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domenica 23 agosto 2015

Monsignor Nunzio Galantino: il senso del limite (o del ridicolo)

Monsignor Nunzio Galantino: il senso del limite (o del ridicolo)

Due giorni fa, durante l'annuale Meeting della nota lobby cattolica Comunione e Liberazione, Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza Episcopale Italiana, e protagonista di molte polemiche, nei giorni scorsi, in particolare con il segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, per quanto riguarda l'immigrazione di massa, ha rilasciato delle dichiarazioni riguardanti il "senso del limite":

"Una società che fa del limite una risorsa non considera i gruppi e gli Stati per quanto sanno produrre o per le risorse finanziarie di cui dispongono, e tenta anzitutto e con i mezzi di cui realisticamente dispone di risollevare i poveri, per noncreare un mondo a due velocità. Lo fa con l’attenzione a tutti i poveri, a quelli che non hanno il lavoro o lo hanno perso, a quelli che provengono da zone più povere ed economicamente arretrate, a quelli che non sono in grado di difendersi perché attendono di nascere e godere della vita." [1]

Puro dadaismo. Oppure applicazione di ciò che preoccupava George Orwell, con, al posto di "guerra è pace", si potrebbe dire "limite è sregolatezza". Galantino nei giorni scorsi è stato una delle figure che maggiormente si sono evidenziate nel rifiutare l'idea che si debba frenare, in qualunque modo, l'immigrazione sregolata che da alcuni mesi sta seppellendo il vecchio concetto e la vecchia realtà che chiamavamo "immigrazione di massa". Da buon cattolico mondialista contemporaneo, dissimulato sotto una spessa cortina fatta di viscido sentimentalismo, riesce a dire che, fregandosene delle "risorse disponibili", dobbiamo, usando "i mezzi di cui realisticamente [si] dispone", salvare il mondo intero. Appunto: o dadaismo, con parole in libertà, oppure discorso ideologico oltranzista. Propenderemo per il primo, se non fosse che ben sappiamo come molta Chiesa Cattolica si nutra dell'ampio fiume di denaro pubblico o privato italiano, che iperalimenta le sue associazioni e organizzazioni, a scapito della società civile italiana ed europea, il cui futuro viene compromesso da questa caccia all'aumento sfrenato di possibili nuovi credenti (e nonostante i lunghi silenzi passati vaticani e le attuali timidezze sui massacri di cristiani in Siria, o altrove, con ovvi effetti sull'immigrazione che vediamo oggigiorno).

Sentir blaterare Galatino di limiti è come sentire al-Baghdadi parlare di pace e tolleranza. Se si parla di limiti bisognerebbe anche aver presente che "limiti" e "mezzi a disposizione" sono espressioni tra loro legate, così come sono legate alla programmazione socio-economica (e magari anche al rispetto delle prerogative etno-culturali).

"Una società che fa del limite una risorsa", per usare le sue parole, è una società che programma e che si impone i mezzi per gestire il reale; non per subirlo e farlo subire ai propri cittadini, come sta avvenendo e come rischia di avvenire sempre di più. Il grosso dell'immigrazione, attuale e soprattutto futura, sarà comunque probabilmente dall'Africa (araba o subsahariana). Nel 1950 (praticamente ieri) gli africani erano poco più di 200 milioni; nel 2000 erano già diventati 800 milioni; ora sono oltre un miliardo e, dalle ultime proiezioni, nel 2050 saranno oltre due miliardi. [2] [3] Eppure, nelle nostre televisioni è tutto un florilegio di pubblicità per nutrire o curare l'africano di turno.

Sappiamo benissimo, leggendo le cronache dei giornali, che (nel mentre le varie associazioni laiche o di sinistra o cattoliche, manovrano, con i loro referenti politici e lobbistici, affinché né il fiume di denaro, né il fenomeno immigratorio vengano frenati e realmente regolati) molti italiani vivono situazioni di disagio, senza che alcuno faccia qualcosa. Questa corsa senza limiti al di più immigratorio prima o poi cozzerà contro qualche limite "naturale". Il Vaticano o le sinistre o i mille altri contaballe immigrazionisti che daranno da mangiare alle masse sregolate? Il "soylent green"? [4]

