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domenica 11 agosto 2013

Segnalazione raccolta firme

Segnalazione raccolta firme: due contro Kashetu Kyenge come ministro (e contro Laura Boldrini) e una contro la legge sull'omofobia

Segnaliamo brevemente tre raccolte di firme.

La prima, già citata in passato [21 luglio 2013], riguarda la richiesta di dimissioni di Kashetu Kyenge da ministro, in quanto presentatasi come solo parzialmente italiana (per così dire...), quindi indegna di rappresentare il popolo italiano. Per dettagli:

http://firmiamo.it/si-dimetta-il-ministro-cecile-kyenge--ha-giurato-il-falso

La seconda richiede le dimissioni sia di Kashetu Kyenge, sia di Laura Boldrini dai loro ruoli istituzionali, in quanto considerate esemplarmente e moralmente responsabili della violenza allogena, frutto del mancato perseguimento di limiti e ordine in riferimento alla presenza caotica di extracomunitari, in particolar modo in stato irregolare. Per dettagli:

http://firmiamo.it/dimissioni-di-laura-boldrini-e-del-ministro-cecile-kyenge

La terza richiede l'annullamento del disegno di legge contro l'omofobia, in quanto discriminante nei confronti di coloro che difendono politiche e forme sociali e culturali alternative rispetto al politicamente corretto in campo sessuale (rendendo i soggetti "omosessuali" degni di una protezione particolare, affermante ideologicamente la sconfitta della legislazione e della giustizia condivise da tutti i cittadini indistintamente). Per dettagli:

http://www.lanuovabq.it/it/sottoscrizioneCampagnaRaccoltaFirme.php

Oprah Winfrey goes to Switzerland

Oprah Winfrey goes to Switzerland: solidarietà ad Adriana N.

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Nuove cronache dal falso-razzismo strisciante... L'emerita sconosciuta, in Europa, Oprah Winfrey [foto sopra], nota negli USA come conduttrice televisiva afro-americana, ha scatenato una cagnara per una borsetta da 35.000 franchi svizzeri, ossia circa 28.000 euro, in quel di Zurigo. Racconta lei che sarebbe stata discriminata in maniera razzistica in quanto la commessa della locale boutique Trois Pommes, l'italiana Adriana N., avrebbe rimarcato che trattasi di prezzo troppo caro, rifiutandosi di mostrarle la borsetta in questione. (La commessa italiana a Oprah Winfrey: «Borsa troppo cara per lei», Il Messaggero, 10 agosto 2013)

Immaginatevi la scena: entra un cliente e una commessa di un lussuoso negozio di Zurigo (neanche la titolare di un negozio di provincia, che possa fare un po' più liberamente quel che gli pare!), stando alle chiacchiere dell'afro-americana, si sarebbe rifiutata di mostrargliela, affermando che non avrebbe potuto permettersela?! Già solo questo puzza di boiata lontano un miglio. Aggiungiamo quanto riporta l'articolo segnalato sopra, ossia che:

[...] Già nel 2005 Hermes a Parigi le 'aveva chiuso' - secondo le sue ricostruzioni - le porte in faccia perché nera e Winfrey aveva minacciato di boicottare la casa francese. Secondo altre ricostruzioni, la diva si sarebbe presentata da Hermes 15 minuti dopo l'orario di chiusura e aveva trovato le porte chiuse anche perchè - aveva spiegato la casa francese - era in corso un evento all'interno. Nonostante questo, Hermes aveva presentato le sue scuse per il rigido e maleducato comportamento delle sue commesse. Scuse accettate, tanto che Oprah Winfrey ha invitato tutti a continuare ad acquistare Hermes. [...]

Che il meccanismo sia lo stesso? Un minimo "no" oppure una minima incomprensione dovuta alle più varie e banali ragioni viene vista da questa specie di star televisiva statunitense come "razzismo"? E' quello che pare. La commessa ha dichiarato (e sembrerebbe stare lì la ragione dell'incomprensione) che la famosa borsetta era un modello simile a quello che già gli stava mostrando, solo, appunto, più caro, quindi la ragazza ha chiesto se non preferiva altri modelli, ossia modelli differenti, indipendentemente dal prezzo. (La commessa e la borsa di Oprah: «Accuse false, non sono razzista», Il Messaggero, 11 agosto 2013)

Ma, a quel punto, quella che con altri personaggi sarebbe stata una banale incomprensione, con la fanatica afro-americana è diventata ombra di razzismo, tanto che la donna si è ammutolita ed è uscita dal negozio. Per poi, ovviamente, scatenare una bagarre, che di sensato ha poco, ma di pubblicitario, a suo favore, moltissimo.

