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domenica 20 luglio 2014

Perché essere identitari, oggi

Perché essere identitari, oggi


"E sia. Nel sottosuolo cerca dunque il tuo destino. Finora nessuno fra quanti ti hanno preceduto ha mai pensato diversamente"
("La casina nel bosco", epilogo in forma di fiaba di "Che cos'è la tradizione?", Elémire Zolla)


Dopo un certo periodo di silenzio, pubblichiamo un testo ben più lungo del solito, che in parte riassume alcune questioni, in parte accumula vari spunti, tutti comunque convergenti in una tesi riassumibile nell'idea che l'Europa attuale e l'Occidente siano il risultato di successivi, anche se spesso (apparentemente?) contrastanti processi di imposizione culturale (e genocida) di alcune minoranze rispetto alle maggioranze popolari europee. La tesi non entra nello specifico di alcune questioni storiche, specie sulle ragioni delle varie forme di genocidio prodottesi in Europa negli ultimi duemila anni, ma contesta la mancanza di attenzione rispetto all'importanza del radicamento e della capacità autoctona di creare e produrre, in senso identitario e in senso economico. Tale testo verrà sviluppato ulteriormente nel tempo. Qui trovate l'indice e, ovviamente, più avanti il testo.


INDICE


- Preambolo (pag. 3)
- Riguardo il "movimento per la casa" in Italia (pag.3)
- Una nota su Oswald Spengler (pag. 5)
- Un fantasma in Europa: il mondo contadino (pag. 6)
- Tutte le strade portano in città (pag. 7)
- Karl Marx e l'egoismo contadino (pag. 8)
- Holodomors of the West World Unite! (pag. 8)
- Gli USA negli anni '80: l'amaro raccolto (pag. 10)
- Nemici in casa propria 1: "una mattina mi son svegliato... e ho trovato l'invasor..." (pag. 11)
- Nemici in casa propria 2: Pier Paolo Pasolini (pag. 12)
- Il nemico (pag. 13)
- Che cosa sarà ancora amato tra venti o trent'anni? (pag. 14)
- Nemici in casa propria 3: Stormfront Italia (pag. 15)
- Nemici in casa propria 4: Manif pour Tous in Francia (pag. 17)
- Genocidi e retorica (pag. 19)
- La cosa più vicina possibile al comunismo: la piccola-media impresa (pag. 22)
- Per finirla con "la mia patria è dove si combatte per la mia idea" (pag. 28)
- Postambolo in due parti:
                                     Una fiaba (pag. 32)
                                     Un film (pag. 33)
- Note (pag. 33)


domenica 13 aprile 2014

"Nuovi europei"? Ben Hamdani Fethi

"Nuovi europei"? Ben Hamdani Fethi




In questo caso, non un "nuovo europeo", ma un "fu nuovo europeo", dato che tale Ben Hamdani Fethi, tunisino sposato all'italiana Graziella Pasqualetti, con residenza ad Orvieto, è morto lunedì 7 aprile 2014, lanciandosi da una finestra di un commissariato di polizia, nel centro di Roma. Il caso non è esploso più che tanto, almeno al momento, nonostante c'è chi, per quanto avvenuto, sospetti una "spinta" al tunisino, anche a causa di una diceria (fatta circolare probabilmente dal suo avvocato), ossia che avesse una relazione con la compagna di un agente. In ogni caso, nulla, ad oggi, di concreto. (Tunisino precipitato dalla finestra del commissariato, il pm: «Omicidio colposo». Poliziotti interrogati, Adelaide Pierucci / Corso Viola, Il Messaggero, 9 aprile 2014)

Più concreto, invece, il profilo e la storia dello straniero, dato che in commissariato ci era nuovamente finito a causa di una accusa di stupro, ai danni di una venezuelana. Accusa che già in altra occasione lo portò a subire una durissima condanna di ben due anni di arresti domiciliari, che sicuramente hanno contribuito a renderlo un cittadino modello (possiamo solo essere ironici...).

Quello che però ci interessa è soprattutto l'intervista rilasciata dal suo avvocato, Michela Renzi. E', a suo modo, istruttiva riguardo l'atteggiamento di un certo genere di professionisti o, forse, bisognerebbe dire personaggi...

  • Tunisino suicida in commissariato, il giallo della relazione con la donna di un agente (Stefano Sofi, Il Messaggero, 9 aprile 2014):

«Non c’era motivo perchè si suicidasse, questa storia non mi convince, troppe stranezze: presenterò una denuncia querela, così mi ha chiesto la famiglia di Ben». L’avvocato Michela Renzi conosceva da anni Ben Hamdani Fethi, il tunisino che la sera di lunedì si è lanciato dalla finestra del commissariato Viminale, al terzo piano dello stabile di via Farini, morendo sul colpo. «Eravamo diventati amici - dice l’avvocato - un bellissimo uomo e consapevole di esserlo».

A quali stranezze si riferisce, avvocato?
«Non era certo la prima volta che veniva fermato o processato o che andava in galera...».

Anche stavolta con l’accusa di violenza sessuale, peraltro.
«Una vicenda tutta ancora da chiarire. E comunque per il caso precedente, quello del 2010, avevamo fatto appello alla condanna a tre anni in primo grado. Era stato a Regina Coeli per un paio di settimane poi aveva fatto circa due anni ai domiciliari, a Orvieto. Escluderei che fosse entrato nel panico per la paura del carcere o cose del genere. Sapeva che gli sarebbe bastato farmi chiamare, l’avevo tirato fuori dai guai altre volte. Perchè avrebbe dovuto uccidersi in quel modo uno così, con quattro figli che lo aspettano a casa...».

Perché, secondo lei?
«Guardi, proprio non riesco a darmi una spiegazione. Ho letto che forse pensava di essere al primo piano. Ma dico, anche se ti butti dal primo piano dove pensi di scappare? Ben non poteva non essere consapevole di tutto ciò».

Che lei sappia assumeva droghe?
«Che io sappia assolutamente no, così come non era solito neanche bere alcol».

Quindi?
«Qualche tempo fa mi aveva detto che un qualcuno del commissariato Viminale gli aveva giurato di fargliela pagare. Anche l’arresto precedente, per il caso del 2010, era avvenuto sempre nello stesso ufficio».

Perchè qualcuno poteva avercela con lui?
«E’ una vecchia storia, ma credo che Ben avesse avuto una relazione o qualcosa di simile con una donna legata a qualcuno interno al commissariato, non so se agente o funzionario. E questo qualcuno gli avrebbe giurato di fargliela pagare. Così mi aveva detto Ben ma è tutto da verificare».

Chi era Ben Hamdani Fathi?
«Era arrivato in Italia dalla Tunisia nei primi anni 80, aveva conosciuto la moglie Graziella a Roma credo, dove lei lavorava in una gelateria. Poi sono andati a vivere ad Orvieto, città di lei. Quattro figli piccoli. Un padre meraviglioso, sempre pieno di attenzioni. Ma non voglio dire che fosse uno stinco di santo, i suoi errori li aveva fatti».

