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martedì 22 novembre 2016

Sarà il Natale del 2016...

Sarà il Natale del 2016...

Dato l'articolo che troverete più in basso, qualora dovesse rivelarsi veritiero (specie nelle parti che abbiamo evidenziato), sarà il Natale molto prossimo del 2016 che farà da data di nascita di qualcosa, ancora impensabile, ma forse ipotizzabile.

Noi non aggiungiamo altro, solo... quando i traditori di un Governo mai eletto porteranno avanti la loro volontà genocida, chi dovrà eseguire gli ordini (con rastrellamenti di italiani rivoltosi e con processi che, da per decenni lenti, improvvisamente diventeranno veloci) li eseguirà con solerzia? Tradiranno anch'essi il popolo italiano? E perché inizierà, forse, tutto da Pescara? E, in ultimo, perché questa fregola idiota di far spazio agli stranieri nelle nostre terre, se, come dovreste sapere, il loro dato occupazionale è molto più basso di quello autoctono [1] e, dato il sempre maggiore moltiplicarsi di articoli, servizi televisivi e libri, entro vent'anni inizierà effettivamente la rivoluzione robotica, che ridurrà fortemente i lavori disponibili? Non raccontiamoci balle sulle pensioni da pagare o sulla demografia: questo è genocidio.

[1] Tassi di disoccupazione extraeuropea nei Paesi UE: ed i nuovi immigrati dove li metteremo? [articolo del 7 settembre 2015]


È iniziato al Viminale il conto alla rovescia per il massiccio piano di requisizioni immobiliari lungo le coste adriatiche. Secondo indiscrezioni di certi dipendenti dell’Interno, la prova di forza con la cittadinanza inizierà da Pescara: dove lo Stato dovrà fronteggiare chi s’opporrà alla consegna delle seconde case rivierasche destinate dalla Prefettura all’ospitalità di cittadini extracomunitari, profughi e rifugiati politici. Nel mirino circa centomila immobili, dalla provincia di Lecce sino a Trieste. Pescara sarebbe stata prescelta come unità pilota sperimentale. Verranno requisite solo le seconde case sfitte e non le strutture alberghiere: queste ultime possono solo offrire il servizio d’alloggio, che verrebbe valutato dalla prefetture. Per il momento l’operazione decollerebbe dal comune adriatico abruzzese e riguarderebbe circa 5.500 alloggi, tutti tra Vasto e Francavilla a Mare: il via libera alla requisizione sarà attivato intorno al 20 dicembre. Ad oggi solo Goro (nel delta del Po) e la provincia di Verona hanno già assaggiato la requisizione immobiliare. I servizi segreti pare abbiano già allertato il Governo circa eventuali proteste violente da parte di italiani non disposti a farsi requisire l’immobile. Anche perché nell’immediato non vi sarebbero risorse da destinare ai proprietari, causa la concomitanza di eccezionalità dell’evento e la penuria di risorse finanziarie: va rammentato che rimarrebbero comunque a carico del proprietario sia l’Imu che la Tasi, nonché verrebbe calcolato il reddito ai fini della dichiarazione nei modelli 730 e 740. Ovviamente, chi si vedesse requisito l’immobile avrebbe (ma solo sulla carta) il diritto ad un fantomatico indennizzo: per farselo riconoscere e quantificare dovrebbe comunque azionare un iter legale contro lo Stato, costoso e con esito incerto. Il Governo avrebbe già parlato di “extrema ratio”, “vista l’eccezionalità dell’evento e la poca disponibilità degli italiani a collaborare all’accoglienza” spiega una fonte dell’Interno. Gente vicina al ministro Alfano (titolare dell’Interno) parla di “provvedimento temporaneo”, che “diverrebbe definitivo, e configurabile in esproprio, se nei riguardi del proprietario dell’immobile si configurassero reati eversivi in danno dello Stato”: come a dire “non ribellatevi, altrimenti non rivedete più casa”. In favore della requisizione rema l’ultimo rapporto di Fondazione Migrantes e Servizio centrale Sprar, reso pubblico lo scorso 16 novembre, in cui si spiega che “su ottomila comuni italiani solo 2600 hanno accolto i migranti, cioè un comune su quattro. Il 10 agosto di quest’anno il ministero dell’Interno ha approvato un decreto per potenziare il sistema ordinario di accoglienza chiamato Sprar proprio per limitare il ricorso all’accoglienza di emergenza dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas). “Lo Sprar, infatti - spiega il rapporto - permette una maggiore trasparenza e rendicontazione delle spese e risponde a linee guida nazionali che il sistema di accoglienza straordinario non è tenuto a seguire”. Per fronteggiare eventuali rivolte da parte degli italiani dovrebbero essere distaccati nei comuni interessati alla requisizione circa duemila uomini interforze, tra esercito, carabinieri, Guardia di finanza e polizia di Stato. Per l’occasione anche il ministero della Giustizia starebbe affilando le armi, per garantire processi rapidi e disponibilità detentiva per gli italiani che s’opponessero (anche violentemente) al piano del Viminale. Secondo molti sindaci della riviera adriatica “questa è la fine del turismo”. Intanto gli 007 starebbero già monitorando tutti i residenti, cercando di capire se possano organizzarsi in gruppi di resistenti ribelli. A conti fatti, ed a causa delle espulsioni verso l’Italia da parte degli altri Paesi Ue (vale la regola del primo approdo), lungo l’Adriatico si dovranno garantire alloggi per non meno di un milione e mezzo di migranti.

