sappiamo sulla Chiesa Cattolica (a riprova, drammatica doppiamente, del suo potere calante), meno su altre realtà (per quanto, ad esempio, negli ultimi anni le comunità ortodosse ebraiche siano assurte alle cronache, con i casi, ad esempio, di Brooklyn e di Israele, "paradiso per pedofili" secondo la polemica definizione dell'israeliano Consiglio Nazionale per l'Infanzia). Meno sappiamo su quanto vi sia di vero, ma molto di temuto, sulla vicenda del mostro di Marcinelle, Marc Dutroux, e delle protezioni e complicità, anche ad altissimo livello politico e istituzionale, di cui avrebbe goduto (solo voci?).

Tornando alla Chiesa Cattolica, ogni tanto capita di trovare ipotesi, comunque timide, di letture alternative, magari ridimensionanti i molti casi di abuso su minore. In realtà, col passare degli anni sembra evidente che la gran parte dei casi segnalati sono purtroppo autentici. Diventa perciò interessante lo studio, unico nel suo genere (per le altre realtà religiose o ideologiche o sociali non esiste alcunché di comparabile, a detta degli stessi autori. E anche questo è degno di rilievo), volto a comprendere le cause del perché degli abusi ad opera di sacerdoti cattolici negli USA, e realizzato, nell'arco di alcuni anni, dal John Jay College of Criminal Justice di New York, assieme al Dipartimento di Giustizia statunitense. Tale studio evidenzia differenti spunti: i preti autori delle violenze non presentano, per la gran parte dei casi, disturbi comportamentali tipici dei pedofili propriamente detti. In pratica, la confusione sessuale e personale dei casi in questione è stata sufficiente per compiere tali atti. La spiegazione? Lo stile di vita emerso dalla seconda metà del Novecento, improntato a permissivismo e libertà sessuale, ma anche il diverso atteggiamento sociale e culturale nei rapporti con le istituzioni e le personalità religiose, ha trovato impreparati i preti cattolici.

La gran parte delle violenze denunciate (ricordiamo che parliamo di preti statunitensi), infatti, riguardano il periodo che va dai primi anni '60 alla metà degli anni '80. Le gerarchie non sono state capaci di preparare i nuovi religiosi in maniera adeguata ai nuovi tempi. D'altronde, per dirla tutta, la stessa Chiesa Cattolica (ricordiamoci che è quella del Concilio Vaticano II) si è adeguata, in senso lato e per altro verso, ai nuovi tempi, con i risultati che abbiamo visto. Altra cosa interessante, una ragione per l'esplosione di tutti quei casi, nel lasso di tempo citato, è data dalla maggiore attenzione delle gerarchie ecclesiastiche agli autori delle violenze, piuttosto che alle vittime. Anche ciò ci sembra un adeguamento ai tempi (genocidi) attuali. (The Causes and Context of Sexual Abuse of Minors by Catholic Priests in the United States, 1950-2010, John Jay College Research Team, maggio 2011) [in PDF] [nella ricerca, alle pagine 20 e 21, trovate brevi spunti sulle principali altre religioni presenti negli USA]