C'è da dire che la titolare della boutique sembra sia stata comprensiva nei confronti della ragazza, a differenza della Svizzera Turismo, che ha addirittura inviato le proprie scuse alla Winfrey per "il comportamento scorretto della commessa". Bene, se volete far sapere il vostro pensiero sull'episodio e, al contempo, solidarizzare con Adriana N., potete far riferimento ai seguenti contatti:

info@myswitzerland.com
https://www.facebook.com/MySwitzerland

In ultimo, tre commenti presenti sul sito del Messaggero, nella pagina del primo articolo segnalato (la gente comune non crede a certe baggianate. Prima o poi neanche più gradirà chi ne è autore...):

[...] Perché dopo?
e non subito? Io avrei risposto : ora compro il negozio e dopo ti licenzio.
Ma forse non c'è stato un malinteso? la comessa non è certo di lingua madre inglese e la parlata statunitense non è l'inglese . Se le ha detto guardi che è molto cara e l'altra ha capito guarda che non te la puoi permettere?
Comunque non esageriamo: se ogni discussione con uno di colore deve essere sub judice per il terrore di essere accusati di razzismo, si eviterà per prudenza di avere contatti con effetti tutt'altro che positivi per l'integrazione.. 
Commento inviato il 10-08-2013 alle 11:18 da Ferdinando


ecchissenefrega...
forse se Oprah , peraltro costatemente sovrappeso, non andasse in giro agghindata come un carro di carnevale e truccata come un trans....sarebbe più facile evitare tali problemi, no?

si elgge che "A raccontare l'episodio di razzismo è la stessa star televisiva, non nuova a tali episodi....."
quindi la signora Winfrey SA come evitare tali problemi, ma NO loha fatto e NON lo farà MAI: perchè
questi episodi le assicurano una nuova puntata di Gossip e le prime pagine dei giornali
Concludo facendo i miei complimenti al giornalista che mette sotto cattiva luce la commessa accusandola di razzismo nel titolo : ragazzi, caspisco che dovete fare audience....ma un briciolo di onesta intelletuale cercate di conservarlo, visto che non scrivete per il giornaletto della scuola, no?!
Commento inviato il 10-08-2013 alle 10:05 da marcomac 



al lupo al lupo
il fatto stesso di entrare in un negozio dove si vendono borse da 38.000 euro la dice lunga sui prezzi medi dei prodotti colà venduti e a quel punto,razzismo per razzismo,la commessa avrebbe dovuto dire alla signora: spiacente, ma qui non vendiamo articoli che lei si possa permettere!
più semplicemente son sicuro si sia trattato di un difetto di comunicazione dovuto alla scarsa padronanza della lingua della commessa che la signora,evidentemente coi nervi scoperti sul tema del razzismo,ha voluto ingigantire.
signora oprah,pecunia non olet,e i negozianti in primis lo sanno benissimo!

Commento inviato il 10-08-2013 alle 09:54 da eugenio.felli [...]

sabato 10 agosto 2013

Aggiornamento dell'articolo del 5 agosto 2013

Aggiornamento dell'articolo del 5 agosto 2013: un pm del caso MPS indagato, una probabile archiviazione e una intervista


In merito all'articolo riguardante, in parte, l'indagine sulla banca Monte dei Paschi di Siena [5 agosto 2013], aggiungiamo quanto riportato da alcuni mezzi d'informazione nei giorni scorsi, ossia l'indagine nei confronti di uno dei pm dell'inchiesta sulla banca toscana, Aldo Natalini, che avrebbe fatto confidenze pericolose ad un suo amico di vecchio data, l'avvocato Samuele De Santis, proprio in merito a MPS e alla maniera in cui i vertici del Partito Democratico potrebbero evitare problemi con la giustizia, confidenze catturate in alcune intercettazioni telefoniche relative ad un caso riguardante l'amico del pm, poi arrestato per estorsione a giugno 2013.

Tale notizia è uscita inizialmente solo due giorni fa (ma Natalini è stato interrogato già a marzo 2013) sul Giornale d'Italia. (Mps: indagato il pm Natalini, spiegava al telefono come difendere il PD, Federico Colosimo, Il Giornale d'Italia, 8 agosto 2013) Lo stesso giorno, si afferma anche che l'indagine su Natalini probabilmente verrà archiviata, in quanto alcun danno sarebbe stato prodotto dalle confidenze del magistrato, così come si minacciano azioni legali, da parte della procura di Siena, contro chi ha diffuso la notizia, in quanto tendenziosa. (Indagine sul pm Natalini verso l’archiviazione, TusciaWeb, 8 agosto 2013) (Procuratore, non minacci. Da noi solo notizie, Francesco Storace, Il Giornale d'Italia, 8 agosto 2013)

Tralasciando la questione su quel alcun danno prodotto, ossia se è corretta l'archiviazione in funzione di quel nulla a posteriori o se dovrebbe anche contare il fatto in sé, ma, e nonostante la notizia dell'archiviazione, ieri, 9 agosto, sullo stesso Giornale d'Italia esce un'intervista ad uno zio di Aldo Natalini, ossia Paolo Salimbeni, che afferma che:

[...] Lei sostiene che il Pm Natalini sia stato incastrato?