Lei ha parlato da poco con la famiglia di Ben, ha ricostruito i suoi ultimi movimenti?
«Mi hanno detto che era tornato a Orvieto poco dopo la mezzanotte di venerdì, in treno come al solito. E lunedì mattina era tornato a Roma».

Sa che lavoro svolgesse?
«Faceva il free lance per una ambasciata araba, una specie di factotum: pensava all’alloggiamento del personale in arrivo a Roma o ad altre esigenze».

domenica 6 aprile 2014

Una chiara deriva mafiosa

Una chiara deriva mafiosa: a proposito del voto di scambio


Il 416-ter è la norma, ancora in discussione al Parlamento, che regola le sanzioni contro il voto di scambio tra società civile e politica e mafiosi. Era stata richiesta addirittura da Giovanni Falcone, ma senza che nei decenni successivi divenisse effettivamente parte integrante delle regole della società italiana. Il punto centrale di essa è la possibilità di identificare il voto di scambio in sé, prescindendo dalla "cosa" scambiata, in quanto il voto di scambio non può avere solo la classica mazzetta come "premio", ma qualunque tipo di favore tra i due soggetti dello scambio.

Ora, da oltre un anno tale norma è appunto in discussione, ma l'ultima votazione ha visto un restringimento della stessa, richiesto da molti, specie di Forza Italia, che ha portato all'eliminazione della "messa a disposizione" del politico al mafioso, così come una diminuzione delle pene per chi ha accettato lo scambio col mafioso. Nel primo caso, la punibilità avviene solo se è avvenuto effettivamente lo scambio, di qualunque natura, ma non se il politico ha espresso disponibilità all'ambiente criminoso (si facciano i raffronti con i secessionisti veneti o con gli iscritti al forum Stormfront...); nel secondo caso, le pene sono passate da una forbice di 7-12 anni ad una di 4-10, che con attenuanti, ecc., potrebbero trasformarsi in poco o nulla.

La norma in sé mancava, quindi è formalmente un passo avanti, ma avere una pistola scarica è molto diverso da non averla o da averla con le pallottole contate? Spiace che in troppi abbiano voluto votarla in quest'ultima versione (lasciandosi trascinare dall'urgenza richiamata dalle stesse associazioni, Libera e Gruppo Abele, che avevano richiesto la norma?), ma di certo non stupisce chi abbia spinto verso questa versione, Forza Italia e PD su tutti. Con le attuali élites dominanti, con l'attuale Parlamento, con l'attuale Governo, con l'attuale Presidente della Repubblica [11 luglio 2013] [23 febbraio 2014] [2 aprile 2014], che ci si può attendere, se non mascherate?

  • Voto di scambio: un Parlamento di scambisti del voto (Bruno Tinti, Il Fatto Quotidiano, 4 aprile 2014):

[...] La Camera (tutti d’accordo meno M5S) ha fatto proprie le richieste di B&C [immaginiamo che l'ex-magistrato Tinti intenda Berlusconi & company, ndr] in materia di voto di scambio. Il politico che promette di mettersi a disposizione di un’associazione mafiosa in cambio di voti non è punibile se poi i voti non gli vengono dati. Questi protettori di scambisti dunque hanno stabilito che:

1) Se uno scambista promette ai mafiosi di darsi da fare nel loro interesse è una persona indegna se i mafiosi lo remunerano con il voto; mentre, se gli preferiscono qualcun altro, allora è una brava persona. Il problema quindi non sta nel rappresentante del popolo, un bieco individuo disposto a vendersi; sta nel delinquente che, per ragioni sue, non si fida di lui. Insomma chi va in uno switch club è un pervertito se la donna di qualcun altro gli si concede; ma, se va in bianco, è un morigerato padre di famiglia.

2) Lo scambista mancato che arriva comunque in Parlamento ha una moralità garantita dal fatto di essere stato schifato dai mafiosi: mai più proporrà scambi di sorta poiché il rifiuto lo ha certamente vaccinato. Ora, è vero che le donne più oneste sono le puttane ravvedute (per restare in tema). Ma, secondo quanto prevede il testo elaborato dalla commissione Giustizia della Camera, lo scambista non deve ravvedersi per essere non punibile; è sufficiente che la sua offerta non sia accettata. Insomma, la puttana che si offre ma è rifiutata cessa di essere puttana.

La Commissione si è fatta carico anche di un altro problema che angosciava gli scambisti. Il fatto è che, come avevo suggerito su questo giornale nel dicembre 2012 al tempo della legge Severino, la nuova legge prevede che il voto di scambio sia reato anche se lo scambista lo ripaga non con denaro (caso ovviamente inesistente) ma con qualsiasi tipo di prestazione (la norma parla di “utilità”). Il che rende effettivo il pericolo di essere acchiappati e condannati. La pena prevista va da 7 a 12 anni, tale da assicurare in concreto la prigione. Ma i protettori degli scambisti hanno proposto di modificarla: da 4 a 10. Ragioni di equità? Macché: come tutti sanno, con pene fino a 4 anni non si va in prigione: affidamento in prova al servizio sociale. E siccome le attenuanti generiche non si negano a uno scambista incensurato (sono sempre incensurati, li salva la prescrizione), questo vuol dire che gli si possono ficcare anche 6 anni; meno un terzo per via delle attenuanti, uguale 4: nix galera. Paoletta mia, quanto avevi ragione!

mercoledì 2 aprile 2014

Proposta di legge C. 331-927-B sulle pene alternative al carcere

Proposta di legge C. 331-927-B sulle pene alternative al carcere: resoconto stenografico


Brevemente, vi segnaliamo il resoconto dell'ultima seduta alla Camera dei Deputati, con cui è stato approvato il ddl C. 331-927-B, riguardante pene alternative al carcere, riforma del sistema sanzionatorio, sospensione del procedimento con messa alla prova. Si tratta, cioè, anche del ddl riguardante l'abolizione del reato di clandestinità per gli immigrati illegali.

Sul sito della Camera, nel momento in cui scriviamo, non c'è ancora il rapporto dettagliato della votazione finale, per capire "chi" e "cosa". Al momento, come avrete letto e sentito in giro, questa schifezza ha avuto il voto favorevole del Partito Democratico, del Nuovo Centro Destra e altri gruppuscoli variamente centristi, e di Forza Italia (con qualche astenuto, si dice, ma vedremo quanti sono effettivamente appena saranno disponibili i dati precisi). Contrari in maniera decisa Lega Nord (i quali hanno preteso continuamente la presenza di Angelino Alfano in aula, per ragioni che potete ben immaginare, ma senza venir accontentati), Fratelli d'Italia e Movimento 5Stelle (questi meno per la questione immigratoria e più per ragioni complessive sullo smantellamento della durezza detentiva). In totale, 332 hanno votato a favore; 104 hanno votato contro; 22 si sono astenuti. Maria Grazia Gelmini, di Forza Italia, bontà sua, ha votato a favore, ma voleva astenersi...

