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domenica 19 marzo 2017

E se facessero davvero 5 figli a testa? Nota per i fessi

E se facessero davvero 5 figli a testa? Nota per i fessi

L'Europa e l'Occidente liberal-progressisti continuano ad agitarsi, da moribondi, con piccole e noiose leggi limitanti la libertà di parola, con piccole e noiose leggi pro-omosessuali e relativa compravendita di bambini, con piccole e noiose morali di apertura al mondo, provando a mascherare-controbilanciare il continuo erodersi delle libertà reali, e così via. Lo si può esemplificare nella foto presa recentemente da un ragazzo africano nella metropolitana di New York, con una donna maomettana, infilata dentro un sacco-niqab, seduta accanto ad un travestito. Per l'africano il tutto è "come la libertà dovrebbe essere"; per i conservatori statunitensi è "come i liberals vogliono il futuro". Per noi è semplicemente una menzogna. Semplicemente non esiste qualcosa che accomuni realmente i due soggetti fotografati, se non la meccanica del trasporto pubblico e della fotografia presa. Solo il caso li ha messi accanto, ma non li ha e non li potrà mettere assieme. Se liberali e comunisti e nazionalsocialisti si sono massacrati a vicenda nel corso dell'ultimo secolo, pur essendo tutti accomunati da radici occidentali e dall'adesione all'hybris tecnologica, nulla impedirà ai mondi di questi due soggetti di fare ben di peggio, proprio per la loro totale ed irriducibile differenza... Quella differenza reale e non chiacchierata come al giorno d'oggi. (La drag queen e la donna con il niqab in metro a New York. Lo scatto che divide, Quotidiano.net, 4 marzo 2017)

Pertanto, gli occidentali liberal-progressisti agonizzanti dovrebbero prendere in seria considerazione quanto minacciato, perché di minaccia si tratta, da parte del presidente turco Recep T. Erdogan, quando invita i turchi (solo i turchi?) presenti nell'Unione Europea a fare cinque figli a testa o più, in modo da sostituire etno-culturalmente gli autoctoni europei. (Appello di Erdogan ai turchi in Ue: "Fate almeno 5 figli, il futuro è vostro", La Repubblica, 17 marzo 2017)

Gli occidentali liberal-progressisti, dopo una buona quarantina di anni di effettiva devastazione culturale e sociale delle proprie nazioni, hanno ridotto volontariamente la propria crescita demografica. Il che non è neanche il problema più grave, anche pensando a quanto si sta paventando rispetto ad una probabile futura rivoluzione robotica, che ridurrà la necessità e la possibilità di molti posti di lavori "umani". Quello che è assurdo è continuare con il pretendere che possano e debbano arrivare masse di non-occidentali, per rimediare a quel calo.

In pratica, gli occidentali liberal-progressisti pretendono di poter vivere come se non avessero necessità di darsi un futuro, ossia avere figli, lasciando far fare i figli ai non-occidentali ed in più pensare di poter conservare i propri stili di vita, come se l'espansione demografica allogena non potesse influire nella sopravvivenza di quegli stessi stili di vita, come se quegli stili fossero un indiscutibile faro capace di attirare a sè tutte le culture e tutti i popoli del pianeta. Stili di vita che, di per sé, potrebbero e dovrebbero sparire, ma a causa di ciò rischiano di sparire anche stili di vita occidentali più razionali e degni, come quelli dei vari conservatori autentici ed identitari occidentali e, con loro, rischia di sparire l'Europa e l'Occidente tutto, come Storia e come Storia viva, per lasciare spazio solo all'Africa dei genocidi, dello schiavismo e dell'instabilità politica sempre attuali (nonostante la decolonizzazione ormai di molti decenni fa), alla religione maomettana mondiale ed alle loro donne, che nel velo, da povere scioviniste, pensano di trovare una legittimazione sessuale, alla Cina autoritaria e conformista, ecc.