Dicevamo i tempi. Se dagli anni '60 in poi molte cose sono cambiate è stato per numerose ragioni. Ogni attività umana, ogni nuova forma mentis, ogni abitudine è condizionata sia da scelte e azioni precedenti, sia dalle correnti di pensiero, di massa o minoritarie o sotterranee sviluppate in precedenza. Lo studio che abbiamo citato sulla Chiesa Cattolica, se è stato ben condotto, lascia intendere, ben al di là dello stesso ambito cattolico nordamericano, che la pedofilia è problema soprattutto moderno, degli ultimi decenni (il che non significa che non esistesse prima, ovviamente. A poco vale citare Gilles de Rais, che d'altronde, venne messo a morte). Altra annotazione che si può fare è che, fermo restando che le vittime sono tutte ugualmente bisognose di rispetto e attenzione, così come ogni atto di violenza su minori va combattuto e, altrettanto, ogni forma di reiterazione di tali atti e perversioni è intollerabile, bisognerebbe capire se tali violenze sono il frutto di disordini (chiamiamoli) individuali (e di che tipo, dato anche quel che si è detto sui preti cattolici nello studio citato) o, in qualche modo, sono associabili a forme "ideologiche". Interessante, da questo punto di vista, un veloce excursus che riproponiamo più avanti integralmente, lasciandovi con la domanda fondamentale: questo problema, per come si sta presentando da qualche decennio a parte, quasi sempre tragico e con effetti di lungo periodo devastanti, che normalmente viene presentato come la faccia nascosta di realtà quotidiane (la famiglia, l'oratorio, i campi estivi, l'attività sportiva, la scuola, ecc.), è realmente tale o è anche (soprattutto? Originariamente? Ecc.) derivante da scarti socio-culturali avvenuti negli ultimi decenni e secoli rispetto alla morale e all'etica condivise precedentemente? E, ripetiamo, non stiamo parlando dell'atteggiamento nei tempi antichi o nel medioevo, sia per le differenti aspettative di durata media della vita (se si campava, in alcuni casi, sino a trent'anni, era un po' difficile che dai 12-13 anni non si potesse essere pronti ad un matrimonio. Comunque dal Medio Evo in poi anche la questione dell'età venne regolamentata, per impedire eccessi), sia per l'atteggiamento complessivo della società. Parliamo di come dietro (e a partire dal)la maggiore tolleranza degli ultimi decenni, anche rimanendo ai soli rapporti tra uomo e donna eterosessuali e adulti, sia stato nascosto alla vista un gelido iceberg, il cui contorno apparente è solo quello dei titoli sui quotidiani su maestri e preti o, piuttosto, qualcosa d'altro, come teme qualcuno e come fanno pensare le notizie che provengono dal centro dell'impero? Dietro le crescenti libertà della maggioranza è potuta proliferare l'abiezione di alcune minoranze? E, anche in ciò, tutto coinciderebbe.

  • Chi vuole la pedofilia? Gli ambigui proclami di tanti "cattivi maestri" (Bruto Bruti, L'Ottimista via Centro San Giorgio, 14 aprile 2010) 1:
   Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), che può essere considerato il profeta dell'educazione relativista e illuminista, ha cinque figli dalla sua compagna e, poiché questi sono figli reali e non astratti come L'Emilio, egli se ne libera rapidamente depositandoli, dopo ogni nascita, nell'ospizio dei trovatelli. Quest'uomo che crede nella assoluta bontà delle sensazioni e ignora la tendenza umana al piacere disordinato ed egoistico, a Venezia si compra per pochi franchi una bambina di dieci anni per allietare sessualmente le sue serate 2.

    Dacia Maraini, sulla scia di filosofi illuministi che praticavano sesso anche con i figli, ha sostenuto che l'incesto è una pratica naturale 3.

    Gerd Koenen (teorico del '68) scrive: «Negli asili infantili più radicali le attività sessuali divennero parte integrante dei giochi» 4.

    Jean-Paul Sartre (1905-1980), Simone de Beauvoir (1908-1986), Michel Foucault, Jack Lang, futuro ministro francese, firmarono una petizione in cui si reclamava la legalizzazione dei rapporti sessuali coi minori 5.

    Daniel Cohn-Bendit, capogruppo dei Verdi al Parlamento Europeo, raccontò addirittura di avere sperimentato e favorito la pedofilia e il sesso coi minori a scuola, come insegnante. Poi, diventato europarlamentare, ha detto che si trattava di un'opera di fantasia. Ma anche fosse stata un'opera di fantasia, qual'era l'obiettivo? Certamente quest'opera non favorisce la condanna della pedofilia 6.

    Oggi, Aldo Busi, forse il più venduto autore omosessualista italiano, spesso ospite di programmi televisivi e radiofonici, candidato nelle liste radicali, scrive: «È probabile che nella mia omosessualità ci sia una forma di attrazione non verso i maschi, ma verso l'odio che mi suscitano tutti gli uomini, odio che il fare sesso con loro non fà che aumentare». Dopo di che spiega che l'età per rapporti omosessuali che lui ritiene lecita è a partire dai tredici anni, in quanto a questa età un ragazzo, secondo lui, sarebbe adulto, e libero di decidere di avere rapporti con un altro uomo 7.