Il tutto non va letto solo rispetto alla questione del reato di clandestinità, pur fondamentale, ma più in generale rispetto all'atteggiamento complessivo di una fetta importante della classe politica, dove ormai sta passando l'idea pericolosa del sistema sanzionatorio sempre più come recupero e sempre meno come punizione. Con quali effetti? Un esempio l'abbiamo già, oltralpe. Se siete francofoni, vi consigliamo di leggere il necessario La France Orange Mécanique di Laurent Obertone.

Per il resto, ecco il resoconto [scorrendo in basso si vada da pagina 1 sino a pagina 57]:

Seduta 203 della Camera dei Deputati, 2 aprile 2013, per la votazione del ddl. C. 331-927-B - Resoconto stenografico

domenica 30 marzo 2014

Raccolta firme della Lega Nord

Raccolta firme della Lega Nord: Riforma Fornero, concorsi pubblici per gli stranieri, Legge Mancino, ecc.


Tra ieri e oggi in molti comuni del Nord Italia è stato possibile firmare per sostenere cinque quesiti referendari della Lega Nord, presso appositi gazebo. I cinque quesiti riguardano l'abolizione della Riforma Fornero, lo stop dei concorsi pubblici aperti anche agli stranieri, l'abolizione della Legge Mancino (per tornare di conseguenza ad una reale libertà d'opinione), la fine della Legge Merlin e l'abolizione delle prefetture. Interessanti ci sembrano in particolare i primi tre.

Non sappiamo se le giornate in piazza con i gazebo verranno reiterate, ma da ieri, 29 marzo, e per i prossimi giorni, è comunque possibile, stavolta in tutta Italia, firmare nel proprio comune di residenza per sostenere i referendum.

http://www.vieniafirmare.org/TEMPL_quesiti.asp?IDLivello1=178&IDlivello2=883

NOTA: ringraziamo chi, nei giorni scorsi, ci ha segnalato l'iniziativa e ci scusiamo se ne parliamo solo ora, al 30 marzo. In passato altre raccolte di firme ci sono state proposte: alcune volte ne abbiamo parlato, altre no, ma si trattava sempre di iniziative su internet, non organizzate da movimenti o partiti. Il risultato, in questi casi, è stato comunque un sostanziale silenzio successivo. Come la si veda, sembra essere ancora necessario il sostegno di movimenti organizzati, possibilmente anche in piazza e non solo sugli schermi di un computer, per poter portare avanti certe proposte. E' semplicemente un dato di fatto di cui tener conto, non perché si debba sempre aspettare o appoggiarsi a movimenti consolidati, ma forse perché, ancora al momento, mancano "forze" alternative, in senso lato, quantitativamente e/o qualitativamente parlando.

P.S.: della Lega Nord segnaliamo anche il Basta Euro Tour, arrivato quasi a metà e caratterizzato da incontri pubblici col leader leghista Matteo Salvini e l'economista anti-euro Claudio Borghi Aquilini. I prossimi incontri saranno a Buja (in provincia di Udine), a Bergamo, a Reggio Emilia, a Genova ed a Roma.

http://www.leganord.org/index.php/seguici/eventi/basta-euro-tour

domenica 23 marzo 2014

Due incontri a cui Enrico Letta non partecipò

Due incontri a cui Enrico Letta non partecipò: Giorgio Napolitano e Christopher Prentice


Si tratta di fatti conosciuti, ma forse è bene ritornarci un attimo su, ossia due incontri, tra l'inizio del 2013 e l'inizio del 2014, a cui Enrico Letta non partecipò, uno dei quali con effetti per lui importanti. Fatti conosciuti, ma, come al solito, non abbastanza assimilati dall'opinione pubblica nazionale.

Giorgio Napolitano (e Matteo Renzi)

Il 10 febbraio 2014, Giorgio Napolitano invita a cena al Quirinale, in maniera non ufficiale, tanto da lasciar perplessi più d'uno all'interno del Palazzo, l'allora premier Enrico Letta e l'allora sindaco di Firenze Matteo Renzi, fresco di conquista del PD. Per ragioni non chiare, Letta decide di non andare (sbagliando, come vedremo). All'incontro rimangono quindi in tre, Napolitano, sua moglie Clio e Renzi, il quale dice chiaro e tondo che nessuno nel partito segue Letta, oltre al fatto che l'operato di questi rischia di affossare il PD alle Europee di maggio 2014. Pertanto serve un cambio di marcia. Il resto è cosa nota: Letta salta e Re Giorgio incorona come successore Renzi. E' così che va avanti la politica in Italia: a cene di tre persone, non elette direttamente dagli italiani... (nell'articolo che segnaliamo non si cita l'invito a Letta, ma il libro a cui fa riferimento lo stesso, ossia "La volta buona" di Mario Lavia, Angela Mauro, Alessandro De Angelis ed Ettore Colombo, lo fa. Matteo Renzi e Giorgio Napolitano, la cena in cui decisero di far fuori Letta, Libero, 18 marzo 2014) Ricordiamo anche che la cena venne decisa per la sera del 10 febbraio, perché, a detta di molti, la mattina dello stesso giorno esplose come un caso l'anticipazione del libro di Alan Friedman, "Ammazziamo il Gattopardo", dedicato al piano per silurare il legittimo (elettoralmente parlando) Governo Berlusconi e imporre il Governo Monti. Napolitano, in pratica, avrebbe visto nel libro di Friedman un avvertimento da settori d'Oltreoceano, decidendosi per il cambio di guardia. (Staffetta Letta-Renzi, la mano degli Stati Uniti e l'ombra di Prodi, Libero, 18 febbraio 2014) Non è un caso che l'ambasciatore statunitense a Roma, John Phillips, parlasse già da gennaio di Renzi come del futuro premier.

Christopher Prentice (e Beppe Grillo)

Venerdì sera, 21 marzo, va in onda una gustosa intervista di Enrico Mentana a Beppe Grillo, su La7 [VIDEO]. Il punto più interessante, notato da molti, ovviamente, ma, tanto per cambiare, non abbastanza indagato, è quando Grillo afferma che esisteva un piano per impedire a Pier Luigi Bersani di diventare Presidente del Consiglio, in modo da mettervi Enrico Letta al suo posto. Subito dopo le elezioni politiche del 2013, Grillo viene invitato all'ambasciata britannica a Roma, tra fine febbraio e primi di marzo dello stesso anno, ossia nei giorni successivi l'aver ricevuto i complimenti dell'ambasciatore Christopher Prentice nella trasmissione Ballarò del 26 febbraio [VIDEO] (nelle stesse settimane ricevette i complimenti dell'allora ambasciatore statunitense David H. Thorne). Grillo afferma che all'incontro avrebbe dovuto partecipare anche Enrico Letta, già presente in ambasciata per precedenti impegni. Perché Letta? Secondo Grillo è perché era già deciso che Bersani non sarebbe stato messo in grado di formare un governo, lasciando campo libero a Letta, ossia ad un non-leader non eletto dal popolo, continuatore delle politiche iniziate dal precedente Mario Monti, anch'esso non-leader non eletto. Comunque sia, l'Ambasciata britannica smentisce subito l'organizzazione di un incontro a tre tra Prentice, Grillo e Letta. In contemporanea, Letta, su Twitter, smentisce anch'egli, ma la sua smentita smentisce soprattutto quella di parte britannica, perché afferma di aver declinato l'invito di Prentice ad incontrare Grillo. Perciò, un incontro voluto dai britannici, per quanto estemporaneo, con Grillo e Letta venne organizzato, ma furono gli italiani a farlo saltare. (Grillo, complotto contro Bersani. Letta: "Farneticazioni", RaiNews, 21 marzo 2014)