martedì 15 novembre 2016

Post-voto USA: una foto e un dato locale

Post-voto USA: una foto e un dato locale



Lo sapete tutti: non è stato un voto, ma è una guerra. Di cifre, di dichiarazioni, di sondaggi, di minacce velate e non solo velate e non solo minacce. E' una guerra non più sotterranea tra ambienti differenti, con obiettivi molto differenti, sintetizzabili in globalisti contro nazionalisti/patrioti/populisti/ecc.

E' una guerra non solo statunitense, ma anche occidentale e non solo occidentale (come spiegare altrimenti il nuovo presidente filippino Rodrigo Duterte?). Ma rimaniamo agli USA e al voto o, meglio, al post-elezioni: la retorica progressista-liberal e l'immaginario globalista ha impregnato molti statunitensi, vedendo in qualunque difesa della maggioranza (per lo più bianca) un attacco mortale al proprio mondo artificiale, visto come più reale del reale. Non aggiungeremo molto altro ai fiumi di parole che già e per molto tempo vedranno questa contrapposizione esprimersi con forza. Segnaliamo solo due cose...

Le manifestazioni contro il neo-eletto Donald Trump a Portland sono state tra le più violente: interessante sapere che su 112 arrestati, solo 25 avevano effettivamente votato nel relativo stato dell'Oregon, mentre 34 non hanno votato in alcun Stato. Altri avevano votato altrove o, per 17 di loro, ancora non si sa. [articolo in basso] Ergo, professionisti delle proteste? Al di là del fatto, comunque amaramente ironico, del contestare il voto democratico (come già avvenuto nel Regno Unito con la Brexit), è un ulteriore elemento a supporto dei dubbi sulla genuinità delle manifestazioni anti-Trump (ma potremmo dire: anti-America bianca. Come le precedenti elezioni, ormai sembra esserci una polarizzazione razziale netta, con molta parte dei non-bianchi che ancora credono alle sirene liberals). (Professionisti dietro le proteste contro Trump, Tyler Durden, ZeroHedge via Comedonchisciotte, 13 novembre 2016)

L'altra cosa che segnaliamo è la foto che vedete sopra, presa presso il Trump International Hotel di Washington D.C. il 13 novembre scorso. (Twitter allows 'Rape Melania' to trend after site explodes with Trump assassination threats, Katie McHugh, Breitbart, 13 novembre 2016) La foto da sola già dice molto su un certo atteggiamento e su un certo mondo (per i non anglofoni, il cartello in primo piano incita a stuprare la moglie di Trump). Ricordiamoci anche che se Trump a volte chiacchiera troppo, Bill Clinton no. Ricordiamoci anche, en passant, che è curioso che una giornalista, Natasha Stoynoff, di un'importante rivista come People, si ricordi undici anni dopo di denunciare una presunta molestia subita dal neo-presidente (in casa del presunto molestatore e con la di lui moglie dentro l'abitazione?!) e altrettanto facciano i suoi colleghi in sostegno a lei, mentre prima avrebbero avuto tutti paura di parlare. Tutto può essere al mondo, compresa però anche la logica, pertanto...

Portland, Ore.—More than half of the anti-Trump protesters arrested in Portland didn’t vote in Oregon, according to state election records. At least sixty-nine demonstrators either didn’t turn in a ballot or weren’t registered to vote in the state. KGW compiled a list of the 112 people arrested by the Portland Police Bureau during recent protests. Those names and ages, provided by police, were then compared to state voter logs by Multnomah County Elections officials. Records show 34 of the protesters arrested didn’t return a ballot for the November 8 election. Thirty-five of the demonstrators taken into custody weren’t registered to vote in Oregon. Twenty-five protesters who were arrested did vote. KGW is still working to verify voting records for the remaining 17 protesters who were arrested. This article originally stated that 35 people were registered to vote and did not. One woman who was arrested told KGW she recently moved to Washington and did vote in Washington. She was also registered to vote in Oregon.