    Nichi Vendola, oggi governatore della Puglia, in una intervista del 1985 a Repubblica affermava: «Non è facile affrontare un tema come quello della pedofilia ad esempio, cioè del diritto dei bambini ad avere una loro sessualità, ad avere rapporti tra loro, o con gli adulti, e trattarne con chi la sessualità l'ha vista sempre in funzione della famiglia» 8.

    Il 27 ottobre 1998, i radicali organizzarono un convegno, nelle aule del Senato, la cui presentazione così recitava: «Essere pedofili [...] non può essere considerato un reato; la pedofilia [...] diventa reato nel momento in cui danneggia altre persone» 9. Come dire che la pedofilia è lecita purché il bambino sia consenziente e la legge lo permetta...

    L'internazionale dei gay e delle lesbiche (ILGA) ha collaborato politicamente e culturalmente con i pedofili americani (NAMBLA: North American Man-Boy Lovers Association) per dieci anni, prima di separarsi da questo movimento 10.

    Il filosofo omosessualista Mario Mieli (1952-1983) sosteneva la funzione redentiva della pedofilia (la sua opera è considerata la Bibbia dei gay e a lui sono intitolati molti circoli gay). Nell'opera di Mieli vengono considerate esperienze redentive, da promuovere, la pedofilia, la necrofilia e la coprofagia 11.

    Le associazioni omosessualiste (COC) fondate da Jef Last (1898-1972; pedofilo, omosessuale e amico di André Gide) nei Paesi Bassi hanno voluto e ottenuto la depenalizzazione dei contatti sessuali con giovanetti al di sopra dei dodici anni. Nel 1990, infatti, erano stati depenalizzati, nei Paesi Bassi, i contatti sessuali (etero e omo) con individui sopra i dodici anni: la condizione era il consenso del giovane o della giovane e il nulla osta dei genitori 12.

Note

1 Articolo apparso sul sito http://www.lottimista.com, il 14 aprile 2010 con il titolo «Chi vuole la pedofilia? Gli ambigui proclami di tanti "cattivi maestri"». Reperibile anche alla pagina web

http://segnideitempi.blogspot.com/2010/04/chi-vuole-la-pedofilia.html

2 Cfr. R. Guiducci, La Storia di un contestatore sconfitto, pagg. 1-68 (pag. 32); in J.-J. Rousseau, Le Confessioni, Introduzione di Roberto Guiducci; traduzioni e note di Felice Filippini, Biblioteca Universale Rizzoli, aprile 2001, pag.28.

3 Cfr. F. Agnoli, su Il Foglio, del 26 maggio 2007.

4 Ibid.

5 Ibid.

6 Ibid.

7 Ibid.; A. Busi, Manuale per il perfetto papà, Mondadori 2001.

8 Ibid.

9 Vedi pagina web

http://www.qrd.org/qrd/orgs/NAMBLA/1993.se.to.ilga

10 Cfr. G. Rossi Barilli, Il Movimento Gay in Italia, Feltrinelli, 1999, pag. 93.

11 Cfr. M. Mieli, Elementi di critica omosessuale, Feltrinelli, 2002, pag. 255.

12 cfr G. J. M. Van den Aardweg, «Matrimonio omosessuale e affidamento a omosessuali», in Studi Cattolici, Anno XLII, n. 449/50, 1998, pag. 507.

domenica 4 novembre 2012

Sulla morte di Lech Kaczyński e del suo entourage

Sulla morte di Lech Kaczyński e del suo entourage: in quei giorni, si diceva che...

Sul blog di Nessie si riparla della morte di Lech Kaczyński, della moglie e di alcuni altri esponenti governativi e militari polacchi, avvenuta nell'incidente del loro aereo, diretto a Smolensk, in Russia. L'occasione è data dalla notizia, al momento negata, della presenza di esplosivo nell'area di caduta dell'aereo.