giovedì 27 febbraio 2014

Martiri europei: Andrew Young

Martiri europei: Andrew Young

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Scandalo ha provocato nel Regno Unito la decisione del giudice Keith Cutler di infliggere solo quattro anni di pena all'afro-britannico Lewis Gill [foto sotto], dopo l'uccisione, con un diretto violentissimo al volto, del quarantenne Andrew Young, affetto dalla sindrome di Asperger. Scandalo che potrebbe portare ad un intervento da parte del Ministero di Giustizia.

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Da parte del giudice, invece, nessuna parola, nonostante Cutler non sia nuovo a strane benevolenze, specie nei confronti di allogeni o immigrati violenti, come nel 2004, quando all'italo-britannico Louis Moroncini diede solo 18 mesi di custodia cautelare per una aggressione a colpi di mazza di legno contro una ragazza, oppure, sempre nel 2004, diede solo due anni di pena all'afgano Abdel Atif Gholam, che investì e uccise un motociclista, viaggiando in auto contromano e senza patente ed assicurazione. Per non parlare dei 20 secondi di silenzio in memoriam imposti nel recente (chiusosi da poche settimane) processo per la morte del criminale meticcio Mark Duggan, ucciso durante un'operazione della polizia a Tottenham.

Cutler [foto sotto], che vive in una lussuosa villa, da un milione di sterline, nella campagna inglese, evidentemente ama più i suoi deliri, anzi deliqui, politicamente corretti, che non la legge come imposizione di un ordine, prima ancora che ogni altro ragionamento.

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Nulla di strano che rinnovi tali deliri. Il resto della vicenda è poi condito da squallide prese di posizione, come quel "non capisco tutto questo clamore" da parte dell'indifferente madre dell'assassino Lewis Gill, Sherron O’Hagan, oppure i tentativi da parte della difesa di sviare rispetto alle colpe dell'omicida. Perché sia il patetico tentativo di imputare ad una ipotetica espressione razzista dell'ucciso la reazione di Gill, sia il tentativo di lasciar intendere che Gill e l'amico Victor Ibitoye temessero che Young fosse armato sono solo furbate. Nel primo caso, l'unica cosa da dire è: se anche fosse? E poi, aveva fosse torto Young a pretendere che Ibitoye, in bici, si togliesse dal marciapiede, lasciando passare i pedoni? Che poi Young potesse essere armato, basta vedere il video circolante [VIDEO], per capire che l'ucciso teneva la mano in tasca solo all'inizio, quando si stava ancora avvicinando al punto preciso in cui poi morrà, ma nel momento del dialogo con i due allogeni ciò non era più vero.

In ultimo, l'assassino Lewis Gill era già conosciuto dalle forze dell'ordine per rapina. Il giudice Cutler ha riconosciuto la palese differenza fisica tra l'assassino e la vittima, visibilmente più debole, affermando che il primo non poteva non esserne altrettanto cosciente. Nonostante tutto questo, l'esito (momentaneo) lo conosciamo. Ma finché si tollerano (anche) i Cutler di questo mondo, non se ne uscirà se non... con altri mezzi.

  • Killing a man? 'It's no big deal': A sneer from mother of thug who punched Asperger's sufferer, as Attorney General is deluged with calls to increase sentence (Rebecca Evans + Jack Doyle, The Daily Mail, 26 febbraio 2014):
The mother of a thug who killed an autistic man  dismissed his crime as ‘no big deal’ last night. In a display of callous indifference, Sherron O’Hagan said she did not know ‘what all the fuss was about’. Her son Lewis Gill killed Andrew Young with a single punch in an unprovoked attack captured on CCTV. He was given just four years but a public outcry may lead to a longer sentence. The Attorney General says he will examine whether the jail term was too short. Dominic Grieve’s office was deluged with more than 110 complaints within hours of the case becoming public. Mr Young’s mother Pamela has dismissed the sentence as an ‘absolute joke’ – Gill could even be free within two years. But Mrs O’Hagan, speaking from her home in Sutton, South London, yesterday insisted her son was a ‘good kid’. The 41-year-old mother of three told the Mail: ‘It was just an accident. It’s not a big deal. This will all be forgotten tomorrow. He’s my son, what do you want me to say? He didn’t mean to kill him and that’s that.’ Mrs O’Hagan, who was not married to Gill’s father Richard McKenzie, added: ‘This story will be the lining of chips tomorrow. I just don’t understand what all the fuss is about.’ Gill, a convicted robber, punched 40-year-old Mr Young to the ground on a busy Bournemouth street on November 6 last year. Shocking CCTV footage shows him calmly walking forward to deliver the deadly punch after Mr Young reprimanded his friend for cycling on the pavement. Mr Young, who had Asperger’s and the mental age of a 14-year-old, fell back and cracked his head on the pavement. He died the next day with his 71-year-old mother at his bedside. Gill, 20, pleaded guilty to manslaughter and was sentenced to four-and-a-half years by Judge Keith Cutler at Salisbury Crown Court. With half his sentence served on licence, and allowing for time already served, he could be out in just two years. The sentence was condemned by Victims’ Commissioner Baroness Newlove, whose husband Garry was killed by a gang vandalising his car. ‘I’m appalled by this disgraceful act of violence – my thoughts go out to the victim’s family and friends at this time,’ she said. ‘It’s entirely right that the sentence will be reviewed for this shocking crime. ‘I know how traumatic it is to go through the courts as a victim – when you are already so hurt and vulnerable. That’s why I urge everyone involved in this case to put victims first in the pursuit of justice.’ The Young family’s MP, Tobias Ellwood, welcomed Mr Grieve’s review as well. ‘It would be wrong for me to make a judgment about how long the sentence ought to be, it is not the role of an MP to do that,’ he said. ‘But the message needs to go out that this kind of behaviour should not be tolerated. I would be the first to advocate people standing up and speaking out when they see wrongdoing in their community and that is one of the reasons that a sentence like this is totally out of line.’ Mr Grieve has until March 21 to decide whether he thinks the sentence was too soft. If – as seems likely – he does, the case will go to the Court of Appeal where three senior judges could lengthen it. The Daily Mail website was also deluged with criticism of the sentencing judge, Keith Cutler, who decided Gill did not intend to cause ‘grievous harm’. One wrote that it was a ‘sad day for justice’ and another demanded that ‘criminal friendly judges’ should be held accountable to the public and another One reader commented: ‘The man is clearly dangerous and violent. Even if he didn’t intend to cause death he punched someone who was clearly no threat to him and who made no threatening gestures of violence back. ‘Isn’t it about time the people were heard? These lenient sentences are harmful to the decent members of society.’A statement issued on behalf of the Young family said: ‘When we first heard that Gill was given a four year sentence we thought it was too short and expected him to get more than that. It’s ridiculous. He (Gill) didn’t mean to kill him so a life sentence would have been extreme but he deserves more than what he was given. ‘Looking at his criminal record he is obviously a trouble maker and we were hoping he would get about seven or eight years.‘A sentence so short might mean that he could do something else dangerous in the future.’