Proprio così.

E da chi?

Dai vertici del centrosinistra, che gli hanno impedito di arrivare alla verità.

Ha ragione Marcello Veneziani, dunque. Chi tocca la sinistra muore?

Esattamente. Questo è il problema fondamentale.

A chi si riferisce in particolar modo?

Non voglio fare di tutta l'erba un fascio. Io le vicende di mio nipote-figlioccio, le ho vissute in diretta. Lui è certamente un giudice di sinistra, ma è un giustizialista.

E quindi?

Il giudice Natalini non ha mai fatto distinzioni. Se una persona sbaglia, per lui deve pagare. Di qualsiasi schieramento politico sia.

Nello scandalo della banca rossa, chi è il vero colpevole?

Senza  ombra di dubbio, uno di questi è Mario Draghi (Presidente della banca centrale europea ndr). È lui ad autorizzare la scellerata acquisizione di Antonveneta.

Sono accuse pesanti ...

Lo sanno tutti.

Perché la notizia che suo nipote è finito nel registro degli indagati, è stata tenuta - come sempre - sotto silenzio?

Io questo non lo so e non me lo spiego. Forse sarebbe stato meglio se fosse uscita prima. Ciò che è certo è che Aldo Natalini, mio nipote (lo ripete con fierezza e orgoglio Salimbeni ndr), è una persona onesta. Come poche ce ne sono al mondo. L'hanno iscritto nel registro degli indagati perché volevano tappargli la bocca. Nella vicenda ballano 21 miliardi rubati.

Addirittura?

Proprio così. Il pubblico ministero Natalini paga anche le colpe di essere amico di un avvocato (Samuele De Santis ndr) che ha avuto dei problemi con la giustizia. Allora si è rivolto ad un giudice-amico per chiedergli dei consigli. Punto e basta.

E allora perché tenere il tutto segreto?

Perché quando si parla di Mps viene nascosto tutto. Viene portato a galla solo ciò che si vuole.

Lei ce l'ha con il Pubblico Ministero di Viterbo, Massimiliano Siddi?

Si è intromesso in questioni che non lo riguardavano. E spero non abbia subito pressioni. Me lo auguro.

Quando e dove è stato interrogato il Dott. Natalini?

Nel mese di marzo. Credo. A Siena, e per ben 5 ore. È stato messo sotto torchio. Ma ha chiarito tutto e proprio ora che la questione si stava risolvendo è scoppiata la bufera. [...]
(“Mio nipote, giudice di sinistra, bloccato dal vertice del PD”, Federico Colosimo, Il Giornale d'Italia, 9 agosto 2013)

Sulla tempistica se ne può discutere, ma è interessante il "come", dato che il tutto nasce grazie ad un giornale di destra, ma poi, appunto, un parente stretto dell'indagato accusa il PD. Ma quale dovrebbe essere la motivazione per una indagine pretestuosa contro Natalini? Si è rivelato troppo insistente, come farebbe supporre l'intervista a Salimbeni? E gli altri due pm, Antonino Nastasi e Giuseppe Grosso?

Come sottolinea Maurizio Blondet in un suo articolo, la procura di Siena inizia ad indagare su MPS solo a novembre 2011 e solo dopo varie notizie riportate sui mezzi d'informazione. Inoltre, nonostante tutta la retorica sull'utilità delle intercettazioni telefoniche, nel caso in questione i pm hanno sottolineato il parco utilizzo delle stesse. Perché? (MPS: circolare, non c’è niente da vedere, Maurizio Blondet, EFFEDIEFFE, 2 agosto 2013) [per abbonati]

Anche questo a futura memoria per come hanno ridotto Monte dei Paschi di Siena, la più antica banca del mondo, ma anche come ritratto in piccolo dello stato in cui è stata ridotta l'Italia dai suoi parassiti.

lunedì 5 agosto 2013

Monte dei Paschi di Siena, banche americane e relativi reati

Monte dei Paschi di Siena, banche americane e relativi reati: una faccia, una razza


Sul proprio blog, Marcello Foa fa notare che il risultato delle pressioni del Governo Obama e della Giustizia statunitense, per punire le grandi banche d'affari, si limita a multe salate. Il carcere non sembra essere tra le opzioni. (Banche, la Giustizia non è uguale per tutti, Marcello Foa, Il Giornale, 31 luglio 2013)

I reati di cui si sono macchiate le banche negli USA vanno dalla manipolazione dei mercati alla truffa.