La presunzione liberal-progressista fa credere di poter fregarsene del futuro demografico proprio e altrui, senza alcun riguardo per gli equilibri etno-culturali. I vaneggiamenti liberal-progressisti sulle famiglie allargate, sui matrimoni tra omosessuali come di fatto naturalmente indiscutibile, sulle varie forme di commercio filiale, sul transgenderismo e sulla teoria gender in generale, sull'imposizione della Storia per legge, sull'arte e sulla cultura come fatto mercantilistico e non identitario radicato, su un mondo idiota senza confini di alcun tipo, sino ai mille problemi del dominio finanziario sia sull'economia reale, sia sulle società più in generale, presumono di essere quasi un destino assoluto, millenario, che nulla potrà scalfire, neanche la sostituzione demografica da parte di crescenti masse etno-culturalmente differenti e, in più, motivate a perseguire attivamente quella sostituzione.

Perché le parole di Erdogan sono questo: sono la consapevolezza che l'Occidente attuale, e le sue mille fisime e le sue mille leggi assurde, permette il genocidio degli autoctoni europei (diaspora compresa), con la sostituzione di altri popoli, nella piena e assoluta indifferenza di chi amministra l'Occidente stesso. Sono la consapevolezza e sono anche la dichiarazione sfacciata di voler portare avanti quel genocidio. E vanno lette in tal senso anche le dichiarazioni del ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu, che preannuncia la possibilità (la minaccia) di guerre di religione in Europa. (Turchia sul voto olandese: "Presto guerre di religione in Europa", Raffaello Binelli, Il Giornale, 16 marzo 2017) Così come le parole del ministro degli Interni Süleyman Soylu, che minaccia un invio di almeno 15.000 clandestini al mese. (Let’s send 15,000 migrants a month to Europe to shock them: Turkish interior minister, Hurriyet Daily News, 17 marzo 2017)

Non sarebbe, del resto, la prima volta che i turchi si possono permettere di essere così espliciti, basti pensare alla "dottrina Ozal", da Turgut Ozal, presidente che guidò la Turchia sino ai primi anni Novanta del secolo passato e che affermò che per distruggere la Grecia bastava l'invio di qualche milione di immigrati irregolari, senza uso di armi o soldati, cosa che ora, da alcuni anni, sta effettivamente avvenendo. (Illegal immigration and organized crime in Greece, John M. Nomikos, RIEAS, agosto 2010, formato PDF)

E, d'altronde, non sono solo i turchi che si permettono tali sfacciate affermazioni. Lo scrittore egiziano, con passaporto svizzero, Tariq Ramadan, nipote di uno dei fondatori dei "Fratelli musulmani", ad esempio, ha affermato che la Svizzera bianca appartiene al passato. (intervista a RTS del 6 settembre 2015. Vedere dal minuto 4 al 5 circa) Tenete presente che le religioni non-europee in Svizzera rappresentano appena il 5 o 6% del totale, mentre etnicamente potete controllare voi stessi, se ha senso parlare di "passato": https://en.wikipedia.org/wiki/Immigration_to_Switzerland#Permanent_residents_by_nationality

Il discorso di Ramadan ovviamente va inteso come indirizzato non solo alla realtà svizzera, ma anche al resto dell'Occidente. C'è una parte, non piccola e non irrilevante, del mondo extra-occidentale che ha ben presente i pericoli derivanti, per le popolazioni autoctone occidentali, dalle sconsiderate politiche di tolleranza e accoglienza delle élites occidentali stesse. Loro questo lo capiscono e modulano ormai i loro discorsi per preannunciare qualcosa che ancora non esiste (il genocidio degli europei e loro diaspora come fatto compiuto), ma che potrebbe divenire realtà, se lasciamo i fanatici dell'accoglienza indiscriminata e della presunzione liberal-progressista continuare a verminare l'Occidente. Loro lo sanno. Sono soltanto i fessi che ancora non l'hanno capito.