But Judge stays silent over short sentence

The judge who sent Lewis Gill to prison for just four years did not respond to criticism of what has been called an ‘extremely lenient’ sentence. Keith Cutler, 63, refused to discuss the case yesterday at Winchester Crown Court where he spent the day hearing a trial into an alleged conspiracy to commit blackmail. The Mail was told by a court usher: ‘He has refused to talk about the case.’ The judge has however previously spoken about his approach to sentencing. He has said in an interview: ‘Every offence has its different features, every mitigation has its own strengths and all those elements are brought into sentencing.’ He added: ‘Some cases get to you. When I come out of court, I say “That’s it. I’ve made my decision.  If I am wrong the Court of Appeal will deal with it”.’ The father of two, who is a lay canon at Salisbury Cathedral, has also defended his sometimes controversial approach to the legal process. This was most notable in his handling of the inquest into the shooting of Mark Duggan, where he held a 20-second silence to commemorate the gangster’s death. The judge admits that he enjoys having the power to show leniency but he reacted angrily to ministerial criticism of ‘soft’ sentencing back in 2006 when he was secretary of the Council of Circuit Judges. In October 2004, he handed teenager Louis Moroncini an 18-month supervision order for striking Beverley Brennan round the head with a 4ft wooden pole during a robbery. Judge Cutler told the defendant: ‘You know, and I know, that you richly deserve custody and you would have got three years. But you must know that if you fail me and go wrong on this order, you will be back before the courts.’ After the hearing, nursery nurse Mrs Brennan said: ‘When the judge was passing the sentence, I had to leave the courtroom because I started having a panic attack. ‘I know he’s got a curfew, but I’ll still have that worry that he could go out.’ In September 2004, Abdel Atif Gholam, 29, an Afghan refugee who had no licence or insurance when he veered on to the wrong side of the road and killed a motorcyclist, was jailed by Judge Cutler for just two years. The judge lives in a sprawling six-bedroom detached house in the heart of the English countryside. Situated off a quiet lane, the £1million property offers picturesque views and has a well-tended garden packed with tall trees and ancient woodland.


  •  VIDEO: Shocking moment man dies from single punch to the head in unprovoked attack (Dion Dassanayake, The Daily Express, 25 febbraio 2014):
CCTV footage, revealed in court, shows Andrew Young falling into the road and not moving after a sudden blow to the face from Lewis Gill.

Shockingly the 20-year-old attacker will be freed in around two years – a move that has been greeted with outrage from Mr Young’s heartbroken family.

Seconds before he was fatally struck, Mr Young had been involved in an argument with Gill’s friend Victor Ibitoye, who he told not to cycle on the pavement.

Yob Gill then took offence and punched him once in the face before walking away without a care for his victim.

Mr Young, who suffered from Aspergers Syndrome, was rushed to hospital in Bournemouth but died the following day from head injuries, with his mother Pamela at his side.

Gill admitted one charge of manslaughter at Salisbury Crown Court and was jailed for just four-and-a-half years.

Today Mr Young’s mother reacted with fury, saying: "I sat with him when he died. I wish that awful man who took my son away had pleaded not guilty so he would have got a longer sentence.

"The sentence is an absolute joke. I'm a committed Christian but I think that if someone takes a life they should be prepared to forfeit their own."

The attack happened at 4.25pm on November 6 last year outside a Tesco Express in Charminster, Bournemouth.

Mr Young was able to speak several language but had the social skills of a 14-year-old because he suffered from Aspergers Syndrome.

The court heard Mr Young told Mr Ibitoye during the argument that riding his bike on the pavement was a 'dangerous activity'.

Mrs Young said: "He was very particular because of his Asperger's and he wouldn't have liked seeing someone riding a bicycle on the pavement because it was dangerous."

She said her son often attended Sunday mass at the St Edmund Champion Church and was a member of the naval section of the Combined Cadet Force.

Taxi Driver Simon Scott, who knew Mr Young for six years, said he "wouldn't hurt a fly".

He said: "Andrew was always friendly and polite and often struck up conversations with strangers at the bus stop near the taxi rank.

"Andrew was gentle and wouldn't hurt a fly."

A post-mortem revealed that Mr Young had no injuries to indicate he tried to defend himself.

The court heard Mr Ibitoye did not know what Gill was about to do and cycled away from Mr Young after the argument.

Prosecutor Kerry Maylin said: "The defendant claims he was worried about Andrew Young because he thought he was being menacing.

"He said Andrew Young put his hand to his pocket and he thought he was going to pull out a knife or a gun."

The court heard Gill punched Mr Young after he allegedly made a racist remark.

Judge Keith Cutler said Mr Young did not represent a threat to Gill.

He said: "You are a powerfully built young man.

"You must have known that it was going to cause a significant injury and, very sadly, it did."

Gill was also sentenced last Friday to two, three months sentences for the attack while on a suspended sentence for robbery and for handling stolen goods.

The four jail term along with the two three month sentences will run consecutively.

domenica 23 febbraio 2014

Il gattopardo ha graffiato ancora

Il gattopardo ha graffiato ancora: riguardo la nomina del nuovo ministro della Giustizia


Ovviamente, nessuno lo confermerà, nonostante praticamente tutti lo stiano dicendo. Giorgio Napolitano, formalmente ancora l'attuale Presidente della Repubblica Italiana, ha cassato la scelta fatta da Matteo Renzi per il Ministero della Giustizia, ossia il magistrato anti-'ndrangheta Nicola Gratteri, preferendogli il "piddino" Andrea Orlando.

L'attuale Governo Renzi nasce perciò ancora una volta sotto la pallidissima e grigia luce di Napolitano, da una parte, così come la continuazione dell'oscillare delle scelte ministeriali tra il mediocre e l'imbarazzante, dall'altra parte. Matteo Renzi, che anni fa si proponeva come rottamatore della vecchia classe dirigente del suo partito, risultandone quasi inviso, finisce per far piacere a chiunque e farsi piacere chiunque. Così, già al suo nascere, finisce una stagione di rinnovamento. O, semplicemente, mai c'era stato alcunché di concretamente nuovo.