I test che sono stati effettuati non danno risultati sicuri nell'immediato e si devono attendere diversi mesi prima di un qualche tipo di certezza. Quindi, per ora, probabilmente niente esplosivo. Ora, incidente o no, dei giorni in cui esso avvenne, si è parlato poco di un'altra questione, non così piccola, ma che troviamo strano non sia stata sviscerata maggiormente. Andiamo per date...

Il 17 settembre 2009, il piano per il sistema missilistico statunitense in Polonia viene abbandonato dal Governo statunitense. Le reazioni sono le più diverse: Russia e Paesi euro-occidentali plaudono alla cosa, ritenuta utile per migliorare i rapporti tra i rispettivi Paesi. I politici polacchi si dividono, tra quelli come Donald Tusk, favorevole al nuovo corso, e come Kaczyński, contrario. L'opinione pubblica polacca è sostanzialmente favorevole all'abbandono del progetto (secondo il quotidiano Rzeczpospolita, il 48% dei polacchi è favorevole, contro il 31% dei contrari; secondo l'agenzia SMG/KRC, il 50% è favorevole, contro il 36% dei contrari). I contrari temono che la propria nazione sia marginalizzata e messa in pericolo.

A fine marzo 2010, esce un articolo del Wall Street Journal, in cui vengono riportate alcune dichiarazioni di un esponente (anonimo) dell'amministrazione polacca per il nucleare, in cui si afferma che la Polonia avrebbe la capacità di costruire armi nucleari. (Poland Finds Nuke Material Behind Sofa, Marcin Sobczyk, The Wall Street Journal, 26 marzo 2010) Donald Tusk reagisce subito alle dichiarazioni, affermando che in Polonia non esistono armi nucleari.

Il 12 aprile 2010, inizia a Washington il summit sul nucleare, a cui anche la Polonia viene invitata. La ragione dell'invito, che ha sorpreso molti, è data dalla presenza di un reattore nucleare polacco, potenzialmente utilizzabile per lo sviluppo di armi. Nel precedente articolo del WSJ, ci si domandava se, durante il summit, Barack Obama avrebbe chiesto a Kaczyński di non portare avanti la costruzione di alcun ordigno nucleare (nonostante la risposta di Tusk). Ma, come sapete, Kaczyński muore due giorni prima.

Ora, incidente o no, a chi ha giovato la morte di Kaczyński? Probabilmente un po' a tutti. La Polonia deve restare un piccolo Paese (vedere anche Lo strano caso polacco, InformazioneScorretta, 12 aprile 2010).

giovedì 1 novembre 2012

Martiri italiani: Enrico Mattei

Martiri italiani: Enrico Mattei

  • Testo aggiornato in data 4 novembre 2012: vedere più avanti

Il 27 ottobre scorso si è avuto il cinquantesimo anniversario dell'uccisione di Enrico Mattei, fondatore e presidente dell'ENI. Il momento in cui venne assassinato (il suo aereo venne fatto esplodere in volo poco prima del suo ritorno a Milano, dopo un viaggio di lavoro in Sicilia) era delicato, in quanto stava entrando nelle grazie dell'allora Presidente degli USA, John F. Kennedy, con tutti i possibili effetti che ciò avrebbe potuto produrre.

Debora Billi, nel blog Petrolio, riporta alcune dichiarazioni dello storico Daniel Yergin, affermante proprio questa simpatia di Kennedy per Mattei. Yergin afferma, però, anche che la morte dell'italiano fu un semplice incidente aereo. (Omicidio Mattei: non sono state le sette sorelle?, Debora Billi, Petrolio, 31 ottobre 2012)