Venendo in Italia, ci incuriosisce un po' la maniera in cui viene sia giudicata, sia, soprattutto, presentata la vicenda del Monte dei Paschi di Siena, dato che si sottolinea, come fatto rilevante, l'assenza di tangenti. In tale vicenda, i pm Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso sottolineano che "nell’acquisizione di Antonveneta non sono state trovate tangenti né arricchimenti personali". I reati andrebbero "solo" dalla manipolazione del mercato, all’ostacolo all’autorità di vigilanza fino alle false comunicazioni sociali. (Mps, 11 indagati (compresa Jp Morgan): “Ma non ci sono state tangenti”, Il Fatto Quotidiano, 31 luglio 2013)

Ora, ci pare decisamente una visione distorta della realtà il considerare la manipolazione del mercato come possibile pur in assenza di "arricchimenti personali". La prima è conseguenza necessaria dei secondi o, almeno, della volontà di raggiungere quelli (per capirsi: favorire gli azionisti, e magari solo i più grandi, migliorandone i dividendi, grazie a qualche trucco o informazione alterata, è "arricchimento personale". Non lo si fa mica per la gloria!).

Naturalmente, molto è dovuto all'aspetto politico-giudiziario della vicenda, ossia all'assenza di forze politiche disinteressate rispetto agli ambienti bancari e finanziari, così come di settori della magistratura che non facciano, almeno culturalmente, riferimento a quelle stesse forze politiche. (Mps, pressioni politiche per la scalata Unipol, Fiorenza Sarzanini, Corriere della Sera, 3 agosto 2013) (Mps: Vigni a pm, su Antonveneta incontro in Bankitalia, ANSA via Dagospia, 3 agosto 2013)

Il risultato è "statunitense": la corruzione (quella vera) viene raccontata come fatto episodico, pur essendo evidente la sua natura sistematica. Ossia: è più sistematica la tangente o lo è la manipolazione dei mercati? Soprattutto, chi causa più danni?

domenica 4 agosto 2013

[Segnalazione cinematografica] Là-bas - Educazione criminale (di Guido Lombardi)

[Segnalazione cinematografica] Là-bas - Educazione criminale (di Guido Lombardi)

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Piccola produzione italiana del 2011 e vincitrice di alcuni premi, Là-bas - Educazione criminale, diretta dal documentarista Guido Lombardi, racconta la vicenda dell'immigrato africano Yussouf, giunto a Castelvolturno per trovare lavoro grazie a suo zio Moses, già radicatosi nel posto da tempo. Quello che il ragazzo non sa è che lo zio è un trafficante di droga. Ciò porterà il giovane ad una drammatica crisi personale.

Girato, come è normale per chi viene dal documentario, senza spettacolarizzazioni, così come senza le ridicolaggini presenti soprattutto nel cinema statunitense o francese, dove il binomio minoranze allogene più criminalità viene dipinto in maniera esagerata, mostrando i protagonisti quasi come supereroi, anche se criminali. Nulla di tutto questo in Là-bas, dove lo sguardo è rivolto solo alle comunità africane, totalmente o quasi separate dagli italiani, e in cui la vita quotidiana non ha alcunché di eroico o affascinante o romantico.

Significativo, nella prima parte del film, un dialogo tra Yussouf e un altro immigrato, Germain. Costui è presente in Italia da sei anni e dal suo arrivo ha solo venduto fazzoletti agli angoli delle strade. Yussouf rimane perplesso da questa confidenza, non capendo il perché. Germain glielo spiega chiaramente: in Italia non c'è lavoro, se non per piccole occupazioni di fortuna. Il resto sono menzogne, che si continua a raccontare per non guardare in faccia la verità.

Sta tutto lì il film, in quella presa di coscienza che Yussouf vivrà poi sulla sua pelle, dopo un periodo di manovalanza nei giri criminali dello zio Moses.

Là-bas è un buon film, di genere drammatico, più che noir o gangsteristico, che dipinge l'immigrazione in Italia, almeno per gli africani, per quello che spesso è, ossia piegarsi, prima, ad un sogno raccontato da altri e, poi, alla realtà totalmente avara di possibilità. Lombardi parteggia per gli immigrati, lo si capisce da quei limitatissimi momenti in cui compaiono gli italiani, quasi sempre e solo camorristi. D'altronde, quando il film è stato presentato alla Mostra di Venezia del 2011, la produzione ha organizzato un finto sbarco di clandestini al Lido, per promuovere il film. Eppure, nel racconto non c'è alcuna delle solite trite banalità presenti in produzioni dedicate agli immigrati o alle minoranze etniche (ad esempio: l'amore non è multietnico e comunque non vince). Non c'è mistificazione buonista. Solo un ritratto, sì brutale, ma onesto della realtà italiana, dal punto di vista di chi continua ad arrivare per quello che è, a pensarne bene, un tragico malinteso.