Per quanto riguarda Napolitano, nulla che già non si conosca [si veda anche articolo dell'11 luglio 2013]: nuovo Governo trasversale non scelto dal popolo (scusino la parolaccia, lorsignori!), alternanza tra Governi dovuta a dubbie ragioni e, ora, come chicca finale, imposizione del solito viso "perbenino" (ma "perbene" è altra cosa) appartenente al PD, partito che si sta riempiendo sempre più di simili pupazzetti tutti uguali.

Nicola Gratteri, che forse sarebbe potuto essere l'unica scelta normale nel gruppo dei ministri renziani, era già stato consultato durante il precedente Governo Letta riguardo i temi di sua competenza, prospettando la necessità di aumentare le pene del 41bis, richiedendo carceri nuove (anche rispetto allo stesso 41bis), indicando soluzioni per velocizzare i processi e per l'informatizzazione negli uffici giudiziari, dicendosi contrario ad indulti od amnistie e prospettando la necessità di accordi con nazioni estere per l'espulsione dei criminali allogeni. (Napolitano vs Gratteri: gli ultimi colpi di coda di un monarca, Lorenzo Baldo + Giorgio Bongiovanni, Antimafia 2000, 22 febbraio 2014) Secondo quanto afferma La Stampa, inoltre, Gratteri chiedeva "carta bianca" per rinnovare la giustizia italiana. (Gratteri voleva “carta bianca” Così è stato bocciato, Guido Ruotolo, La Stampa, 23 febbraio 2014) Decisamente troppo per l'attuale classe dirigente nazionale.

Al suo posto, come detto, è stato scelto l'ex ministro per l'Ambiente, Andrea Orlando, che si è occupato dei temi della giustizia solo negli ultimi anni per il suo partito, ma che si è anche fatto beccare in guida in stato di ebbrezza, facendosi togliere la patente per alcuni mesi. (Cade sull'’etilometro il precisino del Pd: 3 mesi senza patente, Paola Setti, Il Giornale, 1 settembre 2010) Rispetto a Gratteri, quello che si sa di Orlando è che è uno che non ama troppo pene come l'ergastolo e che è dubbioso anche sul carcere duro ai mafiosi. (Governo Renzi, quando Orlando diceva “sono favorevole ad abolizione ergastolo”, Elena Rosselli, Il Fatto Quotidiano, 21 febbraio 2014). Decisamente più digeribile per l'attuale classe dirigente nazionale.

Soprattutto, decisamente più in linea rispetto all'ambigua figura "gattopardesca" di Giorgio Napolitano [si veda sempre l'articolo dell'11 luglio 2013].

venerdì 21 febbraio 2014

Famiglia zingara conferma la follia degli aiuti statali nel Regno Unito

Famiglia zingara conferma la follia degli aiuti statali nel Regno Unito: per gli stranieri è come trovare facilmente denaro per strada


Il Daily Mail ha recentemente intervistato un capofamiglia zingaro, Rudi Ion, di provenienza romena, su come egli, la sua famiglia e il suo clan vivano nel Regno Unito.

Trasferitovisi da circa tre anni, dopo vario girovagare nel resto d'Europa, Italia compresa, Rudi afferma che in Gran Bretagna ha trovato il paradiso. In che consiste questa terra della felicità, dove gli immigrati romeni (quindi non solo gli zingari) vedono un tasso di natalità per famiglia più che doppio rispetto all'originaria Romania (2,93 figli per famiglia contro 1,25)?

Come Rudi conferma, basta presentarsi subito al Centro per il lavoro, farsi aprire un NINO (corrispettivo del codice fiscale italiano), raccontare di lavorare in proprio e poi godersi 300 sterline alla settimana di indennità, più altre 170 sterline mensili per ogni figlio, a cui si sommano detrazioni d'imposta varie. Tutto questo senza che il Centro per il lavoro si preoccupi più di tanto della situazione lavorativa del richiedente.

Rudi afferma che nel suo girovagare in Europa ha commesso vari piccoli crimini, ma nel Regno Unito è diverso, dato che è l'unico Paese in cui lui è pagato per la sola ragione di trovarsi lì. Cosa che, ovviamente, non sfugge a masse numerose di altri immigrati potenziali. Finché, altrettanto ovviamente e come lo stesso Rudi riconosce, tutto questo sistema non crollerà...

  • 'Your benefits system is crazy. It's like finding a sackful of cash left on the road': How shocking admission by Rudi and his huge Romanian family debunks Eurocrat's claims that 'benefit tourism is a myth' (Sue Reid, The Daily Mail, 14 febbraio 2014):
Rudi Ion struggles to count up the children from his huge Romanian clan who now call Britain home. It could be 100, he tells me.

‘I’ve got 25 cousins all living around Nottingham, each with three or four kids,’ he adds with a loud laugh.

Rudi is speaking from his rented three-bedroom terrace house in Bridlington Street, a shabby part of the Midlands city where he’s settled with his wife Anda and their two sons, nine-year-old Ionut and Constantin, six.

His mother Elena, 53, and sister Ana, who is 32, live there, too.

Rudi is an ebullient 28-year-old who speaks English well. He doesn’t seem surprised when I tell him that a recent controversial report from the Office for National Statistics (ONS) shows that more than 25 per cent of children born in England and Wales in 2011 were to foreign mothers — up 16 per cent on the decade before.

The highest number among women from Europe — 2.93 children per family on average — were the offspring of Romanians, and a spokesman for the ONS has suggested that Britain’s generous benefits system could encourage the migrants to have more children so they can claim extra money.

What is particularly striking, according to the ONS, is that Romanians who come to Britain are actually having more than twice as many children as they would at home, where the average is 1.25 children born to each family.

This week, the EU Commissioner for Employment, Social Affairs and Inclusion, Laszlo Andor, attacked the so-called xenophobia of British politicians over the issue of migrants coming to Britain and claiming welfare. He grandiosly announced: ‘Benefits tourism as such is a myth.’

Yet Rudi readily admits that our generous benefits’ culture does encourage Romanians to uproot to the UK, where they can claim state money for the children they bring with them.

‘Your benefits system is crazy — I would actually say it was sick,’ he says, as he makes a gesture involving sticking his two fingers down his throat.

‘Of course Romanians will settle in Britain if they get this kind of money. It is like walking down the road and seeing a sack full of cash that has been dropped, picking it up and no one saying anything.

‘If my people bring more children in, or have more children here, there are more benefits. So, of course, they have babies.’

His family came here from District Two, a multicultural area of the Romanian capital, Bucharest, after Rudi had first tried his luck in eight other countries dotted around the European Union.

He admits: ‘I made my way by pick-pocketing, thieving and other small crimes.

‘I was put into prison or arrested by the police in Norway, Finland, Sweden, Spain, Italy, France, Austria and Germany before I arrived here. My German is quite good because they jailed me there for six months, and the Austrian prison was very tough.’

He explains that his favoured modus operandi in both France and Germany was to stand in a telephone box and pretend to make a call and then run out of coins.

He would turn to the next person waiting in the queue and ask them if they had a Euro to give him. If the unsuspecting person got out their purse or wallet, he would snatch it and run off.