NOTE

[1] Il senso del limite non è mediocrità, Paolo Viana, Avvenire, 21 agosto 2015
[2] https://it.wikipedia.org/wiki/Popolazione_mondiale#Statistiche
[3] L’Onu si ricrede: la popolazione mondiale continua a correre, Agobit, Un pianeta non basta, 7 agosto 2015
[4] Sempre che la dignità della vita sia solo aver da mangiare e pregare tutti lo stesso dio...

lunedì 17 agosto 2015

Martiri europei: Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi

Martiri europei: Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi

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E' la notizia di cronaca multietnicista di questi giorni (pur non essendo l'unica, purtroppo e ovviamente): l'uccisione dei due coniugi bresciani Giovanna Ferrari e Francesco Seramondi ha sconvolto non solo Brescia, ma anche l'Italia, forse perché si trattava di persone ordinarie e ben volute nella loro città; forse anche perché si trattava di gente che lavorava da una vita.

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Ma ora, i nuovi dettagli sulla loro esecuzione, nel loro locale, mostrano appunto come la questione non sia semplice cronaca nera, ma si inserisca in quel processo di disfacimento nazionale (economico, politico, culturale, etnico), di cui l'immigrazione di massa e il multietnicismo coatto rappresentano uno degli aspetti più truci. Ormai sappiamo, infatti, che ad ucciderli sono stati due allogeni, il pakistano Muhammad Adnan [foto a dx] e l'indiano Sarbjit Singh [foto a sx]. La ragione è pura e semplice concorrenza commerciale: i due stranieri avevano acquistato per 200.000 euro il locale proprio da Francesco Seramondi, ma i loro affari non andavano bene. Non riuscivano a pagare il debito con Seramondi; i clienti preferivano andare dalla coppia di italiani, piuttosto che nel loro locale. Oltre a questo, una ordinanza comunale del 2010 li costringeva, per ragioni di ordine pubblico, a chiudere presto (a differenza del locale degli italiani, con chiusura all'alba). (Arrestati i due assassini: un indiano e un pakistano, Mario Pari, BresciaOggi, 17 agosto 2015)

Come ricorderete, quando c'è stato l'omicidio, e ancora non si sapeva chi fossero gli assassini, si parlava di quanto i coniugi Seramondi-Ferrari cercassero di contrastare il degrado nella zona della loro pizzeria. Il quadro sembra chiaro: allogeni che cercano di fare il passo più lungo della propria gamba (sempre che dietro non ci sia dell'altro), magari attirando nella zona una clientela discutibile, finendo per degradare il circondario ulteriormente (divertente scoprire che il pakistano, il giorno dopo l'omicidio, in tv chiedesse più controlli da parte delle forze dell'ordine: ormai gli allogeni hanno capito l'andazzo claudicante dell'ordine pubblico in Italia, con la benedizione di prefetti alla Gabrielli, di monsignori alla Galantino e di magistrati alla un-po'-come-viene-viene). Il resto è cronaca, appunto, multietnicista: ossia, crescita disordinata, senza controlli e freni, di cui l'esito tragico è un finale inevitabile. Quanti negozi o locali (in generale, non solo di stranieri) sono stati lasciati aprire, senza controlli prima o dopo? Prima, per capire se è il caso che quella via, quel quartiere ospiti un nuovo esercizio commerciale; oppure, per capire se ci sono le capacità per portarlo avanti a certe condizioni (quelle legali). Dopo, per capire come incida nel vissuto cittadino, in termini di legalità e ordine pubblico (vogliamo parlare dell'assenza di controlli della finanza nei confronti di certi esercizi commerciali con titolare straniero? Problematica ben conosciuta, ormai).

Anni fa, ricordiamo che c'era chi parlava di Brescia come di una sorta di esperimento multietnico/multietnicista ben riuscito: chiacchiere, naturalmente. Solo chiacchiere, che nascondono interessi politico-associativi o ecclesiastici o criminali.

Oggi, ad esempio, leggiamo che in un centro per immigrati proprio a Brescia, tre nigeriani hanno accoltellato, ferendolo, un cuoco, colpevole di non avergli concesso il bis con il pasto del giorno. (Il cuoco non concede il bis: tre nigeriani lo accoltellano, Luca Romano, Il Giornale, 17 agosto 2015) E' una sorta di ritornello, quello del pretendente-asilo che pretende tutto e subito, spesso con le cattive. Ormai lo si sente quasi ogni giorno. Basta controllare la cronaca nazionale o locale: scegliete voi di quale regione.