Le dichiarazioni di Yergin, in realtà (e tralasciando le sciocchezze su quello che lui definisce "incidente"), non hanno alcunché di clamoroso. In Il golpe inglese, Cereghino e Fasanella riportano stralci dagli archivi britannici, in cui chiaramente si evince la preoccupazione d'oltremanica per l'atteggiamento dell'allora Governo statunitense rispetto agli italiani (The National Archives/Public Record Office - Foreign Office 371/163741). L'amministrazione statunitense, probabilmente seguendo la Dottrina Kennedy (La freedom doctrine di John F. Kennedy: cooperazione allo sviluppo e disarmo nell'Europa Mediterranea, Cristian Rossi, Franco Angeli ed., 2006), intendeva dare maggior spazio all'Italia, come ad altre nazioni alleate, nell'ottica di rapporti internazionali che meglio riuscissero a tener conto della decolonizzazione in corso. Ciò, ovviamente, in vista di un contenimento dell'influenza sovietica e comunista, a livello internazionale (oltre che di ragioni interne statunitensi)

Perciò, è possibile che sia Mattei che Kennedy (ucciso un anno e un mese dopo) siano stati assassinati in quanto visti, in certi ambienti capitalistici e politici, come pericolosi per un ordine basato su élites ristrette (di poche nazioni dominanti). Entrambi sembravano portare avanti una idea politica (perché Mattei agiva politicamente) alla pari con i propri interlocutori e senza svendersi (Mattei che pagava meglio il petrolio rispetto alle compagnie dominanti, a tutto beneficio del proprio Paese; Kennedy, unico presidente USA arrivato ad un passo dalla guerra con l'Unione Sovietica, ma capace di invertire la rotta diplomaticamente... e senza certi costi, ecc.).

Intendiamoci, ci sono anche delle contraddizioni e delle problematiche. Ad esempio, aveva ragione Kennedy a criticare Eisenhower per il mancato appoggio ai movimenti anti-coloniali in Africa? D'altra parte, è vero o non è vero che Mattei spingeva, come riporta il documento citato degli archivi britannici, per l'uscita dell'Italia dalla Nato?

Come è possibile, allora, che Mattei stesse per essere ricevuto con tutti gli onori a Washington? O, forse, ciò era possibile proprio per questa maggiore indipendenza italiana? Certo è che, due giorni prima della sua morte, il britannico Financial Times titolava "La scena italiana. Il signor Mattei dovrà andarsene?" (The italian scene. Will Signor Mattei have to go?, Financial Times, 25 ottobre 1962)

Aggiornamento del 4 novembre 2012: in un articolo ospitato su Comedonchisciotte, che minimizza il ruolo di John F. Kennedy come avversario del mondo finanziario (JFK fu ucciso perché ostacolava la FED?, Tom Woods, Tomwoods.com via traduzione su Comedonchisciotte, 25 ottobre 2012 / 2 novembre 2012), si dice, tra i commenti, che l'emissione di moneta voluta da Kennedy incideva per solo l'un percento rispetto alla massa monetaria complessiva gestita dalla Federal Reserve. Al contempo, non si esclude il complotto omicida contro il Presidente statunitense, ma più per ragioni politiche/geopolitiche. Per quanto l'emissione voluta da Kennedy possa essere stata percentualmente non così rilevante, non ci sembra che si debba escludere a priori che, simbolicamente, possa aver reso di malumore qualcuno. In ogni caso, sia la morte di Kennedy che quella di Mattei, furono utili anche e soprattutto politicamente, per rimanere in solchi simili al passato. Sempre tra i commenti citati, si fa riferimento sia ad alcune dichiarazioni di Benito Livigni, assistente di Mattei ed ex-dirigente ENI, che fa un parallelo tra le due morti (Benito Livigni al V° Congresso di Senza Bavaglio, 5 video [la dichiarazione che ci interessa è nel video 3, dal quarto minuto circa]), sia all'organizzazione Permindex, accusata da molti di essere dietro sia all'uccisione di Kennedy, sia ad alcuni attentati contro il Generale De Gaulle, sia alla morte dello stesso Mattei (La Permindex: i sicari della Corona, Solidarietà via Movisol, gennaio 1995). E tenete presente che la Permindex, guarda caso, fu allontanata dall'Italia, con l'accusa di azioni sovversive, proprio nel 1962.