‘But I don’t do bad things anymore because I am not poor and live on your benefits,’ he told me. ‘I arrived in the UK on January 7 three years ago, and went to the Nottingham job centre to get a National Insurance number a few weeks after.

‘I came to Nottingham to stay with a cousin and found a good private accountant who told me how to claim the benefits. I soon brought over my family, too.

‘I have never been told to look for work by the job centre. I have never called back there after I got the National Insurance number. Why would I want a real boss when I get £300 put into my bank account each week for nothing?

‘There is the child benefit of £170 a month for Ionut and Constantin, too. In Romania, we were only given £17 a month for them. Now I sing “God praise your Queen Elizabeth” every day, because we have arrived in heaven.’

The £300 Rudi receives each week is made up of housing benefit, to cover his £500 a month rent (the house is owned by a private landlord), and he also receives tax credits (paid weekly or monthly) because his self-employed income is so low.

Other EU countries where Rudi tried his luck were not so generous.

‘When I was in the rest of Europe, I never got benefits,’ he says. ‘In France, they chucked me out of the country and gave me £250 in Euros to fly back to Bucharest. ‘But, of course, I just returned to Western Europe again.

‘There is nothing for a Roma gipsy in Romania. The authorities treat us like dogs. They beat the kids in the schools and they refuse to give us jobs.

‘It is different here. We are even welcome at the GP’s surgery when we are ill.’

Up until now, Rudi has taken advantage of a loophole in immigration rules by stating he is self-employed. Under this umbrella, he says he sells scrap metal or does some decorating, which has allowed him to claim social welfare, free healthcare and schooling.

But on January 1 this year, all EU work restrictions were lifted, meaning migrants from former Communist countries of Romania and Bulgaria can now claim benefits, self-employed or not, three months after they arrive.

I met Rudi recently outside the Romanian Consulate in Kensington High Street, West London. He was getting out of his blue Mercedes and carrying his toddler niece, Beatrice (who was born in Britain) to get her first Romanian passport.

It means she will be able to travel back and forth on holidays with her extended family to Bucharest, where Rudi still has a house — empty now because everyone has decamped here.

Just days before, the Romanian Ambassador to Britain, Dr Ion Jinga, had said that only a ‘couple of dozen’ Romanians had come to Britain following the relaxation of rules in January.

That pronouncement was followed by David Cameron’s claim that arrivals of Romanians (and Bulgarians) were ‘reasonable’, although he admitted no one had done a headcount, so was guessing from ‘what I read and see’.

So did Rudi think that Cameron and the Ambassador were right?

‘Of course not,’ he told me, before inviting me to Nottingham to meet his family the next day.

There, he explained further: ‘Each bus that comes from Romania is full of people coming to live here. Each plane has 20, 30 or 40 of these passengers on board, and we Roma are also driving here by private car. We are not talking about visitors but those who come to stay.

‘You will get more people when the weather gets to spring. We feel good here because it is a better life. At home, even if you offer to work on a pig farm, the farmer says “No” because you are a gipsy.’

He adds: ‘It is political strategy to say there are few Romanians arriving in the UK. If the authorities tell the British public that we are claiming benefits there will be a row. They do not count the numbers because they dare not. They need the matter to remain a secret.’

He introduces me to six other adult members of his family who, he says, all claim benefits of some kind. In the living room, two of the extended Ion clan’s many children — Antonio, three, and Andrea, six — are bouncing on a bed, which serves as a sofa.

Two pictures hang on the wall above it: one of Jesus Christ (Rudi’s family are devout Christians) and the other — incongruously — of Cliff Richard.

A dark-haired baby boy, 10-month-old Darius, is being breastfed by his mother Veronika, Rudi’s 30-year-old sister, who is visiting but lives in another house in Nottingham.

Today, some of the extended family’s children are at school, though Rudi’s wife and sons are on a long holiday in Bucharest.

‘She will still be able to claim the UK child benefits while they are there,’ says Rudi confidently.

It is an overcast day in Nottingham, but the scene in the house is one of family bonhomie. Coffee is served by Rudi’s sister, and I am offered a cigarette. There is lots of laughter as Rudi holds court.

The family are anxious to introduce to me a seventh family member, the latest arrival from Bucharest, a 31-year-old cousin called Marian Barbu, who landed at Luton airport on the early morning flight that day.

Rudi has just driven down the M1 and back to pick him up.

‘You see,’ Rudi says with triumph in his voice, ‘we will sell our last possessions, even the TV, to buy the £120 plane ticket to get here.

‘This morning, there were lots of men like Marian coming through the arrivals hall. They were not here for a holiday but to try to make a better life for themselves, one way or another, in the UK.’

He shows me Marian’s airline ticket stub to prove he is telling the truth. ‘We Romanians can go anywhere we want in Europe now — but, of course, it is only Britain that pays us to live.

‘Of course, we want to be here. I will only run away when your country starts sinking under the weight of people, which will happen one day.’

Then he turns to the big TV set on the wall in the overcrowded living room. It is blaring out the news from a Romanian TV channel showing six-foot snowdrifts in Bucharest.

As Rudi points to the chilly scenes, he asks frankly: ‘Who would want to be there when you look after us so well here?’

martedì 18 febbraio 2014

Martiri europei: Carlo Macro

Martiri europei: Carlo Macro

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Un'altra morte esemplare è avvenuta la notte passata a Roma, quando un cittadino indiano di 57 anni, senza fissa dimora, Joseph White Klifford [foto sotto], ha assassinato Carlo Macro [foto sopra], trentenne italiano. I due avrebbero litigato perché Macro, fermatosi un attimo nelle vicinanze della roulotte in cui dormiva l'indiano, teneva il volume dello stereo alto, scatenando l'ira dell'immigrato.

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Facciamo presente che, come si può vedere su Google Maps, l'area in cui è avvenuto il fatto non è ad alta concentrazione abitativa. Cercando Via Garibaldi 29 la prima schermata sembrerebbe esserlo, ma non si tratta del civico 29. Su Google Maps il civico 29 non l'abbiamo trovato, ma abbiamo però trovato, più avanti nella via, grosso modo ai civici 28 e 27, in prossimità della Scala Giovanni Iacobucci, le due immagini che vedrete a fondo articolo, riprese nel novembre 2011, e riportanti delle roulotte apparentemente abbandonate. E' però anche possibile che il fatto sia avvenuto in prossimità di Piazza San Pietro in Montorio. In ogni caso, Via Garibaldi è una lunga via, per una ampia porzione non residenziale.

Ora, per meglio inquadrare il perché il fatto sia esemplare e perché la morte di Carlo Macro sia un martirio, vi conviene leggere l'articolo che seguirà e le accuse che sono emerse contro la Comunità di Sant'Egidio, la quale avrebbe messo a disposizione la roulotte allo straniero. Lì diventa chiaro tutto.

