eh cookies

domenica 1 marzo 2015

Saluti romani: sulla manifestazione di Matteo Salvini

Saluti romani: sulla manifestazione di Matteo Salvini

Il titolo è ironico, perché è già chiara la lettura di certi ambienti, rispetto alla manifestazione avutasi a Roma da parte della Lega Nord. L'avvicinamento del partito federalista a gruppi e movimenti di tradizione nazionalista o post-fascista creerà scandalo, ma si tratta, ovviamente, di uno scandalizzarsi ad orologeria, già predisposto, per il solo avvicinamento in sé. Poco importano e poco importeranno, per certuni, i temi e le prese di posizione nel concreto.

Ma veniamo, invece, sinteticamente, ad alcuni spunti, deducibili dalla giornata appena passata:

1) Berlusconi è morto. Matteo Salvini, nel suo discorso, in realtà, è stato un po' vago, ma il lenzuolone leghista, alle spalle del palco, era chiarissimo: politicamente Berlusconi non interessa più ad alcuno. Se la cosa verrà, come deve essere, portata avanti coerentemente, significherà, magari non proprio subito, ma col tempo, uno spostamento di voti, necessario, per dar vita ad un "fronte nazionale" sufficientemente ampio, magari non come partito unico come in Francia, ma come costellazione di alleanze. In ogni caso, Marine Le Pen, con messaggio video registrato, ha benedetto il tutto.

2) I messaggi principali, sostenuti da tutti i partecipanti, erano chiari: fine dell'immigrazione di massa; fine dell'Unione Europea; sovranità nazionale, intesa anche come sovranità del cittadino (il tema dell'autodifesa, ad esempio. Tema a noi caro). In pratica, il tema della preferenza nazionale (prima i cittadini autoctoni, poi, eventualmente, gli altri) si salda con le questioni socio-economiche derivanti dalla necessità di far cessare l'asservimento al totalitarismo liberistico-progressista europeista, così come alla fine della statualità come nemico del singolo cittadino (in questo torna un punto centrale della Lega storica).

3) Sottolineatura della vicinanza alle forze dell'ordine e alle forze armate (e, meno sottolineata, ma implicita, distanza rispetto alla casta della magistratura), con annesso discorso del rappresentante del SAP, sindacato autonomo della Polizia, Tonelli. Testimonianza ulteriore di continui mal di pancia anche di questi ambienti, rispetto alla contemporaneità politica e sociale.

4) Le bandiere russe sul palco. A parte le bandiere (venete o altro) che singoli rappresentanti, specie sindaci, potevano avere a mo' di sciarpe, sul palco, le uniche bandiere che venivano sventolate regolarmente erano quelle russe. Salvini, d'altronde, in una parte del suo discorso, tocca brevemente anche le questioni geopolitiche, criticando le esportazioni di democrazia all'occidentale. Se sono rose, fioriranno...

P.S.: guerra di numeri. I partecipanti alla contromanifestazione sinistra parlano di numeri, per loro, addirittura maggiori. Non sappiamo. D'altronde, l'hanno tirata per le lunghe (hanno iniziato prima e hanno finito dopo, andando e tornando attorno a Piazza Venezia). Possibile anche un passaparola di reazione rispetto a quanto avveniva a Piazza del Popolo. In ogni caso, Piazza del Popolo ha una capacità di circa 100.000 persone. Tenendo conto della porzione di piazza occupata dal palco e da poco altro, possibile che la cifra dei partecipanti alla manifestazione nazionalista di Salvini sia sui 50-70.000 individui. Pochi? Molti? In ogni caso, per almeno due terzi tutta gente arrivata da fuori. E senza il rimpolpo di stranieri o volti noti dello spettacolo. A differenza dell'altra manifestazione.