  • Omicidio a Trastevere: Carlo Macro ucciso con un cacciavite nel petto (Matteo Scarlino, RomaToday, 17 febbraio 2013):
Tragedia a Trastevere. Alle 2 di questa notte un romano di 33 anni, Carlo Macro, è rimasto ucciso al termine di una lite scoppiata per futili motivi in via Garibaldi 29. Qui Joseph  White Klifford un cittadino indiano di 57 anni, senza fissa dimora, è uscito dalla propria roulotte perché disturbato dalla musica troppo alta proveniente dall'auto del giovane. Dopo una discussione lo straniero, irregolare in Italia, ha piantato un cacciavite di 20 centimetri nel petto del 33enne. La vittima è morta all'ospedale Fatebefratelli.

Carlo Macro si era fermato nei pressi della roulotte insieme al fratello di 35 anni per espletare dei bisogni fisiologici. Dalla testimonianza resa dal fratello più grande i due non pensavano che li abitasse qualcuno ed anche per questo avevano lasciato l'autoradio accesa.

Il cittadino straniero è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia Trastevere diretti dal Tenente Colonello Massimiliano Sole. Gli inquirenti stanno ora indagando per delineare al meglio i contorni della vicenda.

Joseph  White Klifford era un volto noto nel quartiere di Trastevere. Frequentava la mensa della Caritas e viene descritto da molti abitanti  come una persona tendenzialmente tranquilla.

Da quanto si apprende il 57enne indiano si trovava nella roulotte nell'ambito del progetto di accoglienza di Sant'Egidio e proprio questo particolare ha scatenato una polemica polemica. E' il consigliere regionale Fabrizio Santori ad attaccare: "Di fronte a questo omicidio Sant'Egidio ha responsabilità morali gravi, perché certe politiche di assistenzialismo non sono altro che operazioni di marketing sociale, considerando che, se volesse, S.Egidio potrebbe anche domani impiegare risorse adeguate a mettere fine alle realtà delle roulotte e dei camper disseminate su strada. Non essendo mai state ascoltate le nostre richieste di rimuovere roulotte e camper, abbiamo approfondito l'argomento e fatto delle scoperte interessanti che renderemo pubbliche entro breve tempo".

La città", continuano Santori e il consigliere municipale Marco Giudici, "è disseminata di roulotte e camper che sono abusivi perché qualificati dal Testo Unico sull'edilizia (art. 3, lett. e.5) del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380) come nuove costruzioni che generano una trasformazione urbanistico-edilizia del territorio. Interpretazione confermata dal Consiglio di Stato. Pertanto, chiediamo che la comunità di S.Egidio esibisca i permessi necessari per tutte le strutture che ha adibito ad abitazione di senza fissa dimora abbandonate sul territorio capitolino con il consenso dei municipi. In mancanza di questi permessi, S.Egidio trasgredisce la legge al pari dei cittadini disonesti e deve far scomparire le roulotte e i camper dal territorio, così eliminando il degrado e i pericoli connessi".

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domenica 19 gennaio 2014

Venti di guerra a San Lorenzo

Venti di guerra a San Lorenzo: aggressioni incrociate tra nordafricani e frequentatori di centri sociali di sinistra?


Tempo fa ci eravamo occupati anche di questo quartiere di Roma [articolo del 9 agosto 2012]. Quel fatterello era indicativo di un atteggiamento di sottovalutazione di certe realtà e di certi fenomeni. Ora ne vediamo un inevitabile sviluppo.

  • San Lorenzo, guerra tra pusher e centri sociali in via dei Volsci (Lorenzo De Cicco, Il Messaggero, 19 gennaio 2014):

Scene di guerriglia urbana e tensione alle stelle a San Lorenzo: nella notte tra venerdì e ieri trenta nordafricani, tra cui diversi spacciatori, hanno assaltato il centro sociale occupato di via dei Volsci.
Un'aggressione con tanto di sassaiola e coltelli, in una zona ad altissima concentrazione di droga. Immediata ritorsione nella tarda serata di ieri, quando quattro persone con i cappucci hanno preso a bastonate un gruppo di extracomunitari che gironzolavano per strada in modo sospetto: due sono finiti in ospedale per farsi medicare. Il giro degli stupefacenti alla base di tutto: i trafficanti, decisi a spadroneggiare, sarebbero andati a vendere giorni fa davanti al centro sociale e dopo l’invito a stare alla larga avrebbero organizzato il raid da cui poi è originata la rappresaglia.

Gli autori del pestaggio di ieri sera, secondo la polizia, sarebbero «elementi dei centro sociali». La miccia l’altro ieri sera. È da poco passata la mezzanotte di venerdì quando davanti al civico 32 di via dei Volsci, storica sede di Autonomia Operaia, oggi occupata dai centri sociali, un gruppo di nordafricani, «presumibilmente magrebini» a sentire gli aggrediti, si avvicina al palazzo e inizia a lanciare di tutto: bottiglie, pietre, vetri. «Avevano anche coltelli da cucina e spranghe» raccontano gli attivisti, rimasti asserragliati nel palazzo occupato mentre da fuori piovevano sassi. Dopo pochi minuti sono intervenuti i carabinieri della compagnia di piazza Dante e la guerriglia è cessata. Fortunatamente il blitz dei nordafricani si è concluso senza feriti, mentre i militari hanno identificato sei immigrati. Non si esclude che nei prossimi giorni possano esserci degli arresti.

LE INDAGINI
All’episodio di venerdì si aggiunge ora quello di ieri sera e sullo sfondo c’è la droga. «L’aggressione nei nostri confronti - sostiene Mino, uno degli attivisti - sicuramente non ha una matrice razzista. Non abbiamo nulla contro gli extracomunitari. Il motivo del blitz è altrove». Dove? Lo spiega Adriano: «Potrebbe essere una ritorsione perché noi cerchiamo di opporci ai nordafricani che spacciano a San Lorenzo. Loro in genere vendono nella piazzetta, ma si stanno allargando nelle altre strade, compresa via dei Volsci. Vendono vicino al nostro centro. Non lo permettiamo, li mandiamo via». Al centro sociale - dove a giugno la Guardia di finanza ha rinvenuto un etto e mezzo di hashish - si parla di regole interne: è consentito portare la "roba" ma a due condizioni: solo droghe leggere e solo per consumo personale. «Ultimamente - aggiunge Adriano - abbiamo beccato gli spacciatori mentre provavano a vendere le dosi proprio davanti al nostro portone. Li abbiamo cacciati».

LE RAPINE
Ma le forze dell'ordine non hanno formulato un'ipotesi precisa sul raid. Anche se, dopo le bastonate agli immigrati, è chiaro che c’è altissima tensione tra i due gruppi. Nel centro sociale circola anche un altro scenario, legato alle rapine. «Purtroppo i furti, anche violenti, qui sono in aumento - raccontano in via dei Volsci - Finché toccano i turisti il quartiere non reagisce. Ma quando a farne le spese è uno dei noi, è difficile che la passino liscia». Ecco quindi che dietro alla prima aggressione fa potrebbe esserci la risposta dei nordafricani a una precedente reazione del quartiere contro una rapina.